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vicino Carbonera, Lombardia (Italia)

Partendo da Colere/Carbonera, si sale per il ripido sentiero 403 che costeggia le piste da sci sino alla Malga Polzone, da qua, si prosegue a destra seguendo una sterrata che in inverno è parte integrante di una pista da sci che prende il via nelle vicinanze dello Chalet dell’Aquila; dopo una decina di minuti di cammino dalla Malga Polzone, su una larga curva sinistrorsa, si stacca sulla destra il sentiero per la Val Conchetta e Pizzo di Petto. La deviazione è segnalata da una piccola palina.

La mulattiera perde leggermente quota, passa un radissimo bosco, ed in un attimo ci si ritrova in un luogo che sembra essere stato dimenticato da tutti, selvaggio e solitario, dove anche il sentiero è “preso di mira” dalle Felci e dall’erba, ed in più la bollatura è vecchia e sbiadita. Se Cristo si è fermato a Eboli, da qua chi c’è passato? Il Mago Otelma?
Con discreta pendenza si prosegue nel vuoto pneumatico ancor ché circondati da bellissime montagne che ora fanno decisamente capolino, e superato un piccolo dosso erboso, ecco che davanti agli occhi spunta la piccola e graziosa Baita Conchetta. Una foto, un sorso d’acqua e via…

La flebile traccia prosegue verso Ovest, attraversa i resti di un pascolo ormai abbandonato, e ci si porta fuori dalla fitta ed invadente zona erbosa. Qua siamo sul sentiero 404 ma voi non lo sapete! Raggiunta una zona dove le roccette predominano, qua e la spuntano magicamente ammiccanti bollature rosse, istintivamente si segue questa sorta di “flauto magico” e ci si porta nei pressi di un grande masso (q 1887) con indicazioni sbiadite: a destra si va per il Pizzo di Petto, diritto, lo sa il cazzo… Siccome che non devo salire al Pizzo, punto verso quel posto che deve funzionare sempre a meraviglia insieme al cuore e al cervello…
Sempre seguendo la flebile traccia con la sua bollatura piazzata ad minchiam, si risale ora un canale detritico che porta verso il già visibile Passo di Fontana Fredda, poco prima del Passo stesso, ci si immette sul sentiero 401 delle Orobie; facile a questo punto raggiungere la Vigna Vaga risalendo a destra il filo di cresta, facendo molta attenzione però a non calpestare il mare di Stelle Alpine che ricoprono la sommità del monte… una cosa mai vista.
Dopo 1300 mt di dislivello fatti tutto d’un fiato, qua trovo il tempo di rilassarmi godendo del bel panorama che spazia a 360°, una bellissima sensazione di piacere amplificata dalla completa solitudine. Come dicevo prima, le bellissime Stelle Alpine qua sono un po’ ovunque, creando quel non so che di romantico; ci fosse stata la mia “dolce metà”, mi sarei abbandonato a tenere e adolescenziali effusioni… Ma piuttosto di niente mi sarebbe stata bene anche la mitica cagacazzi “Signorina Rottermeier”!
Rinfrancato nel corpo e nello spirito, riprendo il mio cammino percorrendo a ritroso la cresta sino al sottostante Passo, da qui in avanti, la segnaletica e le cime da “conquistare” sono sempre ben visibili. Solo il Sole oggi terribilmente forte può mettere il bastone tra le …gambe.

Seguendo il sentiero 401, ci si imbatte in un paio di traversi leggermente esposti, e una volta guadagnata la sella che divide il Ferrante dal Ferrantino , “l’impresa” sembra proprio a portata di mano. Un sorso d’acqua buttato giù alla boia d’un Giuda e via, si parte all’assalto del Ferrante. Prima su comodo ma franoso sentiero e poi su roccette dove spesso si usano le mani, in 15 minuti mi ritrovo in cima dove penso di trovare il “Mondo”, ma in maniera sorprendente noto che siamo solo in quattro stronzi a contemplare il bellissimo panorama.
Quattro chiacchiere con gli astanti e le immancabili foto, poi, giù a bòt & brigulù…raggiunta la sella in pochissimi minuti mi ritrovo sul Ferrentino oggi sguarnito da qualsiasi essere bipede. Strana sta cosa…

Visto che qua non c’è nessuno nemmeno per scambiare due sorrisi, riprendo il mio passo ora bello spedito sino al sottostante Chalet dell’Aquila, poi con un sentiero fatto di sali-scendi rocciosi, arrivo prima al Passo dello Scagnello, e subito dopo al Rifugio Albani oggi brulicante di persone intente a sfondarsi lo stomaco! Ecco dov’erano tutti…


Essendo arrivato al rifugio un’ora prima delle mie previsioni, mi dedico un po’ tempo per ritrovare un po’ dello smalto perduto, corroborato anche da una bella fetta di torta gentilmente offerta dai miei soci. Raggiunta l’ora di riprendere il cammino, in 1h40 di discesa non sempre agevole sono giunto al punto di partenza. The End.
Nota 1): Oggi ho scoperto nell’ordine: Val Conchetta, Vigna Vaga, Ferrante e Ferrantino… in un giro che ha preso ad essere entusiasmante subito dopo aver risalito le piste da sci. Sino al Vigna Vaga non ho trovato anima viva, poi sul sentiero per il Ferrante avrò incontrato 3/4 escursionisti. Dal Ferrantino al Rif. Albani invece le persone non mancavano, anche se ho constatato un calo drastico di gente rispetto agli anni passati. La nota negativa riguarda le due piste da sci che hanno rovinato un po’ il posto, spero in cuor mio, che un gruppo di disciolti Khmer Rossi o una agguerrita banda di Pasdaran, abbatta questi brutti impianti a colpi di Napalm, o in alternativa con divertenti razzi lanciati da un RPG.

Tutte le mie relazioni complete, le trovate su Hikr.org/Menek66

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