Tempo  4 ore 48 minuti

Coordinate 394

Uploaded 29 febbraio 2016

Recorded febbraio 2016

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1.168 m
572 m
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2,0
4,0
8,08 km

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vicino Porle, Lombardia (Italia)

Confesso che oggi non ne avevo manco per li cojoni di andar su e giù per le montagne, per colpa delle previsioni Meteo che non aiutano certo a far progetti; ma si sa, c’è sempre un qualcosa che alla fine ti smuove, e questo qualcosa, o meglio qualcuno, è il buon Alex .



La sua voglia di organizzare una camminata sotto la neve, pian piano ha aperto un varco nel mio iniziale diniego, ma quando sembra tutto organizzato… io sono libero il sabato e lui la domenica! Peccato amico mio, ma oramai il “tarlo escursionistico” si è impossessato del mio corpo e io non riesco più a creare un argine difensivo. Si parte, nonostante la Meteo…



Partito dal grande parcheggio di Colle S. Eusebio, da subito noto la palina direzionale come da mie indicazioni trovate in rete, mi porto sulla ripida ma comoda strada bitumata, e fatti pochi passi, l’infame bitume lascia spazio ad un bel sentiero che prende quota stando sullo spartiacque Val Bertone/ Valsabbia.



Ignorato il Senter Bandit che si stacca sulla destra a quota m 745 ca, proseguo sino ad un vicino roccolo dove mi fermo per valutare la situazione. Piscio dalla tasca il foglietto con le “dritte” e leggo: al roccolo, prendere a sinistra per uno stretto sentiero che entra nel bosco… Beh, mi dico, tutto chiaro!

Tutto chiaro??? Preso con fiducia questa sorta di sentiero che viaggia in mezzacosta , stando anche attento a non scivolare nel ripido bosco sottostante, proseguo per una decina di minuti senza trovare nessuna bollatura (sino al roccolo era presente), e quando sembra chiaro persino a Stevie Wonder che questa è una cazzo di traccia che mi porta chissà dove, io che faccio? Il pirla! Invece di ritornare sui miei passi come avrebbero fatto tutti gli umani, ho proseguito il mio cammino puntando verso quella che a me sembrava la sommità di questa ripida montagna, non facendo però i conti con l’oste…



Alberi caduti, rami in faccia, neve fresca e roccette scivolose per ¾ d’ora hanno minato il proseguo e il mio solito spirito d’avventura, ma quando finalmente e dopo tante peripezie, sono sbucato nei pressi del Roccolo di Serle, mi sono detto: questo è un posto ben tenuto, ci sarà pure un sentiero da qualche parte.




Dopo essermi guardato attorno con attenzione, ho individuato una larga traccia che scendeva nella direzione che avrei voluto giustappunto prendere, e tempo 5 minuti, ecco che sono spuntato alla Bocca del Zuf, laddove il sentiero 391 che avevo imboccato all'inizio doveva arrivare. Meno male!



Che dire dopo questa "fantasiosa" ravanata? Poco, ma provo a rendere l'idea con le sagge parole di Arrigo Sacchi: nelle escursioni quando manca la traccia e il Gps ci vuole “occ, pazeinza e bus dal cul”…



Adesso che mi sono tirato fuori dagli impicci il cammino si fa leggermente più tranquillo, perché se è vero che il sentiero prosegue il suo percorso su una sorta di cresta dove si saltella tra roccette affioranti ed arbusti ingombranti che picchiano sugli “zebedei”, la neve ha coperto in larga parte la bollatura ovunque essa si trovi, e quindi dove mettere i piedi lo si decide pian piano che ci si porta verso la meta.



M.Ucia! E già, chi si è accorto di essere arrivato su questa impercettibile cima circondata da alberelli dove una targhetta grossa come un portafoglio ti avvisa della tua “impresa”? Se non mi fossi appoggiato su un masso alto circa un metro dove è posizionata la targhetta, probabilmente avrei tirato dritto sino alla Corna de Caì… Corna che si raggiunge seguendo la flebile traccia per 5 minuti. Tra le due cime trovate uno slargo tra la vegetazione ad uso pic-nic.



Non so se sono io particolarmente beota o le nuvole basse che tirano un brutto scherzo, ma dalle poche immagini che avevo trovato in internet ricordavo un vero e proprio corno, perché qua non c’è? Non c’è perché non ho voltato lo sguardo verso destra… ah, ecco… pochi passi tra le roccette aiutati da delle funi d’acciaio et voilà sulla Corna de Caì.


Purtroppo il tempo non permette ne belle foto e ne visioni godibili sulla sottostante Val Bertone, ecco allora che riparto alla ricerca del sentiero che dovrebbe scendere verso Caino per poi virare a destra sul Senter Bandit (sentiero frequentato in passato dai briganti), ma… ancora una volta la segnaletica è praticamente invisibile e mi sono ritrovato nei pressi di una palina dove c’è scritto Anticima/ Passo del Lupo. Mah!



Non ci siamo, ho pensato, so che al Passo non devo arrivare… ma il sentiero per Caino? Boh, ma ora basta, la poca visibilità e la neve non mi permettono ulteriori eccessi e per oggi va bene così. Ripreso il cammino a ritroso, con una certa sicumera (forse troppa, visto che ho picchiato il culo un paio di volte) e una volta arrivato alla Bocca del Zuf, ho preso il ben visibile sentiero 391 che mi ha riportato alla macchina.
Mentre torno a casa, alla radio sento che Simone Moro per la prima volta in assoluto nel periodo invernale è salito sul Nanga Parbat... Cazzo Simone, una telefonatina me la potevi fare, magari sarei venuto anch'io! :)))



Nota 1): Mi riservo una valutazione generale di questi posti in un futuro giro primaverile, sicuramente posso dire che un certo interesse e mistico fascino il M. Ucia e la Corna de Caì ce l’anno. Ulteriori informazioni: questa è una zona che viene studiata per le infinite grotte e passaggi carsici, in più è considerato Monumento Naturale / Parco dell’Altopiano delle Cariadeghe. Ma un discorso a parte andrebbe fatto sui vari roccoli che si incontrano cammin facendo; è mai possibile che in un Monumento Naturale/Parco la presenza dei roccoli sia così diffusa? Roccoli che a volte sono tenuti da schifo. Va così gente, siamo un Paese fantastico… abbiamo infinite bellezze e attrattive ma non sappiamo gestirle in maniera degna, e in questo caso, per colpa di una lobby di “sparatori casuali” che praticano la peggior caccia possibile. 4h a/r

Il T4 l’ho dato per la deviazione non voluta, per il resto in queste condizioni potrebbe essere un giro da T2+.

Nota 2): Cose a caso & chi se ne frega.

Chi se ne frega; Juventus – Inter, 2:0

Chi se ne frega: Leonardo Di Caprio ha vinto l’Oscar.

Elisabetta Canalis è ritornata in forma dopo il parto. E CHISSENEFREGA!!!



Nota 3): Non si può scansare il problema roccoli… da Eric.



CACCIA.

Nel roccolo fottuto tu aspetti la Beccaccia,

ma il fucile che c’hai in mano nessuno più l’imbraccia,

attento sparatore… t’arriva merda in faccia.

Caccia,

se bruci nel tuo spazio non è che mi dispiaccia,

ti porterei dei fiori facendoti linguaccia,

brindiamo tutti assieme alzando la borraccia.

Caccia,

ti vanti d’esser uomo ma tu sei un magnaccia,

il piombo che tu spari può provocar minaccia,

attento furbacchiotto… proteggi la pellaccia.

Io sento il cacciatore che puzza di vinaccia, e in fondo mi domando: chi cazzo è mai sta Caccia?

A la prochaine! Menek, Olmo e il nostro arrabbiato Eric De Flatulance.


Hikr.org/Menek
  • Foto di Colle S. Eusebio
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  • Foto di Bocca del Zuf
  • Foto di Bocca del Zuf
  • Foto di Bocca del Zuf

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