Difficoltà tecnica   Impegnativo

Tempo  7 ore 45 minuti

Coordinate 805

Uploaded 7 giugno 2017

Recorded giugno 2017

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2.226 m
1.393 m
0
4,2
8,4
16,76 km

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vicino Campolaro, Lombardia (Italia)

Niente ragazzi, non ce l’ho fatta, nonostante la tallonite che mi ha messo alle corde per tutta la settimana oggi mi sento di partire, probabilmente rischiando grosso, ma proprio non ce la faccio a restare a casa. Punto verso una cima nuova, una cima panoramica che stimola la mia curiosità, una cima abbracciata da altre cime più famose, un punto d’arrivo tutto da guadagnare.

Partiamo dal comodo parcheggio di Campolaro e risaliamo per 200 metri la strada che porta verso il Crocedomini, in prossimità della prima curva (con impluvio), sulla sinistra si stacca lo stradello che porta verso Pian di Campo.

Fino a Pian di Campo la strada è un po monotona ma dalla colonia in poi il sentiero è più piacevole, taglia in diagonale i pendii erbosi oggi ricoperti con una fioritura magnifica, e tempo 40/45 minuti sbuchiamo sulla strada in prossimità del Pian del Zuf. Seguendo la comoda carrareccia ora puntiamo verso le malghe di Stabio (palina), ignoriamo sulla destra la deviazione per il M.Trabucco e dopo 1h40 di cammino da Campolaro giungiamo alla Malga Stabio di Sopra.

Proprio qua sta il primo problema, su una relazione letta in rete la traccia che porta all’Alta Guardia dovrebbe essere tra una malga e l’altra, ma io sinceramente non l’ho vista. Scoprirò poi che la relazione diceva che bisognava svoltare prima della Malga Stabio di Sotto, un errore fatale che ci costerà la mancata cima.

Proviamo comunque a fare un tentativo per recuperare l’errore, attraversiamo così il torrente in prossimità di un sentiero delle capre che si innalza traversando verso Est, ma poco dopo la traccia svanisce, testardamente continuiamo sul traverso malagevole, sino ad incrociare una dorsale erbosa maledettamente ripida. Raramente mi capita di cadere nello scoramento, ma sarà il caldo, o i ripidi pendii che portano verso il cielo, ma i dubbi cominciano ad assalirmi, dopo un breve consulto con Rosa e fatto un breve ravano decidiamo per la discesa per poi vedere che fare. Alla Malga Stabio rileggo la relazione che mi conferma che siamo nella zona giusta, altro breve consulto con Rosa e poi su ancora ripidi per 150 metri, tra zolle infide e rododendri quasi in fiore.
E’ una vera tortura questa salita e noi decidiamo per lo stop, ora riscendiamo e proviamo a “recuperare” la giornata cercando una via alternativa.

Ripresa la via del ritorno incrociamo due simpatici escursionisti locali che ci dicono tra una chiacchiera e l’altra come arrivare sull’Alta Guardia, incassata la dritta noi puntiamo comunque verso la nuova meta visto l’orario ormai avanzato.

Siamo alla deviazione per il M. Trabucco, salutiamo i due escursionisti e cominciamo la nuova salita, a differenza da come avevamo pensato il sentiero è veramente ostico, la sua ripidità ci ha colto di sorpresa. Oramai siamo lanciati e una cima la vogliamo portare a casa, nonostante la stanchezza che ora cominciamo a soffrire dopo una lunga cavalcata in cresta giungiamo in affanno sul panoramico Monte Trabucco. 1h20 dalla palina e 5h di cammino totale.

Pranziamo molto velocemente perché dopo tanto sole da Est minacciosi nuvoloni ci stanno raggiungendo. Nonostante ci sia la più sicura via di discesa, noi vogliamo trovare una via alternativa, un’idea poco brillante se si pensa a ciò che abbiamo fatto sinora, ma si sa, noi montanari siamo in grado di inventarci stranezze di ogni genere.

Decidiamo di scendere dalla cresta che scende a Sud, pensando che ci conduca verso Campolaro (vediamo le case), senza percorso obbligato proseguiamo spediti tenendo d’occhio verso un’altra alternativa fatta di canaloni erbosi.

Mentre perdiamo quota ad un certo punto notiamo una bollatura bianco/azzurra, come quella del sentiero Irene Gatti, a questo punto abbiamo creduto di aver trovato la retta via. La traccia prosegue sempre in cresta, con la vegetazione che a volte ostruisce il percorso, una traccia che spesso diventa flebile.

Arriviamo alla piccola crocetta dei Corni di Vaiuga e a questo punto capiamo che il nostro sentiero ci porta altrove, stavolta senza scoraggiarci riprendiamo a scendere sul sentiero ora più evidente. Camminiamo così per qualche minuto poi ci imbattiamo in diversi alberi caduti, qualche smottamento ha cancellato il percorso e bisogna usare un briciolo di capacità di lettura del territorio per poter ritrovare la giusta via.

Passata la zona franosa il sentiero ritorna evidente, ora senza problemi scendiamo sino a sbucare sulla strada che porta al P.so di Crocedomini, accompagnati da una leggera pioggerella ci “beviamo” i quasi 2 km d’asfalto che ci riportano a Campolaro dove la classica birretta post giro non può mancare.
Dopo la birra il sole torna a risplendere e il dolore al tallone non sembra peggiorato.



Nota 1): Inutile dire che queste sono bellissime zone, la catena dell’Adamello è sorprendente e selvaggia, e le cime da scoprire sono molteplici. Oramai l’Alta Guardia è nel mirino e so già che a breve ritenterò la sua salita.


Nota 2): Cose a caso & chi se ne frega!

Champions: strana affermazione di Lapo Elkann… abbiamo “tirato” poco.

Razzismo a 5 Stelle: Grillo: voteremo il modello tedesco!



A’ la prochaine! Menek,Rosa
  • Foto di Campolaro
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  • Foto di Campolaro
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