Tempo  7 ore 59 minuti

Coordinate 200

Caricato 15 agosto 2019

Recorded agosto 2019

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1.724 m
702 m
0
2,2
4,4
8,78 km

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vicino Campagrina, Toscana (Italia)

Escursione impegnativa ma molto appagante e un modo di raggiungere il Monte Sumbra decisamente più interessante rispetto a quanto fatto dalla maggioranza ovvero dalla via normale che viene da Capanne di Careggine (CAI 145) senza nulla togliere in quanto sempre in ambiente molto bello.
Per questo giro ho deciso di partire da poco prima della galleria di Tre Fiumi venendo da Seravezza e percorrere il sentiero che costeggia il torrente della Turrite Secca che si prende a destra appena arrivati nello spiazzo con vista sulla ormai chiusa cava Henraux.
Il sentiero dapprima poco visibile si stacca alla destra del piazzale e gira intorno al rilievo roccioso che poi sarebbe la cresta terminale del Monte Freddone da dove passa dentro la galleria dei Tre Fiumi.
Il sentiero è stretto e in alcuni punti esposto e all’inizio, nel punto più esposto, attrezzato con cavo d’ acciaio.
Il sentiero dopo essere rimasto in falsopiano comincia a scendere verso il letto del torrente che è sempre asciutto fino ad entrare in esso per poi subito uscire e proseguire in leggera salita sul lato opposto.
In breve ci si trova allo sbocco del Fosso del Fatonero e percorso ancora un breve tratto, più o meno dove si trova un traliccio della luce (non quello prima del Fosso del Fatonero ma quello dopo, il secondo) si inizia a risalire il ripido pendio che inizialmente è caratterizzato da placche rocciose e dopo da rocce misto paleo.
Stiamo salendo la cresta del Campano e la salita è veramente ripida con passaggi facili di 2° grado stancanti.
Arrivati sulla cresta vera e propria si prosegue fra sali e scendi con vista che si apre piano piano sulla bastionata Sud del Sumbra, il Monte Fiocca e in seguito anche sull’omonimo Passo.
La cresta fra sali e scendi non presenta particolari difficoltà però a circa metà si fa più stretta e quindi bisogna fare attenzione dopo di che scende su una grande placca come altre presenti in questa zona apuana.
Si risale a questo punto il pendio e ci si trova di fronte ad un grande masso che dal basso sembra una campana di una chiesa che deve essere per forza aggirato da destra senza perdere quota.
Questo passaggio non è difficile ma richiede attenzione in quanto si traversa su paleo molto ripido.
Riguadagnata la cresta si prosegue sul filo fino ad incontrare un altro risalto roccioso che nuovamente va superato da destra stavolta su terreno caratterizzato da punti erbosi e altri rocciosi (placche) piuttosto ripidi rimanendo il più alti possibile in modo da non dover poi risalire troppo e durare fatica inutile.
Si gira intorno a questo risalto e si risalgono circa 30 metri di pendio erboso ripido fino a tornare sulla cresta che ora è ampia, facile ed erbosa con vista sull’ormai vicina Foce del Contapecore.
Arrivati alla Foce ci si immette nel CAI 144 proveniente da Arni e si segue fino a raggiungere in breve e senza difficoltà il Passo Fiocca che è uno dei pochi passi apuani, se non l’unico, ad essere rimasto intatto e non “mangiato” dall’attività estrattiva.
Il Passo Fiocca è caratterizzato da una immensa placca marmorea tanto da sembrare un paesaggio lunare e offre una vista molto bella sul Monte Fiocca ma soprattutto sul vicino Monte Sumbra.
Per salire sul Sumbra l’opzione scelta nel 99% dei casi è quella dal sentiero attrezzato Malfatti ovvero dal versante Sud – Ovest che sarebbe la via normale e più facile per chi proviene da Arni.
Ma io da un po’ di tempo stavo pensando di risalire il Sumbra dal canale Nord – Ovest che dal Passo Fiocca è ben visibile e che passa fra il Sumbra e il suo evidente pilastro.
Questa è una via che generalmente è salita solo in Inverno e da pochi perché molto impegnativa mentre in estate non ne ho notizia ed è proprio per questo motivo che decido di salirlo: per vedere come è.
Mi porto alla base del monte poco prima delle rocce dove iniziano i cavi della Malfatti e scendo il pendio in direzione Lago di Vagli ritrovandomi così dopo pochi minuti di fronte al canale.
Il canale che dal Passo Fiocca è rigettante tanto sembra esposto in realtà visto da vicino non lo è… però è molto molto ripido! .
Indosso il casco perché capre o persone dalla vetta potrebbero far cadere sassi e salgo il canale su terreno infido molto ripido (2° grado) e dopo poco, quando il canale si fa più incassato mi trovo di fronte, a poco meno della sua metà, un grande masso incastrato che chiude il passaggio.
Superare questo masso in Inverno con la neve non è molto difficile ma in Estate si perché offre zero appigli ed è strapiombante (IV grado sicuro); per poter proseguire quindi l’unica alternativa è arrampicarsi sulla parete a sinistra in modo da poterlo aggirare.
L’arrampicata è delicata per cui questo si può definire il primo punto chiave del canale perché la parete da superare è alta 3 / 4 metri ma verticale e offre pochissimi appigli e appoggi che vanno saputi vedere (III grado).
E’ vietato perdere la presa perché questo significherebbe cadere senza fermarsi subito per cui con freddezza e concentrazione supero la parete e quindi il masso.
A questo punto una volta superato il masso non si possono più avere ripensamenti perché scendere è impossibile a meno che non si abbia una corda per fare una calata anche se diventerebbe molto difficile posizionare dei punti di sosta affidabili.
Proseguo il canale che ora è leggermente meno ripido ma su terreno smosso e pochissimo paleo fino ad arrivare al secondo punto chiave del canale ovvero un camino quasi verticale strettissimo dentro il quale ci passa a mala pena una persona.
Decido di usare la tecnica di arrampicata “di opposizione” facendo leva con gli arti da una parte e la schiena dall’altra.
La tecnica adottata da un buon risultato ma ci vuole un po’ perché questo passaggio è lungo circa 6 metri.
Superato il camino inizia uno stretto pendio ripidissimo costituito da paleo che offre un aiuto nella progressione non di poco conto anche se l’adrenalina è alta in quanto è cosi ripido (ma non esposto) che sono cosciente che non posso sbagliare nulla e scivolare.
Il canale termina su una selletta e dalla sua base a questa selletta abbiamo superato 150 metri di dislivello; a questo punto occorre andare verso destra e arrampicare su terreno misto rocce e paleo ripido, ma non come prima, risalendolo per circa 30 metri fino a raggiungere la vetta del Sumbra.
Per la discesa opto per il sentiero attrezzato Malfatti che è assicurato da cavo anche se a mio avviso non occorreva che ci fosse; ovviamente per chi non ha molta dimestichezza su questo tipo di terreno il kit da ferrata (casco compreso) consiglio di indossarlo.
Tornato al Passo Fiocca ripercorro a ritroso il tratto fatto all’andata fino alla Foce del Contapecore e proseguo sul CAI 144 in direzione Arni superando il bellissimo bosco del Fatonero e ammirando scorci interessanti sulla elegante linea della cresta del Campano in precedenza percorsa.
Uscito dal bosco e superato il “Malpasso” arrivato ad un legno piantato a terra anziché proseguire esco dal sentiero segnato e scendo il pendio sottostante abbastanza ripido ma non troppo caratterizzato da roccette misto paleo che sollecitano un po’ troppo le caviglie già stanche.
Arrivo ad una piccola e vecchissima cava abbandonata voltando a sinistra (pila di sassi disposti ordinatamente e ometto in pietra) entrandoci dentro.
C’ è da scendere un ravaneto che per comodità si costeggia sempre da destra e ci si entra solo quando esso si restringe, si arriva ad uno specie di piazzale di cava e si segue con molta difficoltà quello che rimane di una vecchia via di lizza anche se praticamente è un ravaneto entro il quale ci si deve entrare e traversare per andare dalla parte opposta sceso il quale, sempre costeggiandolo da destra, si arriva ad un altro ravaneto che invece va sceso stando quasi al suo centro prendendo come punto di riferimento un grande blocco di scarto di marmo collocato al suo centro.
A questo punto la fatica si fa sentire ma c’è l’ultimo ravaneto da superare (osservando attentamente si vedono diverse antiche vie di lizza confluire in questa zona anche se ormai sono quasi scomparse mimetizzandosi con tutto il resto) per cui superato questo grande blocco di marmo si va a sinistra e si aggira un muro di contenimento ad uso cava e si scende puntando al piazzale di cava dove arriva una strada sterrata.
La discesa una volta usciti dal CAI 144 è faticosa e occorre prestare attenzione all’instabilità delle pietre.
Non c’è una via particolare da seguire ma occorre tenere presente che fondamentalmente una volta entrati nei ravaneti di cava bisogna andare più o meno a dritto e quando poi si inizia a vedere la cava principale che costeggia la rotabile del Cipollaio prendere a riferimento quella.
Una volta arrivati al piazzalino di cava e raggiunta la strada sterrata dopo una breve salita si ritorna al tratto iniziale percorso all’andata e da li al punto di partenza.
Percorso impegnativo e abbastanza lungo; la cresta del Campano non è particolarmente difficile ma faticosa nella salita mentre per pensare di salire il canale Nord - Ovest del Sumbra occorre saper arrampicare e saper camminare sul terreno apuano che spesso è infido e nasconde insidie che vanno sapute vedere in anticipo.
Chi vuol salire sul Sumbra e non se la sente di affrontare il canale può salirlo dalla Malfatti oppure, se si vuol ridurre il chilometraggio e la fatica, una volta arrivati alla Foce del Contapecore si può tranquillamente proseguire sul 144 in direzione Fatonero e chiudere l’anello in questo modo.
Il tempo che ci ho impiegato per fare questa escursione è stato di 8 ore ma se non si è allenati o ci si ferma troppo spesso ci possono volere anche 2/3 ore in più.

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