Coordinate 802

Uploaded 4 aprile 2016

Recorded aprile 2016

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2.882 m
1.265 m
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4,1
8,2
16,39 km

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vicino Pianezza, Lombardia (Italia)

Il lungo itinerario risale tutta la Valle di Gleno, uno degli ambienti più belli e meglio conservati delle Orobie. Il suo nome è tristemente legato al tragico schianto della diga che il primo dicembre 1923 scon¬volse la Valle di Scalve e la Val Camonica, causando oltre 500 vittime

PERCORSO:
Per E fino alla base della salita rocciosa; EE la salita rocciosa oltre il ghiaione erboso al colletto e alla cima; Km 16,40, dislivello 1620 m, oltre 5 ore di salita , oltre 3 di discesa, acqua in abbondanza fino ad alta quota

Pianezza (1260 m)
Sul sentiero 411 > Diga-Lago del Gleno
Sul Sentiero 410> Baita Bassa (1558 m) > Baita di Mezzo (1818 m) > Baita Alta (2088 m) > Bivio sent. 410 (Passo di Belviso) – sent. 321 (Passo di Bondone)
Su traccia con radi bolli rossi sbiaditi ed omini: salita dal sent. 410 alla cima del Gleno.

Da Bergamo, attraverso il Passo della Presolana raggiungiamo Vilminore di Scalve, da dove saliamo alla frazione Pianezza, posta su un panoramico dosso prativo.
Dalla piazzetta di Pianezza (1260 m; parcheggio e fontana), imbocchiamo il sentiero 411 per la Diga del Gleno che sale tra prati ben curati e panoramici verso la Presolana.
Raggiunta una baita, seguiamo a destra la stradetta pianeggiante da cui al limitare del bosco si stacca verso sinistra un sentiero per la diga del Gleno.
Tenuta la sinistra al bivio immediatamente successivo, recuperiamo la linea di cresta, dove il sentiero si affianca ad una condotta forzata dell'acqua.
Zigzagando tra cespugli di pino mugo e rododendro saliamo lungo il sassoso sentiero che, raggiunta quota 1.507, improvvisamente si spiana. Piegando a sinistra si taglia così, sopra la condotta forzata, il ripido versante Sud-Ovest del Pizzo Pianezza, che offre spettacolari visioni sulle chiare rocce della Presolana, del Ferrante e del Pizzo di Petto.
Il tracciato, in alcuni tratti intagliato nella viva roccia, entra decisamente nella Valle di Gleno puntando verso i ruderi della diga (1527 m). Man mano ci avviciniamo si colgono sempre più nettamente le notevoli dimensioni di questo manufatto, muto testimone dell'immane tragedia consumatasi quasi un secolo fa. Era l'alba del 1 dicembre 1923 quando la diga ad archi multipli, da pochi mesi ultimata secondo tecniche di nuova concezione ma con materiali sca¬denti, si squarciò improvvisamente rovesciando a valle oltre 6 milioni di metri cubi d'acqua. L'immensa fiumana, scendendo lungo la Valle del Dezzo, travolse e distrusse paesi, prati, boschi, baite e strade, causando la morte di oltre 500 persone, alcune delle quali mai più ritrovate.
Grazie alla piccola diga che attualmente trattiene le limpide acque del Lago del Gleno guadagniamo il lato opposto della valle, ove si incrocia il sentiero proveniente da Bueggio. Riprendiamo a salire gradatamente lungo la sponda destra idrografica (segnavia.410) toccando dapprima la Baita bassa del Gleno (m 1.558) e poi la Baita di Mezzo (1818 m), ambedue poste sul fondo di ampie conche di origine glaciale.
Nella sua strutturazione l'Alpe Gleno è la tipica malga di una vallata alpina: le tre stazioni, ben definite alle diverse quote, consentono infatti al caricatore di orga¬nizzare i periodi di permanenza del bestiame. In questo modo la stazione più elevata, dove la neve tarda a sciogliersi, viene raggiunta nel pieno dell'estate mentre quella più bassa, pascolata a inizio stagione, ha tutto il tempo per produrre un buon ricaccio d'erba che sfamerà per qualche giorno la mandria lungo la via del ritorno in valle.
Un tratto ripido, localmente lastricato e inciso nella roccia viva, conduce sopra l'ennesimo gradino roccioso, alla Baita alta del Gleno (2.088 m) e al suo grande "bàrek", l'arcaico recinto in sassi per il bestiame.
Saliamo ora faticosamente l'erto pendio piegando gradualmente verso destra e poi verso sinistra.
Su pascolo rado e sempre più frequenti pietraie ci si collega poco dopo al tracciato dell'Itinerario Naturalistico Antonio Curò, che in questo tratto (segnavia 321) pone in connessione i passi di Bondione e Belviso.
Proprio verso quest'ultimo continuiamo la salita rimontando con rapide svolte un dosso roccioso.
Quando il sentiero, verso destra, entra decisamente nella valletta che scende dal passo di Belviso, lo abbandoniamo per ritrovare a sinistra alla base del ghiaione erboso su un grande masso l’ indicazione per la traccia di salita al Gleno.
Salito il ghiaione erboso, praticamente un giardino fiorito, giungiamo ai gradoni rocciosi, dove, seguendo i radi e consunti bolli rossi ed omini, alcuni non facili da trovare e da ricercare con pazienza, risaliamo le erte roccette della parete meridionale di questa poderosa montagna.
Dopo paziente, lunga, impegnativa salita, ricorrendo in numerosi punti all’aiuto delle mani, raggiungiamo il colletto, la crestina di collegamento tra il Glenino (1852 m) , punta secondaria del monte e la vetta vera e propria (2882 m).
Breve ma impegnativa e su tratti esposti la salita a sinistra in vetta al Gleno (2882 m) su traccia che si snoda tra imponenti roccioni e lastroni di nera roccia…non per niente la cima del Gleno, vista dal Tre Confini soprattutto, in loco, viene chiamata ‘ Brèta negra’.
Giunti sullo spartiacque, risaliamo con attenzione la cresta,un pò friabile, stando a tratti sul versante scalvino e a tratti sul versante seriano... La vetta, conquistata per la prima volta da un inglese nel 1883, adornata da una bella croce, è bellissima,piccola,selvaggia, con un panorama grandioso sul versante scalvino verso la vallata del Gleno risalita e sul versante seriano verso la valle del Trobio con le vicine vette del Trobio, del Tre Confini e del Recastello e sul sottostante ghiacciaio del Trobio-Gleno, uno dei pochi ghiacciai rimasti sulle Alpi Orobie, l'unico posto sul versante bergamasco della catena. formato da due apparati glaciali, situati sotto la cresta che dal Pizzo dei Tre Confini porta al Gleno e quindi alla Cima Trobio.
Le acque di fusione dei due piccoli ghiacciai formano il torrente Trobio, che dopo pochi chilometri di percorso si getta nel Lago del Barbellino, determinandone il colore verdastro delle acque. Infatti il nome "trobio" deriva dall'aggettivo "torbido", caratteristica di cui gode la maggioranza dei torrenti generati dalla fusione dei ghiacciai. Goduto lo spettacolo della cima, immortalato in numerosi scatti fotografici, approfittando di squarci di sole, accumulatasi la nebbia, dalla cima rientrati con attenzione al colletto, scendiamo rifacendo il lungo percorso di salita, rientrando a Pianezza all’imbrunire, felici di essere riusciti a salire sulla ottava vetta delle Orobie.
  • Foto di Pianezza 1260
Pianezza 1260
  • Foto di Diga-Lago del Gleno1527
Diga-Lago del Gleno1527
  • Foto di Baita Bassa1558
Baita Bassa1558
  • Foto di Baita di mezzo 1818
Baita di mezzo 1818
  • Foto di Baita alta 2088
Baita alta 2088
  • Foto di Glenino 2852
Glenino 2852
  • Foto di Gleno 2882
Gleno 2882
  • Foto di Recastello 2896
Recastello 2896

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