Tempo  3 ore 17 minuti

Coordinate 1522

Caricato 22 marzo 2018

Recorded marzo 2018

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vicino Biecina, Toscana (Italia)

Il Castello della Contessa e l’Upupa (ritorno)

In questo racconto ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale.

C’era una volta una Contessa (Ilenia), giovane, bellissima e con una stupenda carnagione di perla che viveva col proprio sposo (Almirio) in un Castello sopra il torrente Biecina, vicino alla confluenza con la Pescia di Collodi e a poca distanza da Villa Basilica, in Provincia di Lucca. La loro unione non era stata dettata da interessi economici ne tantomeno da imposizioni delle rispettive famiglie ma era semplicemente un amore immenso che li aveva legati fino dal momento in cui si erano conosciuti. Nel piccolo Castello trascorrevano i giorni da soli aiutati da un esiguo numero di servi e fidate persone di corte con le quali condividevano una vita semplice e armoniosa. Purtroppo le cose belle hanno quasi sempre una durata limitata e ben presto il dolore e la disperazione si abbatterono su questa giovane coppia. Lo sposo della Contessa fu colpito da una gravissima malattia e dopo poche settimane di atroci sofferenze morì. La Contessa non si dava pace e nessuno potè consolarla; allontanò la poca servitù e tutti quelli che erano a lei vicini e si ritirò da sola a vivere nella torre del Castello, in una stanza provvista di una sola finestra attraverso la quale poteva vedere il giardino del Castello dove aveva passato delle meravigliose giornate in compagnia dell’amato sposo. Un giorno si posò sul davanzale della finestra una vecchia Upupa che stranamente aveva le piume sul capo completamente di colore rosso sangue e due grandi occhi gialli. Era un’Upupa con uno sguardo che incuteva paura e alquanto enigmatica ma la Contessa, senza il minimo timore, alla sua vista aprì la finestra e voltandosi lentamente andò a sedersi su una sedia vicina al tavolo. L’Upupa entrò nella stanza e posandosi sul tavolo guardò la Contessa chiedendole che cosa la stesse affliggendo così profondamente. La Contessa non si mostrò meravigliata e neppure impaurita di sentire quella misteriosa Upupa che con voce sibilante le aveva fatto quella domanda e non esitò a raccontarle la disgrazia che l’aveva colpita. Alla fine del racconto l’Upupa disse di essere in grado di poter compiere un incantesimo che avrebbe consentito alla Contessa di ricongiungersi con l’amato sposo, sarebbe occorso un sacrificio ma poteva farlo e lo avrebbe fatto se lei fosse stata d’accordo. La Contessa annuì senza chiedere spiegazioni e fare domande e la vecchia Upupa uscì dalla finestra ritornando poco dopo con una piccola bacca vermiglia nel becco. Volò sul tavolo, lasciò cadere quel seme dal becco e spiegò alla Contessa che cosa avrebbe dovuto fare. Doveva semplicemente mettere in bocca quella bacca vermiglia e lanciarsi dalla finestra poi aggiunse che, prima di quel gesto, avrebbe anche dovuto chiudere la finestra dall’esterno in modo da costringere la stessa Upupa a rimanere prigioniera nella torre per sempre, d’altra parte era vecchia e nessuno avrebbe sofferto per quel sacrificio. Non avrebbe avuto molto tempo per compiere quei gesti ma erano fondamentali per poter rivedere il suo amato sposo e poter rivivere con lui momenti bellissimi. La Contessa non accennò reazioni e disse che avrebbe fatto tutto quello che l’Upupa aveva chiesto. L’Upupa si mise timidamente in un angolo della stanza e la Contessa si avvicinò alla finestra con in mano la bacca vermiglia, effettuò alcuni tentativi che le avrebbero consentito di bloccare la finestra dall’esterno, tramite un piccolo bastoncino di legno, guardò fuori e due lacrime le uscirono dagli occhi di cobalto andando a depositarsi dolcemente sul davanzale. Mise in bocca la piccola bacca vermiglia e si accinse a gettarsi fuori ma prima di compiere quel gesto, con mossa veloce, col piccolo bastoncino di legno bloccò la finestra in posizione aperta, guardò l’Upupa e si gettò. L’Upupa spalancò gli occhi gialli che sembravano diventati luminosi, volò velocemente sul davanzale e potè per poco vedere la splendida fanciulla con la carnagione di perla che svaniva nel cielo turchese. Non avrebbe avuto la forza di poter chiudere la finestra, si sentì delusa e impotente poi guardò il piano del davanzale della finestra e vide le due lacrime uscite dagli occhi della Contessa che avvicinandosi davano vita ad una… Manca un finale che chiarisca quello che accadde in seguito ma per scoprirlo bisogna andare al Castello della Contessa o comunque presso quello che resta di esso e cercare tutto intorno e verso l’orizzonte. Dimenticavo; non è sufficiente andare al Castello con le sole gambe ed il corpo ma occorre andarci anche con la fantasia, sicuramente la nostra fantasia ci renderà liberi di trovare una risposta alle nostre domande.

Ho classificato questa traccia “PER ESPERTI” dato che si svolge su terreni pericolosi, aspri e molto infrascati dove spesso occorre tornare indietro per cercare un varco fra le spine e gli alberi caduti. Non prendetela come una sfida, non ci sarebbe ragione, ma solo come una documentazione storica.
ATTENZIONE! Questo tracciato risulta ancora più difficile se percorso in senso contrario.

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