Tempo  9 ore 18 minuti

Coordinate 7138

Caricato 13 ottobre 2019

Recorded ottobre 2019

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1.931 m
440 m
0
3,3
6,5
13,04 km

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vicino Andreis, Friuli Venezia Giulia (Italia)

PERCHÉ VALUTAZIONE PER ESPERTI
Per l’inizio della cengia dal primo spit con cordino in poi, con inclinazione laterale del pendio estrema (ed esposizione di conseguenza).
Le due guide di riferimento che ho consultato sono:
  • I sentieri dei garibaldini di Giorgio Madinelli (ediciclo editore)
  • Il libro delle cenge di Vittorino Mason (Case Editrice Panorama)
Madinelli scrive: “… il tratto più difficile della Cengia, esposto e su terreno instabile”.
Mason scrive: “… a guardarla si direbbe impraticabile e di certo poco invitante, ma è solo un’impressione”.
Madinelli scrive anche (su un successivo passaggio e in riferimento anche a questo): “L’uso della corda su questo e sul precedente passaggio risolve le difficoltà, privando però di emozioni indimenticabili”.
È chiaro che sono valutazioni di persone abituate a certi livelli, e preparatevi a un inizio da brividi.
Per quanto riguarda l’utilizzo della corda, il secondo passaggio come sopra citato da Madinelli (e anche da Mason nella sua descrizione) si risolve molto facilmente, ma l’inizio rimane un tiro di assicurazione MOLTO LUNGO.

TRACCIA REGISTRATA DAL GPS E RAGGRUPPAMENTO FOTO
In un itinerario come questo, l’importante è arrivare senza sprechi di energie all’inizio della cengia.
Sia prima che dopo la cengia è tutto segnato da bolli, bande e ometti vari, e fino all’attacco il GPS ha registrato “benino” con un buon segnale.
Poco dopo l’inizio della cengia è mancato completamente il segnale satellitare per circa 130 metri in linea d’aria: non ha alcuna rilevanza perché in una cengia del genere il GPS “vale come un peso da portarsi dietro”.
Le foto nel tratto senza segnale satellitare sono pubblicate in ordine cronologico, ma raggruppate in due waypoint (18 e 19) posizionati manualmente che non corrispondono alle loro coordinate spaziali.
Nel Canalone di Navalesc successivo alla Cengia dei Garibaldini, ci sono ancora punti con scarti di traccia per difficoltà di ricezione, ma il percorso molto vario è indicato veramente bene con segnavia CAI e ometti.

DA ANDREIS ALL’ATTACCO SUD-EST DELLA CENGIA DEI GARIBALDINI
Da Andreis si inizia con un’alternanza di sentieri iniziando sul primo tratto del CAI 975-979, poi a destra per un sentiero segnato con bolli rossi, poi immissione nel Sentiero Naturalistico del Monte Ciavac fino a un bivio con indicazione evidentissima per il Monte Raut su tronco d’albero.
Sempre con i bolli rossi come guida si passa un tratto ghiaioso dove serve attenzione e si arriva a una cascatella che anticipa una svolta chiave.
Dalla cascatella, dopo circa una cinquantina di metri compare un pendio prativo sulla sinistra, il sentiero spiana e si cammina sempre a fianco di questo prato fino a un centinaio di metri dalla cascata.
In teoria dovrebbe esserci un’esile traccia che indica il punto di uscita nel prato, ma con l’erba alta non ho visto nulla.
A circa 90 metri dalla cascata in linea d’aria, si nota una roccetta più alta vicino alla fascia rocciosa con quello che sembra un gran doppio segnavia rosso; salendo verso la roccetta si evidenzia una freccia con sotto la scritta “GARIBALDINS”: più chiaro di così …
Da qui compare l’impronta a terra del sentierino e migliora un po’ alla volta, ma serve sempre attenzione per non perderlo nonostante un buon numero di segnavia.
L’inizio è in una specie di valloncello incassato nella dorsale e poi si rimonta sulla cresta-spigolo nel tratto Sentiero dello Spigal.
Dopo il Landre dello Spigal si piega a destra per altro vallone più largo, e si sale senza raggiungere il fondo del canale se non poco prima del prato dove c’è stata la battaglia fra Garibaldini e Austriaci.
Poco dopo l’inizio del prato “ripidino”, si abbandonano i segnavia che piegano verso destra in direzione dell’Antro del Monte Castello e si raggiunge una forcella arrotondata sulla sinistra.
Dopo la forcella c’è una conca che bisogna contornare verso sinistra con iniziale labile traccia (scompare quasi subito) che porta su una successiva dorsale prativa con qualche rado albero.
Qui bisogna salire ancora alcuni metri e poi riprendere verso sinistra passando un paio di valloncelli secondari (pochi metri, sono spazi brevi) fino ad arrivare alla Forcella Tasseit che si nota per la piccola “macchia di alberi” che spunta dietro: qui inizia la Cengia dei Garibaldini.

PERCORRENZA DELLA CENGIA DEI GARIBALDINI
Qui scrivo la mia visione del percorso di cengia che è quella di uno che l’ha vista e fatta per la prima volta, e può differire nelle valutazioni e nei toni di chi la descrive dopo averla fatta più volte.
Da Forcella Tasseit ci si cala tenendo la destra e finendo in modo naturale di fronte a un chiodo con cordino – qui, o direttamente alla forcella, si possono riattaccare allo zaino gli eventuali bastoncini e si calzano i ramponcini da prato.
Di fronte ci si trova l’inizio della bancata che nei primi metri assomiglia più a una serie di “zolle e scavetti” appesi sul fianco roccioso del pendio inclinatissimo lateralmente.
Osservando bene ho notato un paio di linee vicine dove “zolle e scavetti” sono abbastanza ravvicinati da creare una linea quasi continua fra le roccette.
Oltre non posso scrivere di questo primo tratto: bisogna andare valutando “mossa per mossa”, “passetto per passetto”, “centimetro per centimetro”, con l’occhio che individua i primissimi metri successivi perché è molto difficile girarsi e/o cambiare livello per un cambio di idea.
Tutto sommato, l’esposizione ESTREMA non è stata un problema, per la molta concentrazione nel trovare appigli e appoggi giusti: mai guardato in basso.
Si arriva a uno spigolo erboso dove Madinelli scrive che c’è un altro chiodo su roccetta per l’assicurazione, ma non l’ho cercato e individuato.
I due punti possibili di assicurazione sono comunque lontani.
Dopo il primo spigolo erboso della bancata si prosegue su tratto stretto ma decisamente meno inclinato e sempre con la vista di una linea di percorrenza fattibile.
Non c’è una traccia a terra vera e propria di animali, anche se lungo tutta la prima parte ben si notano “le tracce organiche” dei camosci.
Dopo l’aggiramento un po’ fastidioso di un alberello attaccatissimo alla fascia rocciosa (il nocciolo descritto da Mason) si arriva al secondo punto chiave subito dopo uno dei vari spigoli erbosi.
Qui in basso si notano due linee possibili fino allo spigolo erboso successivo: 1) linea alta su cornice rocciosa esposta dopo un salto in discesa di 4/5 metri; 2) linea bassa su conca più piatta ma da raggiungere esternamente per fianco erboso ripidissimo e poi successiva risalita su roccette.
Madinelli le indica tutte e due e consiglia la seconda, e Mason indica solo la prima.
Io ho seguito la prima dopo aver visto che la cornice rocciosa era asciutta (e che la linea esterna era MOLTO MOLTO ripida).
Quindi ho usato la corda per il saltino quasi verticale agganciandomi al provvidenziale alberello (Sorbo degli Uccellatori secondo Mason che è sempre molto preciso “nelle indicazioni vegetali”), alla base ho tolto i ramponcini, ho fatto il primo delicato passaggio di traverso con l’aiuto di un cordino su chiodo (indicato in guida) e poi, dopo altri 3/4 metri dove bisogna “incollarsi alla fascia rocciosa”, ho percorso la cornice senza grossi problemi.
Fatto questo, la bancata diventa quasi rilassante (e qui compare qualche impronta a terra di animali) fino al terzo e ultimo punto chiave.
Dopo il solito spigolo erboso c’è un breve ripido (prima erba e poi roccette) che cala su una conchetta rocciosa di un canale che sta alla base di un “muro erboso”.
È un vero muro per verticalità: Madinelli scrive “… è quasi verticale su erba instabile”, e Mason “… ci si alza in arrampicata vegeto minerale su un ripido pendio erboso”.
Qui ho ricalzato i ramponcini tolti per passare le umide rocce precedenti: si parte ripidissimi e gli ultimi 3/4 metri in uscita sono veramente verticali, ma almeno ci si può aiutare con un paio di solide roccette in posizione favorevole.
Madinelli indica che in testata dovrebbe esserci un chiodo per assicurazione, ma non l’ho cercato e individuato.
Dall’uscita del muro erboso la Cengia dei Garibaldini prosegue sempre esposta, con tendenza leggera discesa continua, su tracce sotto fascia rocciosa e fino all’uscita nord-ovest nel Canalone di Navalesc all’immissione nel sentiero CAI 975.

CHIUSURA DELL’ESCURSIONE DALLA FINE DELLA CENGIA DEI GARIBALDINI
Dalla fine della cengia in pochi minuti si può risalire a Forcella Navalesc seguendo i molti segnavia CAI, e poi seguendo segnavia rossi e ometti si va tranquillamente in vetta al Monte Castello.
Nei tratti di erba alta, ho guardato più il calpestio presente che i segnavia.
Poi ritorno in forcella e discesa di tutto il lungo, vario e bello Canalone di Navalesc: molto ben segnato per superare tutti i brevi saltini e contorsioni varie.
Divertente se fatto senza l’ansia di correre per arrivare in fretta.
Scenografica la parte finale nei pressi dell’alveo con vari attraversamenti lungo il corso d’acqua.
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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 1.700 metri e non oltre 2.000 come indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.
Però, visti il tipo di percorso e i tratti di salita quasi tutti “in tiro”, si può dire che il dislivello “percepito da gambe e polmoni” supererà i 2.000 metri.
Waypoint

01 - Parcheggio segnalato in Via Acquedotto ad Andreis

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02 - Uscita da asfalto inziale per sentiero CAI 975-976

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03 - Uscita da sentiero CAI 975-976 per altro sentiero con segnavia rossi

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04 - Immissione nel CAI 979 Sentiero Naturalistico Monte Ciavac o Mont Cjavac

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05 - Uscita dal Sentiero Naturalistico Monte Ciavac o Mont Cjavac per sentiero con segnavia rossi verso il Monte Raut

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06 - Passaggio ghiaioni lungo il sentiero segnato verso il Monte Raut

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07 - Cascata di riferimento lungo il sentiero segnato verso il Monte Raut

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08 - Uscita dal sentiero segnato verso il Monte Raut per la traccia segnata verso l'Antro del Monte Castello

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09 - Segnavia riferimento su roccia con freccia e scritta 'GARIBALDINS' in rosso

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10 - Arrivo sulla cresta-spigolo dello Spigal

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11 - Punto foto lungo la cresta-spigolo dello Spigal

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12 - Landre de Spigal utile ricovero in caso di maltempo

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13 - Ingresso nel fondo canale finale verso il prato dello scontro Garibaldini-Austriaci

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14 - Base prato dello scontro Garibaldini-Austriaci e uscita dalla traccia segnata verso l'Antro del Monte Castello

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15 - Forcella-sella di prosecuzione verso la Cengia dei Garibaldini

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16 - Forcella Tasseit e inizio sud-est della Cengia dei Garibaldini

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17 - Spit con cordino e inizio tratto più impegnativo della Cengia dei Garibaldini

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18 - Inizio mancanza segnale satellitare lungo la Cengia dei Garibaldini

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19 - Ripresa segnale satellitare lungo la Cengia dei Garibaldini

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20 - Punto foto prima di un ripidissimo erboso lungo la Cengia dei Garibaldini

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21 - Testata ripidissimo erboso lungo la Cengia dei Garibaldini e inizio cornice finale

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22 - Fine nord-ovest della Cengia dei Garibaldini all'immissione nel CAI 975 nel Canalone di Navalesc

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23 - Forcella Navalesc con Madonnina

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24 - Punto foto all'uscita dalle nuvole verso il Monte Castello

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25 - Due Croci di vetta del Monte Castello

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26 - Rientro su mulattiera-stradetta a fine discesa del Canalone di Navalesc

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