Tempo  10 ore 31 minuti

Coordinate 10642

Caricato 10 settembre 2019

Recorded settembre 2019

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2.322 m
644 m
0
5,6
11
22,56 km

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vicino Montagne, Veneto (Italia)

AVVICINAMENTO ALL’ATTACCO DELLA VIA NORMALE DA SUD ALLA PUNTA DEL COMEDÓN
Si segue il solito sentiero CAI 806 per tutta la Val Caorame fino al bivio con il sentiero CAI 851: a sinistra si va in breve a Casera Cimónega e poi all’immissione nell’Alta Via n.2 verso i Bivacchi Feltre e Bodo, ma (in questo caso) bisogna proseguire verso destra.
Procedendo in salita, in meno di 15 minuti si arriva (prima del doppiaggio della spalla della montagna) dove si stacca verso sinistra un valloncello inizialmente in forma di pietraia fra fianchi erbosi, e poi a fondo prato con qualche roccetta: c’è un grande ometto poco fuori della traccia del CAI 851 che chiarisce che si tratta della via giusta da prendere.

VIA NORMALE DA SUD ALLA PUNTA DEL COMEDÓN
Si risale il valloncello iniziale stando prevalentemente sul fondo con possibilità di alzarsi verso i fianchi dove si fa più largo con sezione più aperta.
In qualche punto bisogna uscire verso destra direzione salita: io sono uscito dopo circa 135 metri di dislivello ma si può uscire anche prima sul largo pendio prativo che sta a fianco.
Dal punto in cui sono uscito, ho percorso altri 130/140 metri di dislivello sempre in buona pendenza fino all’altezza delle prime “strisce rocciose” che stanno sulla sinistra e anticipano una alta fascia rocciosa verticale.
Ben prima della fascia rocciosa verticale c’è un ometto che indica l’inizio di una traccia che, verso sinistra, passa fra le strisce rocciose e conduce al centro di un canale appena sopra dei salti “per nulla escursionistici” (questo traverso è di circa 120 metri lineari in linea d’aria).
Il canale (salendo) è di facili saltini rocciosi e qui ho sempre camminato utilizzando normalmente i bastoncini: pochi i passi con ghiaino e pietrisco.
Si percorre il canale per circa 50 metri di dislivello e si esce a destra (un paio di ometti non molto grandi) su altro largo pendio per lo più erboso, con tratti di fondo duro e qualche lista di ghiaia che si può evitare.
Altri 60 metri circa di dislivello e si arriva su una piccola forcelletta che intaglia la cresta che va di traverso verso sinistra rispetto alla direzione di arrivo.
Ora si sta sotto il filo di questa cresta su fondo misto terra dura e roccette con ghiaie: qualche passo scivoloso ma gestibile senza problemi.
Dopo 55/60 metri di dislivello inizia, verso destra, l’impegnativa cresta rocciosa finale per la Punta del Comedón.
I primi passi sono sul filo di cresta o appena-appena sotto sulla destra senza scendere sul fianco montuoso che sostiene la cresta stessa.
Un ometto molto evidente (non è il primo) sul filo di cresta indica di scendere verso sinistra un facile saltino di un paio di metri: da qui in poi ci sono molti ometti, per lo più piccoli ma piazzati bene in modo da essere visibili, che accompagnano fino in vetta sempre sotto la sinistra della cresta con un paio di punti in cui si risale a sfiorarla.
L’andamento del percorso indicato dagli ometti è abbastanza contorto perché la montagna è molto frastagliata, e si passano molte piccole costole con saliscendi brevi e secchi su tracce minime.
In direzione salita si troverà una discesa di 7/8 metri di dislivello assai ripida dove bisogna stare molto attaccati alle rocce, e verso la fine un valloncello più largo della media ripido e molto scivoloso.
In generale il fondo non è quasi mai stabile, si può gestire ma bisogna procedere con calma guardando bene ad ogni avanzamento dove appoggiare piedi e mani.
Quanto sopra descritto è, in effetti, la linea che ho fatto in discesa, perché in salita ho provato un paio di varianti.
Dove si trova l’ometto che all’inizio fa scendere verso sinistra, sono sceso a destra per seguire una traccia che porta verso un diedro non difficile: il diedro è di roccia solida ma più verso il II° grado che sul I°.
Finito il diedro si ritorna naturalmente verso sinistra scavalcando il filo di cresta e rientrando sul percorso ufficiale degli ometti.
Altra variante all’inizio del valloncello scivoloso verso la fine: qui ho ripassato la cresta verso destra per dare un’occhiata, e ho visto che si poteva proseguire su terreno ripido e più duro (non stabilissimo neanche qui comunque).
Conclusione: il percorso degli ometti è ben tracciato e si può seguire solo quello; se si seguono gli ometti non si supera mai il I° grado di difficoltà e solo per brevi passaggi; concentrazione sempre al massimo per individuare i punti di appoggio/appiglio più stabili (o … meno instabili); andando piano si può fare senza ansie particolari; con scarsa visibilità la vedo male!

CHIUSURA DELL’ESCURSIONE DALL’ATTACCO DELLA VIA NORMALE DA SUD ALLA PUNTA DEL COMEDÓN
Rispetto a un semplice ritorno per il percorso di andata, bisogna aggiungere qualche km di percorrenza lineare e, soprattutto, circa 400 metri di dislivello.
Tornati sul sentiero CAI 851, si gira a sinistra e in breve si doppia la spalla della montagna.
Qui inizia, in leggera costante salita, un tratto ad arco molto bello su bancata erbosa sospesa fino al successivo doppiaggio di un’altra spalla della montagna.
Ora si prosegue in direzione nord sempre su bella bancata con già in vista (ma ancora lontana) la Forcella dell’Omo.
Si prosegue sulla bancata fino a incontrare un cavo metallico che indica di scendere per un canalino attrezzato; la bancata finirebbe poco dopo, il canalino è più o meno di 25 metri di dislivello, e ci si porta su un fianco più largo che prosegue a lungo sempre verso nord.
Dove la traccia inizia a piegare verso est alla fine della valle, si sale più decisi attraversando anche qualche canale.
Dalla Forcella dell’Omo (o Forzèla dell’Om) si continua a salire in versante nord fin sopra i 2.000 metri di quota fino alla testata del larghissimo vallone che scende verso i Piani Eterni proprio sopra Malga Erèra: è tutto segnatissimo CAI.
Il finale del rientro è sul solito sentiero CAI 802 inizialmente come traccia di vero sentiero (Sentiero del Porzìl) e poi come mulattiera/stradetta di buona pendenza.

1 comment

  • Foto di L2-Ruwenzori

    L2-Ruwenzori 10-set-2019

    Che belli i colori di queste foto. Sfumature del verde, dell'azzurro, le nubi, ... naturali e selvaggi. Mancano solo un'alba e un tramonto. Pensaci! Chapeau!!

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