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vicino a Tetti Truna, Piemonte (Italia)

NON FATE L'ANELLO.
Parcheggiato l'auto a Meschie abbiamo continuato a piedi sulla strada che diventa sterrata. L'abbiamo seguita fino al primo tornante per poi imboccare, dopo circa 100 metri, il Sentiero dei Morteis sulla destra. Questo sale tutto nel bosco aumentando la sua pendenza, fino a sbucare sulla sella dell'Osservatorio Sella Maris. Qui si reincontra la strada che abbiamo abbandonato a valle. Volendo la si può seguire fino all'imbocco del sentiero per la Bisalta a Cima Pravinè. Noi, al contrario, abbiamo intercettato il sentiero Morteis-Pravinè. I primi 300 metri non sono visibili nel prato adibito a pascolo, ma più avanti la traccia è più evidente. Come è evidente che è poco usato. La traccia è invasa dall'erba e in certi tratti si fa fatica a vederla. Alterna tratti in falsopiano a tratti ripidi, fino a sbucare in corrispondenza di Cima Pravinè. Da qui è perfettamente visibile la nostra meta, sembra quasi inespugnabile... Da questo punto il sentiero è ben visibile ed è impossibile sbagliare. Anche perchè è mooooolto frequentato. Fino al Gias Pravinè Soprano tira parecchio, in mezzo a splendidi prati fioriti. Al Gias si tira un poco il fiato prima dell'attacco finale, tutt'altro che banale. Si continua ancora in mezzo a splendidi prati, poi si comincia ad incontrare roccia, ancora un tratto di prato e poi, poi si sale, quasi verticali, destreggiandosi in mezzo ad enormi massi. La traccia è segnata sulla destra del pendio, ma si può scegliere il tragitto preferito. Da quota 2070 bisogna arrampicarsi sui massi fino a raggiungere la croce, a 2230 metri slm. L'ultimo tratto non è banale, ma in vetta ci sono ogni tipologia di escursionisti, di ogni età....
Se non volete rovinarvi la gita, tornate alla macchina seguendo i vostri passi o, una volta arrivati alla strada, seguendo la strada sterrata (al limite non fate il traverso del Sentiero Morteis- Pravinè).
Se, invece, volete rovinarvi la gita fate come noi......
Dalla cima siamo andati all'Anticima Bisalta, a 2190 mslm. Si deve scendere al colle tra le due punte e risalire alla croce seguendo vaghe tracce e qui, se volete, tutto bene. Poi abbiamo fatto il Percorso di Cresta. Tutto in mezzo ai massi, seguendo radi ometti e bolli gialli sbiaditi, e affidandoci al GPS per capire dove andare. Siamo scesi fino ai 1940 metri in 55 faticosissimi minuti, pensando, una volta arrivati ai prati, che i problemi fossero finiti...... Invece dovevano ancora incominciare.. Già, perchè il bel sentiero segnato sulle mappe, in realtà era completamente coperto da ricca vegetazione. Per "fortuna" la traccia era ben scavata nel terreno, per cui abbiamo potuto seguirla con relativa facilità, ma non vedevamo assolutamente dove mettevamo i piedi (rischio di scivolare e prendersi una storta). In un'altra faticosa mezz'ora arriviamo a quota 1800 dove dobbiamo intercettare il sentiero Verso La Chiesetta Alpina. E qui comincia il vero incubo. Tutto il traverso che dobbiamo percorrere, circa 400 metri, per fortuna rimanendo in quota, è ricoperto da una foltissima vegetazione, mentre il sentiero proprio non si vede. Rarissimi ometti, spesso più nani che ometti, e altrettanto rarissimi bolli gialli o segni bianchi e rossi indicano vagamente dove dovremmo passare, ma sembra impossibile. Una mezz'ora scarsa da incubo, in cui più di una volta siamo scomparsi nella vegetazione fino alla vita, non vedendo assolutamente dove mettevamo i piedi, su un terreno per di più scivoloso. Dalla cresta, siamo arrivati al Colletto Artoundu in 35 minuti di sofferenza. Anche in questo tratto il sentiero non era particolarmente visibile e abbiamo dovuto combattere con cespugli, noccioli e altre erbacce per seguire la traccia, spesso con fondo sdrucciolevole. Probabilmente in altra stagione, autunno o primavera, quando tutta la vegetazione non c'è, il discorso potrebbe essere diverso. Fine dell'incubo a quota 1600. Prati liberi da vegetazione che percorriamo seguendo la max pendenza per arrivare alle stalle Artoundù Superiori. Da qui, finalmente su sentieri tracciati e visibili guadagniamo la pista forestale che seguiamo per pochi metri prima di riprendere il sentiero che ci porta alla Pista Forestale del "Sabot" e, finalmente alla macchina, dopo 3 ore di lotta per a sopravvivenza.
Quindi: salire sulla Bisalta, seguendo il nostro itinerario il giudizio è MEDIO. Sicuramente non banale l'ultimo tratto sui massi. Il tratto dalla cima al Colletto Artoundù, facendo l'anello, è sicuramente MOLTO DIFFICILE, se non PER ESPERTI. Dal Colletto alla macchina FACILE.

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