Coordinate 596

Caricato 19 aprile 2020

Registrato aprile 2020

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916 m
761 m
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1,5
3,0
5,95 km

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vicino a Ficuzza, Sicilia (Italia)

Ficuzza – I Gorghi

Partenza/arrivo N 37°53’23” E 13°23’55”
Lunghezza km 6,0
Guadagno/perdita mt 252/-252
Pendenza media 7,4%, -7,4%
Elevazione min/max mt 756/906
Tipo di suolo strada forestale, sentiero
Difficoltà livello Facile

L’escursione si svolge all’interno di Bosco Ficuzza (1), unica grande macchia verde della Sicilia Occidentale. Meta dell’escursione sono i Gorghi, stagni temporanei, con invaso invernale e primaverile e fase secca estiva, sito di riproduzione di anfibi, tartarughe palustri ed insetti. I gorghi naturali più conosciuti del Bosco di Ficuzza sono due: il Gorgo Lungo ed il Gorgo Tondo, quest'ultimo noto anche come Gorgo del Drago.
L’ambiente è suggestivo ed assume vesti molto diverse in primavera, autunno ed inverno, periodi più indicati per la visita.
Il punto di partenze dell’escursione si raggiunge dalla SS118, superato il lago Scanzano si devia a sinistra sulla SP26 in direzione Godrano, che si percorre fino km. 3,1 bivio Quattro Finaiti, dove si posteggia l’auto.
Il primo tratto del percorso è su strada forestale sterrata, in leggera ascesa. Questa zona di Bosco Ficuzza è caratterizzata da ampie zone di rimboschimento a Pinus Pinea, progressivamente diradate per fare spazio alle specie autoctone del bosco perenne, roverella e frassino.
Al km 0,84 al bivio Vignazza - antica struttura di supporto ai lavori nel bosco - si prosegue a destra su strada forestale.
Al km 1,9 un ampio squarcio nella vegetazione boschiva offre una veduta verso la zona est del bosco, in direzione Mezzojuso. Al km 2,1 si devia a sinistra su sentiero, fino a raggiungere al km 2,4 Gorgo Lungo.
Il Gorgo è incassato in una conca, circondata da un fitto bosco. Nei mesi primaverili è ricoperto da uno strato verde di lenticchie d’acqua ed ospita una colonia di testuggine palustre siciliane (Emys Trinacris). Le testuggini si possono osservare mentre prendono il sole sui tronchi caduti ai margini dello stagno.
L’escursione prosegue su un tratto di canalone, in prosecuzione del Gorgo, particolarmente umido, ricco di muschi e licheni.
Abbandonato il canalone ci dirigiamo, su sentiero, verso il secondo Gorgo.
Al km 2,8 resti di un marcato.
Al km 3,2 si raggiunge Gorgo del Drago. L’ambiente è diverso da Gorgo Lungo, con un ampio pianoro con al centro il Gorgo, circondato da pineta, ma altrettanto suggestivo.
L’importanza storica del Gorgo rimane legata alla presenza dei ruderi della Peschiera Reale, monumento inserito in un più ampio sistema di opere (tra cui anche la Real Casina di Caccia di Ficuzza, il Pulpito del Re, ecc.) realizzato da Ferdinando III di Sicilia all’inizio del XIX secolo (2). La costruzione di questo manufatto, ed in particolare del muro d’argine lungo la sponda orientale del bacino, determinò l’innalzamento del livello dell’acqua nell’invaso, consentendo l’itticoltura nonché l’esercizio venatorio, pratiche alquanto in auge tra i blasonati dell’epoca.
Testimonianze locali affermano che fino agli anni ‘60 dello scorso secolo esisteva un sistema di chiuse per la gestione del sovrappieno del gorgo, che consentiva alle acque in eccesso di defluire verso valle e raggiungere i mulini e le aree agricole nella parte alta del Torrente Azziriolo (affluente del Fiume San Leonardo).
Il 1988 fu l’ultima annata prima del lungo periodo di essiccamento. In precedenza il bacino, seppur interessato dalle fluttuazioni stagionali, manteneva un livello idrico più o meno stabile anche durante la stagione siccitosa, grazie anche all’apporto di una sorgente detta “Acqua Annunziata” che sgorgava a partire dalla primavera, a ridosso del 25 marzo, giorno dell’Annunciazione di Maria.
Durante il ventennio di prosciugamento, la stessa sorgente è rimasta inattiva, per poi rientrare a regime nella primavera del 2010, in coincidenza del ripristino del regime idrico del gorgo dovuto alle abbondanti precipitazioni del 2009 e della primavera 2010.
L’ipotesi più accreditata della scomparsa dell’acqua dal Gorgo è un incendio che interessò le aree circostanti l’invaso, irradiandosi poi anche nella parte emersa del fondale, consumando attraverso una lenta combustione il substrato organico asciutto accumulatosi in decenni di deposizione, lasciando una spessa coltre di ceneri ed intaccando l’impermeabilizzazione del fondo dell’invaso, compromettendone il regime idrico.

1) Bosco Ficuzza
Il Bosco della Ficuzza, simbolo della foresta siciliana nel suo aspetto più antico, possiede ambienti naturali così dissimili tra loro, che spesso si parla di “mosaico della vegetazione”. Oggi si estende per oltre 7000 ettari e interessa i comuni di Corleone, Godrano, Mezzojuso, Marineo e Monreale; rappresentando l’unica grande macchia verde della Sicilia Occidentale.
L'area boscosa dei feudi di Ficuzza, Lupo e Cappelliere fu risparmiata dal disboscamento fino ai primi anni dell'Ottocento perché territorio impervio e roccioso, di alta collina, meno adatto dei circostanti alla pratica dell'agricoltura. Il bosco fu sfruttato come riserva di legna da ardere.
Il Bosco è costituito da estese foreste sempreverdi di maestosi lecci centenari, antichi querceti, che ancora oggi rappresentano l’emblema di quel bosco originario; i boschi di Roverella, antichi più di 400 anni, convivono con i boschi più recenti, naturali e impiantati dall’uomo.
Nella distesa del verde boschivo si erge Rocca Busambra, un’imponente rocca calcarea a strapiombo che emerge per oltre 1600 mt, categorizzandosi come il rilievo più alto della Sicilia occidentale e ponendosi a barriera da un capo all’altro del bosco, rappresenta un particolare biotipo di grande interesse botanico.

2) I Borbone a Bosco Ficuzza
I Borbone, si sa, nutrivano una speciale passione per la caccia, per la quale occupavano gran parte delle loro giornate. A tal proposito, non era raro che sotto il regno Borbonico si istituissero ampie zone dedicate alla caccia, per il divertimento del re e dei suoi ospiti.
Una zona particolare colpì l’attenzione del re Ferdinando III di Sicilia (Ferdinando IV di Napoli), detto anche il Re Nasone, che volle farne la sua personale riserva. Si tratta del vasto bosco della Ficuzza.
A tal proposito, nel 1799, il sovrano convocò l’architetto palermitano Venanzio Marvuglia, affinché costruisse una dimora degna del suo illustre ospite, che fosse allo stesso tempo sobria ed elegante. Ne venne fuori la Real Casina di Caccia, progettata in stile tardo barocco, alla stregua di molte dimore nobiliari inglesi di quel tempo, con una struttura che ricorda molto la reggia di Caserta, con la differenza che, al posto del sontuoso giardino campano, nel retro di questa si apriva un bosco sterminato.
Sul lato sinistro della facciata è possibile ammirare un grande orologio murale. Congiuntamente alla palazzina vennero costruiti le scuderie, i fabbricati minori e la piazza centrale, attorno alla quale si sviluppò nel corso del tempo il piccolo centro.
All’interno dell’edificio, privo di mobili che sono andati distrutti durante i moti del 1820-1821, è possibile visitare camere, saloni di rappresentanza, la cappella privata, la cantina, oltre a stalle e magazzini.
Nella parte bassa dell’edificio è stata allestita una sede Museale dedicata alla Riserva e alla famiglia Borbone.
Waypoint

Quattro Finaiti P/A

Quattro Finaiti P/A
Religinė architektūra

Santa Barbara

Santa Barbara
Intersezione

La Vignazza

Quantu è beddu u Cutranu Quantu è beddu stu paisi ri a Cuba a Gaitanu ri travagghiu su li spisi. parti scinnu e parti acchianu sempri è beddu u Cutranu. Ma un pari tantu stranu e pi nuatri ancora menu, a cuddina e a vaddata ru Viveri a ghian muntata. Cannateddu e a Vignazza fina o monti è na biddizza ri a Serra a Santuzza poi m’infilu pa Ficuzza parti scinnu e parti acchianu e mi nni tornu o Cutranu…! Poi partu pu Fanusu e penzua Zotta o Pararisu, mi nni scinnu a Menziusu e sempri fazzu calu e ghisu, ma un virennu mai u chianu mi nni tornu o Cutranu. Beddi sunnu i campani chi u populu voli beni, ca cu l’oru su ntunati e d’ognunu ammuntuati, lu so sonu va luntanu e sempri viva u Cutranu. Ri u Corru o Savucu chi grannizza sempri ricu cu ddanfacci a montagna un c’è cori chi un na sonna e cu l’affettu paisanu..! sempri è beddu u Cutranu…! Quanto è bello Godrano Quanto è bello questo paese dalla Cuba a Gallitano Di lavoro sono le spese. a volte scendo e a volte salgo Sempre è bello Godrano. ma non sembra tanto strano e per noi ancora meno, la collina e la vallata dal Biviere verso la salita. Cannitello e la Vignazza fino alla montagna è una bellezza dalla Serra a Santa Barbara poi m’infilo per Ficuzza a volte scendo e a volte salgo E ritorno a Godrano…! poi parto per il Fanuso e penso alla Zotta Paradiso, me ne scendo a Mezzojuso e sempre mi abbasso e mi rialzo, ma non vedendo mai il piano Me ne torno a Godrano. belle sono le campane che il popolo vuole bene, che con l’oro sono forgiate e da tutti nominati, il loro suono va lontano e sempre viva Godrano. Dal Cozzo al Savuco sempre dico “che grandezza” con di fronte la montagna non c’è cuore che non la sogna e con l’affetto paesano …! È sempre bello Godrano…!
Lago

Gorgo Lungo

Il gorgo è uno stagno, solitamente temporaneo, con invaso invernale e primaverile e fase secca estiva. La presenza d'acqua durante la primavera e l'inizio dell'estate consente la riproduzione di anfibi ed insetti. Il Gorgo Lungo si mantiene umido per diversi mesi ed ospita fauna esigente. Il paesaggio è suggestivo: il gorgo è incassato in una conca boscosa e vi si accede attraversando una piccola valle particolarmente umida, ricca di muschi e licheni. Spesso è ricoperto da uno strato verde di lenticchie d'acqua. Ospita una colonia di testuggine palustre siciliane (Emys Trinacris).
Wildlife sighting

Emys Trinacris

Nei mesi primaverili è ricoperto da uno strato verde di lenticchie d’acqua ed ospita una colonia di testuggine palustre siciliane (Emys Trinacris). Le testuggini si possono osservare mentre prendono il sole sui tronchi caduti ai margini dello stagno.
Waypoint

Canalone umido

Canalone umido
Building of interest

Marcato

Marcato
Waypoint

bivio

Waypoint

incrocio

Waypoint

Sorgente acqua Annunziata

Gorgo del Drago è alimentato da una sorgente detta “Acqua Annunziata” che sgorgava a partire dalla primavera, a ridosso del 25 marzo, giorno dell’Annunciazione di Maria.
Religinė architektūra

Madonnina

Madonnina
Lago

Gorgo del Drago

Il gorgo è uno stagno, solitamente temporaneo, con invaso invernale e primaverile e fase secca estiva. La presenza d'acqua durante la primavera e l'inizio dell'estate consente la riproduzione di anfibi ed insetti. Il Gorgo del Drago è ubicato nel territorio comunale di Godrano, in Contrada Cannitello. L’invaso ha forma approssimativamente circolare (60×80m) allungata ad est ed una profondità massima di circa 2,5 m, nel momento di massima inondazione (aprile maggio). Gorgo del Drago e Gorgo Tondo sono toponimi riferiti allo stesso sito. Nel vernacolo locale il toponimo Vurgu Tunnu (Gorgo Tondo) distingue agevolmente questo biotopo dal Vurgu longu (Gorgo Lungo), situato giusto più a monte. La prima attestazione storica dell’esistenza del Gorgo del Drago risalirebbe al 1182, anno in cui il monarca normanno Guglielmo II fece redigere il cosiddetto Rollum bullarum (comunemente noto come Rollo di Monreale). Tuttavia l’importanza storica del Gorgo rimane legata alla presenza dei ruderi della peschiera reale, monumento inserito in un più ampio sistema di opere (tra cui anche la Real Casina di Caccia di Ficuzza, il Pulpito del Re, ecc.) realizzato dai Borboni all’inizio del XIX secolo. La costruzione di questo manufatto, ed in particolare del muro d’argine lungo la sponda orientale del bacino, determinò l’innalzamento del livello dell’acqua nell’invaso, consentendo l’itticoltura nonché l’esercizio venatorio, pratiche alquanto in auge tra i blasonati dell’epoca. Testimonianze locali affermano che fino agli anni ‘60 dello scorso secolo esisteva un sistema di chiuse per la gestione del sovrappieno del gorgo, che consentiva alle acque in eccesso di defluire verso valle e raggiungere i mulini e le aree agricole nella parte alta del Torrente Azziriolo (affluente del Fiume San Leonardo). Le fonti intervistate indicano concordemente il 1988 come ultima annata prima del lungo periodo di essiccamento. In precedenza il bacino, seppur interessato dalle fluttuazioni stagionali, manteneva un livello idrico più o meno stabile anche durante la stagione siccitosa, grazie anche all’apporto di una sorgente detta “Acqua Annunziata” che sgorgava a partire dalla primavera, a ridosso del 25 marzo, giorno dell’Annunciazione di Maria. Durante il ventennio di prosciugamento, la stessa sorgente è rimasta inattiva, per poi rientrare a regime nella primavera del 2010, in coincidenza del ripristino del regime idrico del gorgo. Ciò testimonia una loro possibile connessione all’interno di un più ampio sistema idro-geologico che, a seguito delle abbondanti precipitazioni del 2009 e della primavera 2010, ha visto rimpinguare una falda acquifera, in decifit da oltre vent’anni. Nello stesso biennio le precipitazioni medie annue per il territorio provinciale segnano rispettivamente 935 e 960 mm , ben oltre la media del decennio 2002-2011 che si attesta a 717 mm. Numerose sono le ipotesi relative alla scomparsa dell’acqua dal Gorgo. Come qualcuno riferisce, nell’estate del 1988, un incendio interessò le aree circostanti l’invaso, irradiandosi poi anche nella parte emersa del fondale, consumando attraverso una lenta combustione il substrato organico asciutto accumulatosi in decenni di deposizione, lasciando una spessa coltre di ceneri. Tale episodio potrebbe aver inciso in modo determinante sull’impermeabilizzazione del fondo dell’invaso compromettendone il regime idrico. Gorgo del Drago ospita una colonia di testuggine palustre siciliane (Emys Trinacris).
Building of interest

Peschiera del Re

Tuttavia l’importanza storica del Gorgo rimane legata alla presenza dei ruderi della peschiera reale, monumento inserito in un più ampio sistema di opere (tra cui anche la Real Casina di Caccia di Ficuzza, il Pulpito del Re, ecc.) realizzato dai Borboni all’inizio del XIX secolo. La costruzione di questo manufatto, ed in particolare del muro d’argine lungo la sponda orientale del bacino, determinò l’innalzamento del livello dell’acqua nell’invaso, consentendo l’itticoltura nonché l’esercizio venatorio, pratiche alquanto in auge tra i blasonati dell’epoca.
Lago

Gorgo effimero

Nelle annate particolarmente piovose si sviluppano all'interno del bosco "gorghi effimeri", che mantengono l'acqua fino ai primi mesi primaverili

Commenti

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