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vicino Rignano sull'Arno, Toscana (Italia)

Dati GPS rilevati: Ore 4,15 Km 14,500 Disl. salita m 900 discesa m 140
DESCRIZIONE
Si parte dalla stazione ferroviaria prendendo il sottopassaggio e attraversando quindi il ponte sull'Arno che si trova a destra. Subito dopo, nell'abitato di San Clemente, si mantiene la sinistra con direzione stradale Firenze. È necessario percorrere la statale aretina, asfaltata, con attenzione perché trafficata, per circa 1 km, quindi si prende a destra una sterrata con indicazione Marnia (siamo a Km 1,8). E’ possibile anche parcheggiare in questo punto ed iniziare da qui la tappa, come hanno fatto alcuni di noi.
Dopo un Km, troviamo un tabernacolo ed indicazione bianco/rosso a sinistra (Ro 20). E' questa l'antica strada della Marnia, dei Conti Guicciardini [come ricorda un cippo, alla sua fine]. Ad un bivio, 200 mt dopo, teniamo la sinistra, in salita. Il sentiero attraversa inizialmente un tratto di bosco e si presenta molto sassoso e mal tenuto, ma, una volta passate ;alcune villette, diventa una bella strada sterrata, fra vigne ed uliveti, in falso piano. Seguendo il percorso principale si giunge alla strada asfaltata nel pressi della Pieve di S.Pietro a Pitiana
(sec. XI ) (siamo a Km 7,7, alt. 384 mt). L'antica Pieve merita una sosta. La sua fondazione è forse anteriore all'anno Mille e la torre è un antica villa appartenente alla famiglia Guicciardini. L'interno dopo il restauro del 1888 ha assunto un aspetto decisamente ottocentesco. A ricordare l'importanza che la chiesa ebbe in passato restano tuttavia un 'opera attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio e un tabernacolo quattrocentesco in pietra scolpito a eleganti fregi. Dopo la visita della Pieve, per evitare la strada asfaltata con traffico che porta a Donnini, si prende a destra la strada con indicazione per Cappello, anche questa asfaltata, in salita, ma poco trafficata, da cui, dopo due tornanti, si può apprezzare il panorama del Valdarno fino all'Incontro. Si segue la strada asfaltata principale, prima in salita poi in piano, per 1,4 Km, quando ad uno stretto tornante a destra, si prende invece la sterrata a diritto che continua in costa e anche in discesa. Ad un quadrivio, 600 mt dopo, si prende a sinistra in discesa, fino ad arrivare ad un incrocio di cinque vie, con un grande tabernacolo sulla de- stra (siamo a Km 10,3, alt. 464 mt). Si prende a destra l'ampia sterrata segnalata come CAI 13: è ciò che resta del tracciato dell' antica cremagliera ottocentesca che saliva al Saltino. Il tragitto, in forte salita, con pendenza anche del 22%, completamente immerso nel bosco, dopo 2,2 Km ci porta ad uno slargo erboso; il tracciato continuerebbe diritto ma lo troveremmo sbarrato con una rete circa 1 Km dopo, proprio alle prime case del Saltino. Allo slargo erboso invece prendiamo a sinistra la sterrata che porterà prima ad un sbarra e poi all'interno della Pizzeria Chalet Vignale del Saltino (siamo a Km 13,7). Arrivando dall'interno dei prati di pertinenza della Pizzeria, per entrare sull'asfaltata si utilizza un passaggio pedonale o un cancello sempre apribile. Proseguendo a destra sull'asfaltata, dopo 600 mt siamo al Saltino, rinomata stazione di villeggiatura, e proseguiamo a sinistra verso Vallombrosa che dista circa 1,9 Km di strada asfaltata (con qualche tratto protetto a lato della carreggiata) giungendo all'Abbazia dei monaci vallombrosani. (siamo a Km 16,2, alt. 959 mt.)
Arrivati all' Abbazia, è d'obbligo ricordare brevemente la storia di questa congregazione.
Tale comunità monastica nacque ad opera di San Giovanni Gualberto intorno all'anno 1036.
Giovanni,fiqlio di Gualberto era un rampollo della nobile famiglia fiorentina dei Visdomini, una delle più ricche e potenti della città almeno durante i secoli XII-XIII. Ancora oggi sono visibili molte tracce di questa casata nel centro storico di Firenze (Torre dei Visdomini, Chiesa di San Michele Visdomini, Piazzetta dei Visdomini, etc.). Il giovane Giovanni, si convertì alla vita monastica a seguito di un duello intrapreso con l'uccisore di suo fratello. Quest'ultimo, infatti, vistosi battuto, gli si gettò dinanzi in ginocchio e, alzando le braccia in forma di croce, gli invocò pietà. La leggenda racconta che allora il giovane Visdomini gettò la spada e concesse il perdono al rivale. Dopo il fatto si narra che Giovanni si ritirò in preghiera nel vicino Monastero di San Miniato. È proprio qui, che durante un momento di preghiera, un crocifisso appeso alla parete gli avrebbe fatto segno di approvazione muovendo leggermente la testa. Il Visdotnini entrò cosi a far parte dell'ordine dei benedettini, facendosi da subito conoscere per il suo carattere battagliero e poco incline ai compromessi. Iniziò, infatti, una lotta contro la compravendita delle cariche ecclesiastiche, in nome di un ritorno ai dettami evangelici e a favore di una maggiore povertà del clero ecclesiastico. Tale orientamento lo pose in aperto contrasto con alcune delle figure più potenti del suo tempo, tra 'cui lo stesso vescovo di Firenze, costringendolo ben presto ad allontanarsi dalla città.
Iniziò allora, con un piccolo gruppo di adepti, un lungo periodo di vagabondaggi che ebbe termine nella località nota come Acquabella, l'attuale Vallombrosa. Qui, assieme ai suoi compagni, costruì un primo oratorio che, nel 1058, fu trasformato in una vera e propria chiesa in pietra. In questo luogo i Vallombrosani iniziarono una vita monastica coerente con la regola di S. Benedetto, vincolando la loro comunità alla povertà evangelica, alla vita di preghiera, di comunione fraterna, all'ospitalità e al lavoro. La riforma monastica attuata a Vallombrosa fu l'opera principale di S. Giovanni Gualberto; tuttavia grazie all'opera dei monaci usciti dalla sua scuola e grazie alla fondazione di nuovi monasteri, Giovanni contribuì grandemente a un'opera di rinnovamento ecclesiale che coinvolse monaci, chierici e laici. È sepolto nella Badia di Passignano all'interno di un magnifico sarcofago scolpito da Benedetto da Rovezzano. Fu canonizzato nel 1193 da papa Celestino III. L'antica pieve di Vallombrosa fu sostituita da un edificio più ampio negli anni 1224-1230, quando anche ebbero inizio i lavori per la costruzione del monastero, concluso poi nel corso del secolo XV. Tuttavia, dopo una lunga serie di incendi e ricostruzioni, è solo nel corso dei secoli XVII-XVIII che la chiesa assunse l'aspetto attuale. Sulla facciata è possibile osservare lo stemma dei Vallombrosani raffigurante un bastone a forma di Tau. L'interno della chiesa dell'Abbazia presenta una decorazione di stile barocco affidata alla ricca decorazione ad affresco delle volte, ad opera del Fabbrini, e ad una serie di altari con tele del Sei e Settecento. Altre zone di interesse sono la sagrestia rinascimentale, nella quale è esposta una tavola di Raffaellino del Garbo con San Gio-
vanni Gualberto e altri santi (1508), il refettorio e l'antirefettorio, dove è un curioso ciclo pittorico
contemporaneo, realizzato da Mario Francesconi nel 1998, composto da tre trittici dedicati ai temi
del Mistero, della Vita e della Morte.

Accoglienze sul percorso:
Vallombrosa. Abbazia benedettina: 055-862.251. Sito web: www.vallombrosa.it
Hotel Il sorriso. Saltino. Tel.:055-862093.
Sito web: www.hotelsorrisosaltino.it

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