Tempo  6 ore 34 minuti

Coordinate 1919

Caricato 12 settembre 2018

Recorded ottobre 2017

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2.054 m
1.207 m
0
4,9
9,8
19,58 km

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vicino Montelaguardia, Sicilia (Italia)

DATI:
Durata 06:30
Dislivello 1048m
Altidudine Max 2052m
Altidudine min 1212
Percorso molto bello partenza dal parcheggio vicino a case Pirao (Randazzo) , dopo un po si arriva al Rifugio Saletti, si prosegue verso Monte Spagnolo passando dalla colata del 1981, arrivati al Rifugio di Monte Spagnolo si sale per arrivare dopo una bella salita alla Grotta del Gelo, dopo si scende per il sentiero che porta alla Grotta dei Lamponi per poi proseguire sulla pista altomontana direzione Passo dei Dammusi e dopo qualche chilometro si arriva al Rifugio Santa Maria e scendendo ancora un po si arriva a Case Pirao.
L'eruzione, che viene spesso definita "l'eruzione di Randazzo" ebbe inizio il 17 marzo 1981; gli eventi premonitori si manifestarono nei giorni precedenti con una lunga serie di scosse telluriche, localizzate nell'area sommitale e nel fianco settentrionale del vulcano. L'aumento di intensità e di frequenza delle stesse e la loro localizzazione superficiale il giorno precedente (16 marzo) indicava agli esperti la prossimità dell'evento che si verificò, con l'apertura di varie fratture, verso la metà della giornata del 17 marzo sul versante etneo nord in prossimità di monte Spagnolo, ad una quota tra i 2625 e i 2500 m[1]. Poco dopo le 13,30 proruppero fontane di lava con brevi colate ed esplosioni causate dal contatto tra la neve e il magma incandescente. Di ora in ora si aprirono ulteriori fratture, sempre più in basso, in direzione di Randazzo e già in serata erano giunte a quota 1800; da quest'ultima quota venne messa una colata lavica molto consistente e fluida che avanzò minacciosamente verso il piccolo abitato di Montelaguardia posto a qualche km ad est di Randazzo. Le fratture eruttive continuavano ad aprirsi ancora più in basso, sempre sul versante nord e nella mattinata del 18 marzo erano giunte a quota 1400 da cui sgorgarono nuove colate che puntavano direttamente su Randazzo. In poche ore un'area boschiva venne invasa e distrutta; furono travolti faggi centenari, poi verso il basso, querce, castagni, pioppi, ginestre e strutture e infrastrutture rurali[1]. La colata lavica principale sgorgata da quota 1800 m continuava invece l'avanzata nella direzione tra Randazzo e Montelaguardia distruggendo case di campagna e coltivazioni, vigneti e opifici vinicoli. Infine tagliava il binario della Circumetnea e poco dopo quello delle Ferrovie dello Stato[2] oltre ad avere sepolto sotto una coltre spessa circa cinque metri anche la S.S.120 e altre strade comunali e poderali. La colata infine raggiungeva la sponda meridionale del fiume Alcantara incanalandovisi. I gravi timori di un vero e proprio disastro ecologico vennero rimossi dall'improvviso termine dell'eruzione. La colata di fermò dopo aver percorso 7,5 km. Le fratture eruttive continuarono ad aprirsi sempre più in basso, fino a quota 1250 e 1115, durante tutto il giorno 18 ma con emissione sempre più debole di lava. L'attività stromboliana delle bocche di frattura (1250-1115) continuò fino al 23 marzo ma il braccio di lava che minacciava Randazzo rallentò fino ad arrestarsi a circa 2 km dall'abitato. Il volume di lava emessa è stato stimato tra 20 e 30 milioni di metri cubi. (wikipedia)
(da Mugibeddu.it). Trattasi di una delle più lunghe gallerie di scorrimento dell'Etna. Si penetra nella grotta da una apertura nella volta lungo un ripido pendio costituito da materiale di crollo. Nella parete sud di questo pendio si affaccia una piccola cavità secondaria costituita da un breve cunicolo seguito da un camino alto 2 m. Al di sopra della galleria principale esiste inoltre una seconda galleria lunga circa 10 m, larga 2 e alta all'inizio circa 1.5 m; questa galleria non si affaccia sulla galleria principale, ma è accessibile dal campo di lava sovrastante. Il pavimento è costituito da lava a superficie unita che suona vuota al passaggio. La parte principale della Grotta dei Lamponi è costituita da due gallerie, una a valle dell'ingresso, lunga circa 100 m, interessata da numerosi crolli, la seconda a monte dell'ingresso, lunga 300 m e in migliore stato di conservazione. Il pavimento della galleria a monte è costituito da scorie laviche frammentarie o saldate. In qualche punto sono ammucchiati grossi blocchi di crollo. A crolli sono pure dovute le due aperture sulla volta che danno luce alla galleria. Quella più a valle costituisce un secondo comodo ingresso. Quella più a monte è costituita da due buchi nel soffitto; in corrispondenza di essi esiste una breve galleria situata ad un livello superiore, di non facile accesso. La sezione della grotta è per lo più semicircolare, ma in qualche tratto ellittica con l'asse maggiore orizzontale. Stalattiti da rifusione abbondano ovunque, come pure rigature e cordoni orizzontali sovrapposti sulle pareti. Numerose sono le fratture sulla volta. La galleria principale presenta dei raddoppi laterali di sezione minore; dal più breve di essi si diparte un angusto cunicolo che sbocca all'esterno. A causa delle diverse aperture questa cavità è assai ventilata.
La Grotta del Gelo è una galleria di scorrimento che contiene ghiaccio perenne; picozza e ramponi sono di grande utilità per visitarla comodamente. Si scende in un avvallamento che rimane ingombro di neve sino a primavera inoltrata. Da qui si prosegue nella galleria principale il cui pavimento è interamente costituito da ghiaccio con pietre inglobate e qualche masso emergente. Durante la stagione calda nella zona d'ingresso si forma una larga pozzan_ ghera. Il primo tratto della galleria è pianeg- giante mentre il secondo presenta un ripido pendio ghiacciato. Le pareti e la volta sono piuttosto uniformi e non presentano lamine distaccate nè fenomeni di crollo; numerose sono invece le fratture. Stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, a volte saldate tra loro a formare colonne e festoni, si osservano in quantità variabile durante l'anno. In fondo al pendio si dipartono due cunicoli. Il primo, in direzione est, è lungo circa 30 m ed ha andamento orizzontale. Un secondo cunicolo è diretto a nord, cioè nella stessa direzione della galleria principale. La sua accessibilità pare non facile e non sempre possibile.Si tratta di un passaggio molto basso e in discesa e il cui pavimento è costituito interamente da ghiaccio. Attraverso di esso si arriva ad una piccola sala nella quale il ghiaccio si presenta solo con alcune incrostazioni. (da Mungibeddu.it)Durante l'eruzione del Marzo 1981 la grotta ha rischiato di essere distrutta. Un ampio pozzo-cratere si è aperto ad circa 10 m ad ovest, uno spesso strato di sabbia vulcanica e lapilli ha coperto i campi di lava circostanti rendendoli irriconoscibili, il ghiaccio si è ritirato dalla zona dell'ingresso ed il suo spessore è diminuito in tutta la grotta. (da Mungibeddu.it)
La grotta Schadlish è un cunicolo di scorrimento lavico lungo 112 metri. E' stata individuata nell'anno 2000 e ha preso il nome dal suo scopritore. (Da Etna Natura)
La lunga eruzione di durata decennale, dal 1614 al 1624, diede origine ad uno dei più suggestivi paesaggi etnei, la Sciara del Follone o Passo dei Dammusi. Questi,sono lastroni piani più o meno regolari creati dall’immediato raffreddamento di lave fluide sollevate all’improvviso dall’azione di grandi bolle di gas. Devono il loro nome al fatto che, come i tetti arabi a dammuso, presentano estesi ripiani cavi che risuonano al passo.(da Sicilia Si.It)
Il percorso, che inizia alle Case Pirao in territorio di Randazzo, giunge attraversando un'ampia pista sterrata fino alla zona di Monte Spagnolo (a quota 1.440 m. slm) dove è presente la più estesa, secolare faggeta dell'Etna. Lungo il percorso è possibile notare gli "hornitos" della colata del 1981 che, pur se di brevissima durata (solo sette giorni), a causa della sua velocità e fluidità minacciò da vicino il paese di Randazzo. Da Monte Spagnolo, si ridiscende verso il Rifugio Saletti, quindi, su una pista fiancheggiata da alte ginestre, verso la Cisternazza, a duecento metri dal percorso principale. Da qui si ritorna facilmente alle Case Pirao. Da Parco dell'Etna

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