Tempo  11 ore 23 minuti

Coordinate 1016

Caricato 21 giugno 2017

Recorded giugno 2017

-
-
2.850 m
1.792 m
0
5,2
10
20,82 km

Visto 300 volte, scaricato 4 volte

vicino Campolaro, Lombardia (Italia)

Il Cornone di Blumone è nei desideri di Rosa e sono felice di “portarla” su questa bella cima, cui propongo di aggiungere la Cima Laione dove anch’io non son mai salito, le previsioni paiono buone e noi partiamo.

A Bazena quando partiamo fa fresco, siamo intorno ai 9-10 gradi, e con questa temperatura il passo si fa abbastanza spedito, il fresco abbinato al venticello ci accompagna sino al Passo di Valfredda dove facciamo un breve pit stop. La vetta del Blumone ora è ben visibile ma ancora molto lontana.

Si riparte ancora di buon passo, cercando di guardando fra i massi le Marmotte che ancora sono rintanate, costeggiamo le pendici del Frerone e passiamo la deviazione per il Rif. Gheza, l’arrivo al Passo della Vacca e poi al Rif. Tita Secchi segna psicologicamente uno spartiacque tra la partenza e l’arrivo sul Blumone. Anche qua breve sosta banana e via.

Mentre seguiamo il sentiero 1/Alta Via dell’Adamello, le nuvole cominciamo a circondare il Blumone e parte del Lago, pensando ad un breve viaggiare di altrostratus continuiamo fiduciosi il nostro cammino. Sul sentiero semi lastricato c’è molta gente, tutta diretta in larga parte al P.so Blumone, ci scambiamo saluti e battute, ed infine eccoci al Passo, dopo aver attraversato una innocua striscia di neve.

Adesso viene il momento più “bello”, quello più tecnico e faticoso, riponiamo le bacchette nello zaino e risaliamo la cresta rocciosa che ci porta con passaggi di I° verso il traverso ad Est del Blumone. Qua incontriamo un primo escursionista già di ritorno dalla nostra meta, ci salutiamo, discutiamo sul passaggio del nevaio, ci dice: si sprofonda un po e si scivola, con un minimo di attenzione si può fare. Non pensavo di trovare ancora la neve in quel punto ma c’è e bisogna affrontare sta menata stracciacazzi, a metà Giugno a noi piace vedere un misto di colori, non un fottuto appiattimento bianco.
Siamo sul traverso, dopo aver fatto qualche passo su pietraia piuttosto asciutta intercettiamo le prime macchie di neve, marcia, ma non crea pericolo, poi la seconda breve macchia, più infida, se si scivola il rischio è di prendere velocità e fare un bel salto, con attenzione passiamo, ma nel ritorno Rosa qua scivola, fermandosi per fortuna poco dopo. Con meno patemi invece passiamo il tratto del nevaio più lungo… ma sempre con passo sicuro.

Arrivati alla sella, inizio della zona più “alpinistica”, ci prepariamo, riposizionando ancora una volta le bacchette nello zaino e guardando la via di salita; partiamo, davanti a noi un altro escursionista ci precede, tra un passo e l’altro chi sta sopra di noi smuove una zona più franosa e parte un bel sasso, urlando ci avvisa del “regalo”, mentre il sasso scende dritto verso di noi, saltando ora un po a destra ora un po a sinistra, sembra che noi siamo i birilli preferiti… per fortuna il sasso si ferma. Ad un metro dai nostri piedi.

Ricordo quando venimmo qua per il raduno Hikr, e ricordo il caschetto che proteggeva la testolina del Doc danicomo…quanta saggezza.

La risalita è faticosa, il sole brucia la pelle e fa grondare di sudore la fronte, nei punti dove i bolli spariscono bisogna cercare la via migliore, ma ci arriviamo sulla cima, ci arriviamo con le nuvole che coprono proprio il Lago, intorno la visuale non è male. Che sfiga, avevo raccontato meraviglie a Rosa… adesso quello che conta però è che qua ci siamo arrivati. 4h30.
Ci stiamo poco sulla cima, per pranzare preferiamo un altro posto; allora scendiamo, stando attenti a non scivolare, la zona dove si disarrampica è molto “sporca”, ma tutto procede per il meglio e con calma riguadagniamo la sella, adesso ci rimane il traverso, con scivolata a corredo come raccontavo prima, grande spavento ma poi scendiamo per la cresta rocciosa, sino ad arrivare ancora al P.so Blumone. Adesso si mangia.
Il sole è rispuntato e tira una bella arietta, memori della scottatura presa lunedì ci ripariamo dietro un masso e nel frattempo discutiamo che fare dopo. In cuor nostro già lo sappiamo…

Dal Passo salire al Laione non pare complicato, basta seguire la cresta rocciosa, ma la vista a volte inganna, per togliere ogni dubbio bisogna tentare. Seguiamo il sentiero N°1, quello che passa vicino ad un rudere risalente alla Grande Guerra, poi proseguiamo sullo stesso per qualche minuto, prima che il sentiero perda quota seguiamo la cresta a sinistra, fa rocce ed alcune tracce di passaggio umano, nulla di complicato, anzi, se proprio cercate aiuto alzate la testa alcuni ometti vi aiuteranno.

Passiamo senza affrontarla la placca che vedevamo in distanza, in una zona tipicamente alpina prendiamo quota facilmente, grazie alla sua ripidità, ma i zig zag creati dal passaggio umano sono manna dal cielo, con calma olimpica in 30/40 minuti siamo sulle rocce superiori, là dove la piccola Madonnina domina il Lago (oggi invisibile)e la zona del Listino. Semplicemente bello.

Facciamo le classiche foto e vorremmo fermarci per qualche minuto, ma il ritorno è ancora lungo, troppo lungo, al solo pensiero di cotanta strada da affrontare ci vien voglia di dormire al rifugio, rifugio che guadagniamo dopo aver camminato sotto un sole bollente. Ci fermiamo un attimo, beviamo quanto basta ed osserviamo il Lago, poi si riparte, verso il P.so della Vacca.

Dal Passo tutto ora sembra più semplice, e ci riprendiamo quasi magicamente dalla nostra stanchezza, camminiamo con un buon ritmo sino al P.so di Valfredda, dove ancora una volta ci fermiamo per dissetarci, da qua alla macchina il percorso è ancora lunghetto ma almeno si affronta quasi tutto in discesa e quando finalmente arriviamo a Bazena il sorriso ritorna sui nostri visi. Nel frattempo le Marmotte sbucano da ogni dove. Ottima la birra fresca al “solito” bar di Campolaro… dove i gestori sono simpatici e attenti alla clientela.
Nota 1): Gran bel giro in zone altamente battute dall’escursionismo classico, meta preferita, il Lago della Vacca. Ma tutt’attorno le cime di una certa importanza sono infinite. Sino al Passo Blumone la valutazione è T2 (E), mentre la salita al Blumone e al Laione è un semplice T3 (EE) e II° UIAA, oggi divenuto T3+ per la neve che ha reso più impegnativo il traverso “incriminato”.



Nota 2): Blumone…

BLUMONE.

Parto a testa bassa per fare il bel Cornone,

non penso alla fatica e nemmeno all’afflizione,

la meta è molto ambita ed io son già in azione.

Blumone,

di gente ce né molta e tra questi c’è un coglione,

mi guarda di traverso se non tengo il suo passone,

ma tu con quella faccia ti credi d’esser drone?

Blumone,

l’arrivo sulla vetta mi fa sentir Leone,

ma ora il ciel s’oscura e occlude la visione,

comunque son contento e aumento il mio blasone.

Il giro s’è concluso e l’ho fatto con ragione, e in fondo mi domando: che cazzo è mai il Blumone?



A la prochaine! Menek,Rosa
Waypoint

Bazena

Waypoint

Passo delle Terre Fredde

Waypoint

Passo della Vacca

Waypoint

Rifugio Tita Secchi

Waypoint

Passo Blumone

Waypoint

Cornone di Blumone

Waypoint

Cima Laione

Commenti

    You can or this trail