Tempo  6 ore 28 minuti

Coordinate 5968

Uploaded 1 luglio 2018

Recorded giugno 2018

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2.290 m
872 m
0
3,0
6,0
12,02 km

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vicino Pradimezzo, Veneto (Italia)

Viàz facile che, a mio giudizio, diventa medio nella scala escursionistica generale.
È un’alternativa “ruspante” di salita al bellissimo Bivacco Bedin rispetto alla via normale che segue i sentieri CAI 764 e 765.
Rispetto ai CAI 764 e 765 è sicuramente più faticosa – abbastanza più faticosa nella seconda parte – e, nel primo tratto, su tracce non evidenti (e anche multiple) che richiedono un po’ di capacità di interpretazione delle guide che segnalano questo percorso.
C’è più di una variante iniziale di approccio al viàz vero e proprio, e io ho seguito – perché mi sembrava la più equilibrata – quella proposta nel libro “Nuovi Sentieri Selvaggi” di Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin e Marco Rocca.

Il viàz è un vero viàz, nel senso che è un tracciato di collegamento in ambiente incontaminato utilizzato dagli animali (a suo tempo seguiti dai cacciatori), scorre vicino a fasce rocciose e – nella prima parte – ai bordi di gran dislivelli.
Non dà un gran senso di profondità o “ansia del vuoto” perché è sempre molto “protetto” dalla vegetazione: si percorre tranquillamente con appena un po’ di occhio a dove si mettono i piedi come capita in tantissimi normali sentieri dolomitici.
Non è una cengia piatta con qualche gradone, ma disegna sulla montagna una lunga diagonale in costante salita, dapprima dolce e poi via via più accentuata.
La percorrenza nel primo pomeriggio regalerebbe la luce migliore per poter vedere e fotografare i vicinissimi gruppi della Civetta e della Moiazza.

Ho aggiunto la salita a Le Cime che è l’elevazione più vicina al Bivacco Margherita Bedin: a volte è confusa con la Prima Pala che invece è il punto dove sta la statuetta di Cristo appena dietro al bivacco.
Si arriva in vetta per pendio erboso di buona pendenza con un saltino roccioso di un paio di metri (o poco più) con dei buoni gradini per appoggiarsi con i piedi.

Per l’avvicinamento al Viàz Drio la Spàla ho inserito varie foto poco scenografiche ma che dovrebbero aiutare a trovare i punti chiave per l’orientamento.
Oggi il GPS ha “sballato” poche volte: confrontando il tracciato GPS con le foto non dovrebbero esserci problemi a completare la salita.

IL DISLIVELLO DI SALITA/DISCESA, IN QUESTA VERSIONE DELL’ESCURSIONE, CALCOLATO CON “Garmin BaseCamp” – E CON ALTIMETRO A PRESSIONE – È DI POCO OLTRE I 1.400 METRI, ED È QUELLO GIUSTO.
QUANDO CI SONO DI MEZZO CENGE/CRESTE/GOLE CHE SCORRONO AI BORDI DI GRAN DISLIVELLI, WIKILOC RICALCOLA SEMPRE IN MODO MOLTO ABBONDANTE PERCHÉ, PROBABILMENTE, FISSA LE QUOTE SULLA BASE DELLE PROPRIE MAPPE SOVRAPPONENDOCI LA TRACCIA DEL GPS CHE NON È CERTAMENTE PERFETTA: IN CENGIA/CRESTA/GOLA ANCHE UNO SCARTO LATERALE DI 3/5 METRI PUÒ DARE ORIGINE A QUOTE NOTEVOLMENTE DIVERSE SE RICALCOLATE SU ALTRE MAPPE.
NON SONO PIÙ DI 1.900 METRI COME INDICATO NEL SITO.
Poche decine di metri più avanti di questo bivietto-svolta-attraversamento, c'è una serie di briglie di contenimento del torrentello.
Se si raggiungono le briglie bisogna tornare indietro e guardare meglio dove attraversare.
Questo è un passaggio importante.
Si arriva al colatoio da buona traccia con una altrettanto buona che prosegue in piano dall'altro lato, ma va da tutt'altra parte rispetto all'obiettivo di giornata.
Subito dopo il colatoio bisogna salire alcuni metri senza traccia evidente e si ritroverà un sentierino un po' labile che è quello corretto.
Dopo poche decine di metri, si arriva in un tratto con alberi un po' radi dove la traccia sparisce.
Bisogna insistere un po' in "quasi piano" e poi in brevissima discesetta per arrivare al waypoint successivo dove la traccia ricompare definitivamente.
È il tratto più difficile come orientamento, ma la via si trova.

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