Tempo  12 ore 14 minuti

Coordinate 10371

Caricato 20 giugno 2018

Recorded giugno 2018

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1.979 m
442 m
0
5,7
11
22,8 km

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vicino Casa Candaten, Veneto (Italia)

Premetto che – come immagino, valga un po’ per tutti – gli aggettivi e avverbi che uso sono riferiti alle mie visioni e capacità, e che persone più preparate possono fare valutazioni ben diverse (sia in senso accrescitivo che diminutivo) specialmente su percorsi di questo “calibro” → per me è un buon 44 Magnum.

Escursione impressionante dove si ritrovano un po’ tutte le caratteristiche possibili.
Se si tolgono le due cenge resta un bellissimo “Giro del Monte Coro” di media difficoltà, con qualche singolo passaggio un po’ impegnativo.
La salita per il Boràl de l’Órs è molto adatta a chi cerca itinerari al di fuori degli schemi dove conta sapersi orientare pur in presenza di ometti e segni in vari tratti.
Discesa per la via normale tracciata CAI che passa per il bel Rifugio Bianchet.
A mio giudizio, questa versione light non avrebbe logica se percorsa in senso inverso.

ZÉNGIA DEL RE
Famosissima e generalmente descritta come “vertiginosa” con due passaggi chiave, specialmente il primo nel senso di percorrenza odierno.
Per il resto la traccia di cengia è “abbastanza” comoda e pulita, e se non fosse per il (graaaande) salto che c’è di lato si potrebbe definire appena impegnativa.
Tuttavia è molto impegnativa proprio per la necessità di essere immuni a vertigini e alla paura del vuoto in generale.
È corta e non comporta un lungo impegno di concentrazione.
Tecnicamente trovo più impegnativi la risalita del canalone in uscita (solo come tecnica di uso mani e piedi) e soprattutto la crestina che riporta verso lo Spallone Occidentale del Monte Coro: l’attacco della crestina è ben più aereo e vertiginoso della Zéngia del Re.
Tornando ai due passaggi chiave:
• Il primo è quello più famoso e fotografato nelle guide, dove una leggera sporgenza di roccia costringe a mettere i piedi su un piccolo appoggio (con “loppa” erbosa) più basso della linea di cengia e veramente “a filo del vuoto”; bisogna un po’ appendersi (o fare equilibrio) con le mani e il tutto è assimilabile a un II° grado; però quando l’ho visto mi sono semplicemente inginocchiato e ho “gattonato” sotto la leggera sporgenza; funziona con zaini piccoli e nulla di appeso al lato interno (tanto meno i bastoncini che non si usano in questa cengia).
• Il secondo è un “Passo del Gatto” dove si sta un po’ a metà fra l’essere inginocchiati e quasi sdraiati; io ho indicato un waypoint con doppio passo del gatto, perché poco prima ce n’è un altro breve che è più sicuro del passaggio esterno dove ti porterebbe la traccia di cengia.

CRESTA DI COLLEGAMENTO FRA ZÉNGIA DEL RE E CENGIA VAN DEL CASTÈL (O CENGIA DEI CAMOSCI)
Primi metri piani, stretti e quasi funambolici: roccia solida qui, impossibile non guardare giù e in lontananza, entusiasmante ma ATTENZIONE!
Poi si sale alcuni metri sul I° grado, anche II° ma forse non ho guardato bene i passaggi meno ripidi perché ho sempre cercato quelli solidi, che esistono in mezzo a molte linee che solide non sono.
Poi spiana ed è più comoda fino alla base dello Spallone Occidentale del Monte Coro: questo waypoint, che ho marcato con il numero 27, è proprio sotto la verticale del numero 17 che sta nei pressi della vetta.
Molto importante questo punto perché è il bivio dove inizia la Cengia Van del Castèl o da dove si può rientrare direttamente verso il tracciato CAI che riporta verso la discesa al Rifugio Bianchet.

CENGIA VAN DEL CASTÈL O CENGIA DEI CAMOSCI O VIÀZ DEI CAMOSCI
Intanto è lunga-lunga e comporta un lungo-lungo impegno di concentrazione.
Impensabile, a mio giudizio, affrontarla senza i “Fer da Tac”, ovvero i ramponcini da prato o forestali.
Come difficoltà si divide nettamente in due, con la prima parte che va dai waypoint 27 al 28, vale a dire fra i due spalloni ovest e sud del Monte Coro.
A mio giudizio non c’è proprio paragone fra l’esposizione di questo tratto e quella molto pubblicizzata della Zéngia del Re: vince questa!
Solo con un drone si potrebbe documentare oggettivamente cos’è questo tratto.
Io ho fatto qualche foto in avanti e qualcuna all’indietro quando potevo girarmi per far riposare le gambe che lavorano sempre allo stesso modo, MA NESSUNA TORSIONE DI LATO PER TENTARE QUALCHE PANORAMICA: NON ERA PROPRIO IL CASO.
Anche qui segnalati due passaggi chiave, tutti e due nella primissima parte.
Il primo è effettivamente molto stretto, ma stando ben attaccati alla parete è ben gestibile: è inutile rimarcare che “anche lo zaino deve essere stretto” senza nulla attaccato all’esterno.
I bastoncini non sono appesi perché si usano molto in questa cengia erbosa, e bisogna fare attenzione a come gestirli in questo tipo di passaggi.
Il secondo passaggio chiave è IL VERO PASSAGGIO CHIAVE DI TUTTA L’ESCURSIONE.
Non ho rischiato alcuna foto.
È un po’ come il primo passaggio chiave della Zéngia del Re con la differenza che non si può gattonare perché la base è più stretta, di lato non è tutta roccia solida dove fare equilibrio con le mani (si trova il punto guardando MOLTO bene), i piedi stanno su minimi appoggi di terra (chiaramente terra che sta sopra qualcosa di più solido, ma sempre terra) e l’esposizione è di qualche ordine di grandezza superiore.
Funziona con fiducia sui ramponcini e senza guardare troppo gli oltre 1.000 metri che stanno sotto il sedere (nel senso del proprio lato B) a sbalzo.
Poi un po’ si allarga, un po’ si restringe, c’è più margine di manovra ma non vedo margini di errore.
Dopo aver girato lo Spallone Sud del Monte Coro al waypoint 28, la cengia diventa una vera bancata erbosa, sempre da abbastanza a piuttosto inclinata, ma sufficientemente larga per stare più tranquilli.
La progressione deve rimanere prudente, l’esposizione è meno evidente ma sempre molto accentuata.
Si restringe in un solo punto, più o meno al waypoint 29, ma non è nulla in confronto al passaggio chiave.

ULTIME PERSONALI VALUTAZIONI
Intanto rimando ai vari waypoint dove ho inserito ulteriori note che spero siano utili.
Sconsiglio il senso inverso di percorrenza delle cenge se non si conoscono già in questo senso.
Intendo che si devono conoscere (o qualcuno di un eventuale gruppo deve conoscerle) sul campo e non solo da una guida o una traccia GPS.
Per le cenge l’itinerario completo di oggi è valido se il meteo è sicuro al 110% e anche più: ci vuole tempo, si possono fare errori lunghi da recuperare e le cenge (specialmente la Van del Castèl) arrivano nel momento della giornata in cui i prevedibili nebbia, pioggia o temporali renderebbero la situazione molto preoccupante.
Da non sottovalutare l’impegno fisico generale specialmente per la Van del Castel che – sempre nella versione odierna – arriva dopo parecchie ore e quasi 2.000 metri di dislivello nelle gambe.
Chi vuole godersi le cenge arrivando in perfetto relax può naturalmente pernottare al Rifugio Bianchet e salire per la via normale verso il Monte Coro.
Purtroppo ho dimenticato di documentare il “Grand Hotel Monte Coro”: è così definito un ricovero naturale – ottimo per le emergenze – che si trova poche decine di metri prima del waypoint 18 nel tratto che porta all’attacco della Zéngia del Re.

TRACCIA GPS
Come sempre il GPS nei tratti sotto roccia delle cenge e nei canali stretti “disegna delle linee alquanto fantasiose”.
Come sempre ho cercato di raddrizzare manualmente queste inesattezze.
La traccia aiuta senz’altro ma non è il Vangelo.
In cengia comunque non serve a nulla, e con queste cenge non verrà mai in mente di guardarla, c’è dell’altro a cui pensare.
Il punto peggiore di ricezione, e di maggior correzione manuale, è all’imbocco dalla Val Ru da Molin a inizio escursione: è un tratto con buona traccia a terra, nessun problema.

IL DISLIVELLO DI SALITA/DISCESA, IN QUESTA VERSIONE DELL’ESCURSIONE, CALCOLATO CON “Garmin BaseCamp” – E CON ALTIMETRO A PRESSIONE – È DI POCO OLTRE I 1.900 METRI, ED È QUELLO GIUSTO.
QUANDO CI SONO DI MEZZO CENGE/CRESTE/GOLE CHE SCORRONO AI BORDI DI GRAN DISLIVELLI, WIKILOC RICALCOLA SEMPRE IN MODO MOLTO ABBONDANTE PERCHÉ, PROBABILMENTE, FISSA LE QUOTE SULLA BASE DELLE PROPRIE MAPPE SOVRAPPONENDOCI LA TRACCIA DEL GPS CHE NON È CERTAMENTE PERFETTA: IN CENGIA/CRESTA/GOLA ANCHE UNO SCARTO LATERALE DI 3/5 METRI PUÒ DARE ORIGINE A QUOTE NOTEVOLMENTE DIVERSE SE RICALCOLATE SU ALTRE MAPPE.
NON SONO PIÙ DI 3.000 METRI COME INDICATO NEL SITO!
Segue tratto anche un po' esposto ma ben improntato a terra.
Segue traccia discreta con svariati ometti.
Divertente con svariati ometti e qualche bollo rosso alquanto sbiadito.
Si va avanti lo stesso anche senza seguire gli ometti, ma è bene stare attenti ad individuarli per faticare meno.
Come per il waypoint 04.
Ci sono due ometti vicini, ma non molto visibili, dove la traccia si perde, e sembrano orientati per indicare di salire anziché continuare a traversare.
Almeno io li ho intesi così e ho sbagliato.
Dopo pochi minuti ho capito che "non funzionava bene" e sono ritornato sui miei passi.
Qualche decina di metri dopo queste lamiere che certificano di stare sulla via giusta, c'è un ometto poco visibile sulla sinistra che sta all'imbocco di una valletta di bosco rado, di buona pendenza e che bisogna seguire a lungo.
Con il senno di poi, si farebbe decisamente meno fatica calzando i ramponcini, anche se la valletta è sicurissima e i Fer da Tac non sono strettamente necessari.
Non vale la pena portarli solo per questo tratto, ma se stanno già nello zaino perché non usarli?
Ho indicato questo semplice I° grado perché "stacca leggermente" rispetto al resto della salita per la Forcella del Boràl de l’Órs , anche se è mooolto più semplice di svariati passaggi in zona cenge.
Poi si piega a sinistra per breve e facile cengetta e si entra nel vallone di cui alla foto del prossimo waypoint.
Verso la fine del vallone che precede il segno rosso del waypoint, è logico dover piegare a destra (direzione salita) e puntare una selletta.
Tuttavia non c'è evidenza di traccia e, mentre riflettevo un attimo, è uscito un camoscio che mi ha guardato ed è subito tornato indietro.
A volte basta seguire i camosci per trovare la via migliore: l'ho seguito e ho visto subito il segno su una piccola roccia, seguito da altri due su alberi (dopo il doppiaggio della costola) che stavano su una traccia "riemersa".
Dopo il larice fulminato si entra diretti nel Van della Rejìna o Van de la Rìsena di cui alla foto con cerchietto rosso che indica la direzione.
È piuttosto ripido, se si inciampa non si finisce in valle come nelle cenge ma ci si fa molto male.
Si possono fare molte linee; io ho fatto un'ansa verso destra e sono poi rientrato verso sinistra al waypoint seguente.
Si può anche scegliere di stare molto più a destra verso la dorsale delle Pale dei Camòrz e tagliare giù alla fine.
Da quel punto ci sarebbe una bellissima visuale completa sulla Zéngia del Re - come ho visto su una guida -, ma la luce buona arriva nel primo pomeriggio.
All'orario del mio passaggio la Zéngia del Re è tutta in ombra e non fotografabile da lontano.
Qui c'è da "ravanare". Se si è in gruppo attenzione a chi sta dietro: è molto facile "buttare giù qualcosa".
A dire il vero, tutte le varie guide che ho consultato indicano il doppiaggio dello Spallone Sud del Monte Coro in corrispondenza di un caratteristico torrioncino roccioso che sta qualche metro sopra l'ometto di questo waypoint.
Quando sono arrivato nei pressi del torrioncino - che è ben visibile anche da lontano - ho notato una traccia che proseguiva quasi in piano verso l'esterno: l'ho seguita per curiosità e sono giunto alla piazzola con l'ometto.
Poi ho visto dall'altro lato che ci si collegava facilmente con la prosecuzione della cengia. Alla fine si può dire che sono due possibilità altrettanto valide per superare questo punto spettacolare.
Non si nota dalla foto, ma questo tratto di prato è una "fabbrica di ortiche".
Grande collezione di grappe al rifugio. 😊
Peccato non poter pernottare e darci dentro!
Se non si è organizzati con doppia auto, si può anche scegliere di parcheggiare qui vicino alla fermata dell'autobus, e farsi il tratto asfaltato con il fresco del mattino.
Io preferisco l'altro parcheggio perché l'auto non è a bordo strada come sarebbe alla fermata autobus.

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