Tempo  51 minuti

Coordinate 334

Uploaded 7 febbraio 2016

Recorded febbraio 2016

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596 m
506 m
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0,7
1,4
2,71 km

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vicino Vellano, Toscana (Italia)

La partenza è dalla "Porta Baciese" una delle tre porte del Castello di Vellano, così chiamata perché "bacia" il sole quando questo tramonta dietro le colline all'orizzonte. Seguiamo la provinciale per un breve tratto e superato il locale Cimitero, svoltiamo a sinistra per una carrareccia in discesa che entra nel bosco. Una manciata di metri e ci troviamo presso quella che in epoca passata era una delle tante cave storiche del paese, la cava di Obacina, costituita da svariati fronti di cava. Ora è ghermita dalla vegetazione che ne impedisce l'accesso ma a noi è sufficiente così dato che dovremo solo fare il punto del luogo e posizionarlo sulla carta. Niente paura, non saranno considerazioni scientifiche tantomeno rigorose ma ci daranno sicuramente un'idea di quello che andremo a scoprire. Col punto registrato nel GPS torniamo indietro e raggiunta la provinciale svoltiamo a sinistra in salita. Ancora pochi passi (ultimamente sono diventato leggermente sfaticato) e ci troviamo di fronte alla "panchina di Florio" (panchina in legno autocostruita). Non ci resta che trovare un passaggio agevole (a Nord-Ovest) che ci consenta di entrare nel bosco e percorrere un piccolo tratto in discesa. "Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l'ha... sai che cosa penso, che se non ha un senso, domani arriverà, domani arriverà lo stesso. Senti che bel vento, non basta mai il tempo, domani è un altro giorno, arriverà". Scopriamo le carte; ecco di fronte a noi un muro che si estende per circa 50 metri e che sembrerebbe concepito per sostenere un antico tracciato, non un semplice sentiero ma una traccia più ampia, diciamo per permettere il passaggio di un carro? Per contenere qualcosa? Per proteggere qualcos'altro? Segue perfettamente la direzione Est Ovest e risulta in leggera salita verso Est. Il punto fatto alle cave di Obacina può darci indicazioni se il muro era legato a questa area estrattiva oppure se non esiste un nesso che possa legare queste due entità. I vecchi del paese erano soliti andare a prendere l'acqua alla "Fontanella", sorgente perenne di acqua fresca e pura (ci sono le "mignatte" o sanguisughe, alla faccia delle sofisticate analisi biochimiche moderne) e i pochi sopravvissuti (l'acqua non c'entra) raccontano di avere utilizzato frequentemente questo tracciato dato che era piacevole, riservato e all'ombra, così come era consuetudine per gli scalpellini delle cave di Obacina percorrerne il tratto finale per fare scorta di acqua. In alcuni punti questo percorso nel bosco è molto evidente, in altri non si riesce più a individuare e tantomeno a percorrere ma risulta comunque agevole ipotizzarlo. Questo è quanto, per dovere di cronaca storica e questo, forse, è il senso "... Voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l'ha... a". Birbante di un Vasco.

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