Tempo in movimento  4 ore 7 minuti

Tempo  7 ore 56 minuti

Coordinate 2349

Uploaded 19 maggio 2018

Recorded maggio 2018

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13,57 km

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vicino Caprile, Liguria (Italia)

Caprile (994 m)

Come arrivare: Autostrada, uscita Genova Est, si prende la Statale 45 per Piacenza, sino a Torriglia. Si prosegue sulla SP 15 del Brugneto e successivamente sulla SP 87 per Bavastrelli e Caprile. Da Piacenza si percorre la Statale 45 della Val Trebbia. Si supera Montebruno, si svolta per Propata e si raggiunge Caprile
Possibilità di lasciare l'auto nell'ampio parcheggio nei pressi dell'Albergo "Berto".
(PRIMO STOP) Dal parcheggio di Caprile (998 m), che si trova vicino al ristorante “Da Berto”, s’inizia a camminare (segnavia triangolo giallo e segnavia due rombi gialli) tra le case, lungo una antica mulattiera, lasciandoci alle spalle due antichi trogoli. Usciti dal Caprile, si supera il cancello e poco dopo un bivio: il triangolo giallo, a sinistra, dirige verso il Passo Cattivo, il segnavia "due rombi gialli" sale verso I Piani, il Passo Tre Croci e, infine, l’Antola. Prendiamo la via che sale a destra (due rombi gialli), guadagnando quota rapidamente tra copiose fioriture di maggiociondolo (Laburnum anagyroides). All’inizio la vegetazione è formata da alberi di latifoglie a riposo invernale come l’acero, il frassino maggiore, l’orniello, il carpino nero, sorbo montano, rovere, cerro e castagno. La prima sosta è presso I Piani di Caprile, un grande pascolo dove in estate si trovano Brune alpine e Limousine.
(SECONDO STOP) Pascolo (12:40) Piani di Caprile: qui è facile incontrare mucche al pascolo, sono soprattutto Limousine, pregiata razza francese, che per otto mesi all’anno brucano le erbe dei pascoli sopra Propata e Caprile, prima di fare ritorno alle stalle per l’inverno. Sul lato a monte del pianoro si notano i ruderi di tradizionali alberghi. Presso Fonte Mortesina (1280 m), la mulattiera continua a salire nella penombra della faggeta fino al Passo Tre Croci (1495 m). Questi boschi rappresentano la casa ideale degli ungulati, il capriolo in particolare. NOTE DI STEFANO CHE POTREBBERO ESSERE TRATTATE QUI: Allevamento - Pascoli alti, casoni per alpeggio estivo Caprile -> Capre Formaggi e latte, ogni casa aveva stalla. Mucche, capre, (vitelli detti bucci) Pascolo fatto dopo che il fieno era stato raccolto Fienaggione - segaggin (erba segata, non tagliata) con messùia Fieno poi raccolto in grandi cumuli e portato a valle con slitte o a mano Durante raccolta tutta la popolazione saliva e dormiva all'aperto Mesi estivi erano periodo più indicato, spesso fieno lasciato a rimarcare i confini come ragnatela sui versanti Fasce e terrazamenti più in basso, si coltivavav grano, segale e patate Cultura del castagno: l'Arbo (l'albero) riciclato in tutto e per tutto Discorso fauna del Parco!
(TERZO STOP) Passo Tre Croci (13:10). Si prende ora a sinistra, sul lato nord dello spartiacque, superando freschi e ombrosi boschi dove crescono suffrutici come mirtilli e lamponi e dove in estate si possono ammirare i petali del giglio rosso di San Giovanni. Il Parco dell’Antola è attraversato da storiche mulattiere che mettevano in comunicazione la pianura e il mare; oggi come “ieri” l’antico nodo viario valica lo spartiacque che unisce la valle Scrivia, la val Trebbia e la val Bormida. NOTE DI STEFANO CHE POTREBBERO ESSERE TRATTATE QUI: Castellano - Passaggio su crinali non su fondovalle Via Patrania: Tigullio, Genova, monte Lavagnola, Antola, Carrega, Cosola Numerosi banditi su vie di comunicazione, strada vietate per convogliare traffici a Torriglia e Casella Aggiungo: storia dei tre mulattieri
Bivio Caprile (13:40). Prima dell’ultima salita per guadagnare la Sella Est, si lascia alle proprie spalle il sentiero (segnavia triangolo giallo) che scende alla fonte Cantioe e ai Piani di Propata. ARNICA (BOX) Fiore, questo indica il termine ellenico Anthos, quindi è facile immaginare cosa riservi il Monte Antola agli escursionisti in primavera-estate, quando prati e radi boschi si arricchiscono delle splendide fioriture di specie rare e protette (narciso, giglio martagone, giglio rosso, aquilegia, botton d’oro, aconito, ranuncolo, anemone, orchiedee) e relitti glaciali (astro delle Alpi, nigritella, soldanella alpina, tussilaggine delle Alpi). Inoltre le praterie dello spartiacque, fin da epoche lontane sono note per la ricchezza di piante aromatiche ed officinali utilizzate nella medicina popolare. In piena estate, primo attore è l’Arnica montana grazie alle sue grandi potenzialità farmaceutiche, confortate da proprietà stimolanti sulla cute e antinfiammatorie e curative su ferite, tipo ecchimosi, contusioni, distorsioni, slogature; a forti dosi risulta velenosa. Ci piace però ricordare che la raccolta di questa Composita è proibita per non mettere a rischio la moltiplicazione della specie.
(QUARTO STOP) Presso l'Antola, panorama sul vecchio e il nuovo rifugio (ore 14:00). Dalla Sella Est si raggiunge in breve la panoramica cima dell’Antola (1597 m), impreziosita dalla variopinta presenza di fiori rari e protetti – astro alpino, arnica, narciso selvatico – insieme alle stupende farfalle che colorano i prati. Dalla grande croce bianca, inaugurata e benedetta dal vescovo di Tortona nel 1907, si scende di quota verso la Cappella di San Pietro e Paolo. Di notevole interesse, per rarità e bellezza, sono le fioriture di narcisi (Narcissus poeticus), gigli (Lilium bulbiferum e martagon), genziane (Gentiana lutea e ligustica), orchidee (Orchis mascula e sambucina, Nigritella nigra,..) e arnica (Arnica montana), quest’ultima utilizzata da sempre nella medicina popolare. FARFALLE Il Monte Antola, grazie alla ricchezza di flora e piante presenti solo sul suo massiccio, annovera un primato che quasi passa inosservato: la maggiore concentrazione di farfalle diurne di quasi tutto Appennino, registrando ben un 70% dei ropaloceri italiani. A questa famiglia appartengono la Mellicta aurelia, Erebia medusa e Carterocephalus palaemon, specie sopravvissute al freddo delle glaciazioni e oggi presenti nel nord-est dell’Europa, sulle Alpi e, relativamente all’Appennino, solo sull’Antola. Tra le specie crepuscolari ricordiamo invece Ocneria rubea, Endromis versicolora, Aglia tau e Catocala fraxin. NOTE DI STEFANO CHE POTREBBERO ESSERE TRATTATE QUI: Anthos = fiore  Erba d'Antua (Aconito) per decotti, Genziana, Arnica, tutte piante utilizzate come alimento e medicinali Veratro tossico per piante e animali Botanici, geologi, naturalisti da metà '800 studiano Appennino De Notaris studia flora ligure e spesso dice "frequente in Antola"  Discorso flora e geologia Parco 1824 primo oste tra monti Buio e Antola. Vende viveri e gazose in estate
(QUINTO STOP) Antola e racconto di Reneusi (ore 14:10) Interessanti le vedute sulla sottostante tormentata Val Borbera, dove s’intravedono le frazioni di Vegni: i Casoni di Vegni, Ferradie e Reneusi, dove tra le sue case fantasma è ancora attuale la storia drammatica del suo ultimo abitante: Davide Bellomo. Alla Cappella di San Pietro e Paolo, all’alba del 26 giugno si radunano tanti valligiani, provenienti dalle valli sottostanti, in trepida attesa del sorgere del sole ("i tre salti del sole"). In quest’occasione, tutti gli anni l’Ente parco è promotore di un’escursione notturna, con partenza da Casa del Romano.
(SESTO STOP) Rifugio Antola (16:55). Superato il Rifugio Bensa (inagibile) e i ruderi ormai fagocitati dalla vegetazione del Rifugio Musante, si perde quota giungendo in breve al nuovo Rifugio Antola, con 32 posti letto e la completa autonomia energetica, di proprietà del Parco. Nei pressi un sito di interesse storico-ambientale con i resti di due antiche neviere e, dal rifugio, ampi panorami sulla valle del Brugneto, con la vista dell’omonimo lago. DAL SITO DEL PARCO La storia dei rifugi dell'Antola Sul Monte Antola hanno operato, dal 1895, due rifugi: il Rifugio Musante e il Rifugio Bensa. Il primo, il Musante, fu costruito tra il 1894 e il 1895 da quattro abitanti di Bavastrelli con l'ausilio della "Società Club Alpino sezione Ligure" che contribuì con mille lire. Il primo gestore, nonché comproprietario fu Giovanni Musante, emigrante di Bavastrelli rientrato allora dall'America. Ai primi del '900 il CAI riservò per suo uso una camera del rifugio con accesso dall'esterno e lasciò il restante edificio alla gestione della famiglia Musante. Nonostante la morte di Giovanni, i suoi figli ne mantennero la gestione. Gli ultimi due rimasti lassù furono Vittorio e Albina, due personaggi che ancor oggi sono nella memoria degli escursionisti di allora. Nel 1979 Albina rimasta sola a causa della morte del fratello si convinse a lasciare quella dimora di una vita. La fine del rifugio Musante fu decretata nei primi anni '90, quando un incendio ne bruciò il poco ancora rimasto in piedi. Diversa è la storia del Rifugio Bensa. L'origine dell'edificio risale ai primi del novecento quando, per molte famiglie benestanti genovesi, vennero costruite ville per la villeggiatura estiva. E proprio uno di questi edifici, nel 1927 venne allestito a rifugio dalla Società Alpina Ligure, immobiliare del CAI. Gli anni seguenti a questa acquisizione furono quelli di maggior sviluppo del rifugio E. Bensa, intitolato al famoso onorevole. Divenne paragonabile ad un qualsiasi altro rifugio di montagna, registrando un'affluenza in tutti i periodi dell'anno. Ma nel 1944 il rifugio, che era utilizzato dai partigiani, fu danneggiato gravemente sotto i mortai tedeschi. Successivamente venne messo in vendita e prontamente acquistato dalla stessa famiglia Musante che lo utilizzò come dependance al rifugio da loro già gestito Dal 1983 riprese a funzionare indipendente dall'altra struttura dapprima con la gestione della famiglia Cecconetto e successivamente dalla famiglia Vigilia. La risolutiva chiusura dell'attività si ebbe nel 1996, schiudendosi una situazione difficile a seguito di una complicata vicenda giudiziaria che bloccò per diversi anni ogni possibilità di progetto per una prossima riapertura. Il Parco inizialmente ha intrapreso la via del recupero e della ristrutturazione di una delle due strutture già esistenti (ex Rifugio Bensa), cercando un accordo con la proprietà per l'acquisto o l'affitto. Ma le condizioni economiche insostenibili a fronte degli elevati costi di restauro hanno portato ad una via completamente nuova, convincendo gli amministratori dell'Ente della necessità di creare una struttura da zero che rimarrà di proprietà pubblica. NOTE DI STEFANO CHE POTREBBERO ESSERE TRATTATE QUI: Case Antola Tra 1894 e 95 Rifugio Musante appoggiato da CAI ligure Nel 1899 Palazzina Borgonovo e poi 1903 Villa Elena (due ricche vedove) Sempre nel 1903 Cappella e sotto vetta Osteria Gattavara Trentina di persone fisse in estate in Case Antola Festa San Pietro con balli, musiche e mulattieri che abbellivano muli 1907 croce di vetta con solenni celebrazioni (proprietario Ansaldo e Secolo XIX) 1927 Rifugio Bensa ex palazzina Borgonovo per sci ed alta borghesia (ben attrezzato) Strafia (teleferica) da Reneuzzi - Antola - Fuulo  per trasportare materiali Agosto '44 e soprattutto dicembre stesso anno rastrellamento: Villa Elena bruciata, Bensa preso da colpo di mortaio, Musante raziato 1979 Albina Musante dopo morte fratello scende a valle 1983 riapre Bensa dopo travagli, 1997 chiusura definitiva 1989 crollo Musante dopo incendio 2000 restaurata cappella 207 apre Rifugio Parco Antola Neviera: una di Principe Doria personale, portano ghiaccio a ricchi di Genova Carbonaio: in autunno, difficile lavoro. A fine '800 autoli lamentano disboscamento 
(SETTIMO STOP) Scendendo si prende a sinistra (17:43). Dal rifugio di proprietà del Parco dell’Antola, si scende lungo la mulattiera (segnavia due quadrati gialli) che ha in Bavastrelli la sua meta finale: camminando nella penombra della faggeta s’incontra la fonte “du Ruindu”, continuando a perdere quota, una quindicina di metri prima della Cappella della Madonna delle Grazie s’incontra un trivio (cardine dell’Anello del Rifugio) da dove si prende il sentiero a sinistra, poco evidente (il segnavia tre pallini gialli disposti a triangolo, segnato sulla cartina del Parco, in realtà non è presente). Godendo di suggestivi scorci panoramici sul lago del Brugneto, si copre un modesto dislivello in salita, si attraversano gli alpeggi dove pascolano in primavera-estate mandrie di Bruna Alpina, Limousine e Cabannina. Giunti ad una sella, l’ambiente boschivo accompagna ora l’escursionista verso destra, perdendo gradatamente quota. L’attività agro-silvo-pastorale ha portato l’utilizzazione delle pendici dell’Antola fino a quote maggiori, ai margini dei boschi di latifoglie a riposo invernale che peraltro registrano un gradito ritorno: quello del lupo.
Al bivio prendere a destra verso Caprile (ore 17:55) Scendendo si incontra un secondo bivio (poco prima c'è una modesta, frana, la si supera senza problemi), dove si abbandona la via principale per prendere a sinistra una traccia di sentiero indicata da una palina segnaletica "percorso per le ciaspole". Si cammina tra i pascoli, poi si segue un modesto ruscello: ad un certo punto, a causa di una frana che si trova poco più giù, si segue un percorso alternativo individuato dai paletti di legno con nastro giallo.
(OTTAVO STOP) Prendere a sinistra, quindi abbandonare la mulattiera. Attraversato un rio, si giunge ad un cancello, lo si supera e in lieve discesa si segue la pista acciottolata che costeggia a destra i ruderi di antichi ripari. Proseguendo tra vecchi muri a secco e pascoli terrazzati, si scende verso Caprile.

1 comment

  • Foto di aburra.a

    aburra.a 29-apr-2019

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    Sentiero molto bello. Sale subito all'inizio prendendo il sentiero dal centro di Caprile segnalato con due rombi. Dopo un dislivello continuo di 600 metri si arriva a Passo 3 Croci. Molto ben segnalato. Da qui si diramano diversi sentieri uno dei quali in cresta conduce al Monte Antola. Ancora un forte dislivello e poi si arriva sulla cima del Monte con una vista mozzafiato su tutto l'arco alpino, dal mare alla Lombardia. Spettacolare. In discesa abbiamo fatto il sentiero contrassegnato con un triangolo per chiudere l'anello. Ad un certo punto presso una radura il segnale si interrompe e abbiamo perso il sentiero. Andando dritti perni terrazzamenti abbiamo trovato una casa e da qui seguito la strada sterrata fino a Caprile, ritrovando poi triangoli. Visto un cerbiatto. Consigliata. Fatta insieme con ragazzino di 11 anni (allenato).

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