Tempo in movimento  4 ore 34 minuti

Tempo  7 ore 10 minuti

Coordinate 3768

Uploaded 11 maggio 2019

Recorded maggio 2019

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2.002 m
702 m
0
5,8
12
23,04 km

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vicino Pescosolido, Lazio (Italia)

Partenza alle 7:00 dalla località Le Scalelle, subito dopo il paese di Pescosolido. Dal parcheggio si svolta subito a sinistra e si sale su una piccola carrarreccia molto agevolmente sino a raggiungere un piccolo stazzo che sembra abbandonato. Il sentiero Q9 passa sul fianco dello stazzo e poi inizia a salire sempre più rapidamente. Ho seguito il sentiero sino a raggiungere un Rifugio chiuso, vi sono giunto dopo un ora di cammino. Poi ho proseguito salendo sul sentiero sino a raggiungere un bivio. Ho svoltato a destra per arrivare alla croce che si affaccia sulla cresta, forse si tratta della cima del Macerone.Raggiungere la cresta è stata molto dura, c'è un notevole dislivello da affrontare, ho infatti abbandonato il sentiero per tirare dritto sino al Macerone, in vetta alle ore 9:00. Dalla cresta oltre ad apprezzare il meraviglioso panorama sul Vallone Lacerno e sulla cresta che dai Tre Confini porta sino al Serrone ho iniziato la marcia in direzione del Monte Cornacchia. Tra numerosi saliscendi sono arrivato ad una cima con croce che anticipa quella del Cornacchia, ho impiegato 1h per coprire la distanza tra il Macerone e la croce, alle 10:40 sono giunto finalmente sul Cornacchia 2003mt. Il tempo in veloce cambiamento mi ha obbligato ad una rapida discesa abbandonando qualsiasi velleità di raggiungere il Serrone. Proseguendo verso i Tre Confini ho intercettato il sentiero Q9 e sono giunto alle 11:15 al Rifugio Campo di Grano, aperto e occupato da una persona che dormiva nel sacco a pelo. Ho continuato la discesa ora sul sentiero Q8 incontrando numerosi ruderi di stazzi ottocenteschi per poi iniziare il percorso all'interno del bosco. La discesa è tanto bella quanto lunghissima, la vegetazione, il panorama e i profumi che si respirano sono indescrivibili. Ho incontrato lungo la discesa uno spiazzo con numerose vasche piene d'acqua, un punto panoramicissimo sul Balzo di Ciotto, e poi girando sul fianco della montagna numerosi valloni si aprivano sulla mia sinistra. Infine sono arrivato ad un cancello con filo spinato che bloccava il passaggio, sono passato all'interno di una fessura e ho proseguito verso valle sino a raggiungere un prato molto grande preceduto da ruderi di case abbandonate. Grazie al consiglio di bikers incontrati lungo il Q8 ho svoltato a destra poco prima del prato e mi sono ritrovato di nuovo all'interno di un campo recintato, anche in questo caso sono passato attraverso un piccolo spazio tra due paletti e ho preso la carrareccia che sapevo mi avrebbe condotto alla macchina. Lungo il tragitto ho incontrato ancora numerosi casolari abbandonati, dei pastori intenti a spostare le vacche e un grandissimo prato su cui brucavano delle pecore. Ancora 800mt e sono arrivato alle 14:10 alla macchina.

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