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Distanza

4,59 km

Dislivello positivo

50 m

Difficoltà tecnica

Facile

Dislivello negativo

50 m

Altitudine massima

28 m

Trailrank

64

Altitudine minima

5 m

Tipo di percorso

Anello

Coordinate

67

Caricato

12 agosto 2021

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28 m
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4,59 km

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vicino a Pian di Rota, Toscana (Italia)

Associazione Proponente: GBL Gruppo Botanico Livornese
Escursione programmata nell'ambito del Progetto Mappa di Comunità dei Monti Livornesi 
Proponente: Gruppo Botanico Livornese A.P.S.
Data: domenica 5 settembre 2021
Punto di ritrovo e orario: Parcheggio del Cisternino alle ore 9
Accompagnatori: Mairo Mannocci (esperto) e soci del GBL
Guida ambientale: Michele Lopez
Percorso: ad anello, con partenza e ritorno al Cisternino di Pian di Rota, su strade sterrate e sentieri campestri e boschivi. Percorso generalmente facile, qualche attenzione si richiede nel primo tratto in discesa verso la Vallelunga.
Lunghezza: circa 5 km 
Dislivello complessivo: poche decine di metri in salita e in discesa
Durata: circa tre ore con le soste presso i punti di interesse

 
PERCORSO - PUNTI DI INTERESSE
Il percorso ad anello, con partenza e ritorno al Cisternino, con una lunghezza di circa 5 km, è facile e il dislivello è minimo. Qualche attenzione si richiede nel primo tratto in discesa verso la Vallelunga. Per questo è consigliato l’uso di bastoncini e scarpe da escursione.
Si parte dal Cisternino e si scende verso la Vallelunga, che si attraversa passando lungo gli Archi. Traversata la valle si sottopassano gli Archi e, raggiunto il margine della Cerretina, lo si costeggia verso destra per un tratto. Quindi ci si addentra nel bosco attraversandolo fino al “Campone”, al momento non coltivato.
Si scende per uscire dal bosco e raggiungere il Rio della Puzzolente, che si fiancheggia in direzione dei Bagnetti, luogo storico caro ai Livornesi, dove si possono osservare alcuni alberi maestosi.
Si riprende il percorso ad anello percorrendo la strada vicinale che attraversa il bosco, fino a raggiungere la Vallelunga. Si costeggia il bosco in direzione del Cisternino che si raggiunge percorrendo a ritroso un tratto del percorso iniziale a fianco degli Archi.
Nella mappa allegata sono indicati il percorso e i relativi punti di interesse, descritti sommariamente. Informazioni più dettagliate saranno fornite nel corso dell’escursione, con l’osservazione diretta. Una copia cartacea della mappa sarà distribuita ai partecipanti all’escursione.
Mappa del percorso con punti salienti (vedi sottostante punto informativo)
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Punti critici:
- in caso di piogge prolungate il percorso si presenta meno agevole per intralcio ai movimenti dovuti al terreno fangoso;
la vicinanza della città determina frequenti situazione di deposito di materiali trasformando i punti più prossimi alla strada delle Sorgenti in vere e proprie discariche.
l’azione antropica ha determinato il danneggiamento e la scomparsa di preziose aree di vegetazione
riparia con conseguente danno alla biodiversità dell’ambiente
Punto informativo

PUNTI D'INTERESSE DEL PERCORSO

  • Foto di PUNTI D'INTERESSE DEL PERCORSO
Indicati in dettaglio e mappati nel file di mappa allegato
Punto informativo

ACQUEDOTTO LEOPOLDINO

  • Foto di ACQUEDOTTO LEOPOLDINO
  • Foto di ACQUEDOTTO LEOPOLDINO
  • Foto di ACQUEDOTTO LEOPOLDINO
  • Foto di ACQUEDOTTO LEOPOLDINO
  • Foto di ACQUEDOTTO LEOPOLDINO
Acquedotto Leopoldino punto 1: Cenni storici : vedi didascalia foto 4. e foto 5 Storia dell'Acquedotto Leopoldino a cura di SALVIAMO IL SALVABILE - ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DEI BENI AMBIENTALI , CULTURALI E STORICI DEL COMUNE DI COLLESALVETTI
Waypoint

Viste Acquedotto

Waypoint

Casottino Acquedotto

Punto informativo

Essenze mediterranee presenti in Cerretina

  • Foto di Essenze mediterranee presenti in Cerretina
Punto informativo

IL GENERE QUERCUS

  • Foto di IL GENERE QUERCUS
Punto informativo

Zona umida. Residuo di bosco planiziale di farnie e carpino bianco

  • Foto di Zona umida. Residuo di bosco planiziale di farnie e carpino bianco
  • Foto di Zona umida. Residuo di bosco planiziale di farnie e carpino bianco
  • Foto di Zona umida. Residuo di bosco planiziale di farnie e carpino bianco
  • Foto di Zona umida. Residuo di bosco planiziale di farnie e carpino bianco
Waypoint

Bosco mesofilo

Punto informativo

Rio Puzzolente

  • Foto di Rio Puzzolente
  • Foto di Rio Puzzolente
  • Foto di Rio Puzzolente
  • Foto di Rio Puzzolente
  • Foto di Rio Puzzolente
Il Rio Puzzolente, come viene comunemente chiamato, è un corso d’acqua che si fa strada nella parte settentrionale delle Colline Livornesi, che sfocia nel torrente Ugione nella località di Ponte Ugione, rimanendo sempre nel comune di Livorno. Le sorgenti si trovano sulle pendici del monte La Poggia a cieca 300 metri sul livello del mare, ma il corso d’acqua vero e proprio si forma a 20 metri d’altezza dall’unione dei due bracci maggiori : il Rio Paganello, più a nord e il Rio del Lupo, poco più a sud. Questi due corsi d’acqua ben distinti, scorrono molto vicini parallelamente per 3 chilometri, anche se il Rio Paganello ha una portata maggiore e più omogenea durante il corso dell’anno, dato i suoi numarosi affluenti. Il Rio Puzzolente aggira la Fattoria Mimbelli e. Superato l’antico stabilimento termale dei Bagnetti, ormai in disuso, il corso d’acqua si avvia verso nord attraversando l’azienda agricola Limone e poi le arcate dell’acquedotto di Colognole (“gli Archi”), con una pendenza minima e argini ben scavati. Superata la via delle Sorgenti, non distante dal Cisternino di Pia di Rota, il Rio dell’Acqua Puzzolente si unisce poi al Torrente Ugione a Ponte Ugione. Probabilmente il nome Rio della Puzzolente venne attribuito al corso d’acqua già dai tempi del Medio Evo per il fatto che ,vicino a dove ora c’è la Fattoria Mimbelli, è presente tutt’ora una sorgente di acqua sulfurea che scarica nel fiume.
Punto informativo

Bagnetti

Lo stabilimento termale punto 9 A partire dalla metà dell’Ottocento la città di Livorno si arricchì di numerosi stabilimenti termali, il più celebre dei quali fu quello delle Acque della Salute del Corallo, costruito all’inizio de XX secolo. Oggi tutte queste strutture sono cadute in rovina; analogo destino per i Bagnetti della Puzzolente, costruiti in stile neoclassico da Pasquale Poccianti (architetto del famoso Cisternone). Lo stabilimento chiuse nel 1897 e attualmente versa in condizioni di estremo degrado; le acque minerali sulfuree, che un tempo alimentavano i bagnetti, oggi sono riversate direttamente nel vicino torrente. Bagnetti della Puzzolente punto9 Legano il proprio nome al particolare toponimo del luogo, così chiamato per la presenza di maleodorante acqua di origine solfurea. Sono ciò che resta di una struttura termale del XX secolo, che oggi versa in condizioni di estremo degrado. Realizzati per la volontà della famiglia Bartolomei e in seguito passati ai Mimbelli, i Bagnetti rappresentano una delle ultime costruzioni di Pasquale Poccianti, uno dei più importanti architetti del neoclassicismo toscano e la cui fama è legata al completamento dell’Acquedotto Lorenense e alle cisterne di Livorno. Furono costruiti tra il 1843 ed il 1844 con grandi ambizioni, ma l’impresa non andò a buon fine, tanto che sul finire dell’ottocento lo stabilimento fu chiuso ed adibito ad altre destinazioni. Attualmente l’edificio, che negli anni sessanta ha fatto da sfondo ad una scena del celebre film Tutti a casa i Luigi Comencini, è ridotto in pessimo stato di conservazione. L’acqua della puzzolente che sgorga tuttora nel rio fu comunque utilizzata dal popolo fino agli anni “60 del secolo scorso come rimedio di alcune affezioni di patologie cutanee di origine prevalentemente fungina, verso le quali lo solfo e suoi derivati sono stati sempre ritenuti efficaci. Così era frequente osservare barrocciai con i loro cavalli e proprietari di cani che immergevano nelle acque del rio i loro animali per curarli da affezioni cutanee, specie agli arti inferiori, o sfregando le foglie del letto del rio impregnate di una patina di solfo. Purtroppo era in uso anche la pratica di bere direttamente dalla sorgente l’acqua, con effetti senz’altro non positivi, e che comunque veniva pure venduta in fiaschi anche a Livorno da improvvisati fornitori. Ricordo che nel cortile dove abitavo nel rione Fiorentina arrivava al mattino un venditore con la sua bicicletta carica di fiaschi di paglia, gridando a squarciagola “acqua della puzzolente”. Informazioni tratte da pubblicazione soggetta a copyright © da inserire pubblicazione o pubblicazioni di riferimento
Punto informativo

Cerretina

  • Foto di Cerretina
  • Foto di Cerretina
  • Foto di Cerretina
  • Foto di Cerretina
  • Foto di Cerretina
La Cerretina e l’area della Riserva dei Monti Livornesi Come si vede dalla carta del sentiero 00, l’area interessata dalla Foresta di Valle Benedetta che inizia a Nord, con le prime propaggini dei Monti Livornesi in località Le Basse e Casanova, esclude il bosco della Cerretina che si trova poco fuori dall’area considerata. Il sentiero 00 giunge, partendo da Nord, a villa Cristina e al Romitario della Sambuca, che fatto a piedi non è sempre agevole e significativo nel tratto che va dal Cisternino alla ex cava del Tiro a Volo. Il G.B.L. ha da tempo organizzato un percorso alternativo, che dal Cisternino passa sotto gli Archi e attraversa verso Sud-Est la Valle lunga sul lato Nord della Cerretina per giungere attraverso boschi sviluppati in località le basse per poi salendo verso il Corbolone o il M. La Poggia. La Cerretina può essere considerata la porta a nord della riserva naturale regionale dei Monti Livornesi, vista la sua facilità di raggiungerla dalla città, la presenza lungo l’Anello della Cerretina, dei resti architettonici relativi al complesso dell’acquedotto Leopoldino e le emergenze naturalistiche osservabili utili per studi specialistici, ma soprattutto per educare verso la fruizione e conservazione della natura. Bosco della Cerretina punto 3 Il bosco si trova a nord-est della città, oltre la variante Aurelia, nei pressi del Cisternino ed è delimitato ad ovest dal Rio della Puzzolente, ad est dal Rio di Vallelunga, a nord dai campi e coltivi prospicienti gli archi dell’acquedotto, mentre a sud è delimitato dalla strada vicinale che dai “bagnetti” a sinistra si dirige verso Valle Lunga. Il bosco occupa un’area di circa 5 ettari, avendo una forma pressoché rettangolare con lati di circa 1000 metri x 500 metri. L’accesso al bosco è possibile in vari punti, ma è più facile dai Bagnetti della puzzolente, da sotto gli archi dell’Acquedotto Leopoldino, prima del Cisternino o dal Cisternino stesso. Il bosco giace su un terreno di bassa collina, prevalentemente sabbioso, sciolto o medio-sciolto, di notevole spessore, mentre i terreni che lo circondano, lungo le valli dei rii, sono di tipo alluvionale, leggeri sabbio-limosi o limo-sabbiosi profondi e freschi, di origine recente del quaternario, facenti parte del complesso sedimentario di sabbie gialle. Il bosco, come dice il nome stesso “Cerretina”, può essere inquadrato nella serie dei boschi decidui mesofili, su terreno silicicolo, con sottobosco sempreverde di pungitopo e edera dove, con presenza di erica arborea e corbezzolo nelle fasi iniziali di sviluppo dopo il taglio (ceduazione). La vegetazione arborea è prevalentemente costituita dal cerro, con presenza di altre querce caducifoglie come il rovere e la roverella. È presente anche l’orniello specie sui versanti più ombrosi. Nelle zone più calde e asciutte (versanti a Sud-West) si notano esemplari di querce sempreverdi come il leccio e la sughera, visibili meglio in inverno, quando la cerretina appare tutta spoglia. Sui margini piani più umide e meno esposte (versante a Nord e a Est) sono presenti residui della vegetazione ripariale con individui isolati di frassino oxifillo, olmo campestre, pioppo bianco, acero campestre prugnolo, Cornus max, e la Periploca graeca. In una piccola area, facilmente alluvionata, sul margine a Nord è presente un residuo di bosco planiziale con farnia e carpino bianco. Ai limiti del bosco, sul versante sud, è sviluppata una vegetazione sempreverde rappresentata dal corbezzolo, la fillirea, l’alaterno, il mirto e il lentisco.
Punto informativo

SCHEDE BOTANICHE RIFERITE AD ALCUNI PUNTI SALIENTI DEL PERCORSO.

  • Foto di SCHEDE BOTANICHE RIFERITE AD ALCUNI PUNTI SALIENTI DEL PERCORSO.
  • Foto di SCHEDE BOTANICHE RIFERITE AD ALCUNI PUNTI SALIENTI DEL PERCORSO.
  • Foto di SCHEDE BOTANICHE RIFERITE AD ALCUNI PUNTI SALIENTI DEL PERCORSO.
CERRO ( Quercus cerris) punto 3 Bosco mesofilo La Cerretina DESCRIZIONE Altezza: può raggiungere 30-35m. Forma: albero a foglia caduca, con chioma espansa in boschi maturi. Corteccia: Il cerro ha un tronco con corteccia grigio-brunastra con profonde solcature rossicce (il felloderma si rende infatti visibile). Gemme: piccole, embricate, pubescenti, che alla base portano delle stipole lineari, bruno-rossastre, subulate, tomentose e persistenti. Foglie: tardivamente caduche, alterne, eterogenee morfologicamente, ma in generale hanno forma obovato-oblunga, pinnatifide, lobato-dentate a 7-9 paia, picciolo evidente lungo fino a 2,5 cm,. Fiori: piccoli senza petali, maschili e femminili riuniti in infiorescenze separate. Frutti: ghiande di circa 2,5 cm di lunghezza, caratteristiche per il "cappuccio" che le copre parzialmente ricoperto di una sorta di grossolana peluria riccioluta, di colore giallino chiaro, di cui sono rivestite anche le gemme. La propagazione avviene tramite ghiande la cui maturazione fisiologica (sulla pianta) si completa in due anni.  
ECOLOGIA: forma boschi misti di latifoglie decidue, con sottobosco soprattutto di numerose erbacee che hanno necessità di luce durante l’inverno. L’areale di Q. cerris si estende in Europa meridionale. In Italia è raro in pianura, mentre è molto frequente negli Appennini soprattutto nelle regioni centro-meridionali, dal piano sub-montano a quello sub-mediterraneo, mentre è assente in. La gran parte dei querceti collinari e montani dell'Appennino Settentrionale e Centrale sono cerrete.Il clima freddo dell'arco alpino impedisce la presenza del cerro, tipico dei boschi submediterranei, raramente nella fascia mediterranea. FRASSINO MERIDIONALE O, Frassino oxifillo punto 2-11 (Fraxinus angustiflolia subsp oxycarpa) Albero deciduo, alto fino a 15 metri o più, ma inferiore al frassino comune (Fraxinus excelsior)che arriva fino a 25 metri. Le foglie sono imparipennate lunghe fino a 25 cm, composte da 7-13 foglioline lunghe ciascuna 7,5 cm, con margine dentellato. I fiori sono piccoli, verde violacei, in grappoli, con fioritura invernale da novembre a gennaio. I frutti sono samare alate, lanceolate, in grappoli penduli che rimangono sulla pianta per tutto l’anno, disperdendosi nella primavera successiva. Si ritrova nei boschi umidi planiziali di latifoglie decidue. Viene distinto dal Frassino comune per alcune particolarità, difficili da verificare perché non sempre nette: le gemme sono di solito verde-brunastre anziché nere, il numero dei dentelli delle foglie è generalmente uguale a quello delle nervature secondarie, anziché con un numero superiore o doppio ed inoltre i dentelli delle foglie sono rivolti più verso la base anziché verso l’apice. Su questi caratteri però si può fare poca affidabilità per la forte variabilità che si può riscontrare.PERIPLOCA GRECA punto 1 e 11 (Periploca graeca) Liana legnosa con fusti volubili che si avvolgono strettamente agli alberi ed arbusti. Caratteristica dei boschi planiziali o ripariali umidi, presente in Toscana nella fascia costiera da Viareggio fino alla provincia di Livorno che rappresenta il limite meridionale della regione. All’interno è stata ritrovata in un bosco planiziale della Magia (Quarrata) e sul Monteferrato. Comune sulle prime propaggini a Nord dei Monti Livornesi (lungo la prima parte di questo sentiero) e sui versanti occidentali alla foce dei corsi d’acqua, mentre è rara al di sopra di una certa altitudine sempre presso sorgenti o corsi d’acqua. Nella provincia si trova sempre più rara fino alla sua scomparsa prima di Cecina. Rappresenta un relitto terziario di origine pontica di notevole interesse geobotanico di una antica vegetazione scomparsa. Presenta foglie ellittiche od ovate, arrotondate alla base, con fiori caratteristici, purpurei e frutti caratteristici (follicoli) che somigliano a sottili baccelli con le valve aperte ed unite alla sommità.ORNIELLO punto 6 (Fraxinus ornus) L’Orniello è un albero caducifoglio, specie termofila e xerofila che preferisce suoli poco evoluti derivati prevalentemente da rocce carbonatiche o da serpentini. Si trova in varie associazioni boschive di latifoglie dove spesso rappresenta in una delle essenze arboree più rappresentative e costitutive del bosco. Nella lecceta e nelle macchie di latifoglie sempreverdi si trova abbondante a quote maggiori, sui versanti più freschi o lungo i corsi d’acqua. La fioritura, contemporanea alla fogliazione, avviene tra aprile e maggio. L’abbondante fioritura primaverile con la successiva vegetazione verde chiaro si manifesta in contrasto con essenze sempreverdi come il leccio. I fiori piccoli e biancastri con petali lineari sono riuniti in pannocchie apicali erette. Le samare in densi grappoli penduli, rappresentano i frutti che sono di forma ellittica allungata, spatolata, alata, dilatata nel terzo anteriore (10-15x 4-5 mm), con un seme bruno lucido (achenio). VEGETAZIONE PLANIZIALE punto 5 I Monti Livornesi degradano a Nord-Est verso le pianure alluvionali che attraverso Stagno raggiungevano Coltano e Pisa. Questo territorio tra Livorno e Pisa era occupato anticamente da paludi e boschi planiziali periodicamente allagati. Sul margine a Nord della Cerretina, nei pressi dell’inizio del nostro sentiero, possiamo individuare piccoli residui di una vegetazione planiziale ormai scomparsa. Questo tipo di vegetazione è rappresentata da essenze arboree rare, per la vegetazione delle nostre colline, come la farnia (Quercus robur subsp robur) ed il carpino bianco (Carpinus betulus) che esigono una falda freatica superficiale in terreni profondi e ricchi di humus. CORBEZZOLO Arbutus unedo L. punto 7 Albatro, Albarello, Arbuto Arbusto o piccolo albero alto fino a 10 metri con fogliame sempreverde e denso di un verde scuro, con la corteccia riconoscibile per il colore rossastro caratteristico e per come si sfalda in sottili placche allungate longitudinalmente. Caratteristico della vegetazione Mediterranea qui si trova al limite del bosco di querce con buona esposizione al sole. Foglie sparse sui rametti, lucenti, 4-11 cm di lunghezza, oblungo-lanceolate, generalmente con margine seghettato; la consistenza è coriacea con numerose nervature prominenti sulla pagina inferiore; il picciolo è rosastro e peloso. Fiori che appaiono, numerosi riuniti in gruppi, in autunno-inverno all’apice dei rami nuovi sviluppati in primavera. Frutti, tipo bacca, carnosi, di forma più o meno tondeggiante e superficie tubercolata, con un diametro di 2 cm, inizialmente gialli e poi di un rosso intenso alla maturazione che avviene in autunno, un anno dopo la fioritura, alla base del ramo con foglie e fiori. La buona esposizione di questa pianta anche durante l’inverno garantisce ai frutti la loro allegagione e sviluppo che comincia già dai primi mesi invernali. Durante l’estate fino all’autunno il problema può essere la troppa siccità che ritarda lo sviluppo dei fiori e la completa maturazione dei frutti. IL BOSCO CEDUO punto 3-6-9 Un ceduo è il risultato di una delle (varie possibili) forme di coltivazione del bosco, conosciuta da millenni dall'uomo, e che si basa su una caratteristicha tipica di molte latifoglie: quella di "ricacciare" (cioè creare nuovi fusti dalla ceppaia) dopo il taglio del tronco principale. Realizzato con le giuste modalità, e nei luoghi idonei, il ceduo permette ai boschi di rigenerarsi molto rapidamente (es: 10 anni per avere piante nuovamente alte oltre 10 metri). Questa pratica ha molti difetti, ma forse è un possibile compromesso per poter mantenere un patrimonio boschivo che ha una funzione ecologica vista anche come forma di energia rinnovabile non di origine fossile. Ci sono opinioni opposte tra chi pensa che il taglio controllato del bosco sia paragonabile a un “disboscamento” o a una “deforestazione”, con impatto ambientale non sostenibile irreversibile e chi invece sostiene che senza l’intervento di manutenzione e taglio il bosco finisca di vivere. Certamente dopo un taglio l’ambiente viene trasformato, modificando il paesaggio, diminuendo la sua complessità di relazioni ecologiche, diminuendo la biodiversità generale, con perdita di CO2 e con la presenza di alberi sempre giovani senza cavità e parti morte indispensabili per molti organismi. Se non è possibili mantenere in ogni caso boschi allo stato naturale di climax possiamo arrivare a una gestione più naturalistica che tenga conto, non solo del loro sfruttamento, ma anche delle esigenze di tutti i suoi abitanti e delle loro relazioni utili a mantenerlo efficiente e in salute. OLMO CAMPESTRE punto 11 (Ulmus minor) L’Olmo campestre è un albero che si ritrova spontaneamente nei boschi di latifoglie decidue freschi su terreni alluvionali e profondi, pianeggianti, con acqua stagnante e lungo i corsi d’acqua anche in boschi mediterranei di latifoglie sempreverdi. La fioritura avviene normalmente già dal mese di Febbraio anche se si nota poco sui rami sempre spogli dell’anno precedente. I fiori, piccoli, ermafroditi, di colore rossastro, sono riuniti in fascetti laterali sui rami. Poco dopo, fino ad Aprile prima delle foglie, appaiono le ampie samare alate, che rappresentano il frutto, di colore verde chiaro, poi giallo e bruno a maturità che fanno apparire vistose macchie di colore nel bosco ancora spoglio o con il verde cupo delle essenze mediterranee come il leccio. La samara come tipo di frutto è una noce alata, ovato-oblunga, attenuata alla base, smarginata all’apice, glabra con seme eccentrico, spostato in alto. Le giovani samare non ancora mature, un tempo, venivano consumate in insalata ed i bambini delle campagne le chiamavano pane di maggiolino e le sgranocchiavano andando a scuola. VEGETAZIONE RIPARIALE punto 11-12 (2) Lungo i corsi d’acqua, che sulle nostre colline sono normalmente stagionali, è possibile osservare una vegetazione forestale a dominanza di specie decidue i cosiddetti boschi ripariali. Queste formazioni si differenziano fortemente, anche dal punto di vista cromatico, sui versanti più asciutti dei Monti Livornesi dove domina la lecceta o la macchia di essenze sclerofille sempreverdi. Nel caso del fosso di valle Lunga, lungo le pendici orientali dei primi rilievi a nord, le essenze individuate sono principalmente: frassino di palude (Fraxinus angustiflolia subsp oxycarpa), Olmo campestre (Ulmus minor) salici (Salix alba, Salix purpurea), carpino nero ( ostrya carpinifolia) pioppi (Populus alba, Populus nigra). Raramente in Italia, ma abbondante nel territorio livornese a N-E, ma rara sui rilievi dei Monti Livornesi è la liana Periploca graeca che si intreccia sulle essenze arboree sopra citate. La vegetazione arborea osservata nei pressi del fosso è rappresentata da querce decidue (Quercus cerris, Quercus petraea, Quercus pubescens) dall’orniello (Fraxinus ornus) e raramente dal leccio.

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