Tempo  18 ore 10 minuti

Coordinate 15907

Caricato 3 luglio 2019

Recorded luglio 2019

-
-
2.235 m
502 m
0
5,5
11
22,08 km

Visto 34 volte, scaricato 0 volte

vicino Rosse Alte, Veneto (Italia)

Ho allestito questo tracciato GPS chiaramente per scopi personali, ma spero possa essere utile a qualcun altro che intenda affrontare TUTTA l’Alta Via dei Monti del Sole.
Ho perso un bel po’ di ore nella ricerca di relazioni e documenti riguardo a questa alta via, ma non c’è nulla di strutturato che la spieghi PER INTERO (a parte una descrizione assai sintetica nord-sud nel libro “Il Parco delle Dolomiti Bellunesi” di Giuliano Dal Mas e Bruno Tolot).
Dunque sono partito dalla guida “Monti del Sole e Piz de Mezodì” (Antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi) dove si trovano, sparse lungo le pagine di tutto il libro, le descrizioni dei vari segmenti, che però a volte sono descritti nel senso sud-nord e altre volte nel senso nord-sud – e non è semplicissimo “seguire una descrizione all’incontrario” su percorsi di una certa difficoltà di orientamento.
Poi – tenendo conto che sui Monti del Sole non c’è niente di banale e che bisogna sempre CONOSCERE MOLTO BENE le vie di fuga in caso di problemi – ho pensato che era meglio conoscere anche tutte le salite-discese intermedie di accesso (qualcosa conoscevo ma non tutto).
Alla fine, nel tempo e con calma, ho programmato 5 escursioni con cui percorrere integralmente l’Alta Via dei Monti del Sole (a segmenti sempre nella direzione sud-nord), e precisamente:Così facendo, ho memorizzato il tracciato GPS di tutta l’Alta Via dei Monti del Sole e dei “più sensati” accessi intermedi di livello escursionistico.

ALLESTIMENTO DEL TRACCIATO GPS QUI PUBBLICATO
Con l’aiuto dei software Garmin BaseCamp e TCX Converter:
  • Ho tagliato dai 5 tracciati di cui sopra i segmenti di Alta Via dei Monti del Sole
  • Ho riunito i 5 segmenti di Alta Via dei Monti del Sole cambiando date e ore inizio percorsi per simulare un’unica percorrenza, ed avere un’idea dei probabili orari di transito nei giorni di una possibile escursione in un’unica soluzione su tutta l’alta via
Ho effettuato l’unione dei segmenti con questi parametri:
  • Assegnato 1 Luglio 2019 come giorno fittizio di partenza
  • Orario di partenza 00:00:01 (un secondo dopo la mezzanotte) per aver chiari i tempi di passaggio guardando il progressivo orario del file
  • Un quarto d’ora di pausa ad ogni forcella fra la fine di un segmento e l’inizio del successivo
  • Ho lasciato (all’interno delle percorrenze dei segmenti originali) tutte le soste per ragionamenti di orientamento (molti e anche lunghi), foto, spuntini o altro
  • Ho lasciato (visti bellezza del percorso e relativa lunghezza della tappa dal Bivacco Valdo a Forcella Franche) le due deviazioni per le cime ovest e nord del Piz de Mezodì che non farebbero parte dell’Alta Via dei Monti del Sole (brevissima quella per la cima nord)
In questo modo – tenendo conto che comunque i 5 segmenti originali erano stati percorsi all’interno di giri più lunghi – credo risulti un’idea abbastanza sensata di quanto ci si può mettere (o meglio di quanto ci metterei io in modalità abbastanza tranquilla visto che non avrei più problemi di orientamento).
Tutto quanto sopra premesso, in teoria si inizia un secondo dopo la mezzanotte e si finisce alle ore 18:10:35 con – secondo il mio GPS e file ripreso da Garmin BaseCamp – circa 3.025 metri di dislivello in salita, 2.596 in discesa e 22,1 km di percorrenza lineare.
  • Prima tappa da Le Rosse Alte al Bivacco Valdo in circa 11 ore e 20 minuti con 2.017 metri di dislivello in salita, 1.025 in discesa e 12,9 km di percorrenza lineare
  • Seconda tappa dal Bivacco Valdo a Forcella Franche (comprese deviazioni al Piz de Mezodì Ovest e Nord) in circa 6 ore e 50 minuti con 1.008 metri di dislivello in salita, 1.571 in discesa e 9,2 km di percorrenza lineare
Conoscendo cosa combina il GPS quando ci sono problemi di ricezione (e ce ne sono lungo l’alta via), probabilmente il dislivello reale è un po’ meno, forse 100/150 metri, ma non fa molta differenza sul totale.

COME SPEZZARE LE TAPPE (DUE O TRE) IN UNA PERCORRENZA COMPLETA DELL’ALTA VIA DEI MONTI DEL SOLE
I ricoveri strutturati sono due: Casera Nusieda Alta poco dopo l’inizio da Le Rosse Alte e il Bivacco Valdo.
Pernottando nel locale bivacco di Casera Nusieda Alta si risparmiano un po’ più di un’ora di tempo e circa 400 metri di salita (dipende da quale delle due varianti iniziali si passa: in quella normale c’è più dislivello per una discesetta con successiva controsalita).
Tutto sommato il risparmio è poco, ma il poco potrebbe valere tanto quando si è al limite.
Tenere presente che a Casera Nusieda Alta si sta comodi e c’è abbondanza di acqua: dunque non escluderei affatto una prima mini tappa pomeridiana per poi ripartire all’alba verso il Bivacco Valdo.
Se si vuol tenere il Bivacco Valdo come fulcro dell’alta via, si può fare anche in due diverse occasioni: una dal Bivacco Valdo verso nord in direzione Forcella Franche, e l’altra dal Bivacco Valdo verso sud in direzione Le Rosse Alte.
Nella descrizione percorso ho segnalato qualche grotta-covolo di emergenza ben indicati anche nella guida.
Alla fine, controllando i tempi di tutte le uscite preparatorie, penso che per la lunga prima tappa sia meglio partire con la ferma intenzione di arrivare in fondo, tenendo le uscite anticipate di riserva per problemi di impraticabilità dell’alta via, perché come tempi potrebbe essere più opportuno andare avanti.
Se si arriva alla Forzèla de la Caza Granda da sud, probabilmente ci si mette di meno a proseguire fino al Bivacco Valdo che a scendere a valle.
Stesso discorso se si arriva da nord al Forzelón de le Mughe: non c’è quasi differenza di tempo nello scendere a Gena Bassa o finire l’alta via fino a Le Rosse Alte (ma verso Le Rosse Alte c’è la Casera Nusieda Alta che offre ottimo riparo sicuramente prima della discesa a Gena Bassa).
Le due tappe sono molto diverse, non solo per lunghezza e dislivelli.
L’ambiente e pure le difficoltà sono diversi.
Con una “definizione secca” direi che la prima tappa sud “estrania dalla realtà di tutti i giorni” e nella seconda nord “si respira a pieni polmoni”.

COME UTILIZZARE IL TRACCIATO DEL GPS
È molto lungo ed è meglio controllare se, una volta caricato, risulta tutto visibile nel proprio terminale: non tutti i terminali supportano tracce così lunghe e ne troncano la visibilità.
Se non è tutto visibile bisogna “tagliarlo” e caricare segmenti separati.
Consiglio di caricare anche le tracce delle 5 escursioni preparatorie, da rendere visibili sullo schermo del terminale nell’ipotesi di voler uscire anticipatamente dal percorso dell’alta via.
Ho scritto “voler” e non “dover” perché, come già scritto sopra, sono uscite comunque molto lunghe, e in caso di emergenza forse conviene fermarsi in qualche riparo in quota.
Come sempre, e soprattutto in questo tipo di percorsi, il tracciato GPS è utile ma le osservazioni sul campo lo sono di più.
Sono molti i tratti sotto parete dove la registrazione (o la lettura di una traccia registrata) varia di precisione a seconda della posizione dei satelliti in quel momento, rispetto alla posizione del terminale fra il proprio corpo e la parete o meno, e rispetto ad altri fattori che variano di giorno in giorno ancora.
In alcuni punti, dove ho notato evidenti imprecisioni, ho modificato manualmente qualche linea, e le modifiche manuali sono tutt’altro che perfette.

SEGNAVIA PRESENTI NELL’ALTA VIA DEI MONTI DEL SOLE
La “parte alta dell’alta via” – dalla Forzèla de le Canevùze fino all’incontro con la Cresta della Mussaia sul Piz de Mezodì – è tutta segnata con bolli rossi e le tipiche bande bianco azzurre.
Ci sono vari triangoli (o meglio “triangoloni” viste le dimensioni) bianco azzurri e anche qualche raro triangolo rosso con numerazione CAI a certificare che si sta percorrendo un’alta via.
Ci sono qualche segno CAI classico a bande bianco rosse e qualche freccetta, e si trovano per lo più nella zona del Piz de Mezodì.
Non mancano gli ometti, e in certi tratti sono quelli che aiutano di più.
È chiaro che non è una segnatura stile sentiero CAI turistico: bisogna avere occhio per individuare gli aiutini, ma ci sono.
Per fare un paragone, la discesa verso Forcella Franche è quella che considero una segnatura stile sentiero CAI turistico (anche se nella parte alta non è affatto un sentiero turistico per principianti assoluti).

DESCRIZIONE SCRITTE E “VISIVE” DELL’ITINERARIO DELL'ALTA VIA DEI MONTI DEL SOLE
Ho inserito “la mia visione” del percorso con descrizioni chiaramente copiate da (o molto simili a) quelle delle mie uscite preparatorie.
Non ho assolutamente fatto copia-incolla dalla preziosissima guida a cui ho fatto riferimento: ho voluto inserire solo quello che ho visto e quello che “ho percepito”.
Le foto sono tratte quasi tutte dalle uscite preparatorie già pubblicate su Wikiloc; qualcuna è di altre uscite in cui sono pure passato per tratti dell’Alta Via dei Monti del Sole.
Le foto sicuramente sembreranno “scombinate” perché fatte (anche in punti vicini fra loro o nello stesso punto) in stagioni e orari molto diversi, e perché scattate con due diverse macchine fotografiche compatte e due diversi telefoni cellulari.

**************************************************
**************************************************
La descrizione dettagliata dell’itinerario è inserita all’interno dei waypoint perché è molto lunga, e Wikiloc ha un limite max di 24.000 caratteri caricabili nella pagina principale.
La descrizione completa è divisa da parcheggio a forcella, da forcella a forcella, o da forcella a bivacco: pertanto, la descrizione di ognuno dei settori di questo tipo è inserita nel waypoint di inizio settore, e va fino al waypoint successivo con altra descrizione, e comprende anche il passaggio dei waypoint che stanno in mezzo.
Da Le Rosse Alte a Casera Nusieda Alta e alla Forzèla de le Canevùze (Forcella del Sass di Peralòra)
Fino a Casera Nusieda Alta è un sentiero sempre evidente.
Poco dopo la partenza si passa il bivio per la via normale al Piz de Vedana e, con passo più che tranquillo, in mezz’oretta si arriva a un bivio fra due varianti che conducono entrambe a Casera Nusieda Alta.
Al bivio dovrebbero esserci due cartelli che indicano “CASERA NUSIEDA NORMALE” e “CASERA NUSIEDA ATTREZZATO” (ho scritto dovrebbero perché ho notato nel tempo che questi cartelli spariscono e ricompaiono).
In questa registrazione GPS ho seguito la variante normale (sinistra direzione salita), ma quella attrezzata non è molto di più: un paio di brevi cavi su passaggi esposti e una scaletta su un saltino roccioso.
A Casera Nusieda Alta si prosegue attraversando il prato verso nord est sulla destra della casera (se si passa a sinistra verso nord ovest si va sul percorso della Cengia dei Contrabbandieri).
Al rientro nel bosco ricompare la traccia a terra, si va ad aggirare una dorsale e si entra nella Val Nusieda.
Qui il sentiero si mantiene evidente fino a una grande vecchia frana che ne ha cancellato qualche decina di metri; ora c’è una labile traccia (anche più di una) che passa il tratto franato poco sopra e si riporta sul percorso originale.
Prima della Forzèla de le Canevuze l’impronta a terra del sentiero diventa (in una zona prativa) poco visibile, ma senza grosse difficoltà si arriva in vista dal lato fotogenico del famoso fungo roccioso inclinato del Sass di Peralora: l’orario fotogenico, però, è nel primo pomeriggio, e in questa escursione da sud verso nord bisogna per forza passare prima. Dalla casera alla forcella ci sono vari segni rossi molto sbiaditi (un paio anche bianco-rossi stile CAI) senza una frequenza regolare.
Dalla Forzèla de le Canevùze (Forcella del Sass di Peralòra) al Forzelón de le Mughe
I primi metri dal Sass di Peralora sono su larga dorsale subito in buona pendenza; poi la dorsale si restringe e diventa cresta con qualche passo esposto dal lato sinistra ovest; si può fare qualche deviazione sul filo di cresta per trovare dei migliori punti per foto panoramiche.
In pochi minuti si arriva sotto lo spigolo sud del Zimón de Peralòra (utilizzo la toponomastica della guida, perché qui la cartina Tabacco inverte i nomi di alcune cime).
In questo punto si può dire che inizia “la parte alta” dell’Alta Via dei Monti del Sole, e da questo punto inizia la segnatura ufficiale di bolli rossi e bande bianco-azzurre che accompagna fino all’incontro con la Cresta della Mussaia fra le due cime del Piz de Mezodì (in mezzo … c’è tanta roba).
Per seguire l’alta via e traversare verso il Forzelón de le Mughe si aggira “el Zimón de Peralòra” verso destra est.
Si scende un 3/4 metri nel bosco con un paio di svolte e si continua per un bel tratto quasi in piano.
Qui la guida scrive «Attenzione a non smarrire la via!» con tanto di punto esclamativo. La traccia a terra si nota e ci sono vari segni, ma non bisogna perdere la concentrazione perché si sta su una larga bancata sospesa molto in alto: tutto (relativamente) comodo, ma se si devia dalla linea ottimale è facile finire in posti da cui si faticherebbe a recuperare.
Dopo la prima parte nel bosco, il sentierino conduce su qualche ghiaia e poi fra tagli di mughi fino a un saltino in discesa (forse tre metri) di quasi primo grado.
Dopo il salto si raggiunge un bel circo da attraversare con semicerchio fino all’aggiramento di una costola: qui c’è qualche passo esposto non protetto a valle da mughi o altro.
Aggirata la costola, ancora qualche passo non protetto (ma sempre su discreta base, non si è mai appesi) e si arriva sotto il tratto chiave impegnativo: un canalino in parte attrezzato e molto variegato – dovrebbero essere una cinquantina o poco più metri di dislivello: misura indicativa perché qui il GPS va in crisi.
La guida indica difficoltà alpinistiche di II° grado e provo a descriverlo per “sezioni”:
  • 1. Taglio nei mughi ripido ma non troppo fino alle prime rocce con segni rossi
  • 2. Iniziali roccette tendenza I° grado con un paio di passi singoli di II° verso destra per infilarsi in uno stretto e “storto” intaglio
  • 3. Nell’intaglio UMIDISSIMO c’è un cavetto di aiuto sulla destra che toglie molti problemi vista la scivolosità generale dell’ambiente con dei non banali saltini; il cavo finisce su una piccola piazzola a fondo erboso
  • 4. Dalla piazzola si nota più in alto una catena su un ripido (molto ripido) erboso, e in mezzo ci sono altre roccette con qualche passo di II° grado, ma – a differenza del punto 2 – qui i passi sono consecutivi, e probabilmente sarà difficile trovare gli appoggi perfettamente asciutti
  • 5. Si arriva alla catena e ci si appende fino all’uscita
Dalla testata del canalino in pochissimi metri si arriva sotto una fascia rocciosa, si traversa verso destra su taglio di mughi e infine, sempre nei tagli di mughi, si sale con qualche svolta al Forzelón de le Mughe.
Dal Forzelón de le Mughe alla Forzèla de la Caza Granda (Forcella della Caccia Grande)
Dal punto di arrivo al Forzelón de le Mughe si fanno pochi passi verso nord (destra) sul filo della gran forcella e, seguendo i primi segni rossi molto evidenti, si comincia a scendere in diagonale verso nord-ovest fino a sotto la parete rocciosa del Fornel – si trova ben presto un grande triangolo bianco azzurro dell’Alta Via dei Monti del Sole e poi, alternate ai segni rossi, le tipiche bande bianco azzurre.
Si aggira lo spallone ovest e si inizia a camminare in “modalità cengia o bancata”, bisogna attraversare un largo canale roccioso e poi si sale sopra la cresta che traversa la direzione dell’alta via e che unisce il Mont Alt e il Col dei Séch – quest’ultimo tratto richiede attenzione di orientamento fra le varie svolte e cambi di terreno, nonostante i numerosi segni e la cresta di meta ben visibile.
Dall’intaglio di arrivo in cresta si trovano subito due punti chiave ben segnalati nelle guide.
Il primo è un ripido canale in discesa (forse 20 metri di dislivello o poco più) dove, a mio giudizio, il problema più grosso non è la pendenza ma il fondo sporco di sassi: attenzione a chi sta sotto.
Dalla base del canale, in meno di due minuti si arriva al secondo punto: una cornicetta veramente esile e irregolare, su lastrone inclinato ed espostissimo, con cavetto metallico allentato e ancorato su placchette un po’ ballerine.
Io non mi sono appeso al cavo, ho traversato normalmente appoggiando i piedi (o meglio parte dei piedi visti gli appoggi minimi) sui pezzi di cornice, e appoggiando le mani tenendo il cavo schiacciato sulla parete in modo da poterlo afferrare in emergenza se avessi sentito qualche “mancamento” sotto.
Qui in gruppo con corda propria si può passare più tranquilli.
Ora si traversa a lungo in tendenza salita, con un paio di balzi più alti di qualche decina di metri ciascuno su fondo roccioso, per finire sotto la super spettacolare prima parete bianco gialla della Croda Bianca: il guadagno totale di quota dovrebbe essere sui 90/100 metri fin sotto il centro della parete.
Poi si continua con un ultimo balzo di circa una trentina di metri di dislivello e si piega a sinistra fino a sotto la forcelletta che permette di oltrepassare lo spallone ovest della Croda Bianca: è il terzo punto chiave segnalato da tutte le guide.
L’attacco per il salto di roccia si trova poco dopo uno dei tanti segni bianco azzurri in un punto dove la traccia a terra continua fin sotto la verticale della forcelletta e anche un po’ oltre.
Io sono andato diritto per la traccia, e ho visto che per la verticale non si sale, ma – girandomi all’indietro da un po’ più avanti sempre rispetto alla verticale – ho ben notato la linea di salita, perché avanzando un po’ si vedono bene i segni guida sulla roccia.
Tornato indietro di qualche metro con le idee chiare, sono salito senza problemi.
Le guide indicano passi di II° o III° grado: a mio giudizio i due/tre movimenti centrali più difficili non arrivano al terzo e sono su appigli solidi, ma magari è meglio scrivere III° per chi la fa in discesa in senso contrario così può sentirsi più preparato e prudente.
Alla fine rimane una salita diagonale molto esposta probabilmente di una decina di metri dalla base, ma il dislivello veramente tecnico è minore.
Dall’altro lato della forcella si apre “un’altra Croda Bianca” con un’altra spettacolare parete “molto pallida”.
Si vedono la Forzèla de la Caza Granda e le facili cenge che portano al taglio di mughi finale.
Dalla forcella sullo spigolo ovest della Croda Granda appena raggiunta non si scende tuttavia in modo banale alle facili cenge: ci vuole buona attenzione su roccette ancora esposte e, da questo lato, sporche di sassi.
Ora si contorna alla base la “parete pallida”, si passa un gran triangolo bianco azzurro dell’Alta Via dei Monti del Sole, e infine (seguendo sempre i segni) si abbandona la linea di cengia e, perdendo quota, si va a infilare la salitella finale in corridoio di mughi per la Forzèla de la Caza Granda o Forcella della Caccia Grande.
Dalla Forzèla de la Caza Granda (Forcella della Caccia Grande) alla Forzèla dei Pón (Forcella dei Pom)
Si inizia in un taglio di mughi e si passa subito sotto una grotta “adattata” a bivacco che è bene conoscere per emergenze nelle lunghe traversate da queste parti.
In 5 minuti dalla grotta si arriva alla testata di un lungo canalone – misto roccia compatta e pietre – da scendere: “a giudizio del mio GPS” sono circa 115 metri di dislivello in buona pendenza costante da fare con attenzione.
Si esce a sinistra (in corrispondenza di uno dei tanti segni bianco-azzurri dell’Alta Via dei Monti del Sole) per breve taglio di mughi che introduce a un’altra ripida discesa (sempre nei mughi) di circa 30 metri di dislivello.
Qui inizia tutto un sistema di belle cengette e tracce che si dirige verso la Forzèla dei Pón: seguire con attenzione i sempre presenti bolli rossi e segni bianco-azzurri; cercare con l’occhio quelli in avanti ma ricontrollare anche all’indietro.
Ci sono svariati passaggi strettini con, a mio giudizio, uno solo veramente delicato per esposizione, inclinazione e “poca pulizia della base di camminata o quasi arrampicata”.
A un certo punto, un deciso strappo dove bisogna usare un po’ le mani segna l’inizio della risalita verso Forzèla dei Pón: questa risalita non è in soluzione unica come la discesa dalla Forzèla de la Caza Granda, ma procede a balzi con strappetti RIPIDI (si usano anche le mani) di varie lunghezze alternati a tratti più comodi; “a giudizio del mio GPS” sono circa 160 metri totali di dislivello da risalire.
Pochi metri prima della Forzèla dei Pón si noterà sulla sinistra una grotta possibile bivacco di emergenza.
Dalla Forzèla dei Pón (Forcella dei Pom) al Bivacco Umberto e Matilde Valdo
Rispetto alla salita, bisogna tener conto che in questa discesa i segnavia rossi o bianco azzurri sono un po’ meno individuabili: sempre sufficienti per non perdersi, ma ci vuole più attenzione, e come sempre guardare in avanti e ricontrollare con sguardi all’indietro.
Il senso generale del percorso è molto semplice: si sta sulla “gran bancata sopraelevata” in destra orografica sopra la Val Feruch.
In particolare, però, la traccia buona è abbastanza contorta in vari tratti, e siccome scorre ai limiti di pendii assai ripidi bisogna stare concentrati.
La discesa dalla Forzèla dei Pón inizia con un bel ripido fra roccette e liste erbose fino ad uscire dalla strettoia alta della Val Feruch.
Poi si gira verso destra e con lunga diagonale vicino a una fascia rocciosa si scende sopra la testata di una larga, lunga e ripida placconata.
Giù per la placconata con qualche passo finale dove sono utili le mani: un passaggio tecnico si può evitare calandosi attraverso un caratteristico buco nella roccia (c’è anche un altro piccolo buco nella roccia che forma una “clessidra” utile per una possibile assicurazione se qualcuno fosse in crisi di forze e/o lucidità).
Da qui è tutta una serie di diagonali più o meno ripide e con più o meno saltini: di evidente per tutti ci sarà un ripido e largo taglio fra i mughi su base rocciosa e un altro canale sempre a fondo roccioso (inizialmente su pietre e poi compatto).
Con altra diagonale si arriva su un gruppo di rocce compatte discendenti dove c’è da risalire un brevissimo passaggio molto esposto ma ben appigliato: in discesa si passa bene mentre in salita sarebbe di più difficile interpretazione per chi non lo conosce (per una volta si va meglio in discesa).
Da qui si continua finché ci si infila in un boschetto e si esce dall’altro lato con comoda salitella che porta sul tratto di cengia che collega al Circo della Borala e poi al Bivacco Valdo.
La cengia è sicuramente esposta ma non preoccupante tranne un breve passaggio instabile in corrispondenza di un piccolo franamento.
Dal Bivacco Umberto e Matilde Valdo a Forcella Zana (Forzèla de Iéna o Forzèla de l'Òn)
Difficoltà media: direi che è perfetto come inizio della seconda tappa dell’Alta Via dei Monti del Sole affrontata in direzione sud-nord.
Si comincia in salitella nel bosco, poi bancata erbosa fino a uno strappo molto ripido su fondo erba-terra che costringe ad aggrapparsi con le mani: tuttavia questo ripido è ben contenuto fra un netto taglio di mughi che protegge bene.
Si arriva a una forcelletta dove “gira l’esposizione del tracciato” e si ha subito una bella vista sul gruppo del Piz de Mezodì.
Da qui si procede quasi sempre per saliscendi in tagli di mughi ben fatti fino alla discesa finale su Forcella Zana: c’è una catena in un breve passaggio esposto.
Poco prima dell’arrivo a Forcella Zana, si scorge anche il Bus de le Neole nell’alta Val Pegolèra e c’è una perfetta visuale sulla risalita che da Forcella Zana porta verso le cime del Piz de Mezodì.
Da Forcella Zana (Forzèla de Iéna o Forzèla de l'Òn) a Forcella Franche con deviazioni per Piz de Mezodì Ovest e Piz de Mezodì Nord (anche Piz de Mezzodì in altre trascrizioni)
Arrivati a Forcella Zana si sale diretti per il pendio di fronte: da qui in poi si trovano parecchi bolli rossi, qualche freccetta, un paio di “875” numerazione CAI e un discreto numero di generosi (come dimensioni) segnavia bianco-azzurri tipici dell’Alta Via dei Monti del Sole (anche in forma di triangolo che indica proprio la percorrenza di un’alta via).
Svariati ometti anche, molto utili nella seconda parte di tutta questa gran crestone-dorsale che porta alle varie cime del Piz de Mezodì.
Attenzione però: sono tanti perché è lunga, ma non c’è un segno ogni 10 metri. Bisogna avere sempre l’occhio sia sulla breve che sulla media distanza per valutare la traccia a terra e per individuare il prossimo segno che difficilmente sarà uguale al precedente: Segno rosso? Bianco azzurro? Freccetta? Ometto?
L’inizio da Forcella Zana è caratterizzato da un taglio di mughi (con varie svolte) di discreta lunghezza e non molto dopo si arriva a un canalino che nella guida è indicato di II° grado: qui la roccia è solida, pulita e con appigli di buone dimensioni.
Poi in generale è sempre impegnativo, ma molto bello e vario per buoni escursionisti, con lunga serie di canalini, traversi, piccole cengette di tutti i tipi, ancora brevi tagli di mughi, strappetti dal fondo più vario, ecc.
Si arriva a Cima al Sass o Zima de le Masiére che è un “piattone” (doppia cima) elevato di pochi metri rispetto alla cresta/dorsale di cui si sta seguendo la linea sotto il filo. Da qui in poi aumentare l’attenzione perché c’è il tratto con “il terreno più sporco” e si potrebbe risentire un po’ della stanchezza: vari punti scivolosi per ghiaino/pietrisco che “casualmente” capitano dove c’è esposizione.
Con un ultimo canale a fondo erboso si arriva a una forcelletta erbosa sulla cresta sommitale che unisce le due cime ovest e nord del Piz de Mezodì.
Appena sotto la forcelletta si va a sinistra per la Cima Ovest del Piz de Mezodì e a destra per la Cima Nord o Zima de la Crós.
**********
Deviazione per la Cima Ovest del Piz de Mezodì – la deviazione non fa parte dell’Alta Via dei Monti del Sole e, pertanto, non ci sono bolli rossi o altri segni bianco azzurri in tutto il tratto.
Primi metri forse non molto intuitivi, ma bisogna seguire una lista erbosa che aggira, in salita esposta verso destra, il primo balzo di roccia con un paio di svolte – la prima breve diagonale di questa specie di “ZETA” è verso sinistra (ho pubblicato una foto con linea sovraimpressa di questo passaggio).
Poi si seguono gli ometti per bella cresta (anche esile a tratti, con un passaggio più esposto a causa di una roccia sporgente) fino alle facili roccette finali interpretabili a piacere (e si nota dalle due differenti linee di salita e discesa della mia traccia GPS) → ometto sulla vetta.
**********
Dalla forcelletta punto di deviazione per la Cima Ovest, nell’opposta direzione si va per la Cima Nord seguendo la cresta (appena sotto nella prima parte) fino a oltrepassare il bivio di discesa a Forcella Franche, e si arriva finalmente alla gran Croce di Cima Nord del Piz de Mezodì o Zima de la Crós (breve e abbastanza semplice, rispetto a tutto il resto, questa seconda deviazione).
Ora si rientra al bivio di discesa a Forcella Franche (dove finiscono i segnavia bianco azzurri dell’Alta Via dei Monti del Sole) e giù per la Cresta della Mussaia.
Questa è una cresta di “stampo” diverso dalla precedente, non facile per un principiante ma facile per chi è arrivato fino a qui: è un vero percorso CAI ben segnato.
Si arriva a un’altra forcella dove si gira a sinistra (per la testata del Van de Fòra) e dove c’è il tratto più insidioso di tutta la discesa.
Girando a destra, con percorso complicato e diverso da come tracciato nella cartina Tabacco, si arriverebbe allo sbocco superiore del Bus de le Neole: molto bello, ma … è un’altra escursione.
Il nostro tratto di sinistra, invece, è un pendio ripido e molto sporco e scivoloso; ci sono evidenti segni CAI bianco rossi che guidano per la linea migliore, ma serve attenzione: anche una semplice “scivolatina” da fermo può provocare danni.
Subito dopo breve e dolce risalita e via per il finale di discesa su terreno molto vario: tratti quasi dolomitici, sentiero duro, con ghiaie, con radici, qualche piccolo ripido e finale nel bosco.

Commenti

    You can or this trail