Tempo  6 ore 55 minuti

Coordinate 5573

Caricato 15 luglio 2019

Recorded luglio 2019

-
-
2.098 m
1.159 m
0
3,0
6,0
12,05 km

Visto 23 volte, scaricato 3 volte

vicino Ormanico, Trentino-Alto Adige (Italia)

Il Viàz Sasso Scarnia scorre praticamente tutto in versante nord e, con tendenza salita, attraversa la parete sotto la vetta con una linea che da valle non ci si immagina (ma questa è una caratteristica di molti viàz).
Le maggiori difficoltà sono poco dopo l’inizio su un salto di roccia e nella cengetta più calata finale in corda doppia su Forcella delle Api.
Nel mezzo serve attenzione agli ometti e ai bolli rossi (spesso assai sbiaditi) che guidano nei punti meno intuitivi.
Non è un viàz ultra esposto dall’inizio alla fine, ma ci sono alcuni tratti dal fondo non proprio stabile dove la relativa larghezza della cengia-bancata non dà per niente garanzia di contenimento in caso di scivolate.
Tenere presente (come scritto all’inizio) che è un lato nord per capire, in base alla stagione e al meteo recente, se può essere umido o ghiacciato: con bagnato o ghiaccio è molto meglio starsene a casa.
La guida di riferimento è: “Sentieri e Viaz dimenticati delle Alpi Feltrine” di Aldo De Zorzi – Paolo Lovat – Ivan De Zordi.

AVVICINAMENTO AL VIÀZ SASSO SCARNIA
Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 727A e in 10 minuti circa si esce su una strada forestale; da questa, in poco più di 100 metri, si arriva dove (prima del passaggio di un canale) a destra si stacca una stradetta – c’è una piccola freccia con scritto “VIAZ”, ma è poco visibile perché è appesa ad un albero esterno (quasi inglobata dalla corteccia e dal tronco) ed è orientata per chi scende dal Rifugio Boz e non per chi sale; a sinistra del bivio c’è anche una freccia rossa, che indica la svolta, dipinta su una roccia piatta a terra.
Comunque, imboccata la stradetta, dopo pochi metri inizia il sentiero segnato in rosso che la guida indica come Viàz delle Vacche: è un normale sentiero boschivo.
Ora si seguono sempre i segnavia fino all’uscita dal bosco nel grande circo-vallone che sta sotto il Sasso Scarnia.
Si attraversa il vallone, seguendo sempre i segnavia, fino al punto in cui il sentiero piega nuovamente nel bosco; a questo punto si abbandona il Viàz delle Vacche e si piega a sinistra in salita sul fianco destro del vallone libero da vegetazione.
Si sale in questo modo per circa 90 metri di dislivello fino a poco prima di dover scavalcare la piccola dorsale che divide questo vallone dal successivo, e quindi si svolta a sinistra per imboccare la bancata che porta fino ai piedi della fascia rocciosa che casca a nord del Sasso Scarnia (fino alla svolta l’avvicinamento è comune a quello del Viàz Monte Ramezza – vedi → Alpi Feltrine: Viàz Monte Ramezza sulla parete nord partendo da Buse – El Belo in Val Nagaoni).
Raggiunta la fascia rocciosa si continua brevemente finché, per seguirne lo sviluppo alla base, bisogna scendere: dopo qualche decina di metri lineari si incontra la targa metallica che segna l’inizio del Viàz Sasso Scarnia (c’è anche un bollo rosso abbastanza evidente).

PERCORRENZA VIÀZ SASSO SCARNIA FINO ALLA FORCELLA DELLE API
Dopo il primo facile saltino, si percorre una placconata e si arriva a un gruppo di roccette dove c’è il passaggio più difficile come arrampicata di tutto il viàz.
A mio giudizio è un “II° grado abbondante”, ma è breve e ci sono 3 chiodi con cordino per agevolare la salita e soprattutto la discesa se, per qualsiasi motivo, più avanti si decidesse di tornare indietro.
Fatto questo ci sono ancora poche roccette che si possono aggirare, e poi ci si immette su una lunga diagonale che passa da fondo terra compatta, a roccia, a erba, fino a un vero pianoro erboso, e da questo all’aggiramento di una costola.
Dalla costola si attraversa un largo canale e si riprende a salire su base rocciosa (e sfasciumi a tratti), finché la contorta cengia si interrompe in corrispondenza di uno spigoletto con due ometti e un piccolo bollo rosso poco visibile.
Qui si piega a destra in breve salita su un canaletto-valloncello roccioso e poi nuovamente a sinistra (vari bolli rossi) su un largo fianco della montagna.
Ora la traccia si fa meno evidente (almeno lo è stata per me), ma in alto (30/40 metri di dislivello sopra e sempre in diagonale verso est) si nota un ometto piazzato veramente in modo strategico su un rialzo di roccia: l’ho raggiunto con un paio di tornanti.
Dall’ometto inizia un tratto di cengia spesso larga con leggeri saliscendi, senza interruzioni tranne un saltino di rocce a scendere dove bisogna usare le mani, e si arriva ad aggirare uno spigolo che porta in versante est.
Appena arrivati a est la cengia diventa molto stretta e molto esposta, e ci sono alcuni chiodi (ne ho contati 4 di cui 3 con anello) per assicurarsi: in una ventina di metri circa si arriva alla sosta per la calata in corda doppia su Forcella delle Api (l’ometto della Forcella delle Api è visibile in basso a sinistra già dall’inizio di questa cengetta esposta).
La calata è di circa 15 metri su pendio che può stare via via fra il I°-II°-III° grado: attenzione se si è in gruppo perché ci sono vari sassolini sulla linea di discesa.
Dunque una corda di 40 metri è sufficiente, ma la guida ne consiglia una di 50 nel caso si dovesse interrompere la percorrenza del viàz e tornare indietro per i passaggi iniziali più difficili.

RIENTRO DALLA FORCELLA DELLE API
Dalla Forcella delle Api è ben visibile, poco più in basso, il sentiero CAI 801 Alta Via n.2.
Da questo, seguendo uno dei più bei tratti dell’alta via sulle Vette Feltrine, si va al Passo Finestra incontrando tre facili passaggi attrezzati.
Dal Passo Finestra si continua sul sentiero CAI 801 per il Rifugio Bruno Boz ma oggi ho tagliato in discesa poco prima del rifugio per ritornare, sui sentieri CAI 727 e poi 727A, direttamente al parcheggio.
***
Il dislivello reale dell’escursione è di circa 100 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

Commenti

    You can or this trail