Tempo  6 ore 41 minuti

Coordinate 4946

Caricato 17 luglio 2019

Recorded luglio 2019

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2.028 m
1.174 m
0
2,1
4,3
8,57 km

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vicino Ormanico, Trentino-Alto Adige (Italia)

Il Viàz Monte Ramezza è “il gemello forte” del Viàz Sasso Scarnia, di cui condivide la prima parte dell’avvicinamento e il posizionamento sulle pareti nord al lato est delle Vette Feltrine (vedi → Alpi Feltrine: Viàz Sasso Scarnia dal vallone nord alla Forcella delle Api partendo da Buse – El Belo in Val Nagaoni).
In questa escursione sul Viàz Monte Ramezza non c’è un metro di noia: anche i 20 minuti finali su strada forestale vanno benissimo per “scaricare l’elettricità accumulata per tutto quanto visto e passato”, e magari si riesce pure finalmente a fare quattro chiacchiere del più e del meno con i compagni di escursione.
Non è un’escursione molto lunga, ma prendetevi una giornata molto lunga e con il METEO MIGLIORE CHE ESISTE: è un’escursione bellissima, e bisogna andare con grande tranquillità per goderla e per far fronte a tutti gli imprevisti possibili.
Dalla targa metallica di inizio viàz fino all’uscita dal canalone finale, è tutto un crescendo di emozioni.
La guida di riferimento è: “Sentieri e Viaz dimenticati delle Alpi Feltrine” di Aldo De Zorzi – Paolo Lovat – Ivan De Zordi.

AVVICINAMENTO AL VIÀZ MONTE RAMEZZA
Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 727A e in 10 minuti circa si esce su una strada forestale; da questa, in poco più di 100 metri, si arriva dove (prima del passaggio di un canale) a destra si stacca una stradetta – c’è una piccola freccia con scritto “VIAZ”, ma è poco visibile perché è appesa ad un albero esterno (quasi inglobata dalla corteccia e dal tronco) ed è orientata per chi scende dal Rifugio Boz e non per chi sale; a sinistra del bivio c’è anche una freccia rossa, che indica la svolta, dipinta su una roccia piatta a terra.
Comunque, imboccata la stradetta, dopo pochi metri inizia il sentiero segnato in rosso che la guida indica come Viàz delle Vacche: è un normale sentiero boschivo.
Ora si seguono sempre i segnavia fino all’uscita dal bosco nel grande circo-vallone che sta sotto il Sasso Scarnia.
Si attraversa il vallone, seguendo sempre i segnavia, fino al punto in cui il sentiero piega nuovamente nel bosco; a questo punto si abbandona il Viàz delle Vacche e si piega a sinistra in salita sul fianco destro del vallone libero da vegetazione.
Si sale in questo modo per quasi 100 metri di dislivello fino a scavalcare, in prossimità della fascia rocciosa, la piccola dorsale che divide questo vallone dal successivo (fino a poco prima della fascia rocciosa l’avvicinamento è comune a quello del Viàz Sasso Scarnia).
Ora si segue la fascia rocciosa stando poco sotto fino al centro del vallone successivo, dove si noterà sicuramente (sotto le prime roccette) un bollo rosso brillante: è il primo della serie che guiderà fino all’inizio del Viàz Monte Ramezza.
Dopo i primi metri di salita compare anche un’impronta di sentierino e si sale per circa 100 metri di dislivello in modo abbastanza diretto; poi si piega a destra ad attraversare il circo sommitale fino a un gruppetto di piccoli larici; si sale ancora una trentina di metri di dislivello fin sotto un canalino dall’aspetto “abbordabile”, ma non è da salire; sempre guidati dai bolli si piega a sinistra di poco sotto la base del canalino, si sale un piccolo e facile rialzo di roccette e, con un’ultima salitella di pochi metri, si raggiunge l’attacco del Viàz Monte Ramezza.
All’attacco del Viàz Monte Ramezza ci sono una targa metallica e un contenitore con quaderno delle firme (oggi 16 Luglio 2019, e l’ultima firma era del 4 Agosto 2017).

PERCORRENZA DEL VIÀZ MONTE RAMEZZA FINO AL CANALONE FINALE DI USCITA IN DISCESA
L’inizio è su una breve placconata che immette in un taglio di mughi sempre in salita, poi si attraversa la testata di un canalino e dopo qualche altro metro nei mughi si entra nella traccia vera di cengia molto panoramica.
Consiglio di fare le foto panoramiche nella prima parte fino all’arrivo sul passaggio più esposto: poi sarà difficile pensare ai panorami.
Tutta la prima parte è, di fatto, un sentierino “aereo” da godere con attenzione.
A un certo punto il sentierino diventa cornice, molto stretta, molto esposta e pure umida in qualche passo per dei piccoli gocciolamenti (che si ripeteranno più avanti).
La cornice è divisa in due da un angolino con roccia sporgente veramente delicato.
Si può passare esterni su appoggi MINIMI (senza pensare a cosa c’è dietro alle spalle, cioè IL NULLA), oppure (se con zaino piccolo) c’è spazio per passar sotto: non è un passo del gatto, è un “passo del verme” perché bisogna strisciare.
Tuttavia ci si può assicurare lungo tutta questa cornice e, pertanto, consiglio di imbragarsi nel tratto iniziale di viàz – così si è già pronti anche per le calate finali in corda doppia.
In sequenza sulla cornice ho notato:
  • Prima dello spigolo – un chiodo, un cordino su clessidra e tre chiodi con anello
  • Dopo lo spigolo – un chiodo con anello, un cordino su clessidra e un altro chiodo con anello
Passata la cornice, la cengia rimane sempre evidente come sviluppo e sempre accompagnata da bolli rossi, ma si fa più variegata per seguire il corso della base fascia rocciosa.
Come tendenza si scende con brevissime risalite.
Un solo punto di gran attenzione su una listarella liscia e umida per gocciolamento (una vera “saponetta”): c’è un chiodo con anello subito prima, ma ho anticipato la listarella scendendo a destra su alcune roccette e passando sotto.
Alla fine si arriva alla testata del canalone finale di discesa, con freccia rossa che fa capire quello che è già chiaro al primo colpo d’occhio.

CANALONE FINALE DI USCITA IN DISCESA DAL VIÀZ MONTE RAMEZZA
Secondo il mio GPS sono circa 150/160 metri di dislivello fra testata e uscita in basso: è l’unico dato abbastanza affidabile che posso dare, perché il canalone è assai strettino e incassato, e il GPS nel mezzo sballa di brutto.
Nella guida di riferimento e nella targa metallica a inizio viàz, sono indicate tre corde doppie da 25 metri e una da 10 metri.
Sinceramente io ho trovato solo tre soste e ho fatto solo tre calate in corda doppia, senza minimamente accorgermi (o sentire l’esigenza) della quarta.
Quindi descrivo il canalone come l’ho percorso io.
Dalla freccia rossa in testata si scende facilmente, con il conforto dei bolli rossi, fino alla prima sosta che si trova sulla sinistra: c’è anche un ”C.D.” dipinto in rosso sulla roccia che, immagino, stia per corda doppia.
È, come le successive, una “corda doppia vera”: questa inizia su salto verticale e poi in strettoia su rocce ben inclinate e scivolose.
Ancora avanti sul quasi facile fino al punto che mi ha fatto un po’ pensare.
Si arriva a un saltino di circa 3 metri sul II° grado con appoggi “un po’ storti” ma evidenti; poi sotto continua per qualche metro su balzi di roccette più inclinate dei tratti di raccordo precedenti, ma che non arrivano al I° grado.
C’è una freccia rossa che indica di scendere sul saltino di 3 metri.
Ho pensato che la seconda sosta potesse essere qui (secondo logica di fronte alla freccia), ho ben guardato in giro ma non l’ho vista.
Poi ho pensato che una calata di 25 metri in questo punto, vista la conformazione del fondo e della relativa successiva poca pendenza media, fosse a grande rischio di incastrare la corda: alla fine sono sceso per il saltino e ho continuato a camminare normalmente fino alla sosta successiva (la sosta successiva è già visibile da qui in lontananza sotto un evidente torrione, perché ha un lungo cordino scuro fra chiodi distanziati su roccia chiara).
Credo che la miglior soluzione sia una semplice assicurazione per questi 3 metri.
Raggiunta la seconda sosta (che sta sulla destra) c’è la calata più lunga dove avanza meno corda (questa forse è un po’ più di 25 metri).
La calata è tutta verticale e pure strapiombante, dentro un intaglio stretto e umido.
Poi pochi metri e si arriva alla terza sosta, sempre a destra, appena prima dell’uscita dal canalone.
Questa calata è la più breve ma, a mio giudizio, un po’ più dei 10 metri indicati.
Ha qualche similitudine con la seconda nel senso che ci si cala in un intaglio umido su placca scivolosa.
Poi in pochi metri si esce con attenzione dalle facili ma molto lisce roccette finali.
Note sulla neve a base canalone –
Oggi 16 Luglio c’era ancora un po’ di accumulo di neve alla base dell’ultima calata in corda doppia (unico punto con neve di tutta l’escursione).
Non è un bel posto da frequentare con accumuli di neve più consistenti.
Probabilmente un paio di settimane prima ci sarebbero stati seri problemi ad uscire, e tornare indietro da quel punto è impossibile.
Se si è in gruppo, in qualche modo si può organizzare un’ulteriore assicurazione, ma da soli è complicato.
Credo non sia prudente andare prima di Agosto senza aver fatto un’escursione preventiva fino a base canalone deviando in salita dal Viàz delle Vacche: bisogna però mettere il naso dentro la base per capire com’è, un’occhiata da lontano non fa capire nulla.

RIENTRO AL PARCHEGGIO DALL’USCITA DEL CANALONE FINALE DI DISCESA DEL VIÀZ MONTE RAMEZZA
Bisogna scendere il gran vallone stile pietraia sotto il canalone fino ad intercettare nuovamente il sentiero Viàz delle Vacche abbandonato a inizio escursione: sono circa 180/190 metri di dislivello.
In mezzo alla pietraia, si trovano agevolmente a vista le “liste un po’ più solide” dove camminare.
Alla fine il vallone si restringe e ci sono un paio di roccette inclinate scivolose che ho evitato uscendo verso destra nella vegetazione.
Ritrovato il Viàz delle Vacche si piega a sinistra e in circa 5 minuti si arriva a un bivio fondamentale in corrispondenza di un roccione giallastro sulla sinistra nel bosco.
Qui bisogna prendere la traccia a destra che scende, e dopo pochi metri si nota su un albero (al primo tornantino verso destra) una piccola freccetta metallica rossa con una “P” nera: immagino che la “P” stia per parcheggio, ma non lo so.
Comunque si segue questo sentierino in discesa per poco più di 200 metri di dislivello; c’è qualche bollo rosso e l’impronta a terra è, a tratti, un po’ nascosta dalle erbacce: bisogna andar piano per non perderlo.
Alla fine il sentierino si immette nella strada forestale "Rio d'Agher - Piètena" che, in poco più di 20 minuti, riporta al parcheggio.
***
Il dislivello reale dell’escursione è di circa 100 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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