Tempo  9 ore 16 minuti

Coordinate 8493

Caricato 18 giugno 2019

Recorded giugno 2019

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2.179 m
584 m
0
4,6
9,2
18,41 km

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vicino Lasen, Veneto (Italia)

La particolarità di questo viàz, a mio giudizio, sta nell’essere un “itinerario naturale”, senza opere di adattamento o segnalazione, come tagli di mughi strutturati, sentieri costanti, ometti o segnavia vari.
È una combinazione molto varia – e non semplice da seguire – di bancatine, cengette e canalini per cambi di livello.
A tratti si può avere il dubbio di poterne uscire in “modalità escursionistica” da qualche parte, ma la combinazione giusta c’è e bisogna partire con lo spirito di affrontare un percorso difficile, vario, solitario e selvaggio.
Nelle prime due parti con esposizione prevalente a sud-est e sud-ovest, si fatica ad avere una visione generale di dove andare, mentre il finale tutto ovest è “una liberazione” per la vista e per la consapevolezza di poter chiudere il giro.
I tratti difficili non sono mai lunghissimi, ma sono numerosi, e nei tratti relativamente facili serve sempre concentrazione per “rimanere attaccati alle tracce”.
È un vero viàz nel senso che è sicuramente, in tutto il suo sviluppo, terreno di passaggio di animali di cui non mancano le tracce a terra.
La guida di riferimento è “Sentieri e Viaz Riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis” (di Aldo de Zordi, Paolo Lovat, Ivan de Zordi e Renato Sperandio).

AVVICINAMENTO AL VIÀZ DELLE FONTANÌE
Dal ponte di fine tratto transitabile della Val di San Martino, si segue semplicemente il sentiero CAI 803 in direzione di Malga Ramezza Alta.
Cinque minuti prima di arrivare alla malga, e poco sotto i 1.500 metri di quota, si nota a sinistra un ampio prato con grande muro a secco che è quel che resta di una vecchia “pendana”, ovvero il ricovero all'aperto con solo tettoia che fungeva da stalla per le vacche: questo è il punto di uscita dal sentiero.
Si attraversa il prato fiancheggiando la pendana e si entra nel bosco con i primi metri senza tracce precise.
Salendo, quasi subito la traccia compare e si dovrebbero individuare almeno un grosso ometto bianco e un paio di bolli rossi: sono segnavia del sentiero che porta al Passo di Ramezza passando per la valle della Giazzera di Ramezza (vedi → Alpi Feltrine: Giro Orario del Monte San Mauro e Giazzèra (o Giazèra) di Ramezza partendo dall’imbocco Val Fraina in Val Canzoi).
Si segue il sentierino fino a sotto una fascia rocciosa e, quando poi comincia a piegare in su per entrare nella valle, si attraversa invece il canale da destra a sinistra (direzione salita) per portarsi sotto un evidente covolo che sta incassato nella fascia rocciosa dall’altro lato: qui inizia il Viàz delle Fontanìe, e non bisogna più far conto di ometti o bolli rossi come fin qui trovato.

PERCORRENZA VIÀZ DELLE FONTANÌE
La prima parte è su bancatina erbosa in leggera discesa che divide il bosco dalle rocce, e velocemente si arriva alla Pala delle Fontanìe che è un fianco erboso alquanto ripido.
Attraversando questa pala, si nota in su una grande fascia rocciosa gialla nella parte centrale più alta: bisogna raggiungerla, ma non esattamente “sotto il giallo” perché ci si alzerebbe troppo rispetto al punto di uscita che sta a sinistra guardando le rocce – si può anche andare sotto il giallo, non è sbagliato, è solo uno spreco di dislivello.
Raggiunto quasi lo spigolo sinistro della fascia, si va a sinistra su buona traccia per doppiare lo spigolo; si entra in un valloncello e in pochi metri si raggiunge “il gomito” di fondo; qui bisogna scendere per una decina circa di metri lineari fino a individuare un piccolo corridoio fra i mughi di destra, e conviene stare sulla placca rocciosa che delimita a destra (direzione discesa) questo valloncello.
Infilato il corridoio giusto, per un lungo tratto è tutto facile come orientamento seguendo prima una vera traccia e poi bancatine o corridoi fra mughi e roccia: alcuni passaggi di questo settore su strette e inclinate bancate sono MOLTO esposti.
Si arriva alla base di un canale a fondo misto erba e pietre-roccette da risalire parzialmente; più o meno dovrebbero essere 30/35 metri di dislivello fino all’altezza di un evidente covolo sulla sinistra: si passa su traccia a fianco del covolo a doppiare la costola successiva su forcelletta.
Ora si va verso una successiva forcelletta su tracce più labili e veramente MOLTO esposte verso la fine (questo traverso dovrebbe essere di 50/60 metri misurati in linea retta).
Appena prima della forcelletta, per salirci sopra bisogna superare una roccia in esposizione totale, forse 3/4 metri di dislivello: ho trovato conveniente non affrontarla da sotto, ma salire in diagonale dall’inizio del blocco roccioso dove ho visto dei buoni appigli-appoggi – buoni ma sempre espostissimi.
La forcelletta per definizione aggira una piccola costola e si vede, a più di 100 metri di distanza in linea retta, un torrione bianco con larga bancata erbosa alla base: è il prossimo obiettivo.
Avvicinandosi per le solite tracce-corridoi si nota ben presto che c’è un grande covolo alla base, e da qui c’è il tratto che ho trovato meno intuitivo di tutto il percorso nonostante sia segnalato nella guida.
Subito dopo aver doppiato la larga dorsale prativa alla base del torrione, bisogna lasciar perdere la facile bancata che prosegue (per poco), e individuare (più in basso della bancata) una selletta-forcella sotto uno spigolo roccioso un po’ “annegato” fra la vegetazione.
Doppiato lo spigolo fra la vegetazione c’è un passaggio ASSAI DELICATO: discesa di probabili 5/6 metri di II° grado sicuro su base mista erba-terra-roccette; molta attenzione anche se appigli e appoggi non mancano.
Rimessi i piedi per terra su una buona base, si riprende in leggera salita sotto una fascia rocciosa aggettante a forma di mezzaluna (Cengia del Martorel secondo la guida).
Avanti a lungo fino a che, sulla destra, si apre un ripido corridoio prativo fra i mughi con qualche roccia affiorante: si sale per qualche metro di dislivello (probabilmente per 7/8) fino a ritrovare una traccia superiore.
In basso, seppur labile, la traccia prosegue anche in piano, e distrattamente sono andato diritto per poi tornare indietro alla ricerca di questo saltino di livello che era segnalato in guida.
Da sopra ancora avanti fino al tratto più selvaggio, dove c’è veramente da “ravanare”.
Si arriva sotto una costone-cresta che bisogna risalire sul filo fino alla base di due grandi torrioni divisi da un vallone pietroso.
Secondo il GPS, dovrebbero essere circa 80 metri di dislivello, divisi fra 20/25 su RIPIDE ROCCETTE e 55/60 su pendenze tranquille ma in una selva di mughi con qualche abete.
Nel tratto “mugoso” ho preferito togliere i bastoncini ripiegati che avevo appeso allo zaino e portarmeli su a mano perché erano d’impaccio.
Stando sempre vicinissimi al filo di cresta e osservando bene il posizionamento degli abeti, si trova qualche breve listarella libera nella giungla; a tratti i mughi sono molto grandi e conviene gattonarci sotto.
Per farla breve, ci ho messo poco più di 20 minuti per passare i mughi, osservando bene e cercando (con successo) di preservare l’integrità della T-Shirt.
Arrivati sotto il gran torrione di destra-est, ci si dirige verso la base dell’altro attraversando il canale che li divide.
Ora si passa la bancata alla base del torrione di sinistra e si entra in sud-ovest pieno su tratti MOLTO ESPOSTI, arrivando di fronte a un altro canale per lo più a base di pietrisco che bisogna risalire parzialmente: circa 30/35 metri di dislivello.
Poco sotto l’uscita corretta a sinistra c’è una lista rocciosa che sembra buona e prosegue per un bel po’ e muore su uno strapiombo con vista spettacolare (provata per errore e tornato indietro).
L’uscita giusta ha l’aspetto di un normale sentierino in mezzo agli alberi a base un po’ erba, un po’ terra e un po’ pietra.
Ancora via di traverso e poi ci si alza di una decina di metri su fondo prativo fino a sotto l’ennesima (bassa questa volta) fascia rocciosa con corridoio delimitato dai mughi.
Si arriva al doppiaggio di una costola su terrazzino, dove FINALMENTE c’è una visione complessiva del gran finale ovest e dove si intuisce che sono finiti i problemi di orientamento.
La vista è spettacolare sulla larga valle e si vede una buona traccia che, inizialmente in discesa, dovrebbe portare fino in fondo.
In effetti porta fino in fondo con poche incertezze.
Il punto di riferimento è l’inizio di una larghissima bancata erbosa sospesa circa 200 metri in avanti in linea d’aria.
Si arriva nei pressi del canale che sta subito prima dell’inizio bancata e, per entrarci e attraversarlo, bisogna affrontare l’ultimo tratto difficile: un traverso tendenza discesa su roccette MOLTO esposte sul I° grado; forse non è il passaggio più difficile ma qui conta anche la stanchezza.
Fatto il traverso, breve risalita nel canale e ci si immette nella rilassante bancata che porta alla fine del Viàz delle Fontanìe nei pressi del Passo di Ramezza.

RIENTRO PER LO SCALON DEL PIÈTENA O SCALONE DI PIÈTENA
Dall’uscita del viàz si va in direzione nord fino a immettersi nel sentiero CAI 801 e Alta Via n.2: c’è un sentierino ma non l’ho seguito fedelmente perché c’era qualche macchia di neve.
Dall’immissione si può girare a destra e rientrare più velocemente al parcheggio passando per Forcella Scarnia.
Ho preferito, girando a sinistra, un “anello largo” tutto sul CAI 801 fino all’ingresso nella Busa di Piètena, poi taglio in giù fino ai resti di Malga Piètena dove ho ripreso il sentiero CAI 816 per scendere per lo Scalon del Piètena.

POSSIBILE RIENTRO “SELVAGGIO” IN VAL DI SAN MARTINO IN DUE GIORNI CON PERNOTTAMENTO AL RIFUGIO DAL PIÀZ
Dall’ingresso nella Busa di Piètena si continua in quota per il sentiero CAI 801 e Alta Via n.2 fino al Rifugio dal Piàz passando per il Passo di Piètena: molto semplice da seguire.
Il secondo giorno si può percorrere il Cordín delle Vette che finisce proprio sul sentiero CAI 816 (fra Malga Piètena e Malga Pietenetta) che scende al parcheggio iniziale della Val di San Martino, ovvero la stessa discesa per lo Scalon del Piètena del Viàz delle Fontanìe.
Dal Rifugio Dal Piàz all’immissione del sentiero CAI 816 per la discesa finale sono meno di 5 km di percorrenza lineare, con circa 300 metri di dislivello in salita e 400 in discesa; è chiaro che in mezzo c’è il Cordín delle Vette e non ci si mette un’ora: procedendo con calma questo tratto si dovrebbe coprire comunque in meno di 4 ore.
Per la traccia GPS del Cordín delle Vette vedi → Alpi Feltrine: Cordín delle Vette, Forcella Valon, I Piadòch, Passo del Pavione e Monte Pavione dal Passo Croce d’Aune.

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Il dislivello reale dell’escursione è circa 200 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.
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01 - Parcheggio al Ponte de la Grava Bianca in Val di San Martino

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02 - Bivio sentieri CAI 803 812 nei pressi di una fornace

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03 - Grande muro a secco (resti 'Pendana' di Ramezza) riferimento per uscita dal sentiero CAI 803

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04 - Covolo di riferimento per inizio Viàz delle Fontanìe

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05 - Attraversamento del pendio della Pala delle Fontanìe

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06 - Punto foto in uscita sotto fascia rocciosa dalla Pala delle Fontanìe

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07 - Punto foto nella prima parte del Viàz delle Fontanìe

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08 - Base canale misto erba-pietre nel Viàz delle Fontanìe

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09 - Covolo riferimento con traccia per uscita dal canale misto erba-pietre

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10 - Piccola forcella dopo breve diagonale molto esposta in salita su roccette

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11 - Grande covolo di riferimento su torrione chiaro prima di discesa con finale difficile

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12 - Base breve ripido in discesa con passaggi di I°/II°grado misto erba-terra-rocce nel Viàz delle Fontanìe

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13 - Ripido erboso con roccette affioranti nel Viàz delle Fontanìe

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14 - Inizio prima parte risalita cresta su roccette libere nel Viàz delle Fontanìe

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15 - Fine roccette libere e inizio tratto di cresta fra mughi e abeti nel Viàz delle Fontanìe

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16 - Arrivo sotto gran torrione dopo la cresta di mughi e abeti nel Viàz delle Fontanìe

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17 - Attraversamento primo canale ghiaioso e continuazione su bancata nel Viàz delle Fontanìe

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18 - Base secondo canale ghiaioso, con torrione nel mezzo, da risalire nel Viàz delle Fontanìe

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19 - Punto uscita dal secondo canale ghiaioso nel Viàz delle Fontanìe

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20 - Punto foto nella seconda parte del Viàz delle Fontanìe

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21 - Ingresso nella vallata finale del Viàz delle Fontanìe

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22 - Esposto traverso su roccette per arrivare alla bancata finale del Viàz delle Fontanìe

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23 - Inizio facile bancata finale del Viàz delle Fontanìe

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24 - Fine del Viàz delle Fontanìe nei pressi del Passo di Ramezza

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25 - Punto foto nei pressi del Passo di Ramezza

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26 - Immissione nel sentiero CAI 801 e Alta Via n.2 dopo l'uscita dal Viàz delle Fontanìe

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27 - Punto foto da sotto il Monte Ramezza lungo il sentiero CAI 801

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28 - Punto foto fra il Monte Ramezza e Cima del Diavolo lungo il sentiero CAI 801

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29 - Punto foto verso il Sass de Mura lungo il sentiero CAI 801

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30 - Ingresso sopra la Busa di Piètena e uscita dal sentiero CAI 801

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31 - Immissione nel sentiero CAI 816 ai ruderi di Malga Piètena

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32 - Punto foto verso La Rocchetta e l'immissione-uscita nord-est del Cordin delle Vette

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33 - Ruderi di Malga Pietenetta

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34 - Bivio sentieri CAI 816 812 al cartello di Pian dei Violini

1 comment

  • Foto di L2-Ruwenzori

    L2-Ruwenzori 18-giu-2019

    Questo viaz delle fontanie e' spettacolare, almeno a giudicare dalle tue foto....chapeau!

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