Tempo  6 ore 31 minuti

Coordinate 5840

Caricato 29 marzo 2019

Recorded marzo 2019

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1.954 m
1.003 m
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3,2
6,5
13,0 km

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vicino Passo Croce d'Aune, Veneto (Italia)

Escursione su due cenge che scorrono a livelli diversi sullo stesso versante della montagna collegando due noti sentieri CAI.
Lo schema base è:
  • Salita per il sentiero CAI 801 fino all’attacco ovest della cengia sul livello inferiore, ovvero il Viàz del Cóvol Strigà
  • Traversata per cengia verso est fino all’immissione nel sentiero CAI 815
  • Risalita del sentiero CAI 815 fino all’attacco est della cengia sul livello superiore, ovvero la prima parte del Cordin delle Vette (per il percorso completo del Cordin delle Vette vedi → Alpi Feltrine: Cordín delle Vette, Forcella Valon, I Piadòch, Passo del Pavione e Monte Pavione dal Passo Croce d’Aune)
  • Traversata-rientro per cengia fino all’immissione nel sentiero CAI 801 da cui si torna alla partenza

In realtà non si vede il Cóvol Strigà percorrendo il viàz, perché sta “sospeso” nel lato sud dell’omonimo torrione che si sfila per forcella dal lato nord poco dopo l’inizio.
Dunque questo imponente covolo è ben visibile da sud, come ad esempio dalla Forcella Visola (vedi → Alpi Feltrine: Col di San Piero salendo per il Sass Bianch e rientro per Forcella Visola dalla Val di Lamen).

VIÀZ DEL CÓVOL STRIGÀ
L’attacco ovest inizia alla Forcella Nord del Masieron o Magheron che si raggiunge sia seguendo fedelmente il sentiero CAI 801 che con un ultimo tratto su nota scorciatoia detta “Calvario”.
Si inizia con traverso verso sinistra (dove conviene calzare subito i ramponcini da prato) fino a una caratteristica forcelletta che unisce il pendio ben inclinato lateralmente con il Torrione del Cóvol Strigà.
Dalla forcelletta si scende qualche metro e si riprende a traversare verso sinistra appena sotto alcune basse rocce dove compare qualche piccolo bollo rosso.
Si passano un paio di valloni e si arriva sulla testata di un canalino roccioso che bisogna scendere per circa 100 metri di dislivello (secondo il mio terminale GPS) – qui ovviamente si tolgono i ramponcini ed è meglio richiudere i bastoncini e appenderli allo zaino.
Il canalino è contorto e da sopra non si capisce dove va a finire, ma cominciando la discesa ci si rende conto che è fattibile: è “ripidino”, c’è qualche isolato passo di I° grado e una placca di 2/3 metri appena più impegnativa subito sopra il punto di uscita.
Se la placca è ben asciutta (come oggi) ci si appiglia bene, se fosse umida diventerebbe un piccolo problema – in alternativa (ricalzando i ramponcini che comunque dopo servono) si potrebbe evitare la placca spostandosi su RIPIDE loppe/erbacce a destra e riattraversando il canalino sotto la placca perché l’uscita e continuazione del viàz è verso sinistra-est.
Ora si continua con “una logica più semplice” sempre su pendio inclinato che non diventa mai una vera bancata.
Compare una esile ma riconoscibile traccia a terra tipica di animali, e riprendono i piccoli bolli rossi: pochi ma confermano di stare sul percorso giusto (a tratti la traccia non si nota bene sotto i piedi, ma basta guardare una ventina di metri in avanti e si nota sempre la continuazione).
Fra le varie rientranze del pendio si doppia una costola un po’ più pronunciata e si arriva su una larga sella con un grande abete ben visibile già da lontano.
Dopo questa sella con grande abete (ce n’è qualcun altro appena dietro) si punta una piccola forcelletta con piccolo abete spelacchiato.
Quest’ultimo tratto del Viàz del Cóvol Strigà si trasforma verso la fine da pendio inclinato in cengia vera tipo cornice.
Gli ultimi metri di risalita alla forcelletta sono un po’ da brividi: non si possono evitare alcuni passi MOLTO ESPOSTI e anche un po’ “appesi”: il posto per piedi e mani c’è, ma sotto il sedere c’è solo aria per qualche metro.
Dall’altro lato della forcelletta si trova il sentiero CAI 815 che sale dalla Val di Lamen.

RISALITA VERSO L’ATTACCO EST DELLA PRIMA PARTE DEL CORDIN DELLE VETTE
Si segue il bel sentiero CAI 815 per valloni e valloncelli vari sempre su buone pendenze fino al Forzelon che segna l’ingresso nella Busa delle Vette.
Da qui si piega a sinistra per il sentiero CAI 812 seguendolo per circa “250 metri di linea retta” (misurati su OpenMTBmap dalla registrazione dal mio terminale GPS) e si esce con “tornantone sinistro” a rimontare una bancata misto terra-erba-sassi fino a ritornare sul filo di cresta che dal Forzelon va verso sud-ovest.
Oggi – e non mi ha sorpreso visto l’anticipo sulla stagione ottimale – la Busa delle Vette era ancora innevata, e la “mia linea GPS” ha seguito più l’andamento della neve che del CAI 812, ma la bancatina di risalita sulla cresta è sempre quella.
Appena arrivati in cresta, dall’altro lato esposto a sud inizia la prima parte del Cordin delle Vette in direzione est-ovest.

PRIMA PARTE DEL CORDÍN DELLE VETTE
È una bellissima bancata erbosa che nella stagione giusta (non oggi) è molto verde e pure fiorita (solo qualche narciso bianco e viola oggi).
Chiaramente bisogna ricalzare i ramponcini da prato o forestali o “Fèr da tàc”: non è una bancata estrema come strettezza e inclinazione, ma neanche tanto “docile”, ed è sempre ben esposta.
Attenzione alle pietre “annegate nell’erba”: non dare per scontato che i ramponcini affondino sempre nel terreno, perché sotto l’erba si nascondono varie pietre che possono creare qualche squilibrio.
Procedere sempre con la giusta concentrazione.

IL DISLIVELLO REALE DELL’ESCURSIONE È DI CIRCA 200 METRI IN MENO DI QUANTO INDICATO NEI DATI DI RIEPILOGO WIKILOC.

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