Tempo  9 ore 7 minuti

Coordinate 9308

Caricato 4 agosto 2019

Recorded agosto 2019

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2.163 m
440 m
0
5,7
11
22,94 km

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vicino Moline, Veneto (Italia)

Lunga escursione ad anello che traversa tutto il versante nord-ovest del Monte Vallazza, scorrendo ai confini tra Veneto e Trentino, o meglio ai confini tra Sovramonte e Primiero.
In questo versante ci sono parecchi sentieri, al di fuori di quelli ufficiali CAI, che portano in boschi e valloni solitari.
Purtroppo, dopo la Tempesta Vaia di fine 2018, in varie vallate la percorrenza è assai ostacolata dagli schianti boschivi, ma questa traversata si riesce a fare con poche deviazioni non difficili: credo che, nel complesso della giornata, si perda meno di mezz’ora rispetto alla situazione ottimale prima della tempesta.
Avevo già fatto, in questa primavera 2019, un paio di mini-escursioni esplorative per capire se fosse possibile “il gran anello” senza troppe acrobazie, e con questa escursione “ho messo insieme i pezzi” senza grossi problemi.
Come ho indicato alla fine della descrizione del percorso, sono possibili un paio di logiche partenze alternative che fanno risparmiare un po’ di dislivello.

DA MOLINE DI SOVRAMONTE IN VAL CISMON A MALGA TAVERNAZZO O BIVACCO TAVERNAZ
Dal piccolo parcheggio a fianco dell’ex Albergo Alpino si imbocca la stradetta che passa sotto il tubo di condotta dell’acqua della centrale idroelettrica di Moline.
Subito dopo la condotta, la stradetta diventa buon sentiero che conduce fino alla periferia nord-ovest di Zorzoi sulla strada che va verso Bettola.
A Bettola c’è un bivio di due strade sterrate, e si prende quella di destra che conduce in direzione nord fino al doppiaggio della dorsale di Costa della Fratta o Costa Fratte.
Dopo Costa della Fratta la sterrata si restringe e diventa quasi subito sentiero: qui inizia la segnatura fino a Malga Tavernazzo con bolli rossi, qualche banda biancorossa, qualche freccia rossa dipinta e delle piccole tabelle plastificate biancorosse con scritta “Biv. TAVERNAZ” (queste ultime presenti già da poco dopo Bettola).
Il sentiero inizia quasi pianeggiante sempre alto sopra la Val Rosna, passa tre valloncelli su terreno smosso e “traccia minima”, arriva di fronte a un gran tronco abbattuto, e continua prima del tronco in breve discesa a sinistra verso l’attraversamento di un ruscello su placchetta rocciosa con discreta base per i piedi MA MOLTO VISCIDA.
Ancora un po’ di piano e poi si sale ripidi qualche metro su roccette fino a una forcelletta che introduce in un canale con fitta vegetazione; qui il sentiero risale ben marcato e ripido, e svolta a sinistra sempre in buona pendenza fino all’aggiramento di una costola.
Qui riprende in quasi piano e c’è subito il primo di una serie di schianti che si aggira scendendo verso l’esterno.
Poi si attraversa il gomito di fondo della Val Rosna incontrando (se ho ben contato) altri quattro schianti isolati facili da aggirare.
Dopo il fondo della Val Rosna si va in tendenza leggera salita fino a Malga Tavernazzo.
Prima di Malga Tavernazzo c’è un’ultima serie di schianti multipli che si aggirano seguendo anche dei nastrini bianchi che qualcuno ha piazzato dopo il maltempo.

DA MALGA TAVERNAZZO (O BIVACCO TAVERNAZ) A MALGA AGNEROLA ATTRAVERSO IL BOSCO SCHENÈR E LA VAL CESILLA
La radura prativa di Malga Tavernazzo è circondata da schianti, quasi “uno scenario di guerra”, proprio nella direzione della dorsale del Monte Tavernazzo da superare per entrare nel Bosco Schenèr.
Tuttavia la soluzione è abbastanza facile e comporta poca perdita di tempo.
Si inizia traversando il prato verso est, e si sfila sotto una bassa fascia rocciosa dove frasche varie e qualche tronco ostruiscono un po’ la traccia di sentiero.
Dopo le rocce bisognerebbe piegare in su a sinistra, ma è il punto di massima devastazione.
Proseguendo qualche metro in piano si arriva a un’apertura boschiva poco prima di un vallone: si sale per questa apertura boschiva che poi diventa corridoio prativo fra piccoli abeti e arbusti vari.
In questo modo, senza salti e acrobazie, si arriva allo scollinamento della dorsale nord-ovest del Monte Tavernazzo poco sopra il punto del sentiero ostruito dagli schianti: negli ultimi metri compare una traccia “fresca” probabilmente creata dagli animali (qui ho incrociato e fotografato un cervo).
Dal punto di scollinamento si scende liberamente su facile fondo boschivo in direzione nord per una cinquantina di metri di dislivello, e si reincontra il sentiero con i suoi bolli rossi (prima del sentiero giusto se ne attraversa un altro che fa il giro della cima del Monte Tavernazzo).
Ora si attraversa tutto il Bosco Schenèr iniziando con tendenza leggera discesa.
All’arrivo in una prima larga conca di un vallone, c’è una serie di schianti “difficili” che non bisogna tentare di scavalcare: meglio scendere alcuni facili metri sulla sinistra su terreno più libero, e risalire la conca dall’altro lato in direzione di una piccola dorsale dove si ritroverà la buona traccia con i suoi bolli rossi; dopo questa piccola dorsale inizia un tratto in decisa discesa.
Questa discesa è libera fino all’attraversamento di un secondo vallone stretto con impluvio roccioso: subito dopo c’è un enorme albero schiantato che non si può saltare e che costringe a risalire qualche metro per aggirarlo – si può anche, e forse più facilmente, aggirare da sotto scendendo qualche metro nell’impluvio per nulla ripido in quel punto.
Ancora tratto di discesa in poca pendenza e si arriva alla conca di un terzo vallone molto largo; qui ci sono molti schianti, ma tutti di alberi molto alti che appoggiano quasi tutti un po’ distanti dalla base del sentiero: in pratica si riesce a passare, con qualche “passo del gatto”, sotto gli archi formati dai tronchi.
Poi ultimo tratto in discesa comoda fino all’immissione nella strada forestale che conduce al Rifugio Vederna, marcata come sentiero CAI 741 e ben frequentata dai bikers.
Ora si percorre, per circa 1,8 km, la forestale fino all’impluvio della Val Cesilla o Val Sesìla: qui c’è sempre acqua per un primo ripristino delle scorte.
Si esce dalla forestale sulla destra, direzione salita, della Val Cesilla.
Ci “sarebbe” un po’ di traccia a terra in questa risalita, ma in estate è completamente resa invisibile dalle altissime erbacce iniziali, e poco visibile anche dopo sempre per ricrescita del verde.
Dopo qualche decina di metri, mi sono spostato più a destra nel bosco seguendo una specie di dolce “fosso naturale” dove si cammina bene sempre su basse pendenze e senza ostruzioni.
Quando ho notato sulla sinistra “un’altezza normale di erba” sono uscito al sole, e ho continuato fino al fondamentale punto in cui bisogna passare dall’altro lato della Val Cesilla.
A quota 1.290 circa (dati GPS da valutare con un po’ di scarto) si attraversa verso sinistra il fossato dell’impluvio (qui secco), e si entra nel bosco dell’altro lato salendo una breve rampa erbosa.
Se si becca il punto giusto (più facile in autunno con le tracce a terra visibili), si incontra il rudere di una vecchia casera: pochi metri oltre emerge “magicamente” una buona mulattiera che porta fino a Malga Agnerola risalendo il fianco montuoso a nord della Val Cesilla.
L’importante è non attraversare più alti (meglio leggermente più bassi), perché la mulattiera inizia (o muore a seconda del punto di vista) proprio vicino al rudere della casera, e non si incontrerà l’inizio passando oltre come quota.
La mulattiera inizia in salita dolce con lungo traverso verso nord-ovest (primo e unico ometto quasi subito sopra una roccia in centro traccia), e arriva su un primo tornante che anticipa la salita finale più decisa.
Prima di un successivo tornante a sinistra c’è qualche schianto che si evita con un semplice e breve taglio all’interno.
Poco dopo un'altra serie di schianti non lascia intravedere una facile via di passaggio; appena prima, però, il pendio a monte è libero e, seppur ripido, si può salire senza pericoli e salti.
Ho risalito il pendio per circa 60/70 metri di dislivello tenendo gli schianti sulla mia sinistra e ho ritrovato la mulattiera che andava verso destra su tratto libero.
Da qui facilmente si arriva al vicino punto di scollinamento sui facili prati finali che in breve portano a Malga Agnerola.

DA MALGA AGNEROLA A ZORZOI PASSANDO PER IL MONTE VALLAZZA E IL BIVACCO LE PRESE
Da Malga Agnerola al Monte Vallazza è tutto semplice: comodo e ben segnalato sentiero CAI 736 fino al Passo del Pavione, e poi dolce dorsale prativa finale fino in vetta (poco più di 600 metri di dislivello in tutto).
Dal Monte Vallazza ho seguito la via normale di Col dei Mich:
  • Discesa libera per pendio erboso fino ai ruderi di Malga Vallazza
  • Segnavia CAI su vallone erboso e poi traccia più evidente fino al bel Bivacco Le Prese
  • Sempre traccia via via più larga del CAI 818 fino all’immissione in una strada forestale
  • Stradette varie fino a poco prima della svolta verso il ben noto parcheggio di Col dei Mich
  • Non ho raggiunto il parcheggio, ma ho attraversato direttamente l’abitato di Col dei Mich dove inizia un buon sentiero che cala fino alla periferia est di Zorzoi proprio dove c’è la provvidenziale fontanella della Sorgente Cianton accanto a un bellissimo Capitello molto colorato
  • Da qui, in breve per strada asfaltata fino all’innesto con la strada principale che attraversa il lungo e stretto abitato di Zorzoi

DISCESA FINALE DA ZORZOI A MOLINE CON POSSIBILI VARIANTI
A questo punto è chiaro che, se si vuol diminuire il dislivello complessivo, si possono fissare Col dei Mich e Zorzoi come punti di partenza alternativi per questo gran anello.
Dall’arrivo sulla strada principale se, per rientrare a Moline, si vuol farla semplice si può girare a destra, e in circa 300 metri si arriva all’imbocco del buon sentiero da cui si è saliti al mattino.
Oggi invece ho seguito una traccia che permette di “disegnare col GPS” un anello completo, e che è tutta ben visibile solo quando non c’è ricrescita stagionale del verde.
Dall’arrivo sulla strada principale di Zorzoi ho seguito la direzione per il Cimitero, e prima della svolta a sinistra per il viale d’ingresso c’è una stradina di campagna che punta a una casa.
Sulla sinistra della recinzione della casa inizia una buona traccia di sentiero che svolta a destra e poi fa un tornante a sinistra.
Si arriva a un primo bivio con impronte a terra di pari importanza; si va a destra e SUBITO dopo altro bivio questa volta con traccia a destra assai più esile: bisogna prendere proprio quella a destra (le altre tracce molto buone portano verso l’abitato di Gorna da cui si può rientrare a Moline solo con lungo giro).
Qui si traversa (70 metri lineari circa) fin sopra una piccola dorsale che divide un impluvio appena passato da quello successivo.
Si scende la dorsale per una trentina di metri di dislivello fino a uno slargo prativo (dove la traccia si perde) con baracca di riferimento.
Dalla baracca si piega a sinistra e si ritrova la traccia che, con successivo tornante a destra, scende con tratto centrale contorto (anche scivoloso su qualche pietra) fino alla stradetta iniziale di salita a soli 150 metri circa dal parcheggio.
Se già non si conosce, questa variante è un po’ difficile da seguire senza errori nel periodo estivo con la vegetazione al massimo sviluppo.
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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 200 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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