Tempo  8 ore 40 minuti

Coordinate 8385

Caricato 3 ottobre 2018

Recorded ottobre 2018

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1.870 m
574 m
0
4,8
9,6
19,24 km

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vicino Montagne, Veneto (Italia)

Anello completo intorno al Monte San Mauro senza eccessive difficoltà, ma con svariati punti dove serve un po’ di attenzione-concentrazione per la ristrettezza dell’impronta del sentiero su pendii di buona inclinazione laterale.
Ho aggiunto una visita alla Giazzèra di Ramezza, grande cavità con ghiaccio permanente per tutto l’anno.
L’ingresso alla Giazzèra di Ramezza – seppur “seducente” a prima vista – va ben oltre il livello escursionistico: non è una semplice calata di corda come se ne possono fare tante nei percorsi più selvaggi.
Intanto per uscire bisogna risalire, e poi è un ambiente frequentabile solo da chi (o con chi) ha buona esperienza di grotte.
Senza la deviazione per la Giazzèra di Ramezza si eliminano oltre 300 metri di dislivello che sono gli unici veramente continui su terreno un po’ faticoso, e rimane un’escursione comunque abbastanza lunga e ben equilibrata.

Si inizia risalendo la Val Fraina per comode stradette che progressivamente si restringono fino all’inizio del sentiero vero e proprio, che svoltando verso la Val Lunga conduce comodamente nel bosco alla Forcella di San Mauro.
Dalla forcella breve discesa fino alla Chiesa di San Mauro da dove inizia il lungo traverso, per la maggior parte su prati, che taglia tutto il versante sud del monte: qualche cavo corrimano nei punti più stretti ed esposti.
Si passa poi al versante ovest detto dei Prati di San Mauro (o Prai del San Mauro).
Qui si alterna più il sottobosco ai prati veri e propri.
Serve un po’ più di attenzione rispetto al versante sud, sia per i saliscendi che per probabile umidità in certi punti esposti (un altro cavo corrimano abbastanza lungo).
Fino a qui si è ben accompagnati da bolli rossi e ometti.
Alla fine dei Prati di San Mauro si doppia un costone da dove si vede bene la testata della Val Fratta: ora bolli e ometti calano di frequenza e serve più attenzione per proseguire senza errori.
Si va nel bosco con tendenza discesa su tracce progressivamente più labili; poi un tratto di qualche decina di metri poco chiaro; infine ricompare qualche piccolo ometto che guida verso la discesa finale in Val Fratta con ultimo tratto su comodissimo sentiero.
Arrivati all’immissione nel CAI 803 si risale la Val Fratta in pieno relax.

Poco prima di Casera Ramezza Alta c’è un gran muro a secco (sinistra direzione salita) che è il riferimento per la deviazione verso la Giazzèra di Ramezza.
Dietro al muro, in direzione sud-ovest, primi metri che oggi erano da indovinare per l’erba ancora alta di stagione, ma appena entrato nel bosco ho trovato qualche ometto e segno rosso sui tronchi.
Si arriva a fianco di una fascia rocciosa dove la traccia diverge: in salita non ho visto un ometto a sinistra nascosto dalle foglie e ho preso quella di destra; in discesa la situazione era più evidente e ho percorso l’altra traccia che è più comoda in mezzo a un taglio di mughi migliore.
Poi si seguono gli ometti fin sotto un pendio prativo assai ripido con bivio di tracce: a sinistra per salire con molta meno fatica.
Alla testata del pendio si rimonta una fascia rocciosa camminando verso sinistra su una piccola bancata che la taglia.
Infine si prosegue seguendo ometti e traccia a terra fin poco sotto la giazzèra.
Anche qui tracce che divergono e in salita sono andato a destra per quella più dolce, che però mi ha portato a fare un giro più largo fino a un grande ometto da cui, con leggera discesa, sono “planato” sopra l’ingresso della Giazzèra di Ramezza.

Per finire il giro ovviamente si torna al muro a secco, e si prosegue poco oltre Casera Ramezza Alta dove si abbandona il CAI 803 e si segue inizialmente un “corridoio prativo” nel bosco che è abbastanza logico ma non è segnato nella prima parte.
Attenzione al punto in cui bisogna svoltare in leggera direzione sinistra nel bosco: c’è un grande ometto ma non è proprio nel miglior punto come visibilità.
Da questa deviazione e fino alla Forcelletta è tutto ben indicato con ometti (magari piccoli-piccoli ma ci sono).
L’impronta a terra del sentiero va dal sufficiente al discreto (ma non è mai in stile “CAI tranquillo”) e c’è qualche breve tratto esposto.
Dalla Forcelletta si scende per la Val di Saladen: dopo pochi metri c’è un punto senza piante con ottima visuale verso le Dolomiti Feltrine.
Qui la traccia inizialmente è strettina ma ben visibile; poi si allarga ma è meno marcata e si confonde con il resto del sottobosco; infine progressivamente migliora e, dal bivio con cartello per Case Saladen, diventa ottima.
Dalla Forcelletta si è sempre accompagnati da ometti: basta stare attenti nell’individuarli per non avere problemi.
Si arriva infine in località Fraina Alta e per stradetta ci si ricongiunge al percorso di andata.

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