Tempo  5 ore 28 minuti

Coordinate 4440

Uploaded 20 aprile 2019

Recorded aprile 2019

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1.421 m
735 m
0
2,1
4,1
8,26 km

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vicino Lamen, Veneto (Italia)

Escursione impegnativa che fa il paio con quella → Alpi Feltrine: Col di San Piero salendo per il Sass Bianch e rientro per Forcella Visola dalla Val di Lamen.
Tutte e due prevedono la risalita del Sass Bianch e prosecuzione fino alla Forcella di San Piero, e poi prendono direzioni opposte.
La seconda parte di questa escursione è più impegnativa dell’altra.
La guida di riferimento è: “Sentieri e Viaz dimenticati delle Alpi Feltrine di Aldo De Zordi – Paolo Lovat – Ivan De Zordi”, e devo dire che la descrizione che ho trovato di questo itinerario “è venuta bene”.
Se si sovrappongono le tracce del GPS delle due escursioni si noterà che non corrispondono molto nel breve tratto del Sass Bianch pur avendo fatto esattamente le stesse linee sul terreno: è una zona con forti rimbalzi di segnale, ma … è anche una zona dove l’ultimo pensiero sarà quello di guardare lo schermo del proprio terminale.

AVVICINAMENTO AL SASS BIANCH
Si parte dal solito parcheggio all’area pic-nic in Val di Lamen dove inizia il sentiero CAI 815, e si svolta a destra al bivio con il Sentiero dei Covoli in Val di Lamen.
Dopo meno di 10 minuti – dove la traccia del sentiero dei covoli inizia a scendere – c’è un bivio con un’altra buona traccia che a sinistra conduce verso il Sass Bianch.
L’impronta a terra (inizialmente buona) più si va avanti e più ”va e viene”: tuttavia ci sono vari piccoli bolli rossi e pochi ometti nell’ultima parte dell’avvicinamento al Sass Bianch.
Il senso generale è che bisogna raggiungere una fascia rocciosa, piegare a destra per doppiare una costola che fa entrare nel vallone del Sass Bianch, e risalire questo vallone in costante diagonale (ovviamente con varie svolte perché le pendenze lo richiedono).

RISALITA DEL SASS BIANCH
Confrontando le rilevazioni del mio GPS (che non possono essere precise in una gola rocciosa) con quelle dell’altimetro a pressione, la risalita del Sass Bianch dovrebbe essere sui 65/70 metri di dislivello.
Data un’occhiata alla placca rocciosa si nota subito che sulla sinistra c’è un fianco erboso MOLTO RIPIDO ma “frequentabile” con MOLTA CAUTELA; da sotto si nota anche qualche gradino di appoggio e qualche breve accenno di traccia.
Dopo una piccola placchetta rocciosa iniziale (l’ho sempre trovata umida) si possono calzare i ramponcini da prato e salire sempre con i piedi su fondo terra/erba e le mani che si appigliano a piccole roccette che affiorano.
Ci sono svariati chiodi, sia con anello che con cordino, che consentono eventualmente di assicurarsi.
Appena prima dell’uscita ho tolto i ramponcini perché c’è una placca rocciosa di 4/5 metri che chiude il pendio: sulla sinistra c’è una fessura che aiuta molto e ho visto un altro chiodo con anello più un cordino agganciato a una sporgenza.
Fatta la placca bisogna saltare sopra l’impluvio del gran colatoio (che sta a fianco del Sass Bianch) che in quel punto casca perfettamente verticale molto più in basso: sono pochi movimenti su discreti appigli/appoggi; si va, ma è meglio non guardare giù, MOLTO ESPOSTO, specialmente gli ultimi 3/4 passi.
Mentre si traversa si nota un chiodo con cordino, e appena usciti si nota sulla destra una sosta con catena.
Ricapitolando, il tutto si può assimilare a un I° grado di base con vari spunti di II° grado, sia su base rocciosa che su base terra/erba (nella guida “Sentieri e Viàz dimenticati delle Alpi Feltrine di Aldo De Zordi - Paolo Lovat – Ivan De Zordi” si indica anche III° grado: può essere, loro hanno più esperienza di me da queste parti).
Viste le molte possibilità di assicurazione, un gruppetto ben affiatato può salire in sicurezza.

RISALITA ALLA FORCELLA DI SAN PIERO
Dall’uscita sopra il Sass Bianch c’è un largo e mediamente ripido vallone erboso un po’ “ondeggiante” nella sezione trasversale.
Si inizia diritti per un primo valloncello e poi bisogna comunque piegare a destra verso una fascia rocciosa dove si nota un gran bollo rosso, poi di nuovo su diritti ed è tutto abbastanza intuitivo.

DALLA FORCELLA DI SAN PIERO ALL’ATTACCO DELLA RISALITA VERSO LE CRESTE DELLE PALE GRIGIE
Attenzione:
affacciandosi verso il bosco a nord della Forcella di San Piero, si nota sulla destra una forcelletta che invita a darci un’occhiata; se ci si avvicina si notano un primo bollo rosso e una discreta traccia che la sorpassa e conduce a una seconda forcelletta: NON È LA PROSECUZIONE DI QUESTA ESCURSIONE.
***
Per il tracciato di questa escursione si scende verso nord, stando sempre nei pressi della fascia rocciosa di destra, per circa 110 metri di dislivello: a tratti il fondo è un po’ franoso ma nulla di preoccupante … per chi ha fatto il Sass Bianch.
Si aggira verso destra l’angolo in basso della fascia rocciosa e dopo pochi metri compare un discreto sentiero, si attraversano due canali e al terzo si abbandona il sentiero in salita verso destra in direzione di un covolo nero che sta poco sopra.
Oggi – con il bosco quasi spoglio in quel punto – il covolo era ben visibile qualche decina di metri prima della svolta, e si vedevano bene anche un grande bollo e freccia rossi a fianco del covolo stesso.
Con il bosco rifoliato non credo che il covolo sia molto visibile se non dal punto di svolta, dove però ci sono come aiuto orientativo un ometto e una scritta “CRESTE” con freccia (in rosso sbiadito) su pietra orizzontale.

RISALITA ALLA FORCELLA DI IMMISSIONE NELLE CRESTE DELLE PALE GRIGIE
I dislivelli qui indicati sono tutti dedotti dalla registrazione del GPS.
Dall’uscita dal sentiero si raggiunge il covolo in poco più di 10 metri di dislivello e si traversa a sinistra fino alla base di un canale che si risale per circa 30 metri di dislivello fino a poco prima di una fascia rocciosa.
Da qui traverso a destra fino all’ingresso di uno stretto canalino a tratti un po’ instabile ma non difficile.
Si risale il canalino per una ventina di metri di dislivello a si esce a destra su dorsale / fianco boschivo di faggi – fino a qui ci sono svariati bolli rossi che guidano nelle svolte.
Si risale il boschetto (bello ripido come tutto il resto) per 45/50 metri di dislivello e, appena fuori dai faggi, si piega a sinistra e si punta in salita diagonale verso due altri grandi faggi solitari al centro del vallone finale verso la forcella.
A dire il vero piegando a sinistra, e rientrando sopra il canalino scavalcando una costola/dorsale, ho notato dei bolli rossi più a sinistra della linea che avevo appena fatto e che era quella descritta in guida: guardando giù ho avuto l’impressione che ci fossero almeno tre linee buone per fare questo tratto assai ripido.
Infine, dai due faggi solitari di cui sopra, sempre ripidamente si arriva alla forcella con un bel torrione sulla destra (dietro il torrione compare la cima più alta delle Creste delle Pale Grigie con parete VERTICALE).
Alla forcella ci sono un paio di chiodi utili per l’assicurazione di chi volesse scendere il tratto appena fatto in salita.
Il dislivello totale di questa risalita è di circa 165 metri.

PERCORRENZA CRESTE DELLE PALE GRIGIE
Dalla forcella si va in direzione opposta alla cima principale, ovvero verso sinistra dalla direzione di arrivo.
L’inizio è “aereo ma non troppo”, si cammina con attenzione e si appoggiano poco le mani per equilibrio nei singoli punti esposti.
In una decina di minuti si arriva al punto chiave delle Creste delle Pale Grigie: bisogna superare due torrioni facendo “uno slalom di cresta” fra i due.
Arrivati al primo torrione si nota subito un chiodo che fa capire che bisogna calarsi verso destra-ovest: un paio di metri sotto si nota bene anche un altro chiodo.
Dunque si scende per un tre metri (più o meno) di dislivello e si prosegue in FORTE ESPOSIZIONE per pochi metri ancora per risalire subito a sinistra su una forcelletta che divide i due torrioni.
Dalla forcelletta si notano un paio di chiodi con cordini (quasi nuovi) che invitano a scendere per un paio di metri (in modo un po’ contorto) per finire sopra una cengetta che ora scorre sul lato est della cresta a completare “lo slalom di cui sopra”.
La cengetta “sorpassa” alla base il secondo torrione e la definirei INFIDA → È STRETTA E MOLTO ESPOSTA: tuttavia ci sono molti chiodi in questo tratto, e in gruppo è facile organizzare (con corda, rinvii e quant’altro serve) una traversata assicurata.
Dopo il tratto chiave si arriva in breve in un punto dove si inizia a scendere su base erbosa sopra due canali-valloni “gemelli” che guardano verso sinistra-est: bisogna prendere il secondo cioè quello di destra guardando in direzione est; già da sopra si notano due grandi bolli rossi nella strettoia in basso (circa 25 metri di dislivello per questa strettoia secondo il GPS).
Passata la strettoia si aggira verso destra la fascia rocciosa e ci si riporta in modo intuitivo sopra la cresta.
A dire il vero, pochi metri prima di risalire in cresta, ho notato dei bolli rossi e una traccia più in basso: dunque si può traversare anche un po’ più in basso dell’uscita dalla strettoia del vallone.
Dal punto di risalita in 2/3 minuti si arriva ad un intaglio (sopra una forcelletta) da superare con facile passaggio di roccia: c’è un evidente bollo rosso, e visto che è l’ultimo si può dire che le Creste delle Pale Grigie siano finite qui anche perché poi è tutto facile rispetto a quanto fatto finora.

CHIUSURA DELL’ESCURSIONE VERSO IL MONTE PAFAGAI
Dall’intaglio con facile passaggio di roccia si risale brevemente sopra il profilo di cresta e si punta il Monte Pafagai che si vede in lontananza più in basso.
Compare una traccia a terra che con attenzione non si dovrebbe mai perdere e si continua fino alla larga Forcella di Val Falomega: qui si scende dalla cresta (ormai dorsale vista la larghezza) verso destra sempre su traccia, e si rientra poco dopo per proseguire (in tratti più boschivi) fino ad immettersi nel Sentiero Tematico dei Covoli in Val di Lamen (alla Forcella dell’Ou o Forcella dell’Orso).
Ora breve risalita fino alla vetta del Monte Pafagai e facilissima discesa in Val di Lamen dove, con 700 metri sulla strada di fondo valle, si rientra al parcheggio.

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