Tempo  9 ore un minuto

Coordinate 8568

Caricato 8 giugno 2019

Recorded giugno 2019

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1.988 m
652 m
0
5,6
11
22,37 km

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vicino Montagne, Veneto (Italia)

PERCHÉ VALUTAZIONE MOLTO IMPEGNATIVO
Solo per la percorrenza della Cengia Mengola, il resto si può definire medio a parte la breve deviazione sulla crestina per la punta a Col dei Bechi.

Lo scopo di oggi era la traversata a mezza quota (e più o meno sempre alla stessa altezza) fra la Val Caorame e la Val d’Alvis, e per farla integralmente bisogna “metterci dentro” la Cengia Mengola.
Per avere un percorso più bilanciato come difficoltà ci si può immettere al punto di unione delle due cenge di oggi e infilarsi direttamente nel Viàz della Zesarela; per questa soluzione, che non è la traversata integrale alla stessa quota ma è sempre interessante, si può far riferimento (come avvicinamento) alla traccia dell’itinerario → Alpi Feltrine: Cengia Mengola dal Lago della Stua in Val Canzoi.
Possibile traversare anche con una combinazione Cengia Sassadora – Viàz della Zesarela, ma la Cengia Sassadora in direzione est-ovest è un percorso poco logico che, a mio giudizio, mal si combina con il resto (vedi → Alpi Feltrine: Cengia Sassadora dal Lago della Stua in Val Canzoi).
La chiusura di oggi è dettata solo dalla voglia di camminare: quando si rientra nel Troi dei Caserin (che è un tratto dell’Alta Via n.2) se si vuol fare il giro sopra la Val d’Alvis non serve andare al Col dei Bechi, e se si va al Col dei Bechi è più corto rientrare scendendo poi verso nord in direzione Casera Cimonega.

La guida di riferimento è “Sentieri e Viaz Riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis” (di Aldo de Zordi, Paolo Lovat, Ivan de Zordi e Renato Sperandio).

AVVICINAMENTO ALL’ATTACCO EST DELLA CENGIA MENGOLA
Si segue il solito sentiero CAI 806 che si inoltra nella Val Caorame fino a costeggiare la verticale parete est che cade dal Col dei Bechi – si arriva in questo tratto dopo il secondo attraversamento in alto del Torrente Caorame.
Un po’ sopra i 1.400 metri di quota si arriva in un paio di punti in cui il sentiero scorre in campo libero e si può osservare molto bene la parete; salendo e guardando in su verso sinistra, bisogna individuare – è molto evidente – un grande tetto che forma una specie di atrio nella roccia: alla sua base c’è l’attacco della bancata est che porta nella Cengia Mengola.
Quando si passa sotto la verticale di questo tetto, il pendio per raggiungerlo non è ancora risalibile causa salti rocciosi.
Si va avanti ancora qualche decina di metri fino a rientrare in un boschetto dove si nota che a sinistra il pendio diventa risalibile: non ci sono ometti o altri segni che indicano un possibile percorso; c’è più di un punto possibile di uscita dal CAI 806 e la quota si aggira intorno ai 1.500 metri.
Sfruttando qualche traccia discontinua di animali e il proprio intuito si sale tornando, come senso generale, un po’ indietro rispetto alla direzione di arrivo, e ci si infila nel ripido vallone erboso (un vero imbuto rovesciato) che porta alla base del tetto-atrio: dall’uscita dal sentiero CAI 806 dovrebbero essere poco meno di 100 metri di dislivello.
Alla base del tetto si notano un basso e largo covolo utile come riparo di emergenza e, soprattutto, molte pietre scaricate dalla parete sovrastante: meglio proseguire subito e spostarsi per un’eventuale pausa.

PERCORRENZA CENGIA MENGOLA IN DIREZIONE EST-OVEST
Arrivati di fronte al covolo si piega subito verso sinistra-sud passando sopra le pietre scaricate dalla parete.
Da qui e per oltre un centinaio di metri il GPS ha sballato completamente per i rimbalzi di segnale come spesso accade sotto le fasce rocciose alte e aggettanti: ho corretto manualmente la traccia registrata con qualche segmento diritto e approssimativo, ma non ci sono certo dubbi sul dove mettere i piedi.
Dopo il breve tratto con le pietre conviene calzare subito i ramponcini che sono OBBLIGATORI su questa cengia.
La bancata est è in tendenza leggera salita, e direi bella e “giusta come riscaldamento” per la successiva più difficile; c’è un punto di grande attenzione per una piccola frana che ha “scorticato” il tappeto erboso: io non mi sono fidato di mettere piedi e ramponcini sulla terra scoperta e ho utilizzato la sottilissima striscia d’erba rimasta a monte: pochissimi metri ma bisogna stare all’occhio.
Si arriva all’aggiramento del costone che introduce nella bancata sud-est, la più stretta e impegnativa: è questa che alza il livello di difficoltà di tutto il giro.
Si cammina e basta, non c’è nulla di alpinistico ma è tutto molto stretto e molto esposto.
Si vede sempre dove mettere i piedi ma bisogna pensare e misurare ogni passo senza mai perdere la concentrazione.
Si arriva a un grande abete dove “finiscono le vere ristrettezze”: questo abete è un importante riferimento come orientamento nell’altro senso di percorrenza ovest-est.
Dall’abete in breve si raggiunge il comodo terrazzo sotto il costone che introduce alla bancata finale sud-ovest.
La bancata sud-ovest è in discesa, larga e non molto inclinata lateralmente; sconsiglio di stare proprio attaccati alla parete perché anche oggi ho sentito qualche sassolino rotolare giù dall’alto: il posto c’è per stare distaccati.
La Cengia Mengola finisce, dal lato ovest, sotto un colatoio nero dove inizia il Viàz della Zesarela e dove, sotto da sinistra-sud, arriva una via di accesso che inizia in basso da Casa al Frassen.

PERCORRENZA VIÀZ DELLA ZESARELA IN DIREZIONE EST-OVEST
Dopo aver fatto la Cengia Mengola questo è un viàz tranquillo: non si può definire facile come escursionismo in generale, ma un buon escursionista con un minimo di attenzione non ha problemi.
Si parte da sotto il colatoio che divide le due cenge e si sfila subito il Covolo delle Saette.
Prima parte su bancata erbosa non difficile con un po’ di impronta a terra per il passaggio.
Poi emerge un sentierino vero che accompagna a lungo fino al grande prato del Covolo della Zesarela – sempre esposizione sud-est fino a qui.
In tutto questo settore si alternano facili bancate poco inclinate lateralmente e tratti nel bosco; solo brevi passi esposti all’attraversamento dei valloncelli che solcano il fianco di qualsiasi montagna.
Pochi metri dopo il Covolo della Zesarela si aggira un costone e si passa in esposizione sud-ovest.
A sud-ovest si inizia a scendere su bancata che costeggia una fascia rocciosa chiara, si passa un impluvio e si risale con qualche appoggio di mani fino a una piccola dorsale erbosa fuori dagli alberi: bisogna semplicemente attraversarla e riscendere nel bosco con traccia a terra ancora visibile.
La discesetta finisce ovviamente in un altro impluvio che, in questo caso, assume le forme di un vallone erboso chiuso a sinistra (direzione salita) da una fascia di rocce rosse e nerastre con largo colatoio: guardando verso l’alto si nota un torrione (che si vedeva anche dalla dorsale precedente) con alla base un covolo.
Bisogna risalire il vallone fino a sotto le rocce di testata per una quarantina circa di metri di dislivello, e poi uscire verso sinistra con ancora qualche appoggio di mani.
Dopo l’uscita si traversa su fianco erboso in salita, si passa un piccolo e caratteristico canalino roccioso nell’erba e si arriva sulla schiena di una gran dorsale sempre erbosa: qui si può dire che è finito il Viàz della Zesarela, e comincia la salita per ricollegarsi al Troi dei Caserin in direzione Col dei Bechi.
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Alla base del vallone di uscita del Viàz della Zesarela, si nota una buona traccia che prosegue più o meno allo stesso livello di arrivo senza risalire il vallone: non è citata in guida, ho provato a seguirla per curiosità e muore poco dopo in un fianco boschivo improponibile (ho cancellato questa divagazione dalla registrazione GPS).

RISALITA VERSO COL DEI BECHI O COL DEI BECH
Bisogna risalire la larga dorsale erbosa appena raggiunta fino a incrociare il Troi dei Caserin nell’Alta Via n.2; secondo il mio GPS sono circa 225 metri di dislivello fino all’immissione nel sentiero con i segnavia CAI.
La guida indica di salire sulla verticale: è certamente possibile, ma nella prima parte ho preferito stare sulla sinistra della schiena della dorsale e addolcire la pendenza con varie svolte.
Visto che avevo i ramponcini per la Cengia Mengola, li ho ricalzati per faticare di meno: qui vanno benissimo.
Dall’immissione nel Troi dei Caserin si gira a destra e per comodo tracciato si arriva al valico con il cartello “COL DEI BECH m 1960”: sulla destra c’è un’esile crestina che porta alla punta – è una crestina assai esposta ma con base sufficiente … per chi proviene dalla Cengia Mengola: comunque attenzione!

CHIUSURA DELL’ESCURSIONE RITORNANDO PER IL TROI DEI CASERIN
Oggi ho scelto un “rientro largo” rifacendo tutto il Troi dei Caserin che costeggia a semicerchio la testata della Val d’Alvis: bello, facile e con un solo passaggio delicato ma assicurato.
Poi, a completare l’anello, solito giro per Pass de Mura, Passo d’Alvis, Casera Alvis e tutto il sentiero CAI 811.

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Il dislivello reale dell’escursione è di poco meno di 1.800 metri e non oltre 2.400 come indicato nei dati di riepilogo Wikiloc
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01 - Parcheggio alla fine della Val Canzoi poco prima dell'Albergo Alpino Boz

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02 - Inizio sentieri CAI 806 e 811 a lato del Lago della Stua

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03 - Bivio per Casa al Frassen e salita diretta verso il punto di unione Cengia Mengola - Viàz della Zesarela

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04 - Primo attraversamento Torrente Caorame

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05 - Secondo attraversamento Torrente Caorame

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06 - Uscita dal sentiero CAI 806 verso bancata di immissione alla Cengia Mengola

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07 - Arrivo alla bancata est di immissione alla Cengia Mengola con covolo e tetto di roccia friabile

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08 - Punto foto nella bancata est di immissione alla Cengia Mengola

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09 - Punto franato nella bancata est di immissione alla Cengia Mengola

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10 - Inizio bancata sud-est della Cengia Mengola

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11 - Punto foto nella bancata sud-est della Cengia Mengola

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12 - Punto foto nella bancata sud-est della Cengia Mengola

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13 - Punto foto nella bancata sud-est della Cengia Mengola

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14 - Grande abete di riferimento nella bancata sud-est della Cengia Mengola

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15 - Aggiramento sperone e ingresso nella meno impegnativa bancata sud-ovest della Cengia Mengola

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16 - Punto foto nella breve bancata sud-ovest della Cengia Mengola

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17 - Colatoio su roccia nera punto di unione fra la Cengia Mengola e il Viàz della Zesarela

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18 - Punto foto nel Viàz della Zesarela

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19 - Punto foto nel Viàz della Zesarela

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20 - Punto foto nel Viàz della Zesarela

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21 - Covolo della Zesarela

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22 - Aggiramento costone verso sud-ovest nel Viàz della Zesarela

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23 - Piccola dorsale erbosa da attraversare nel Viàz della Zesarela

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24 - Base vallone di uscita dal Viàz della Zesarela

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25 - Testata vallone di uscita dal Viàz della Zesarela

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26 - Inizio risalita verso Troi dei Caserin dalla fine del Viàz della Zesarela

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27 - Immissione nel Troi dei Caserin e Alta Via n. 2

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28 - Cartello 'Col dei Bech m 1960' al valico

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29 - Punta dopo cresta a Col dei Bechi

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30 - Punto foto e rifornimento acqua da ruscello lungo il Troi dei Caserin

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31 - Breve passaggio attrezzato lungo il Troi dei Caserin

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32 - Pass de Mura

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33 - Passo Alvìs

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34 - Casera Alvìs o Malga Alvìs con bivacco sempre aperto nella ex stalla

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35 - Punto foto verso le cenge percorse scendendo per il sentiero CAI 811

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36 - Punto foto al Covolo della Zesarela scendendo per il sentiero CAI 811

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