Tempo  6 ore 55 minuti

Coordinate 6734

Caricato 15 novembre 2018

Recorded novembre 2018

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2.166 m
905 m
0
3,4
6,7
13,42 km

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vicino Aune, Veneto (Italia)

Escursione che percorre una delle tante cenge erbose delle Vette Feltrine abbinandola alla salita al Monte Vallazza.
A mio giudizio i ramponcini forestali o da prato sono obbligatori per procedere in sicurezza.
L’inizio a est della cengia, e un po’ anche la fine a ovest, sono ben inclinati lateralmente e, in generale, non ci sono molte tracce di animali che nel tempo possono aver creato dei “quasi sentierini”: qualcosa si trova per poter procedere più agevolmente, ma in vari tratti la presa a terra dei ramponcini fa veramente comodo.

L’itinerario inizia percorrendo il CAI 810 fino al Passo di Sant’Antonio: lungo tratto iniziale su stradetta cementata e poi molto bello quando si avvicina ai bastioni rocciosi.
Dal passo si continua per il CAI 810 (scendendo per circa 40 metri di dislivello e attraversando anche una piccola pietraia) e lo si abbandona verso sinistra più o meno nel punto in cui comincia a risalire.
Si attraversa per poche decine di metri in mezzo ad un gruppo di alberi e si entra in cengia subito dopo il doppiaggio dell’evidente spalla della montagna.

Pochi metri dopo l’inizio della cengia c’è il tratto più esposto e inclinato: se si passa questo poi si può ragionevolmente pensare di arrivare alla fine senza grossi problemi.
In breve si arriva a una prima piccola sella da cui si entra in uno spettacolare vallone semicircolare che è un vero e proprio anfiteatro: a prima vista sembra assai ostico per le pendenze laterali, ma qui ci sono inizialmente buone tracce vicino alla rocce e poi più in basso nella zona centrale del catino.

Passato l’anfiteatro si arriva a una seconda piccola sella da cui “si mette nel mirino” un torrioncino roccioso molto visibile fin dall’inizio della cengia e pure da alcuni punti del CAI 810 di avvicinamento.
Non bisogna puntare alla sella rocciosa sulla destra a fianco del torrioncino, ma bisogna aggirarlo a sinistra sul pendio erboso alla base della massa di rocce che lo sostiene.
Questo passaggio si può interpretare in più modi: alzarsi subito un po’ fino alla base della massa di rocce e poi aggirare, oppure iniziare l’aggiramento più sotto e alzarsi un po’ più avanti.
Io ho scelto la seconda che ho scritto, forse era meglio la prima, ma non ci sono grosse differenze.

Dopo il torrioncino si entra in un secondo ampio vallone semicircolare, molto più ampio del primo ma non così regolare: lo si attraversa fino a una piccola grotta/covolo (utile seppur scomodo riparo di emergenza) dove si trova anche un ometto alla base.
Già prima di arrivare al covolo/riparo si nota a sinistra un altro torrioncino che delimita una piccola sella.
Dal covolo si traversa prima in piano, poi perdendo qualche metro e infine si risale su traccia labile fino ad arrivare alla selletta del torrioncino: in questo tratto c’è qualche passo su notevole pendenza laterale, ma si riesce sempre ad appoggiare tutto il piede in qualche posto.
Dalla selletta si continua per poco su pendio sempre erboso fino alla base di un canalino con piccolo ghiaione dove la cengia finisce.
Da qui ci sono più alternative di rientro descritte nella guida “Sentieri e Viaz riscoperti delle Alpi Feltrine e Val del Mis – 61 Itinerari”.
Io ho risalito il breve canalino fino a un passo che sta sotto le rocce finali del Col di San Piero, e poi ho traversato lungamente in direzione nord-ovest per raggiungere la zona di Malga Vallazza: si cammina sempre su dolci pale erbose.
Dai ruderi di Malga Vallazza ho seguito quella che si può definire la via normale per il Monte Vallazza che sale da Col dei Mich.
Infine, dalla vetta del Monte Vallazza, ho tagliato un po’ per il pendio est (ben prima del Passo del Pavione) per ricollegarmi ai sentieri CAI e raggiungere Malga Monsanpiano, il Passo di Sant’Antonio e il sentiero di avvicinamento del mattino.


IL DISLIVELLO DI SALITA/DISCESA, IN QUESTA VERSIONE DELL’ESCURSIONE, CALCOLATO CON “Garmin BaseCamp” – E CON ALTIMETRO A PRESSIONE – È DI CIRCA 1.500 METRI, ED È QUELLO GIUSTO.
QUANDO CI SONO DI MEZZO CENGE/CRESTE/GOLE CHE SCORRONO AI BORDI DI GRAN DISLIVELLI, WIKILOC RICALCOLA SEMPRE IN MODO MOLTO ABBONDANTE PERCHÉ, PROBABILMENTE, FISSA LE QUOTE SULLA BASE DELLE PROPRIE MAPPE SOVRAPPONENDOCI LA TRACCIA DEL GPS CHE NON È CERTAMENTE PERFETTA: IN CENGIA/CRESTA/GOLA ANCHE UNO SCARTO LATERALE DI 3/5 METRI PUÒ DARE ORIGINE A QUOTE NOTEVOLMENTE DIVERSE SE RICALCOLATE SU ALTRE MAPPE.
NON SONO PIÙ DI 1.900 METRI COME INDICATO NEL SITO.

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