Tempo  5 ore 36 minuti

Coordinate 292

Caricato 17 maggio 2019

Recorded maggio 2019

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1.270 m
331 m
0
2,8
5,6
11,21 km

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vicino Aiola, Toscana (Italia)

Montagna poco conosciuta e poco frequentata quella del Pizzo dell’Aquila che sarebbe l ‘ultima quota (1258 mt) della lunga cresta Nord Ovest del Pizzo d’Uccello (o di Nattapiana) che visto da Vinca si caratterizza per una piccola parete rocciosa triangolare liscia.
L’escursione parte dall’abitato di Aiola (poco sopra Equi Terme) che è molto interessante visitare in quanto sono molto belle le viuzze che lo percorrono e bellissimi portali con gli stemmi dei Medici che testimoniano la dominazione in questo luogo della famosa casata fiorentina.
Il borgo è suddiviso in due blocchi abitativi e a dividere questi è presente una bella vasca per lavare i panni e una bella fontana.
Una volta arrivati di fronte alla chiesa (con raffigurazione marmorea del San Giorgio a cavallo che uccide il drago) si esce dal paese seguendo il cartello CAI 39 che indica per l’Eremo di San Giorgio e ben presto ci si trova su un sentiero che sale (mai ripidamente) nel bosco.
Percorsi circa 600 metri il CAI 39 proseguirebbe a destra verso “il Castellaccio” ; questo sarà il sentiero che andrà percorso al ritorno per cui si prosegue a sinistra su sentiero non CAI ma ben visibile e bollato da segni rossi.
Dopo vari tornanti nel bosco (che non offre quindi grandi vedute), a circa 2 Km dalla partenza, si giunge ad un rudere; a questo punto si lascia il sentiero e anziché andare a dritto si curva bruscamente a sinistra verso l’Eremo di San Giorgio che si raggiunge percorrendo circa 500 metri.
Arrivati all’Eremo (a quello che resta dell’edificio) ci troviamo a 887 metri di altezza e 2,5 Km da Aiola.
L’Eremo fu costruito nel XVII secolo e i frati vi rimasero fino al 1779; oggi della struttura in origine costruita su due piani con calcare cavernoso apuano rimane solo una sorta di altare e dove sorgeva l’edificio un prato.
A questo punto si procede l’escursione andando verso il colletto ricoperto da alberi che rimane alle nostre spalle guardando l’altare, si va a sinistra e subito dopo aver superato un muro dell’eremo lo si risale senza via obbligata.
Arrivati in cima a questo colletto bisogna tenere presente che dovrà essere percorsa la cresta in direzione Sud – Est senza possibilità di sbagliarsi.
La cresta è rocciosa e sono molti gli arbusti e alberelli che la ricoprono; non è tecnicamente difficile ma occorre prestare attenzione perché alcuni punti sono esposti specie sul lato garfagnino.
Occorre procedere a dritto mantenendo la destra quando si ritiene opportuno e quando si arriva all’ultimo sperone occorre scendere con cautela in facile arrampicata ma un po’ esposta questa volta sul lato di Vinca per giungere ad una selletta immersi nel bosco.
A questo punto si va avanti e ci si arrampica su facili rocce ricche di appigli per raggiungere in breve la cima del Monte San Giorgio dopo di che lo si scende e si procede lungo il crinale che si fa ora ampio e sempre immerso nel bosco.
Percorsi circa 200 metri di questo crinale ci si immette in un sentiero che più avanti porta a una zona boschiva ampia e a tratti è molto poco visibile anche se la via da seguire non è obbligata.
In breve tempo si arriva ad un piccolo invaso che offre la prima veduta di prim’ordine di questa escursione in quanto finalmente la vegetazione che copriva finora la visuale cessa; siamo a quasi 3,5 Km dalla partenza.
Si va a destra e si risale il crinale con ormai ben evidente la nostra cima da raggiungere; da qui infatti si vede bene il Pizzo dell’Aquila ma anche il Monte Bardaiano, la cresta di Nattapiana, il Pizzo d’Uccello, la cresta di Capradossa, il costone dove si sviluppa la ferrata Siggioli e purtroppo anche la sottostante cava del Cantonaccio.
Procedendo il crinale diventa sempre più roccioso ma facile e molto gradevole con vista che si apre sempre più sul versante dell’Appennino Reggiano con ben evidenti i monti Alpe di Succiso, Casarola e La Nuda ma anche quello Tosco Emiliano con il Cusna e il Prado.
La salita verso il Pizzo dell’Aquila si fa sempre più ripida ma facile e da un certo punto su placche rocciose.
Si arriva finalmente in vetta (contrassegnata semplicemente da un ometto in pietra) e pur non essendo ad un altezza considerevole non si può non far caso al panorama che offre sul Sagro, la Canalonga dove si trova la lizza del Balzone, sulla Rocca di Tenerano e sulla valle del Lucido dove si trova l’abitato di Vinca ma soprattutto rapisce la visuale bellissima sulla cresta di Nattapiana, sul Pizzo d’Uccello e più lontani la cresta di Garnerone e il Grondilice.
Dal Pizzo dell’Aquila si scende leggermente ad una selletta che se non erro è il Colle di Nattapiana e si risale facilmente un rilievo roccioso poco più alto del Pizzo dell’Aquila che lì per lì fa pensare erroneamente che sia in realtà quella la cima.
Si procede su cresta che man mano diventa più esposta e pur non essendo tecnicamente difficile occorre prestare attenzione.
Ad un certo punto bisogna aggirare uno sperone da destra scendendo leggermente perché altrimenti ci si troverebbe in piena esposizione e costretti a manovre complicate di arrampicata inutili.
Aggirato questo sperone si scende lo stesso con molta attenzione (2° grado) fino ad arrivare ad una piccola insellatura proprio sotto la Punta di Nattapiana.
Si va a dritto e ci si arrampica sulla Punta di Nattapiana sempre con attenzione anche se non ci sono passaggi particolarmente difficili.
Superato anche questo ostacolo si procede su cresta o poco a destra di essa sul lato di Vinca e si procede di fianco la cortina rocciosa che ci rimane ala nostra sinistra.
Scegliendo il percorso più congeniale in breve si arriva a Foce dei Lizzari e comincia a farsi evidente in basso a destra il sentiero CAI 190 che porta a Vinca.
Si prende il CAI 190 e dopo vari tornanti inizialmente immersi in un suggestivo bosco di conifere si giunge al paese di Vinca.
Si attraversa il paese e si percorre un breve tratto di strada asfaltata per poi uscire nuovamente per prendere il CAI 39 che in circa 4 Km ci riporterà ad Aiola.
Bellissimo il CAI 39 che taglia a mezza costa le pendici del Pizzo dell’Aquila dapprima nel bosco e successivamente in ambiente brullo ma molto panoramico sulla valle del Lucido e molto colorato grazie alla presenza di piante caratteristiche dei suoli sassosi come l’elicriso e l’origano selvatico che emanano nell’aria odori di piante aromatiche.
Questo tratto di sentiero a tratti esposto ma non pericoloso è molto interessante anche per la presenza del rudere della chiesa della Madonna Vecchia che si trova sotto la parete del monte e risalente al ‘500 e un ponte dello stesso periodo che riesce difficile spiegare come riesca ancora a stare in piedi ed essere percorribile.
Procedendo avanti pian piano si rientra nel bosco, si trovano dei grandi blocchi perfettamente squadrati che sarebbero dovuti servire alle mura del Castellaccio che si incontra poco avanti sulla nostra sinistra che era un antica fortificazione che dominava la vallata del quale si conservano un torrione e le mura.
Dopo una breve visita a questa struttura si procede sul sentiero per incrociare nuovamente il percorso fatto all’andata e tornare quindi in pochissimo tempo ad Aiola.
Percorso lungo 13 Km tecnicamente non difficile anche se va fatta con attenzione la cresta che da sopra l’eremo di San Giorgio arriva al Monte omonimo e soprattutto la cresta che collega il Pizzo dell’Aquila alla Punta di Nattapiana per alcuni punti esposti e terreno malsicuro.
Problemi di orientamento non ci sono però il segnale gps da Aiola all’eremo a momenti può essere disturbato ma il sentiero è ben visibile e segnato quindi qui difficoltà in tal senso non ci sono.

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