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402 m
197 m
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2,2
4,3
8,6 km

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vicino Tursi, Basilicata (Italia)

La nostra avventura inizia dal punto più alto del centro storico di Tursi, la rabatana, il cui solo nome ci fa viaggiare nel tempo, fino all'anno 850, quando i saraceni vi si insediarono, lasciando tracce profonde nell'architettura e nel dialetto locale. Di qui ci spingiamo ancora più in su, sopra un piccolo promontorio, raggiungibile mediante una malferma scalinata in legno, sede in passato di una antica torre di avvistamento. In effetti, quale posto migliore per posizionare una vedetta? Di fronte ai nostri occhi, si apre un orizzonte vastissimo che abbraccia Colobraro, Rotondella, e, più in là, le cime innevate del Pollino; dalla parte opposta, invece, si incastonano, sui brulli calanchi argillosi, Montalbano, Pisticci e Craco, il paese fantasma tanto caro ai registi. Poco più in basso, nascosta nella timpa sabbiosa, una apertura ci conduce dritta dritta nei sotterranei del vecchio castello, interamente scavati nella sabbia: un susseguirsi di archi e di piccole celle, le cui finestre si affacciano sulla timpa scoscesa. Imboccato il nostro sentiero, la presenza massiccia di timo, santoreggia e rosmarino selvatico rende il nostro cammino, sin dal suo inizio, pieno di intensi profumi. E questi ci trasportano, senza neanche darci il tempo di accorgercene, in un'altra dimensione, in cui magia e realtà si fondono insieme, ed in cui passato e presente sembrano vivere nel medesimo istante. Le piogge dei giorni precedenti, avevano attivato le tante sorgenti che alimentano le "fontanelle" da cui, in un tempo che ormai sembra lontanissimo - ma che in quell'istante sembrava tornato vivo ed attuale - gli abitanti della rabatana attingevano acqua e, in grandi otri di argilla, la trasportavano nelle loro abitazioni. Il nostro sentiero era pertanto di tanto in tanto attraversato da fangosi rivoli di acqua sorgiva, segnati da poderose impronte di mucche al pascolo, non sempre facilmente attraversabili.
Saliamo su, fino a quota 400 metri, ed il silenzio si fa sempre più assordante: stavamo solcando quelle che i poeti lucani hanno battezzato - e ben a ragione! - le "terre del silenzio". Dopo circa tre chilometri, arriviamo ad un crocevia: Si può salire e raggiungere il punto più alto del territorio di Tursi (circa 600 m) o scendere ed arrivare in paese. Decidiamo per questa seconda opzione. E lungo la discesa verso valle, incontriamo mucche, pecore, capre, cavalli... ci guardano straniti, poco abituati qual sono alla presenza umana. Poco prima dell'arrivo in paese, Natale, il nostro amico esperto di boschi ed innamorato del suo Tursi, ci fa imboccare un sentiero appena appena accennato, che ci introduce nel fitto bosco, polmone verde del paesino, su un percorso tutto in salita e che ci porta direttamente al monumentale convento di San Rocco, ad appena un chilometro dal nostro punto di arrivo. Ritornati in Rabatana, Giusy ci legge i versi immortali di Albino Pierro, ad essa dedicati. E non c'è modo più poetico, per concludere la nostra breve avventura:
Cchi ci arrivè a la Ravatène
si nghiànete 'a pitrizze
ca pàrete na schèhe appuntillète
a na timpa sciullète
Quann'u tempe è sincere,
nturne nturne 'a terra d'i jaramme
ci 'ampìjete a lu sòue com'u specchie,
è quanne si fè notte c'è nu frusce
di vente ca s'ammùccete nd'i fosse
e rivìgghiete u cùcche e ci fè nasce
nu mère d'èrve.

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