Difficoltà tecnica   Impegnativo

Tempo  9 ore 35 minuti

Coordinate 1134

Uploaded 16 maggio 2017

Recorded maggio 2017

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1.420 m
457 m
0
5,9
12
23,43 km

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vicino Bollone, Lombardia (Italia)

La Valvestino è una zona molto selvaggia, e a parte la Cima Tombea e il Monte Caplone le quote delle montagne si mantengono modeste, ciò non toglie che i posti siano veramente interessanti oltre che selvaggi, quest’ultimo aspetto mi piace molto e propendo a scelte escursionistiche di questo tipo.

Per il mio 51° compleanno mi voglio regalare un giro, roba da “escursionismo di ricerca” direbbe l’amica Patri patripoli, un maledetto giro su vecchi sentieri ormai caduti quasi in disuso, con il rischio di non arrivare alla meta, ma in fondo vada come vada!

Lasciamo la macchina nel comodo parcheggio dell’Osteria e dopo 100 mt di strada troviamo la deviazione per Droane/Camiolo/S. Vigilio, seguiamo la sterrata e ignorata la deviazione per Droane continuiamo il nostro cammino sino a quando la sterrata termina nei pressi della Malga Tavagnone.

Proprio vicino al cancello della Malga, sulla sinistra, un sentiero coperto da foglie prosegue verso il soprastante Dos di Sas che faremo al ritorno mentre tenendo sempre la sinistra, su traccia di sentiero proseguiamo il cammino restando più o meno in quota.

Qua bisogna fare un po di attenzione visto che si viaggia in un fitto bosco dove altre tracce (forse di animali selvatici) depistano un poco, noi abbiamo seguito la traccia più evidente ed intuitiva, superando qualche zona leggermente esposta, sino a quando improvvisamente il sentiero si è impennato intercettando il sentiero 54 che porta al vicino Passo Bocca Croce.

Adesso le indicazioni sono più evidenti e la bollatura è presente, seguendo il sentiero N°63/Tricolore, la traccia sale in discreta pendenza nel fitto bosco che pian piano diventa cresta, usciti allo scoperto, sempre in buona pendenza raggiungiamo l’impercettibile M. Manga. Caratteristica di questi posti è la mancanza di croci ed affini che indicano la cima, noi abbiamo trovato un vecchio cartello “divieto di caccia” abbattuto e l’abbiamo rimesso in piedi come “segnale”/waypoint.
La cresta andando avanti si assottiglia, passa alcune zone un po esposte e dopo poco ci ritroviamo ad un bivio; a sx il sentiero prosegue comodamente verso Cima Rest , mentre restando sulla cresta, passando ancora brevi zone esposte, in 10/15 minuti ci ritroviamo finalmente sulla Cima Gusaur (grazie Gps). Anche qua non c’è nessuna segnalazione e noi ancora una volta siamo “intervenuti” creando un piccolo ometto. 2h45.

Sono ormai le 12,30 e lo stomaco comincia a brontolare, così senza indugiare troppo ritorniamo sui nostri passi e raggiungiamo il bivio, da qua, confidando sulla bellezza del sentiero puntiamo sparati verso Cima Rest dove faremo il pit-stop pranzo.

Il sentiero si conferma veramente bello come sperato ed attraversa boschi di aghiformi e zone con Faggi secolari, posti che piacerebbero moltissimo a grandemago e Micaela, passato il Rif. Malga Corva, posto anche questo da fiaba, Cima Rest ormai è a pochi minuti di strada. Continuiamo il cammino costeggiando l’osservatorio astronomico che è anche zona di controllo sismico, e dopo un ultima comoda discesa “a vista” finalmente arriviamo al ristoro El Tavagnù dove poco tempo fa ci fermammo.

Dopo che le nuvole sino ad ora andavano e venivano ora il cielo è sereno, permettendoci così di pranzare all’aperto godendo delle bellezze naturali che ci circondano. A tavola finalmente trovo la mia vera dimensione umana e m’abbuffo… pasta, verdura e affini, poi birra per festeggiare il compleanno. Vicino a noi ci sono due turisti tedeschi e ad un certo punto la situazione diventa bucolica, artefatta, ma assolutamente nella normalità quando si è in fase digestiva; parte la gara di rutti, ed io lancio il guanto di sfida all’altro maschio presente, io emetto un bellissimo “suono” ecologico al profumo di rosmarino, l’Homo Teutonicus invece, una volta spalancate le fauci mi colpisce con una “ventata” a base di aglio e cipolla. Rimango immobile, basito, e se qualcuno mi avesse fatto la foto, probabilmente in quel momento avrei preso le somiglianze dell’Urlo di Munch. Tutt’intorno i fiori sono appassiti, morti, manco fosse caduto del Napalm…
Passato il momento ludico è venuto il momento di ripartire perché il giro è ancora lungo, imboccata la strada asfaltata che in breve ci porta al Passo di Cima Rest, intercettiamo la flebile traccia che scende verso Magasa, traccia che poi diventa più evidente ma incredibilmente invasa da erbacce e resti di qualsiasi specie. Passata una zona dove i laterizi sono stati abbandonati a mo di rifiuti, ecco che all’improvviso ci ritroviamo sulla strada che porta a Magasa, incrociando ancora una volta i due turisti tedeschi stupiti da dove eravamo spuntati.

Passiamo Magasa, scendiamo al Bivio Camiol, e preso il sentiero N°70 su strada sterrata procediamo spediti, deviamo sino alla vicina cascata e poi via di nuovo, con una lunga cavalcata ritorniamo di nuovo al Passo Loc. Bocca Croce dopo aver ignorato la deviazione per Turano/Molino di Bollone.

Da qua potremmo tornare tranquillamente per il sentiero fatto all’andata, ma sulla cartina notiamo che esiste una traccia di sentiero non segnalata che dovrebbe riportarci a Molino e la cosa ci incuriosisce; partiamo così in direzione del M. Camiolo, vaghiamo qua e la nel bosco alla ricerca del misterioso sentiero ma di tracce non se ne trovano, senza rischiare di perdersi nel fitto bosco puntiamo prima al Camiolo, e poi di nuovo al Passo, senza indugiare ulteriormente scendiamo per la via conosciuta e con passo veloce finalmente ritorniamo al punto di partenza. Assolutamente soddisfatti…
Nota 1): Senza dilungarmi troppo dico che questo giro mi è piaciuto, anche se per diverso tempo si cammina su strada sterrata; i luoghi sono veramente selvaggi e le tracce di ungulati sono in ogni dove, le deviazioni sono molteplici e possono depistare. Il mio personale consiglio è quello che chi affronta questo tragitto abbia un discreto senso dell’orientamento, in alternativa, un buon Gps può fare la differenza. Bellissima Valvestino!



Nota 2): Eric… e Cinquantuno.



CINQUANTUNO.

Mi sveglio la mattina e sento già qualcuno,

un pazzo sulla curva s’atteggia da tribuno,

mi urla a squarciagola di aggiungere + uno.

Cinquantuno,

la festa è cominciata e faccio il mio raduno,

preparo ‘na gran cena nel modo più opportuno,

puntiamo a mangiar tanto schifando il san digiuno.

Cinquantuno,

il giorno è ormai finito e in gir non c’è nessuno,

la luna già s’abbassa ed esce l’Orso Bruno,

la sbronza non mi passa e parto per Belluno.

Son qua che dormo in piedi e dico ciao ad ognuno, e in fondo mi domando: son forse Cinquantuno?



A’ la prochaine! Menek,Rosa
  • Foto di Molino di Bollone
  • Foto di Molino di Bollone
  • Foto di Molino di Bollone
  • Foto di Molino di Bollone
  • Foto di Molino di Bollone
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Loc.Bocca Croce
  • Foto di Cima Monga

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