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vicino Monteverdi Marittimo, Toscana (Italia)

Abbazia di San Pietro in Palazzuolo.

Correva l’anno 754 d.C. e nel sito di Palazzuolo vicino a Monteverdi Marittimo, dove sorgeva una villa romana e un Tempietto dedicato alla Dea della guerra Bellona, iniziò la fondazione di un Monastero benedettino ad opera del nobile longobardo San Walfredo, capostipite dei Conti della Gherardesca.

Così ne parla Emanuele Repetti nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana redatto nel 1833.

PALAZZUOLO DI MONTE VERDI ( MONS PALATIOLI ) nella Val di Cornia. - Poggio celebre per essere stato fondato costà uno de' più vetusti monasteri della Toscana (S. Pietro a Palazzuolo o a Monteverdi) alla destra del fiume Cornia, nella Comunità e circa miglia toscane due a levante di Monteverdi, Giurisdizione di Campiglia, Diocesi di Massa Marittima, Compartimento già di Pisa, ora di Grosseto. - Vedere ABAZIA DI MONTEVERDI.

ABAZIA DI MONTEVERDI o di S. Pietro a PALAZZUOLO in Maremma nella Valle della Cornia, Comunità Giurisdizione e miglia toscane 1 e 1/2 a scirocco-levante da Monteverdi, Diocesi di Massa, Compartimento di Pisa. Sul selvoso poggio di Palazzuolo esistono le vestigia di questa famosissima Abazia fondata nei suoi possessi, l'anno 754, da S. Walfredo figlio del fu Ratgauso di Pisa, stipite dell'antichissima e sempre prosperosa prosapia dei conti della Gherardesca. Il quale fondatore unitamente al lucchese Gundualdo suo cognato, e ad un monaco corso vi si rinchiuse con quattro figli per professare l'istituto di S. Benedetto, dopo avere esso ed il cognato consegnate le mogli in un monastero fabbricato a tal uopo sul confine della Maremma pisana, presso il fiume Versilia. Quali possessioni e quante giurisdizioni fossero assegnate alla Badia di Palazzuolo dal primo suo abate Walfredo si rileva a meraviglia dal documento di fondazione pubblicato dal Muratori ( Ant. M. Aev. ) e posteriormente dal Soldani e dal Maccioni, possessioni che noi avrem luogo di rammentare agli articoli dei villaggi e castelli dei quali ivi si fa parola. Gunfredo uno dei figli del fondatore subentrò al governo del monastero alla morte del padre (anno 765); ed è a questo abate cui mi sembra dovere riferire 4 documenti importantissimi, non ancora, ch'io sappia, al figlio di S. Walfredo applicati. Il primo è una lettera del pontefice Adriano I, che è la 55 del codice Carolingio, recata a Carlo Magno dall'abate Gunfredo che ivi si dichiara cittadino pisano ( habitator civitatis Pisanae ) ad oggetto di ringraziare, in primo luogo, il conquistatore del regno Longobardo per avere liberato dall'ostaggio e restituito nei suoi averi il latore della lettera medesima, e quindi di fargli noto l'ostacolo che incontrava tale Regia disposizione dal lato del Duca Allonne, il quale, dopo aver confiscato i possessi dell'abate Gunfredo, anziché restituirli aveva fatto attentare alla di lui vita mentre ritornava in Toscana. - L'abate Pizzetti non bene si appose, allorchè attribuiva la causa di una tal confisca alla congiura mossa contro Carlo Magno dai fautori di Ratgauso duca del Friuli, e nella quale sospettò implicato il suo nipote Gunfredo pisano, mentre il Ratgauso padre di S. Walfredo era già mancato ai viventi nel 754. - Il secondo documento precede di quattro anni la conquista del Regno Longobardo. È una permuta di beni rogata in S. Vito sul fiume Cornia, nel 24 maggio dell'anno 770, fra l'abate Gunfredo per conto del suo monastero di Monteverdi, ed il prete amministratore della chiesa di S. Regolo in Val di Cornia. Il terzo istrumento dato in Pisa all'anno 780 riguarda una donazione fatta da un Longobardo di Villamagna presso Volterra nelle mani dell'abate Gunfredo a favore del suo monastero di Monteverdi; mentre il quarto riferisce ad un testamento rogato in Lucca il 24 maggio del 789 dove si nomina per esecutore testamentario, il venerabile Gunfredo abate del monastero di S. Pietro di Monteverdi. ( Memorie per servire alla Storia del Ducato di Lucca, Tomo IV ). Molte furono le donazioni fatte al monastero di Palazzuolo dopo la sua fondazione, fra le quali una assai vistosa da un nobile lucchese nell'anno 766. - Nel secolo X aveva una parte di giuspadronato su questo monastero il marchese Lamberto figlio del marchese Ildebrando. ( ARCH. DIPL. FIOR. Badia Amiatina anni 973 e 989 ). Nel 1040 Azzone abate di Monteverdi allivellò a Giovanni vescovo di Lucca casa e poderi con la terza parte del poggio e castello di Campetroso, e dell'annessa chiesa di S. Andrea ( Memorie Lucchesi Tomo V ) - ( ERRATA : Nel 1063) Nel 1052 il conte Ugo del conte Rodolfo della Gherardesca cedé alla Badia di Monteverdi il castello con la corte di Gualdo , ed il padronato della Pieve. Il qual dominio fu poi dagl'imperatori e dai pontefici confermato a quei monaci insieme con i castelli di Monteverdi, di Canneto, di Campetroso, di Castagneto, ec. Nel 1230 l'abate di Monteverdi si diede in raccomandigia al Comune di Massa, conservando la giurisdizione civile nei luoghi già indicati, con l'onere di un annuo tributo, e di 200 masnade in casi di guerre. - La quale raccomandigia approvata da Gregorio IX fu poi confermata dal pontefice Innocenzo IV con breve del 17 luglio 1253, dopo che quei monaci, venuti da qualche tempo in discordia per cagione di promiscuità e vicinanza di possessi con i Pannocchieschi Signori della Sassetta, furono da questi assaliti a mano armata nel 1252, ucciso l'abate, espulsi i conventuali, spogliato e ridotto a spelonca chiesa e monastero. Tanti insulti e rovine obbligarono i dispersi cenobiti a transigere nel 1282 con il Comune di Volterra, il quale fornì loro una somma di denaro per costruire dentro il castello di Monteverdi un più sicuro asilo. ( ARCHIVIO DIPLOMATICO Comune di Massa e di Volterra ) - L'antica Badia ricevé posteriormente (1360) nuovi guasti e rovine dai soldati Pisani in occasione di guerre coi Fiorentini. Molto innanzi a quest'epoca il monastero stesso era stato aggregato alla Congregazione di Vallombrosa, cui fu confermato dal pontefice Martino V, con breve del 1423, accordando agli abati generali il titolo di marchesi di Monteverdi e di Canneto. - Ho parlato sinora dell'antica Badia, giacché la nuova non fu costruita dentro il castello di Monteverdi se non dopo che il pontefice Pio IV, nel 1561, annuì alla dimanda di poterlo trasferire, per cagione dell'aria cattiva e degli assassini, dal poggio di Palazzuolo dentro il castello di Monteverdi, a condizione però che essa ritenesse il titolo di S. Pietro. Questo nuovo convento si limitò ad un ospizio con due o tre monaci di pendenti dall'abate di Vallombrosa, il quale conservò il giuspadronato delle chiese parrocchiali di S. Andrea a Monteverdi, e di S. Lorenzo a Canneto ed il diretto dominio di alcuni poderi e di estese boscaglie. Queste ultime furono concesse a livello perpetuo agli abitanti dei nominati castelli. Fu soppressa sul declinare del secolo XVIII. - Vedere MONTEVERDI.

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