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Caricato 11 ottobre 2017

Recorded ottobre 2017

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vicino Pagliari, Abruzzo (Italia)

COMUNE DI ABBATEGGIO
ECOMUSEO DEL PALEOLITICO
ABBATEGGIO: UNO DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA
IL PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA NATURALISTICA PARCO MAJELLA
ABBATEGGIO STORIA & NATURA
VALSIMI: LE MINIERE DELLA MAIELLA E IL RICORDO COLLETTIVO
GUIDA TURISTICA
DEPOSITI LACUSTRI DELLA VALLE GIUMENTINA

Abbateggio è un borgo della provincia di Pescara, situato a breve distanza dalla via Tiburtina Valeria, all'altitudine di 450 m s.l.m..
Il suo aspetto è quello di un piccolo paese montano arroccato all'ombra della Maiella; Le case del borgo sono costruite con la tipica pietra bianca della Majella, lavorata a mano secondo la fiorente tradizione degli scalpellini locali. Con i suoi circa 400 abitanti rappresenta un punto di riferimento nazionale per cultura, letteratura e tradizioni. Ogni anno infatti Abbateggio ospita il prestigioso "Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella" dedicato agli scrittori della penna verde.
Ma Abbateggio è importante anche per la sua natura e i suoi paesaggi unici, frutto della millenaria interazione fra uomo e ambiente: le tracce di questo connubio si perdono nella preistoria, come testimonia il sito Paleolitico di Valle Giumentina, e proseguono fino ai giorni nostri con l'architettura montana in pietra a secco e la tipica coltivazione del farro, che è al centro di una manifestazione volta alla riscoperta e alla tutela di questo antico cereale.
Abbateggio è anche una culla di spiritualità che ha dato i natali a Mariano di Abbateggio, uno dei monaci della cerchia di Celestino V.

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In questo fontanile è possibile ammirare in primavera e in estate diverse specie di tritone. La particolarità di questo abbeveratoio è quella di essere alimentato da una risorgiva e questo ha consentito lo sviluppo di condizioni ambientali favorevoli affinché i tritoni potessero viverci come in un piccolo stagno. I tritoni sono piccoli anfibi di dimensioni diverse a seconda della specie. Nel fontanile della valle Giumentina vivono il tritone crestato e il più piccolo tritone appenninico, quest'ultimo un endemismo dell'Italia peninsulare.
Gli scavi sono condotti dall'Ecole Francaise e dal Comune di Abbateggio in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Regione Abruzzo. L’analisi cronologica dei reperti dell’industria litica ha evidenziato che, con ogni probabilità, i primi abitanti della Maiella dovevano appartenere alla specie Homo Erectus. Tale dato sembrerebbe essere confermato dai resti del giacimento di Valle Giumentina. Si tratta di un’area pianeggiante situata a circa 700 metri di altitudine che occupa una porzione del versante nord occidentale della Maiella. Il territorio per cause naturali ha subito stravolgimenti che hanno fortemente condizionato la vita dei primi abitanti. Fino a 40.000 anni fa, infatti, in zona era presente un lago che gli studi geologici hanno messo in relazione con la presenza dei fiumi Orte e Orfento che scorrevano lungo la valle prima di deviare il loro corso. I manufatti in pietra hanno evidenziato come anche l’uomo primitivo aveva sviluppato un particolare patrimonio di conoscenze, che l’archeologo Antonio Mario Radmilli ha definito “cultura del paleolitico abruzzese di montagna”. A tal proposito è significativa la produzione relativa alla facies di Valle Giumentina, costituita da raschiatoi di vario tipo e da schegge con incavi clactoniani. L'ARCHEOLOGIA DELLA VALLE GIUMENTINA
Lo spietramento è la raccolta delle pietre per recuperare spazi da destinare alle colture. Dapprima l’operazione di spietramento ha prodotto cumuli di materiale litico, alcuni dei quali ancora visibili sulla Maiella; in seguito le pietre sono state reimpiegate, senza bisogno di lavorazione, per la costruzione di muretti di terrazzamento e delle caratteristiche capanne in pietra a secco, conferendo un’impronta inconfondibile al paesaggio.
Tra i diversi complessi agro-pastorali sparsi sulla Maiella quello presente nella Valle Giumentina è uno dei più caratteristici, in quanto ha la particolarità di contenere la capanna di pietra a secco più grande mai costruita sulla Maiella e nell'intero Abruzzo. La struttura principale a pianta tonda, infatti, è costituita da una capanna a gradoni concentrici che si sviluppa su due piani, dando vita ad una costruzione che oltre ad essere la più grande è anche l'unica ad avere più piani. Gli ingressi sono due. Il primo al piano terra consente l'accesso dall'interno della recinzione, mentre il secondo ingresso posto di lato permette l'accesso al piano superiore dal di fuori della recinzione. Il complesso è completato da altre piccole capanne a pianta quadrata esterna alla recinzione principale.
Definite impropriamente anche “tholoi”, le capanne di pietra a secco sfruttano come questi ultimi la tecnica trilitica non spingente, con massi disposti in filari progressivamente aggettanti a formare una falsa cupola. Erano ripari spontanei sorti in grande quantità soprattutto nel XIX secolo, in seguito all’occupazione dei terreni di media ed alta montagna a scopo agricolo più che pastorale: essi rappresentavano il modo più razionale ed economico di sfruttare la risorsa inesauribile rappresentata dalle pietre tolte dai campi, in modo da coniugare l’utilità all’occupazione del minor spazio possibile.
Le testimonianze archeologiche presenti sul territorio abbateggiano sono pertinenti a diverse epoche storiche. Tuttora in corso sono gli scavi Paleolitici presso Valle Giumentina, dove è stato realizzato un Ecomuseo del Paleolitico allestito nelle riproduzioni delle tipiche capanne di pietra a secco presenti sulla Maiella. Per quanto riguarda l’età storica, invece, le indagini archeologiche recenti hanno portato in luce un piccolo tempio di Cerere e resti di una statua di Ercole. In contrada Cusanum, l’odierna Cusano, sono stati rinvenuti inoltre un’epigrafe funeraria e un piccolo altare per le offerte votive. Queste testimonianze possono essere messe in relazione con l’occupazione del territorio secondo la tipologia dell’abitato sparso in continuità con la tradizione dei villaggi dei popoli italici. Il patrimonio archeologico di Abbateggio e le altre testimonianze storiche presenti nel borgo consentono al visitatore di immergersi in un patrimonio ricco di storia perfettamente integrato con un ambiente naturale unico.
Dal Borgo di Abbateggio si raggiunge la valle Giumentina con l'auto in circa cinque minuti. Dopo aver imboccato una strada sterrata e percorso meno di 100 metri troviamo un'edicola con scene sacre e una croce in ferro dove un'ampio spazio permette di lasciare l'auto e di iniziare il percorso.
Il territorio inaccessibile e la natura selvaggia della Maiella hanno attirato monaci ed eremiti alla ricerca di luoghi isolati dove potersi ritirare in preghiera. Nel Medioevo sono stati addirittura due i monaci eremiti che si sono rifugiati su queste montagne e che poi sono diventati papi: Desiderio di Benevento che diventerà papa col nome di Vittore III e Pietro Angeleri, futuro Celestino V. Proprio a quest'ultimo sono legati eremi e ripari che ancora oggi testimoniano la ricerca di solitudine e di libertà. Molti furono i giovani che entrarono nell'Ordine fondato dal Santo eremita: tra questi ricordiamo Mariano da Abbateggio, monaco della cerchia di Celestino e futuro funzionario vescovile nella città dell'Aquila.
Gli abbeveratoi sparsi in abbondanza sulla fascia pedemontana della Maiella svolgono un ruolo importantissimo in quanto consentono agli animali al pascolo e agli animali selvatici di potersi dissetare.
Gli abbeveratoi sparsi in abbondanza sulla fascia pedemontana della Maiella svolgono un ruolo importantissimo in quanto consentono agli animali al pascolo e agli animali selvatici di potersi dissetare.
La Maiella fu un rifugio per i soldati dispersi dell'esercito borbonico, per fuorilegge, evasi e delinquenti comuni, impegnati a procurarsi bottini e a compiere violenze. Boschi, grotte e addirittura eremi di celestiniana memoria rappresentarono il covo di bande di briganti. Nel territorio di Abbateggio esiste anche la cosiddetta "grotta dei briganti", un luogo che si riteneva usato come nascondiglio dai fuorilegge.
Le bande brigantesche hanno lasciato sulla Maiella migliaia di iscrizioni sulle rocce e sulle pietre. Lungo i sentieri, gli anfratti rocciosi e in luoghi impervi sono incisi sulla roccia migliaia di nomi, di date e di pensieri lasciati dai briganti. Nel territorio di Abbateggio esiste anche la cosiddetta "grotta dei briganti", un luogo che si riteneva usato come nascondiglio dai fuorilegge.
Il piccolo paesino di Decontra di Caramanico, con le sue case in pietra, conserva ancora intatto il suo assetto rurale. Posto al confine tra la Valle Giumentina e la Valle dell'Orfento, consente di poter godere di panorami unici come la Maiella e il monte Morrone.

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