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Uploaded 25 gennaio 2018

Recorded gennaio 2018

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vicino Pagliari, Abruzzo (Italia)

COMUNE DI ABBATEGGIO
ECOMUSEO DEL PALEOLITICO
ABBATEGGIO: UNO DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA
IL PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA NATURALISTICA PARCO MAJELLA
ABBATEGGIO STORIA & NATURA
VALSIMI: LE MINIERE DELLA MAIELLA E IL RICORDO COLLETTIVO
GUIDA TURISTICA
DEPOSITI LACUSTRI DELLA VALLE GIUMENTINA

Abbateggio è un borgo della provincia di Pescara, situato a breve distanza dalla via Tiburtina Valeria, all'altitudine di 450 m s.l.m..
Il suo aspetto è quello di un piccolo paese montano arroccato all'ombra della Maiella; Le case del borgo sono costruite con la tipica pietra bianca della Majella, lavorata a mano secondo la fiorente tradizione degli scalpellini locali. Con i suoi circa 400 abitanti rappresenta un punto di riferimento nazionale per cultura, letteratura e tradizioni. Ogni anno infatti Abbateggio ospita il prestigioso "Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella" dedicato agli scrittori della penna verde.
Ma Abbateggio è importante anche per la sua natura e i suoi paesaggi unici, frutto della millenaria interazione fra uomo e ambiente: le tracce di questo connubio si perdono nella preistoria, come testimonia il sito Paleolitico di Valle Giumentina, e proseguono fino ai giorni nostri con l'architettura montana in pietra a secco e la tipica coltivazione del farro, che è al centro di una manifestazione volta alla riscoperta e alla tutela di questo antico cereale.
Abbateggio è anche una culla di spiritualità che ha dato i natali a Mariano di Abbateggio, uno dei monaci della cerchia di Celestino V.
  • Foto di Partenza-Arrivo
Dal Borgo di Abbateggio si raggiunge la valle Giumentina con l'auto in circa cinque minuti. Dopo aver imboccato una strada sterrata e percorso meno di 100 metri troviamo un'edicola con scene sacre e una croce in ferro dove un'ampio spazio permette di lasciare l'auto e di iniziare il percorso.
  • Foto di Ecomuseo del Paleolitico
Le testimonianze archeologiche presenti sul territorio abbateggiano sono pertinenti a diverse epoche storiche. Tuttora in corso sono gli scavi Paleolitici presso Valle Giumentina, dove è stato realizzato un Ecomuseo del Paleolitico allestito nelle riproduzioni delle tipiche capanne di pietra a secco presenti sulla Maiella. Per quanto riguarda l’età storica, invece, le indagini archeologiche recenti hanno portato in luce un piccolo tempio di Cerere e resti di una statua di Ercole. In contrada Cusanum, l’odierna Cusano, sono stati rinvenuti inoltre un’epigrafe funeraria e un piccolo altare per le offerte votive. Queste testimonianze possono essere messe in relazione con l’occupazione del territorio secondo la tipologia dell’abitato sparso in continuità con la tradizione dei villaggi dei popoli italici. Il patrimonio archeologico di Abbateggio e le altre testimonianze storiche presenti nel borgo consentono al visitatore di immergersi in un patrimonio ricco di storia perfettamente integrato con un ambiente naturale unico.
  • Foto di Veduta sull'eremo di San Bartolomeo
Il passaggio dall'età romana a quella cristiana avviò una fase culturale in cui la consolidata tradizione dei culti pagani diffusi sulla Maiella, come i riti agrari e dell'acqua, e altre pratiche sacre, vennero inglobate dalla nuova religione attraverso un processo sincretico e di riorganizzazione territoriale. Già in età altomedievale, infatti, accanto alla diffusione dei primi ordini monastici, dei conventi e delle abbazie, sorsero una miriade di altri insediamenti dal carattere essenziale e legati alla presenza degli eremiti. Questi uomini vivevano nell'isolamento e si ritiravano in ambienti inaccessibili ed inospitali, dove condizioni estreme rendevano l'esistenza molto dura e faticosa. Il territorio inaccessibile e la natura selvaggia della Maiella hanno attirato monaci ed eremiti alla ricerca di luoghi dove potersi ritirare in preghiera. Nel Medioevo sono stati addirittura due i monaci che si sono rifugiati su queste montagne e che poi sono diventati papi: Desiderio di Benevento, che diventerà papa col nome di Vittore III, e Pietro Angeleri, futuro Celestino V. Proprio a quest'ultimo sono legati eremi e ripari che ancora oggi testimoniano la ricerca di solitudine e di libertà. Molti furono i giovani che entrarono nell'Ordine fondato dal Santo eremita: tra questi ricordiamo Mariano da Abbateggio, monaco della cerchia di Celestino e futuro funzionario vescovile nella città dell'Aquila. Gli eremi e i luoghi di culto rupestre sono il frutto di un lavoro avvenuto per mano dell'uomo ma che non ha modificato l'ambiente: ciò rende evidente la grande comunione creatasi tra gli elementi naturali e la discreta presenza umana, e che oggi rappresenta una peculiarità della Maiella. Nei dintorni di Abbateggio sono ben quattro gli eremi raggiungibili dai sentieri che partono dalla Valle Giumentina e che conducono attraverso fitti boschi di faggio, torrenti e valloni impervi verso luoghi di grande spiritualità.
  • Foto di Ponte del miracolo di San Bartolomeo
Gli abitanti di Abbateggio sono storicamente legati da una profonda devozione a San Bartolomeo. Il 25 agosto di ogni anno, infatti, nel cuore della notte si recano in pellegrinaggio al vicino eremo attraverso un sentiero che secondo la tradizione è stato creato proprio per volontà del santo. Il sentiero, prima di giungere all'eremo, passa al di sopra di un torrente attraverso un ponte naturale formato da un unico enorme masso squadrato e tenuto in posizione da una macera di piccole pietre; la formazione è del tutto naturale, e perciò la leggenda popolare vuole che il ponte sia stato messo in opera in maniera miracolosa. Anche il torrente stesso sarebbe scaturito dalle rocce colpite da San Bartolomeo con un colpo di catena. Emerge l'importanza dell'acqua in un'economia di sopravvivenza di carattere agricolo e pastorale, caricata di simbologie a carattere devozionale. In particolare è presente un rito di strofinamento da parte dei pellegrini sulla statua del santo; essi attingono anche alle vasche di raccolta delle acque per bagnarsi, allo scopo di guarire o conservarsi in buona salute.
  • Foto di Eremo di San Bartolomeo in Legio
Si presenta con un alzato murario in pietra incastonato sotto la roccia. L'eremo, infatti, sorge su una spelonca lunga oltre cinquanta metri che si affaccia sull'omonimo vallone di San Bartolomeo. Indagini archeologiche hanno evidenziato la frequentazione di questo luogo già a partire dal Paleolitico, mettendo in luce una continuità nell'occupazione fino al periodo medievale. Attorno agli anni '70 del 1200 fu dimora di Celestino V, che vi soggiornò per breve tempo. L'accesso al complesso religioso è dato da un sentiero che dalla Valle Giumentina scende nel vallone di San Bartolomeo e risale verso l'eremo, con un tracciato che termina con una scala santa ricavata dalla roccia. Una seconda via di ingresso, invece, giunge dalla località Macchie di Coco, e termina anch'essa con una scala santa scolpita all'interno della roccia da percorrere in discesa. La piccola struttura ha due vani, preceduti da una facciata decorata con affreschi raffiguranti Cristo e la Madonna col Bambino. Nello spazio liturgico, che coincide con la prima stanza, si trova l'altare, su cui è posizionata la statua lignea del santo che tiene in mano i simboli del suo martirio: il coltello e la pelle. L'altra stanza era di servizio e utilizzata dai monaci e dai pellegrini per dormire. All'esterno si trovano piccoli canali scolpiti nella pietra che tutt'oggi drenano l'acqua che sgorga dalla roccia, convogliandola verso delle vasche di raccoglimento.
  • Foto di Scorcio panoramico sulla Valle Giumentina
L'aspetto più notevole della estrema ricchezza di ambienti naturali di Abbateggio, e dei territori afferenti allo stesso comprensorio, è senz'altro la splendida Valle Giumentina. Tale vallata ha una storia geologica lunga e complessa: fino a 40000 anni fa ospitava un lago, poi prosciugato, sulle rive del quale si sono distribuiti numerosi insediamenti paleolitici. La parte superiore del deposito lacustre fu asportata circa 30000 anni fa da un affluente del fiume Orta: questo dato attesta che la vallata apparteneva ad un bacino idrografico differente da quello attuale. Oggi il luogo è coperto di prati adibiti a pascolo e campi coltivati a farro e altre colture di montagna.
  • Foto di Campi seminati a farro
A partire dagli inizi del '900, la varietà genetica delle piante coltivate si è drasticamente ridotta di circa il 70%. Attualmente la popolazione mondiale soddisfa i propri bisogni nutrizionali grazie ai frutti di sole 30 piante. Per questi motivi risulta fondamentale attivare azioni di tutela e valorizzazione della biodiversità agricola, soprattutto a livello locale. È all'interno di tale contesto che ad Abbateggio sono state avviate già da diversi anni delle iniziative volte alla riscoperta del farro. La storia di questo antico cereale ha segnato il cammino dell’uomo fin da tempi antichi, ma la coltivazione si è andata sempre più riducendo quasi fino a scomparire. Ad Abbateggio, invece, la presenza del farro non è venuta mai meno grazie ad alcune famiglie del posto che hanno tenuto in vita le sementi per la coltivazione. Il piccolo borgo del pescarese si è posto tra i comuni capofila per la salvaguardia di questa antica coltura, sapendo rivalutare anche il bagaglio delle tradizioni, degli usi peculiari e delle qualità nutrizionali.
  • Foto di Torrente Capo Lavino
  • Foto di Torrente Capo Lavino
Appena al di sotto del Vallone di San Bartolomeo si trova il Capo Lavino, un'area sorgiva che dà origine all'omonimo fiume; questo, a valle del nucleo abitato, presso Decontra di Scafa, si congiunge con l'altra sorgente del Lavino, che è composta di acqua altamente solfurea, creando una suggestiva riserva naturale.
  • Foto di Veduta sulla Maiella
Abbateggio offre un complesso di attrattive naturalistiche caratterizzate da una notevole biodiversità. Nella cornice formata dal massiccio della Maiella, l'esistenza stessa del borgo, circondato di ambienti frutto dell’interazione tra presenza umana e natura, ha contribuito a mantenere i luoghi in ottimo stato di conservazione.
  • Foto di Vista su Roccamorice
Piccolo comune che con le sue case in pietra conserva ancora intatto l'assetto medievale.
  • Foto di Campi coltivati a farro in contrada Scalelle di Abbateggio
  • Foto di Campi coltivati a farro in contrada Scalelle di Abbateggio
  • Foto di Campi coltivati a farro in contrada Scalelle di Abbateggio
  • Foto di Campi coltivati a farro in contrada Scalelle di Abbateggio
  • Foto di Campi coltivati a farro in contrada Scalelle di Abbateggio
Nella cucina tipica di Abbateggio il ruolo principale è svolto dal farro. Questo cereale è alla base di una moltitudine di piatti tradizionali: dalla insalata di farro alla classica minestra, cotta a lungo in brodo vegetale, alle caratteristiche sagne poi condite con fagioli o ceci, alla classica pasta alla chitarra con sugo di carne di agnello. Il farro è impiegato anche per la preparazione di ottimi dolci casarecci, soprattutto crostate con marmellate di frutti spontanei come prugnola, mela cotogna, mora o frutta secca.
  • Foto di Scorcio sui campi coltivati delle Scalelle di Abbateggio
Conosciuto come il “Paese del Farro”, Abbateggio presenta caratteristiche fondamentali per la semina dei cereali: il territorio prevalentemente montuoso e pietroso ha condizionato l'attività agricola e ha conferito ad alcune colture caratteri di specificità. Il farro, che si è adattato benissimo a questi terreni pedemontani e ai climi freddi, è venuto cosi a rappresentare storicamente una fonte di cibo primaria per gli abitanti del luogo. Ogni anno in paese viene organizzata una manifestazione nella quale vengono riproposti i piatti della tradizione legata al farro.
  • Foto di Fonte Cugnoli-area pic nic
Gli abbeveratoi sparsi in abbondanza sulla fascia pedemontana della Maiella svolgono un ruolo importantissimo in quanto consentono agli animali al pascolo e agli animali selvatici di potersi dissetare.

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