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vicino a Monchio, Emilia-Romagna (Italia)

da wikipedia
La strage di Monchio, Susano e Costrignano fu una rappresaglia compiuta dalle truppe naziste in Italia il 18 marzo 1944, contro la costituzione delle prime brigate partigiane sull'appennino modenese. Tutti i fatti sono avvenuti in frazioni del comune di Palagano, ma all'epoca questo territorio era parte del comune di Montefiorino. Nell'indicare la strage viene spesso omesso il nome del paese di Savoniero, essendoci stata una sola vittima di questa frazione uccisa inoltre il giorno dopo, presso la rocca di Montefiorino
Indice

1 Gli avvenimenti
2 Il parco della resistenza del monte di Santa Giulia
3 I responsabili
4 Il processo agli autori della strage
5 Lista dei martiri della strage
6 Filmografia
7 Bibliografia
8 Voci correlate
9 Collegamenti esterni

Gli avvenimenti

Dopo alcuni scontri avvenuti il 9 marzo 1944 tra formazioni partigiane e truppe G.N.R. in cui rimasero uccisi sette soldati nei pressi di Savoniero, il 16 ed il 17 marzo altri scontri avvennero nei pressi del Monte Santa Giulia dove si erano ritirati i partigiani; qui rimasero uccisi un ufficiale ed alcuni soldati tedeschi.

A questo punto venne fatto intervenire l'ufficio germanico di collegamento per l'Emilia che fece affluire sull'Appennino modenese un reparto di paracadutisti della divisione corazzata Hermann Göring comandato dal capitano Kurt Cristian von Loeben, accompagnato da reparti della G.N.R. di Modena che si piazzarono a Montefiorino e circondarono la valle del Dragone.

Alle prime luci dell'alba del 18 marzo iniziarono un intenso cannoneggiamento su Monchio, Susano e Costrignano, frazioni del comune poste sull'altro fianco della valle del Dragone. Gli abitanti abbandonarono le case più esposte al tiro dei cannoni e tra il terrore generale cercarono riparo nelle cantine delle abitazioni più riparate. Molti trovarono rifugio con le famiglie nei dirupi aperti dai torrenti che dai monti scendono verso il Dragone o nei boschi, protetti da grosse querce o negli avvallamenti protetti da dossi. Fu impossibile raggiungere altre borgate perché le granate esplodevano in modo incessante, impedendo ogni via di fuga.
Buca di Susano, in questo borgo furono uccise 6 persone

Verso le 7 gli automezzi delle truppe tedesche iniziarono a muoversi da Montefiorino e Savoniero per circondare i paesi colpiti, formando una lunga colonna di autocarri, camionette, mezzi cingolati ed autoblinde. I reparti si erano divisi le borgate e le frazioni da rastrellare; non appena giunti sul posto assegnato lanciavano in aria razzi luminosi per informare l'artiglieria di spostare il tiro su zone non ancora raggiunte. Quando tutti i reparti raggiunsero i loro obiettivi cessò il cannoneggiamento.

Da questo momento inizia il vero e proprio sterminio: tutte le case incontrate vennero razziate e depredate di provviste alimentari, di oggetti di valore e date alle fiamme; pure gli animali migliori vennero razziati, gli altri bruciati vivi nelle stalle. Le persone, tutti umili cittadini, passati per le armi nei luoghi in cui venivano sorpresi. Una buona parte degli uomini incontrata fu usata per trasportare armi, munizioni e beni razziati verso Monchio, dove nel pomeriggio fu giustiziata. Il primo borgo interessato fu Susano che al tempo contava 250 persone, furono sterminate intere famiglie, compreso lo straziante caso della famiglia Gualmini: tutti gli otto componenti uccisi, compresi i bambini di 7, 5 e 4 anni. Poi mentre si terminava a Susano, altri reparti si abbatterono sulle prime borgate di Costrignano. Tutte le case vennero perquisite, le donne ed i bambini furono spinti sulla strada verso Susano e qui trattenuti sotto la minaccia delle armi fino a sera. Gli uomini vennero usati per trasportare armi e munizioni, alcuni vennero uccisi direttamente sul posto con le mitragliatrici. Anche a Monchio si ripeterono le stesse scene degli altri due paesi. Qui di particolare importanza la testimonianza del parroco del paese Don Luigi Braglia che sulla strage scriverà:

«Sono le sette del mattino quando comincia il saccheggio e l’orribile strage. Entrano nelle case, spezzano le stoviglie e mandano in frantumi i vetri con i grossi fucili; fanno uscire le donne e i bambini, fanno una scorreria nelle camere, rubano qua e là ciò che loro aggrada, scaricando gli uomini che avevano nel frattempo tenuti fermi sotto la minaccia delle armi e quindi li avviano alla piazzetta in prossimità del cimitero vecchio dove vennero passati per le armi»
(Don Luigi Braglia)
L'abitato di Monchio distrutto dopo la strage

Alla fine di questa tragica giornata si conteranno 129 cadaveri: 71 a Monchio, 34 a Costrignano e 24 a Susano cui si devono aggiungere 7 civili uccisi senza apparente motivo nei giorni immediatamente prima e dopo la strage che portano il totale a 136 morti. Tra questi poveri morti sono da segnalare la presenza di sei bambini di età inferiore ai dieci anni, sette ragazzi tra i dieci ed i sedici, sette donne di cui una all'ultimo mese di gravidanza, venti anziani ultra sessantenni di cui uno semi paralizzato.
Lapide in ricordo di Adelmo Sassatelli, posta il 16 marzo 2014 a Savoniero, in occasione delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della strage"

Inspiegabilmente questa strage, che può tristemente essere considerata la prima di massa di quel periodo, è caduta nel più profondo degli oblii. È una tragedia nota solo localmente e solo ora, dopo molti decenni, la Presidenza della Repubblica ha avviato la procedura formale per verificare la possibilità di conferire al comune di Palagano la medaglia d'oro al merito civile.
Il parco della resistenza del monte di Santa Giulia

Punto di riferimento storico della strage di Monchio e della successiva Repubblica di Montefiorino è il "Parco della Resistenza del monte di Santa Giulia" istituito dalla Provincia di Modena per il notevole valore ambientale e di diversificazione della flora. Il parco, che si estende per circa ventisette ettari totalmente ricoperto di boschi prevalentemente con castagni, querce e carpini alternati a prati e pascoli, ha un alto valore didattico rivolto ai cittadini e alle scuole.
I responsabili

Le responsabilità di questa strage sono da attribuire, da un lato ai reggitori del presidio fascista di Montefiorino, dall'altra dagli organizzatori sul campo della rappresaglia tedeschi. I rapporti allarmistici diffusi da mesi dal podestà di Montefiorino Francesco Bocchi e dal capo locale della G.N.R. Arturo Mori avevano contribuito a destare l'allarme delle autorità tedesche le quali erano preoccupate anche dalla diffusione di armi nella zona e dalla formazione di attive bande partigiane, soprattutto quelle guidate da Nello Pini e da Barbolini L'efferatezza dimostrata poi sul campo è da attribuirsi alle tre compagnie della Göring comandate dal capitano Von Loeben e dal tenente Von Poshinger.

Il podestà Francesco Bocchi fu poi ucciso il 16 marzo 1945 da ignoti in Modena, evidentemente per vendicare la strage. Il cap. Mori fu ucciso a sua volta il 25 aprile 1945 a Chiari mentre era in fuga verso la Svizzera. Il cap. Kurt von Loeben cadde sul fronte orientale durante l'autunno successivo. Il ten. von Poshinger è morto per cause naturali in Germania nel 2007.
Il processo agli autori della strage
Processo per le stragi naziste di Vallucciole, Monchio e Cervarolo presso il Tribunale militare di Verona (2009-2011)

Nel 1994 venne scoperto in uno scantinato della procura generale militare di Roma il cosiddetto armadio della vergogna, contenente anche un faldone di vecchie indagini sulla strage di Monchio. A distanza di 50 anni si riuscì così a portare a processo i responsabili dell'eccidio ancora in vita.

A partire dal 2005 sono iniziate indagini sulla strage da parte della procura militare di La Spezia (poi soppressa e accorpata nelle sue funzioni a quella di Verona) su impulso del Procuratore militare Marco De Paolis. Accertato il decesso del capitano Von Loeben durante le operazioni della divisione durante l'autunno successivo sul fronte orientale in Polonia, sono alla fine stati rinviati a giudizio per quei fatti sette tra ex ufficiali e soldati con incarichi di comando della divisione Hermann Göring, responsabili presunti per la Strage di Monchio, quella di Cervarolo, quella di Mommio e quella dei comuni di Stia (eccidio di Vallucciole) e di San Godenzo (Il castagno d'Andrea). L'udienza preliminare per il processo a costoro si è svolta a Verona il 5 ottobre 2009.

Gli imputati sono: Gustav Brandt, Helmut Odenwald, Fritz Olgerg, Ferdinand Osterhaus, Hans Georg Winkler, Gunther Heinroth, Wilhelm Stark; su di loro pesano gravi indizi di responsabilità pesantemente marcati dalle intercettazioni telefoniche effettuate dalla polizia tedesca e dalla Procura di Dortmund e filtrate sugli organi di stampa nel settembre 2009. Sono stati successivamente incrimati e la loro posizione è stata riunita a quella degli altri imputati anche Horst Gunther Gabriel e Alfred Luhmann. Il governo federale tedesco è stato citato come responsabile civilmente delle azioni degli uomini della Wehrmacht e si è ritualmente difeso durante le udienze.

Il giudice Vincenzo Santoro ha stabilito un calendario fitto di udienze a partire dal 3 novembre 2010 al fine di giungere alla sentenza entro l'estate del 2011. La corte, oltre che dal giudice Santoro è composta da Antonio Bonafiglia (giudice a latere) e dal capitano dell'esercito Attilio Pasqualetto (giudice militare). La sentenza di primo grado è stata emessa dopo 52 udienze il giorno 6 luglio 2011 e ha previsto per la strage di Monchio, Susano, Savoniero e Costrignano la condanna all'ergastolo per tre imputati: Ferdinand Osterhaus, sottotenente, comandante di plotone della quinta compagnia; Helmut Odenwald, capitano, comandante della decima batteria artiglieria contraerea cha da Montefiorino diresse i bombardamenti sugli abitati e Alfred Luhmann, unico graduato di truppa, ma di cui è stata riconosciuta una funzione di comando sul campo nell'ambito del reparto esplorante. Tutti questi imputati hanno ricevuto nella stessa udienza altri ergastoli per episodi delle stragi di Mommio, Cervarolo e Stia. Günther Heinroth e Horst Günther Gabriel erano deceduti durante la fase del dibattimento.

In sede di appello nel 2013 gli imputati Odenwald e Osterhaus sono stati assolti, mentre è stata confermata la condanna per Luhman, il quale non ha presentato ricorso. La cassazione ha annullato tale sentenza su ricorso dei PM. Il 2 dicembre 2014 il nuovo processo d'appello ha ribaltato il precedente giudizio e confermato

l'ergastolo per Helmut Odenwald, portando a due i condannati in via definitiva. Ferdinand Osterhaus era deceduto nel corso del 2014.

1 commento

  • Foto di leogas

    leogas 12-mag-2020

    Ho seguito questo percorso  Vedi altro

    Una bella passeggiata in luoghi segnati dalla storia.

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