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vicino Case Pifferi, Emilia-Romagna (Italia)

Dal sito del comune:
"Matilde di Canossa fece di Montebaranzone una delle sue residenze predilette, dove vi costruì uno dei fortilizi più importanti della collina tra il fiume Secchia e il torrente Fossa. Il toponimo sembra possa derivare dal pre-latino barranca cioè burrone, oppure da nomi propri liguri o longobardi quali Barancio o Barucio.
Nel 1197 sì assoggettò spontaneamente al comune di Modena anche se la fortezza fu rivendicata dal Salinguerra, erede di Matilde. Nel 1415 passò sotto il controllo diretto degli Estensi che ne diedero il governo nel 1432 a Jacopo Giglioli, già signore di Montegibbio. Due anni dopo, alla morte di questi, il duca Ercole I d'Este ne diede il feudo, unito con Sassuolo, ai Pio che lo tennero fino al 1599, quando morì assassinato Marco Pio, ultimo erede della famiglia. Successivamente, il duca Francesco I tolse Montebaranzone alla podesteria di Sassuolo, unendolo con Pescarola e Varana al marchesato di Montegibbio appartenente a Giacomo Boschetti. Morto Francesco, figlio di Giacomo, senza eredi, gli Estensi nominarono il Marchese Giovanni Galliani , signore di Montebaranzone e Varana, e il governo della sua famiglia, durò fino all'invasione dell'Italia da parte delle truppe napoleoniche nel 1796.
Nel punto più alto del paese sono visibili i pochi resti dell'antica fortificazione, non più di tracce dell'antico basamento dove oggi si trova una maestà di recente costruzione. Nella parte del paese prossima all'antico castello si ammirano alcune case a schiera con portali trecenteschi a conci squadrati con rosa a quattro punte e una casa a torre (un edificio a pianta quadrata più robusta di una semplice torre segnaletica ma dotata di strette feritorie e di piccoli portali, in cui veniva abitato il piano intermedio dei tre che di solito costituivano questa tipologia edilizia). Considerevole la chiesa parrocchiale, dedicata a San Michele Arcangelo, costruita su una precedente alla fine del 1800, la quale custodisce importanti arredi e accessori liturgici tra cui un calice trecentesco in argento lavorato detto "di Matilde di Canossa" e una croce astile quattrocentesca in rame sbalzato e dorato.
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