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vicino Sant'Angelo, Campania (Italia)

estratto da www.prontoischia.it
Il Testaccio - Il settimo comune dell'isola d'Ischia
Gli antichi borghi marinari dell’isola d’Ischia non sono solo Ischia Ponte e Sant’Angelo. Ce n’è un terzo, di cui si parla meno (forse perché interessato da successive ondate migratorie tra la fine del XIX secolo e i primi anni '50 del ‘900) che per storia, tradizioni e fascino non ha nulla da invidiare alle altre due più celebrate località.
Anzi, dal 1806 al 1879 Testaccio è stato addirittura comune autonomo dell’isola d’Ischia, come testimonia una lapide muraria poco prima di arrivare in Piazza Mar Del Plata, così intitolata a ricordo del legame che unisce chi è rimasto e chi invece emigrò in Argentina alla ricerca di migliori condizioni di esistenza.
Una fatica "inscritta" nei secoli, dovuta non solo alle insidie dell’andar per mare, ma anche ai sconvolgimenti, naturali e non, che segnarono il territorio. Prima delle due guerre mondiali c’erano state le alterne vicende del Regno di Napoli, soprattutto la violenza della gendarmeria spagnola cui fa cenno anche il vescovo e filosofo irlandese George Berkeley durante il suo soggiorno a Testaccio agli inizi del ‘700. E, prima ancora. le incursioni della pirateria turca nella prima metà del ‘500. Fino ad arrivare, ritroso nel tempo, alla terribile Colata dell’Arso del 1301, l’ultima eruzione che ha interessato l’isola d’Ischia e che costrinse buona parte dell’allora villaggio del Testaccio a trasferirsi altrove.
Sarà per questo che il Santo venerato nella frazione di Testaccio è San Giorgio, uno dei santi più importanti della tradizione martirologica cristiana, spesso raffigurato in sella a un cavallo bianco nell’atto di trafiggere un pericoloso drago, simbolo del demonio. Anche sulla facciata dell’omonima parrocchia il Santo è rappresentato in questo modo, leggenda tra l’altro condivisa con San Michele, patrono di Sant’Angelo.
Perciò, quando si ammirano le case bianche addensate le une sulle altre, le strade strette, i tetti a cupola, le finestre moresche, o quando percorriamo via Giorgio Corafà, un tempo l’unica strada che portava alla spiaggia dei Maronti, bisogna tenere a mente i sacrifici affrontati da una minoranza "intensa" di pescatori in un’isola di contadini.
Fatica certamente mitigata dalla bellezza del paesaggio, basta percorrere il sentiero delle Baie per averne conferma. Il panorama è da togliere il fiato con la contemporanea vista di Capri, la penisola Sorrentina e appunto le tre baie di San Pancrazio, della Scarrupata e dei Maronti.
Non solo il panorama però. Anche il percorso, in mezzo a vigneti, querce, felci e fichi d'india, racconta la bellezza della frazione di Testaccio, di Barano e dell’isola d’Ischia.

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