Tempo  5 ore 58 minuti

Coordinate 2473

Caricato 22 agosto 2016

Recorded agosto 2016

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1.572 m
1.040 m
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5,0
9,9
19,86 km

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vicino Vegni, Piemonte (Italia)

Nei pressi del parcheggio una palina indica i sentieri che partono da Vegni, tra i quali il nostro percorso col N. 242. Dopo aver svoltato a sinistra, si prosegue in salita per un breve tratto su cemento fino ad arrivare ad un piccolo spiazzo ove si trova una fontana e sulla destra il contrassegno indica l’imbocco del sentiero sterrato che sale subito ripidamente sul versante boscato. Si tratta dell’antica strada comunale del paese di Vegni, oggi diventata una mulattiera dal fondo lastricato parzialmente invasa dalla vegetazione, dalla quale si possono apprezzare bellissimi scorci panoramici sull’Alta Val Borbera.
Dopo aver superato un abbeveratoio in cemento, si svolta a sinistra e, costeggiando un muretto di recinzione, si prosegue tra cespugli di ginepro e carpino nero fino ad entrare in un fitto bosco di faggio.
Si risale sul versante tra i faggi fino ad innestarsi su un’ampia carrareccia; si svolta a sinistra e si continua a camminare in costante salita in una luminosa faggeta aggirando le pendici del Monte Carmetto.
Dopo aver superato con un tornante il Monte Carmetto, il tracciato svolta deciso verso sud, supera un cancello in metallo e prosegue nella faggeta su continui saliscendi; il percorso si snoda lungo la linea di crinale, gli alberi ostacolano la visuale sul panorama circostante, con a destra il sottostante versante Ovest e le borgate abbandonate di Casoni, Ferrazza e Reneuzzi, mentre a sinistra il versante Est con le frazioni di Magioncalda e Fontanachiusa.
Proseguendo tra boschi di faggi, si superano le pendici del Monte Propiano, dopo il quale il tracciato prosegue sul crinale passando per un rimboschimento di conifere miste. Dopo aver superato una piccola area di sosta attrezzata si prosegue tra numerosi esemplari di sorbo montano. La carrareccia si restringe e diventa un sentiero che, dopo aver attraversato una zona aperta tra arbusti, rientra nella faggeta tornando mulattiera, per risalire in diagonale il versante Ovest del Monte Tre Croci fino a giungere al piccolo spiazzo nella faggeta del Passo delle Tre Croci. (1490 m) Volgendo lo sguardo a Est si possono notare tre croci di legno. Si racconta che tre uomini tornando a Caprile dalla pianura padana, il mese di marzo, furono colti da una tempesta di neve con un vento gelato che impedì a loro di proseguire. Giunti sulla sella furono sepolti dalla neve. Questo vento gelido ancora oggi è chiamato, dalla gente dei monti, “previn”. Con il sentiero N. 200 si prosegue ad Ovest per la dorsale con i faggi, per scendere poi fino ad una selletta dove si incrocia il sentiero che a sinistra proviene da Caprile. (1483 m) Ancora una salita sullo spartiacque e si arriva alla cime del Monte Ántola. (1597 m)
È la cima più elevata dell'omonimo parco e si trova sul crinale che raccorda l'alta Valle Scrivia con l'alta Val Trebbia. Nota a tutti i genovesi per le stupende fioriture, (specialmente di narcisi) che colorano i suoi versanti. Tradizionale meta escursionistica, dopo l'abbandono delle due strutture poco sotto la vetta, oramai semidistrutte, un nuovo rifugio è stato costruito nelle vicinanze. Il monte Ántola prende il nome dalla parola greca “Anthos” ovvero fiore. Le copiose fioriture che ricoprono le sue pendici lo colorano di rosso, giallo, bianco e blu a seconda della stagione. Inoltre fin dai tempi lontani, l’Ántola era rinomato per le erbe aromatiche e medicinali che crescono sui suoi pascoli. Esiste un’erba medicinale che nel linguaggio locale prende il nome di erba d’Antua, che ancora in un passato non lontano, veniva impiegata nella preparazione di infusi da usare come antiveleno nella cura del morso delle vipere.
Già nel Medioevo era frequentato dai mercanti, pastori, viandanti e coloro che raccoglievano erbe medicinali. Oggi l’Ántola è meta molto amata dai Genovesi attratti dal suggestivo panorama che offre la visione incomparabile delle Alpi e del mare fino alle coste della Corsica. Scendendo a Sud si passa per la piccola Chiesetta di San Pietro e poi, proseguendo ad Ovest, si ritorna alla Sella Est del Monte da dove si incomincia a scendere per il Passo Bancheria. Passando per un tratto interessato da un modesto dissesto sul versante Est dell’Ántola, si continua par un bosco aperto fino ad un cancello. La mulattiera prosegue per il punto panoramico e subito dopo tra boschetti e tratti aperti, fino ad una sella panoramica con area di sosta. Si procede scendendo di quota all’interno della faggeta fino alla Sella Banchiera, bellissimo punto panoramico sull’Alta Val Borbera e crocevia dei diversi sentieri (N.243, 250, 251) che percorrono la Valle dei Campassi. (1274 m) Una palina indica a destra il sentiero N.243 per Reneuzzi. Dopo una breve ma decisa discesa, s’incrocia una carrareccia che, a sinistra con il percorso N. 243°, porta a Croso. Continuando a destra in leggera salita per la fitta faggeta, il percorso scende leggermente di quota per arrivare all’impluvio del Rio Garbando, le cui acque insieme al rio Sopei andranno a confluire nel Rio Campassi. Quando la carrareccia inizia a salire in direzione Sud, viene abbandonata per proseguire a sinistra con il percorso che prosegue a mezzacosta per il versante fittamente boscato. (Attenzione a non sbagliare!) Qui siamo nell’impluvio del Rio Campassi. Scendendo dapprima leggermente e poi con una rampa si attraversa il Rio Sopei e, proseguendo tra bosco misto, si arriva ad un abbeveratoio abbandonato in corrispondenza di un impluvio ormai asciutto. Il sentiero arriva presso le prime case diroccate di Reneuzzi passando tra le antiche abitazioni dove è necessario fare attenzione al fondo sconnesso. (1075 m) Renèuzi, Renèusi o Renéixi in dialetto, si tratta di uno dei tanti paesi svuotati a causa dell’immigrazione del Secondo dopoguerra degli abitanti verso le città (o l’America) a causa del boom economico italiano e la nuova spinta industriale. Prendendo per il sentiero N. 242 si transita in salita per il margine della montagna, prestando attenzione al tracciato perché in molti punti diventa stretto e l’alta vegetazione erbacea tende a nascondere piccoli cedimenti del terreno. Un mucchio di immondizia a sinistra, anticipa l’abitato di Ferrazza, borgata posta in posizione più soleggiata su un piccolo pianoro e in parte recuperata nel 1977, in particolare i tetti. 1107 m) Proseguendo lungo il percorso con occhio attento è ancora possibile osservare i resti degli antichi terrazzamenti creati dall’uomo, dove un tempo si seminavano grano, meliga e patate ed ora completamente riconquistati dal bosco. Scendendo ripidamente si costeggiano le prime case dell’antica borgata abbandonata di Casoni. (1046 m) Le case in pietra sono “aggrappate” al ripido pendio e completamente invase dalla vegetazione; i tetti sfondati e le profonde crepe sui muri fanno intuire il triste destino di questa piccola borgata, tuttavia si possono ancora apprezzare le sapienti tecniche costruttive di muri e archi in pietra edificati secoli fa. Interessante la costruzione, a ridosso della montagna, della vasca di raccolta delle acque. Procedendo nella parte iniziale per un bosco di enormi castagni, un tempo coltivati per i frutti, il percorso tra piante di rovere continua attraversando tra saliscendi superando gli impluvi di piccoli rii secondari. Il tratto finale tra piante di faggio porta, dopo una salita, alla Sella dei Campassi (1140 m) per proseguire diritto, sempre in mezzo alla faggeta, fino ad incrociare una larga carrareccia che porta al paese di Vegni. (1040 m)
Monte Propiano 1413m

1 comment

  • Foto di Csesia

    Csesia 22-ago-2016

    Il Monte Antola visto dalla Sella dei Campassi https://it.wikiloc.com/percorsi-outdoor/2016-08-21-vegni-passo-tre-croci-m-te-antola-passo-bancheria-reneuzzi-vegni-14473071#wp-14473082/photo-8985492

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