Tempo  7 ore 26 minuti

Coordinate 2267

Caricato 26 ottobre 2014

Recorded ottobre 2014

-
-
691 m
331 m
0
7,0
14
27,99 km

Visto 1775 volte, scaricato 14 volte

vicino Sant'Angelo in Vado, Marche (Italia)

Abbiamo preparato il percorso usando la cartografia IGM e studiando un percorso al di fuori degli usuali sentieri, andando a cercare tratturi che passassero in zone abbandonate. Si tratta di un percorso non lungo ma impegnativa per passaggi, ricerca di sentieri, situazioni, che possono mettere in difficoltà i cavalieri non abituati ai sentieri di campagna. Indispensabile il segaccio o macete e la longhina. Si parte dalla zona industriale dove si possono lasciare trailer per affrontare subito il guado del fiume Metauro. Guado facile su lastroni di pietra ma fare attenzione al fondo che potrebbe essere scivoloso. Si prende poi il sentiero CAI 175 e al wpt si lascia la strada bianca per salire tra campi e boschi fino alla chiesa di S. Pietro in Metola. Si continua a salire fino ad arrivare fino al crinale sul Candigliano. Viene fatta una digressione sotto i ruderi di Cà Gnagni scendendo nel bellissimo fosso sottostante e risalendo sul crinale dall’altra parte dove si trova il sentiero 174. Al wpt , seguendo la traccia, si deve affrontare un pezzo scosceso con i cavalli alla mano, ma la vista dall’alto è magnifica. Si scende poi nella valle del Candigliano seguendo un sentiero (scomparso) che scende fino all’incrocio di tre fossi e poi, come per miracolo, svalla e arriva sulla strada di fondovalle del Candigliano. Si scende il Candigliano per due km per poi risalire per una vecchia traccia frequentata solo da tracce di mtb. Arrivati di nuovo al crinale, si volta a dx verso la chiesa abbandonata di S. Maria dei Medici e si scende facilmente nel vallato sottostante. Un po’ più faticoso è la risalita dall’altra parte perché il sentiero presente sulla carta, nella realtà… non c’è. Ma da quel punto, fino al rientro, siamo premiati da strade di terra battuta che ci facilitano il rientro. L’ultimo passaggio, arrivando al sentiero iniziale, si svolge con un bellissimo passaggio in un sentiero che passa nel letto di un torrente.
Nella zona industriale
Guado semplice, anche carrabile, con la strada che entra e esce dal fiume. il fondo è fatto da lastre di pietra un po; scivolose specie per i cavalli ferrati
stanchi di due km di strada bianca (sentiero 175), puntiamo al nostro primo obbiettivo (chiesa di S. Pietro in Metola) prendendo delle stradine che ci portano prima a dei campi, poi in un bosco dove facciamo fatica a recuperarle... se volete la tranquillità, seguite la strada bianca :).
Il complesso è costituito dalla chiesa di S. Pietro in Metola con annessa casa canonica e colonica. La chiesa già come parrocchia è antichissima, infatti se ne trovano notizie in un Rogito di Giacomo Ugolini che risale all'anno 1390. Dall'Archivio parrocchiale sappiamo che nel 1592 l'arcivescovo di Urbino ordinava di ridurre l'altare alla forma prescritta nel decreto sinodale; nel 1664 si faceva obbligo all'allora parroco di riparare "le pareti scrostate"; nel 1707 la chiesa fu rifatta nuova. Il 3 giugno 1781 l'intero complesso fu distrutto da un forte terremoto e in seguito fu riscostruito. Tra il 1861 e il 1879 viene ampliato, nel 1883 viene rifatto il soffitto della chiesa.
strada sbarrata. possibilità di passare sul greppo di fianco
lasciare la strada bianca e prendere un tratturo nel bosco... poco più avanti c'è sulla carta un bivio che accorcia il percorso ma... soprapensiero, ci è sfuggito.
dai ruderi di Cà Gnagni, si scende nella valle sottostante seguendo inizialmente della carraie di disboscamento per arrivare in fondovalle a cercare il guado. Bello
Passaggio del fosso... nascosto ma non difficile. Attenzione ai rami in uscita. Si prosegue poi per carraie e tratturi fino a risalire dall'altro lato della valle fino a ritrovare il sentiero 174-
Il sentiero 174 passa in cresta con un tratto ripido che abbiamo fatto con i cavalli alla mano.
Ruderi. La vecchia strada è completamente ricoperta e con difficoltà si supera il primo tratto ritrovando poi la traccia lasciata dai bikers che passano più a destra. nella risalita del costone si hanno scorci di paesaggio molto belli. in cima ci accolgono i ruderi di Cà Orlandi.
Si trovano tracce della chiesa di S. Maria dei Medici sin dal secolo XIII. La canonica fu costruita agli inizi del 1700. Dopo averla superata, scendiamo nel fosso sottostante seguendo una carraia che però è completamente chiusa quando risaliamo dall'altra parte. Da Cà Moscione, la strada diventa carrabile e facile fino al rientro.
tratto di sentiero nel torrente, molto bello.

1 comment

  • Foto di Ass.Naz. Giacche Verdi Marche

    Ass.Naz. Giacche Verdi Marche 16-giu-2015

    Uscita che fa parte del corso di GPS delle Giacche Verdi Marche e che quindi richiede una buona capacità nell'uso del gps e cartografico per seguirla godendosi il bellissimo panorama delle dolci colline a ridosso della dorsale appenninica. Il fiume Candigliano, muggisce nella valle come non siamo abituati a sentire dalle nostre parti a causa delle volte che le formazioni marnose lo costringono a fare.
    Godetevi questo percorso in terre selvagge

You can or this trail