Tempo  4 ore 48 minuti

Coordinate 9714

Uploaded 3 marzo 2019

Recorded marzo 2019

-
-
30 m
9 m
0
18
36
71,93 km

Visto 75 volte, scaricato 2 volte

vicino San Giovanni in Persiceto, Emilia-Romagna (Italia)

Il percorso parte dal parcheggio vicino alla stazione ferroviaria di San Giovanni in Persiceto. Qui passa la linea Bologna - Verona.
Questa facile corsa in bicicletta percorre strade di campagna, strade sterrate e piste ciclabili. Si consiglia usare una bici da trekking o una MTB.

Dalla stazione di San Giovanni ci dirigiamo verso il centro del paese e poi verso la piazzetta in via Betlemme dove possiamo ammirare i bellissimi murales fatti da Gino Pellegrini. Per informazioni dettagliate vedere il waypoint.
Lasciato San Giovanni attraversiamo la campagna verso il fiume Samoggia. Dopo circa 15 km pedaliamo lungo la diga del fiume. Il pezzo che segue è composto da tanti piccoli pezzi di foresta tra i campi. Questo è l'effetto della politica per creare luoghi in cui la natura possa tornare. (Traversiamo un nodo ecologico). Ciò che rende questo pezzo molto vario. Dopo quasi 20 km lasciamo la diga sulla destra e proseguiamo verso Cento. Siamo ora nella terra del fiume Reno. In questo pezzo troviamo molte vecchie fattorie con una torre tipica.
Dopo ancoro pochi km arriviamo a Cento. All'inizio del villaggio vicino ai campi sportivi c'è un parco con panchine e un tavolo da picnic. Cento stesso è un villaggio che merita una visita. È conosciuto per il famosissimo Carnevale. Il centro storico è veramente molto bello. Per prima cosa passiamo alla Rocca. La Rocca è ciò che rimane delle antiche fortificazioni di Cento. Fu edificata nel 1378 per volontà del vescovo di Bologna. Proseguiamo poi su via Guercino, dove, tra l'altro, si trova il teatro comunale.
Una volta attraversato Cento arriviamo in una zona agricola. In questo periodo dell'anno (inizio Marzo) troviamo già i tunnel per la coltivazione forzata di meloni e cocomeri. L'area intorno a San Matteo della Decima è conosciuta per questo motivo.
Dopo questa area agricola raggiungiamo la A.R.E. Vasche Ex-Zuccherificio di Crevalcore. Qui possiamo osservare gli uccelli. Ci sono alcune cicogne nidificanti qui ogni anno.
Continuiamo a pedalare fino a Crevalcore dove i danni dai terremoti del 2012 sono ancora molto visibili.
Raggiungiamo quindi la partecipanza di Nonantola e proseguiamo verso il paese dell'Abbazia. Anche qui vale la pena visitare il centro storico con l'Abbazia (costruita nell'XI secolo).
Da Nonantola ci dirigiamo verso l' A.R.E.Torrazuolo. E' una seconda opportunità per praticare birdwatching. E' molto diverso delle vasche Ex-Zuccherificio. Proseguiamo poi per la partecipanza di Sant 'Agata Bolognese (vicino all' entrata della partecipanza ci sono tavoli picnic - vedere waypoint) verso il paese di Sant' Agata dove entriamo passando per la storica Porta Otesia. Attraversiamo il centro (c'è un rubinetto) e ci avviamo per l'ultima tappa per tornare a San Giovanni in Persiceto.
I maceri sono l'ultima testimonianza visibile di una fiorente attività agricola delle province dell'Emilia ormai in disuso: la lavorazione della canapa (Cannabis sativa). Tutto il territorio delle province di Bologna, Modena e Ferrara ne è punteggiato, una diversificazione del paesaggio rurale molto interessante perchè offre un ambiente naturale utile come rifugio a piante e animali legati all'acqua. (fonte: il giardino delle Naiadi)
Il primo allestimento Nel 1980 piazzetta Betlemme, all’epoca parte degradata di Persiceto, fu scelta per ospitare una manifestazione estiva, dedicata al cinema comico. Si pensò quindi di trasformarla in uno spazio che favorisse la partecipazione della gente. All'inizio si pensò ad un sistema di quinte e di fondali, poi, nel 1982, ci si chiese se non fosse stato meglio dipingere le stesse facciate delle case circostanti, col consenso dei proprietari. Le case, tutte a due piani, erano infatti generalmente povere, con gli intonaci stinti e i muri in disordine. Fu allora chiamato a compiere l’operazione Gino Pellegrini, appena rientrato da Hollywood dove aveva collaborato come scenografo a film di grande successo. Pellegrini immaginò allora un omaggio al Cinema, un mondo tra il rurale e il western, punteggiato da tromp l'oeil che, come l'illusione cinematografica, intendevano dare l'illusione della realtà. Nelle estati del 1982 e del 1983 la rassegna di cinema comico si trasformò in qualcosa di più: prima del film, nell'intervallo e dopo il film in un piccolo palco posto sotto lo schermo si esibivano illusionisti, suonatori, cantanti, intrattenitori. Nella platea, popolata di tavolini e sedie come un cafèchantant si poteva bere e mangiare, perché uno di questi edifici “truccati” ospitava un bar con cucina. Finita la festa, rimasta la scenografia del teatro o del cinema di strada, questo luogo magico è entrato pian piano nella consuetudine quotidiana. Nuovi inganni Nel 1990, la piazzetta fu riaffrescata con un gioco straniante di impalcature dipinte che con corde, pali e mollette, sostenevano porte e finestre reali. Il tutto si stagliava in un paesaggio campestre padano fatto di muretti un po’ sbrecciati, campi coltivati a perdita d’occhio e qualche pioppeto in lontananza. Successivamente, nel 1996 Pellegrini creò un nuovo gioco di inganni: la piazzetta diventò infatti un tripudio di ortaggi fuori scala e di animali fantastici. Come una sorta di Alice nel paese delle meraviglie, ci si poteva aggirare tra verze e cavolfiori giganti, tra asini alati, oche alte tre metri e rane da cartone animato. Oltre ai turisti, meravigliati dal luogo e dalla fama dell’autore, spesso capita di vedere giovani mamme sedute con i loro bambini sulle panchine della piazzetta. L ’operazione scenografica funziona perfettamente: i cittadini preferiscono la piazza ad un viale alberato. Nel 2002, la piazzetta risultava abbandonata e l’allestimento murale sfogliato e rovinato. Un’associazione spontanea di cittadini si è data allora l’obiettivo di restaurare la piazzetta e grazie al loro lavoro di sensibilizzazione nei confronti di artigiani, professionisti e semplici cittadini il luogo è finalmente tornato al suo antico splendore. In tutti questi anni, sin dal 1982, non vi è stato mai uno sfregio o un danneggiamento. Quando è stata abbattuta una casa, il proprietario ha voluto a sue spese salvare il muro dipinto, incorporandolo nella nuova costruzione: piazzetta Betlemme è dunque un orgoglio per i persicetani. Con il restauro sono arrivati anche nuovi eventi ad animare il luogo incantato: rassegne di poesia, piccole mostre, laboratori artistico-creativi per bambini. Per ulteriori informazioni si può leggere "La piazza dei sogni dipinti" di Gino Pellegrini e Maurizio Garuti (Editrice Consumatori, 1998) o visitare il sito www.ginopellegrini.it L’autore Originario di Lugo di Vicenza, Gino Pellegrini nel 1957 si trasferisce in California per iniziare gli studi alla Facoltà di Architettura della Ucla e consegue il Master Degree in Fine Arts alla Art Center School di Los Angeles. Dopo un inizio come cartellonista pubblicitario per la Pacific Out-Doors Advertising, Pellegrini entra nell'industria cinematografica e televisiva americana, percorrendo i vari gradi della realizzazione scenica: bozzettista, pittore di scena, aiutoscenografo, scenografo. Tanti i film di successo a cui ha collaborato: Gli Uccelli, 2001: Odissea nello spazio, West Side Story, Hello Dolly, L'ammutinamento del Bounty, Indovina chi viene a cena, Mary Poppins, La spada nella roccia, Un maggiolino tutto matto e altri ancora. Dal 1964 Gino Pellegrini inizia l'attività espositiva in rassegne e musei (tra cui quelli di Santa Barbara, di Pasadena e l'Otis Art Institute di Los Angeles). Nel 1972 torna in Italia, stabilendosi a Bologna e dedicandosi fino al 1980 a ricerche artistiche autonome (operando anche in campo pubblicitario). All'inizio degli anni Ottanta affianca all'arte la scenografia e si impegna nel campo del documentario creativo. Nel 1983 allestisce la prima versione della "Piazzetta degli Inganni", come ambientazione di una rassegna di cinema comico. Attorno al 1990 la sua produzione artistica si orienta verso spunti e temi di tipo naturalistico, di cui uno degli esempi più rappresentativi è proprio il secondo allestimento a tromp l'oeil in piazzetta Betlemme. Nel 2005 ha preso parte ad uno dei laboratori estivi per bambini, organizzati dal Comune, costruendo un teatrino a partire dai disegni della “città ideale” prodotti dai bambini stessi. Fonte: http://www.comunepersiceto.it/la-citta-e-dintorni/itinerari-culturali/visita-al-centro-storico/piazzetta-betlemme
La Basilica abbaziale costituisce – insieme al Duomo di Modena – uno dei più significativi esempi di arte romanica in Europa. Costruita nell’XI secolo sui resti di una chiesa precedente attribuibile all’VIII secolo, la struttura si presenta suddivisa in tre navate, come evidenziato dalla facciata a salienti. La facciata è dominata dal protiro, retto da due colonne su leoni stilofori, e fa da cornice allo splendido portale. Realizzato da Wiligelmo e dalle sue maestranze, riporta nello stipite sinistro sei formelle relative alla fondazione dell’Abbazia ed alla traslazione delle reliquie dei Santi nel monastero, in quello destro storie della natività ed infanzia di Cristo, prima testimonianza nella storia della Chiesa dell’ordine cronologico di questi episodi; nell’interno, fregio a tralcio abitato. Sopra l’architrave, la splendida lunetta – attribuibile senza dubbi allo stesso Wiligelmo – con le sculture del Cristo in trono affiancato da due angeli e circondato dai tradizionali simboli degli Evangelisti. Varcato il portale, l’occhio rimane colpito dall’interno, solenne ed austero nella sua semplicità, ritmato dai possenti pilastri che convergono verso l’altare. Il soffitto è a capriate. Nel presbiterio soprelevato troviamo l’altare maggiore, cuore della Divina Liturgia, che custodisce le reliquie di S. Silvestro I Papa all’interno di una teca in cristallo e bronzo. E’ ornato dalle preziosissime formelle di Jacopo Silla de’ Longhi illustranti episodi della vita del Santo, datate 1568. Opere d’arte degne di nota nell’interno della Basilica: statua in terracotta di S. Bernardo di Chiaravalle (sec. XVII), organo di Domenico Traeri (1743). Lungo la navata di destra, entro un arco gotico, il pregevolissimo affresco della scuola degli Erri, su tre fasce: in alto, la Crocifissione; al centro, l’Annunciazione; in basso teoria di santi. L’imponente Crocifisso sulla parete sud è del XIV secolo. Scendendo dal presbiterio maggiore si può accedere al gioiello architettonico della struttura: la cripta, con certezza la più estesa tra quelle delle chiese romaniche europee. Di singolare suggestione per il gioco della tenue luce tra la selva delle 64 colonnine, custodisce all’interno dell’altare le reliquie del fondatore dell’Abbazia, l’abate Sant’Anselmo, insieme a quelle di altri cinque Santi: le vergini Fosca e Anseride, i martiri Senesio e Teopompo, il Papa Adriano III. Degni di nota sono i capitelli della zona absidale, classificati dagli storici dell’arte capitelli longobardi nonantolani, unici nel loro stile, datati VIII secolo. Dal giardino abbaziale è possibile ammirare le imponenti absidi, reputate tra le più significative dell’età romanica, scandite da lesene ed archetti pensili. fonte: http://www.visitnonantola.it/?portfolio=labbazia-di-san-silvestro-di-nonantola
Le origini della torre risalgono al 1261, quando a seguito di un lodo con il comune di Modena il rettore dell'abbazia di Nonantola perse il potere temporale e il borgo di Nonantola dovette ospitare una guarnigione di militari modenesi. La Torre del Modenesi nel 2016, messa in sicurezza dopo il terremoto La torre dei Modenesi era la principale fortificazione di Nonantola, tanto che già nel XIV secolo vennero ampliate le costruzioni circostanti: venne realizzato un rivellino indipendente con ponte levatoio per proteggere l'ingresso alla torre e la porta del borgo. Dal XVII secolo la torre divenne una prigione, con la casa del custode realizzata nel 1623. Le mura delle fortificazioni del borgo furono smantellate negli anni tra il 1920 e il 1925: la torre rimase si ritrovò così completamente isolata, dopo l'abbattimento degli edifici circstanti e la Porta Vecchia. Durante lo stesso secolo, la torre dei Modenesi divenne un ricovero per le persone povere e un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, mentre successivamente ospitò iniziative culturali. La torre è stata danneggiata dal terremoto dell'Emilia del 2012 e ne ha reso necessaria la messa in sicurezza con un'ingabbiatura metallica. I lavori di ripristino e miglioramento antisismico, costati 800.000 euro, sono iniziati nell'ottobre 2016 e si sono conclusi dell'aprile 2017, con la librazione dai ponteggi. Dal 2015 la torre dei Modenesi e la vicina torre dei Bolognesi, in cui è ospitato il museo civico, partecipa all'iniziativa culturale Wiki Loves Monuments Italia. Fonte: wikipedia

Commenti

    You can or this trail