Tempo  6 ore 18 minuti

Coordinate 9150

Uploaded 19 marzo 2018

Recorded marzo 2018

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50,27 km

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vicino Nonantola, Emilia-Romagna (Italia)

Il percorso parte da un parcheggio in una zona periferica di Nonantola (Quartiere Redù, via Wiligelmo). E' facile e passa per strade asfaltate molto tranquille o stradine di campagna. Una volta fuori del paese si arriva alla Partecipanza Agraria. La Partecipanza è l'ente che raccoglie l'eredità della Charta del 1058, custodita nell'Archivio Abbaziale, in cui l'abate Gottescalco stabiliva, per tutto il popolo nonantolano, il diritto di usufrutto perpetuo di una parte dei terreni di proprietà del monastero, circa 760 ettari a nord dell'abitato, in cambio della costruzione delle mura. Oggi è una bella zona rurale aperto al pubblico. Dopo circa 8 km si arriva sull'argine del Panaro e si raggiunge Bomporto. Da Bomporto si prende l'argine ovest del Panaro verso Solara. Questo è la cosiddetta Riviera del Panaro. E' un insieme di ville un tempo appartenenti all'aristocrazia e all'alta borghesia del ducato estense, che veniva ambiziosamente paragonata alla splendida riviera veneta del Brenta. Luoghi di svago e riposo nella quiete della campagna, le dimore estive consentivano di dedicarsi agli studi, ai passatempi, alla conversazione, in una cornice spesso fastosa e di mondanità; ma soprattutto erano il fulcro delle attività produttive legate alle possessioni agricole, sulle quali si fondavano la sostanza patrimoniale e il prestigio sociale delle grandi famiglie del ducato. Vicino a Solara si traversa il Panaro in direzione di Stuffione. Passato la chiesa di Stuffione vicino al Monumento ai Caduti in Guerra si trovano panchine per un momento di riposo (vedere waypoint).
Dopo Stuffione si passa per una zona tipica di campagna composta di frutteti e campi agricole. Poi si arriva alla Area di riequilibrio ecologico Vasche ex zuccherificio di Crevalcore dove si può vedere molti specie di uccelli tra cui cicogne. Si prosegue verso Guisa Pepoli dove si trovano le vestigie di Crevalcore vecchio e poi si passa per il centro di Crevalcore, dove si vedono ancora i segni del terremoto di 2012. Dopodiché si torna a Nonantola passando per la Viale delle Querce (strada del Bosco) nella Partecipanza.

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Nella località RONCHI, frazione di Bolognina. sorge il CASTELLO dei RONCHI. Il castello, in realtà, comprende alcuni edifici del XVI secolo (sedicesimo secolo - 1500): il PALAZZO PADRONALE, che rappresenta la parte più antica, le TORRI, la CHIESA di SAN MATTEO, le STALLE, i MAGAZZINI. Entrando nel complesso dei Ronchi, si passa attraverso un grande cancello di ferro battuto, sostenuto da due colonne sormontate da due LEONI di pietra, simbolo della famiglia CAPRARA, proprietaria del castello fino al 1821. Il Castello dei Ronchi, anche se è così comunemente chiamato, non è un vero e proprio castello, perchè i due massicci TORRIONI, che risalgono al 1700, furono pensati come elementi scenografici (spettacolari), e non come torri fortificate per la difesa. La parte più antica è il PALAZZO CENTRALE, detto anche Palazzo Padronale, che risale alla seconda metà del XV secolo (quindicesimo secolo 1400); in un documento notarile del 1501 viene citato come domus magna (= grande casa). In origine l'edificio non aveva la torretta centrale, che fu aggiunta successivamente. E' una costruzione di mattoni a pietra a vista, a due piani, il piano terra e il primo piano o piano nobile, con due file di finestre. In alcune finestre si può distinguere l'antica forma ad arco. Il Palazzo è collegato ai due Torrioni da alcuni edifici, che probabilmente erano stalle e scuderie. Il Castello dei Ronchi era una grande Residenza di campagna di proprietà dei Conti CAPRARA, nobile famiglia bolognese, che aveva ai Ronchi grandi proprietà terriere. Alla fine del XVI secolo (sedicesimo secolo - 1500) il palazzo subì grandi trasformazioni: venne innalzato, scomparvero le merlature, vennero aperte le attuali finestre e chiuse le precedenti e, soprattutto, vi fu aggiunto l'avancorpo centrale a forma di torre. Anche la parte interna fu trasformata per renderla adatta alle vacanze estive dei Conti Caprara, con tutte le comodità del tempo. Nel periodo che va dal 1580 al 1620 le stanze del palazzo furono decorate con fregi ed affreschi. Nel 1702 fu iniziata la ricostruzione della Chiesa di San Matteo; vennero usati materiali tipici bolognesi, come il mattone e lo stucco. Ha una pianta ellittica con l'asse maggiore disposto nel senso della larghezza. All'interno ci sono tre altari: quello centrale dedicato all'evangelista Matteo, il destro alla Vergine del Rosario e il sinistro al Crocifisso. Nel decennio 1770-1780 iniziò la costruzione dei torrioni, ma alla morte del conte Francesco il progetto venne ridimensionato: non si abbattè il palazzo e si costruirono le ali di una corte a portici e sul lato nord una corte chiusa con le scuderie. Nel 1815 il Conte Francesco Caprara cedette la Villa dei Ronchi alla figlia Vittoria, che la vendette nel 1823. Nel 1985 l'Amministrazione Comunale di Crevalcore ha acquistato l'intero complesso; il palazzo centrale è adibito a Centro Culturale per iniziative e mostre. Nei due torrioni hanno sede la Cooperativa Il Pettirosso, che si occupa della cura e del recupero dei tossicodipendenti, e il Centro Agricoltura Ambiente Giorgio Nicoli.
Questa Area di Riequilibrio Ecologico, istituita dal Comune di Crevalcore ai sensi della Legge Regionale n.11/88 sulle aree protette, è costituita dalle vasche di decantazione del vecchio impianto saccarifero chiuso dal 1985. La superficie complessiva di circa 22 ettari è per i due terzi occupata da ambienti umidi ricreatisi all’interno dei vecchi bacini di stoccaggio delle acque reflue. Nelle adiacenze sono stati realizzati dalla Provincia di Bologna agli inizi degli anni novanta, circa 6 ettari di rimboschimento ormai completamente affrancati. Nelle vasche la profondità dell’acqua varia da pochi centimetri a quasi due metri e vi si rinviene un ambiente palustre divenuto raro nella pianura coltivata. Oltre a specchi d’acqua libera, sono presenti significative superfici affioranti con barene fangose, prati umidi e canneti. Sul ciglio delle arginature perimetrali delle vasche si è invece insediata una vegetazione arbustiva composta in prevalenza da salici e sambuco nero. L'area dispone di un percorso di visita accessibile a piedi e attrezzato con tre punti di osservazione coperti. Insieme con altre 4 aree di interesse ambientale di proprietà privata costituisce il sito della Rete Natura 2000 protetta a livello europeo "Biotopi e ripristini ambientali di Crevalcore" (Zona di Protezione Speciale IT4050025). L’area è gestita da Sustenia Srl per conto del Comune di Crevalcore. Nelle vasche periodicamente viene eseguita la movimentazione dell’acqua per contenere lo sviluppo della vegetazione erbacea e per mantenere nicchie ecologiche di pregio. Anche il percorso attrezzato per la visita ed i punti di osservazione vengono regolarmente manutenuti. Presso l’area viene infine svolta educazione ambientale per le scuole e per gruppi di visitatori nell’ambito delle attività del Museo sovracomunale del Cielo e della Terra. Alla gestione collabora un gruppo di volontari locali e la vigilanza viene espletata in convenzione con le Guardie Ecologiche Volontarie.
I maceri sono l'ultima testimonianza visibile di una fiorente attività agricola delle province dell'Emilia ormai in disuso: la lavorazione della canapa (Cannabis sativa). Tutto il territorio delle province di Bologna, Modena e Ferrara ne è punteggiato, una diversificazione del paesaggio rurale molto interessante perchè offre un ambiente naturale utile come rifugio a piante e animali legati all'acqua. (fonte: il giardino delle Naiadi)

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