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vicino Tori, Abruzzo (Italia)

Questo itinerario permette, oltre al mantenimento di un capitolo importante della nostra storia, di avvicinare un territorio straordinario per caratteristiche ambientali e culturali. Dopo lo sbarco delle truppe alleate a Salerno, i tedeschi crearono nel punto più stretto della penisola la Linea Gustav, collegando Ortona alla foce del Garigliano, sul Tirreno. Il Guado di Coccia fu il punto di attraversamento della linea fortificata, ma anche l’unico punto di passaggio facile di tutto il massiccio della Majella per i prigionieri fuggiti dal Campo 78 che accarezzavano la speranza di ricongiungersi al loro esercito stanziato dall’altra parte della montagna. Nell’inverno del 1943 e ’44 la gente abruzzese si adoperò per portare in salvo gli inglesi e americani, accogliendoli e nascondendoli nelle proprie case e dividendo con loro le poche risorse a disposizione. Uomini e ragazzi, profondi conoscitori del loro territorio, diventeranno abili guide capaci di condurre questi soldati attraverso sentieri impervi fino a Casoli, sede del comando Alleato.
Il nostro percorso inizia dal parcheggio del Centro di Visita dell’Oasi di Serenella e attraversa borghi e luoghi toccati dal “Sentiero della Libertà” che vide protagonista anche Carlo Azeglio Ciampi. Usciti dal centro, prendiamo subito a sinistra la strada asfaltata in leggera salita: all’incrocio con la SS84 (dopo circa km 1,8) deviamo a destra (indicazione contrada Laroscia), verso la campagna; a un bivio trascuriamo la strada bianca che sale a sinistra, verso Laroscia. Una serie di curve preannunciano le case sparse di contrada S. Lucia. È decisamente bello lo scorcio panoramico sul paese di Castel Frentano, adagiato sul crinale di una collina; non dobbiamo raggiungerlo, al bivio proseguiamo a sinistra seguendo le indicazioni per S. Eusanio.
Prima in discesa, poi in salita, dopo circa 1.5 km seguiamo a sinistra le indicazioni per Casoli. L’ambiente è tipicamente collinare, ulivi e querce accompagnano la nostra pedalata. Dopo circa 2 km ci lasciamo alle spalle frazione Ripitella. In questa zona crescono gli alberi delle olive intosso di Casoli: il nome si deve al fatto che, per essere gustate, le olive di Casoli dovessero essere addolcite – ossia ‘ndosse – e poi passate diverse volte sotto l’acqua fresca delle sorgenti locali. Queste olive oggi sono utilizzate per la produzione di un olio extravergine di oliva che si presenta verde intenso e di gusto forte, amarognolo e leggermente piccante. Si sale, si scende, finché la vista su Casoli si fa più nitida. Dalla frazione Piane delle Vigne possiamo riprendere fiato: la strada perde quota verso il fondovalle, fino a Selva Piana. Da qui si segue a destra la SS84. Arroccato in cima alla collina il castello di Casoli vigila sulle valli del Sangro e dell’Aventino. Nel periodo rinascimentale il mastio si sviluppò e ingentilì con nuove aree, come il cortile interno, trasformandosi in un elegante palazzo nobiliare; nei primi del Novecento vi trovarono ospitalità importanti uomini di cultura e artisti come Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Michetti e Cesare De Titta. Senza sosta possiamo proseguire verso Fara San Martino, oppure con una breve trasgressione salire a Casoli. In questo secondo caso, oltrepassata la frazione di Quarto da Capo si raggiunge il lago San Angelo o di Casoli. Sotto lo sbarramento dell’Aventino, dopo alcuni tornanti si prende a destra (indicazioni per Torretta), poi a sinistra, si supera un ristorante sulla destra, si oltrepassa contrada Torretta e ci s’immette nuovamente sul percorso principale che sale verso Fara San Martino. Le case in pietra quasi si confondono con le pareti rocciose che fanno da quinta all’abitato: il colpo d’occhio è davvero suggestivo, con le rocce che rubano letteralmente lo sguardo.Terra Vecchia, così si chiama uno dei quartieri più antichi e meritevoli di visita a Fara San Martino, accessibile dall’antica Porta del Sole.
Trascuriamo la strada a destra diretta al borgo di Palombaro. Siamo ormai ai piedi della Majella, l’acqua del Verde è protagonista di un prodigio: ha scavato un impressionante canyon che svela la magia della creatività umana, rappresentata dai resti di un’antica abbazia medioevale. Un luogo che da solo vale questa avventura! L’acqua del torrente ha fatto anche la fortuna dei pastifici storici di Fara San Martino, bisogna pertanto prestare attenzione in questo tratto di strada trafficato dai camion che trasportano l’ottima pasta secca che si produce in paese. La pedalata continua lungo la strada che sale ripida fino a Passo San Leonardo: in successione, lascia prima sulla sinistra il bivio per Civitella Messer Raimondo,entra nel bosco di cerro della frazione La Selva, poi in discesa supera sulla sinistra il bivio della frazione Corpi Santi. Da qui girando a destra sulla SS84, si va avanti prima in salita e poi sotto la parete rocciosa della montagna, per giungere a Lama dei Peligni. Là dove l’alto vastese si incunea dolcemente alle falde della Majella, questo paese ospita l’area faunistica con il maggior numero di camosci d’Abruzzo. Nei pascoli d’alta quota non è raro trovare le stelle alpine appenniniche.
Superato Lama dei Peligni, direzione Palena (Km 9), la strada costeggia la montagna per circa 3 km, fino all’ingresso di una galleria, dove sulla sinistra c’è l’accesso al “Sacrario Brigata Majella”, la brigata partigiana che tanto combatté per la liberazione, dall’Abruzzo fino all’Emilia Romagna e al Veneto. All’uscita della galleria, dopo circa 500 metri, troviamo la Grotta del Cavallone, dove gli abitanti di Taranta Peligna si nascondevano per fuggire alle rappresaglie delle truppe tedesche. Questo magnifico anfiteatro ipogeo aveva già avuto il suo momento di notorietà: al suo interno è ambientata la storia della “Figlia di Iorio”, tragedia pastorale scritta da Gabriele D’Annunzio nel 1903. Da qui si ammira il panorama di Taranta Peligna, paese che sorge alle pendici della montagna. Dal borgo, grazie a 174 gradini scavati direttamente nella roccia, si può facilmente raggiungere l’entrata della Grotta del Cavallone(1300 m).
Riprendiamo a pedalare lungo la pista che costeggia la montagna e elargisce una bella vista su Lettopalena e la vallata sottostante. All’ingresso di Palena si trascura il bivio a sinistra per le piste di sci di Roccaraso. Qui giungevano i fuggitivi del Campo 78, guidati dai partigiani verso i territori già liberati dagli Alleati dopo una lunga discesa dal Guado di Coccia presidiato dall’esercito tedesco. Subito dopo il paese, in direzione Torriccella Peligna, dalla SP107 guadagniamo quota 1.300, la più elevata del percorso.
Raggiunta l’area pic-nic del rifugio Fonte La Noce, ci aspetta una bella discesa a zig e zag in un bosco di cerro e superato a destra il bivio della frazione Fonticelle e di Montenerodomo, sfioriamo la frazione di Fallascoso. Nei pressi di questo piccolo borgo (primo bivio sulla destra poco dopo usciti dal paese SP132), sorge Juvanum, Parco Archeologico classificato dal Ministero dei Beni Ambientali come area di interesse nazionale. Sempre in discesa, si arriva a Torricella Peligna, paese di alta collina che spazia dalla Majella orientale fino al Mare Adriatico. Secondo la leggenda, su una rupe di roccia poco distante dal centro abitato, si potrebbe scorgere l’orma di Sansone che avrebbe attraversato da qui la valle sottostante con un solo passo. Nel centro di Torricella Peligna si devia a destra sulla SP110 per Roccascalegna; poco dopo la strada scende a tornanti sul versante opposto, mostrando un ampio panorama su tutta la Valle del Sangro. A Colle Zingaro svoltiamo a sinistra per seguire l’indicazione del fondo valle. La strada si apre su un paesaggio collinare di ampio respiro. Superato il crinale argilloso di una collina – e lasciando a destra il bivio della SP129 – entriamo a Roccascalegna, borgo che conserva uno dei più spettacolari e possenti manieri d’Abruzzo. Proseguendo lungo la SP110 perdiamo quota e attraversata contrada Collegrande giungiamo ad Altino, piccolo borgo arroccato su uno sperone nella valle dell’Aventino. Ad Altino non è raro vedere grandi collane di peperoni – dette “Crolli” – lasciate essiccare all’aria aperta per diversi giorni, sotto la luce del sole. Il Peperone dolce è un piccolo ortaggio a forma di corno, dal colore rosso intenso, che viene anche chiamato peperone “a cocce capammonte” – letteralmente “a testa in su” – per la sua curiosa forma. Mantenendoci sempre sulla strada provinciale ed evitando i numerosi incroci delle varie contrade, il percorso rientra definitivamente nel fondo valle, fino a immettersi in località La Selva, sulla SS84. Dopo la contrada, i ciclisti in sella ad una mountain bike possono rientrare seguendo la seconda tappa della Linea Gustav (vedi pag 32), altrimenti bisogna dirigersi verso Guarenna Nuova. Si prosegue a destra, sempre dritti, oltrepassando il villaggio; superato a destra l’innesco della SS159, si continua ancora dritti uscendo dal centro abitato e raggiungendo il bivio in contrada Guarenna Nuova. A questo punto, deviando a sinistra si chiude il circuito e si torna al punto di partenza della Riserva Naturale di Serranella (serranella@wwf.it), una delle aree più importanti per la sosta degli uccelli migratori (Centro Visite in località Brecciaio 2,Tel. 0872.50357). In appositi stagni, accessibili ai turisti, nell’ambito del Progetto Emys sono stati ricostruiti gli habitat tipici che ospitano le testuggini palustri sottratti a detenzione illegale e per l’allevamento e la successiva reintroduzione.

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