Tempo  3 ore 46 minuti

Coordinate 8632

Uploaded 22 febbraio 2019

Recorded febbraio 2019

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58 m
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24
47,34 km

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vicino Albareto, Emilia-Romagna (Italia)

La partenze di questa facilissima pedalata è dal cimitero di Albareto. Passiamo su strade secondarie, strade sterrate e lungo i argini di canali e fiumi.
Attraversiamo il paesaggio tipico della Bassa Modenese e percorriamo una serie di luoghi di grande valore storico culturale.

Seguiamo per un paio di chilometri la strada sterrata Attiraglio lungo il canale Naviglio.
Il Canale Naviglio ebbe grande importanza per i commerci nei secoli XVI e XVII, periodo con vie di comunicazione poco efficienti, e nel secolo XVIII, attraverso lo sviluppo dell’area “portuale”, l’attività dei mulini lungo il suo corso e la strada sopraelevata carreggiabile che veniva utilizzata per l’attiraglio delle barche (il traino controcorrente con cavalli). Vediamo la conca del Cortese dopo un chilometro. E un posto di interesse storico - vedere la informazione al waypoint.
La strada Attiraglio ci porta fin' a Bastiglia. Da Bastiglia prendiamo la via Verdeta verso Sorbara. Dopo Sorbara passiamo per una zona di vigneti. Qui è il regno del lambrusco di Sorbara. Continuiamo fino a San Pietro in Elda. Ora il paesaggio è caratterizzato da ampi spazi aperti. Purtroppo in questa zona ci sono ancora chiari segni del terremoto di 2012. Proseguiamo verso Solara dove troviamo qualche punto di restoro in Piazza Guglielmo Marcono. Lasciamo Solara alle spalle e traversiamo il Panaro verso Stuffione. Poco dopo il ponte troviamo un tipico Macero al lato destra della strada. Continuiamo sulla via Sammartini verso Stuffione. All' inizio di Stuffione giriamo versa la destra sulla via V. Malagoli. Dopo 1,5 km circa arriviamo al tratto antiche strade. Una parte storica di Ravarino. Anche questo tratto e sterrata. Proseguiamo sulla via Piave nella direzione di Ravarino. Passiamo Ravarino al lato ovest e continuiamo in direzione sud verso la Partecipanca agraria di Nonantola. Qui ci troviamo di nuovo in una zona di grande valore storica. L' origine della Partecipanza deriva dalla Carta del 1058 dell’Abate Gotescalco di Nonantola, che concede al popolo nonantolano il diritto d’uso sul terreno coltivabile posto all’interno dei confini del paese. Passiamo per i terreni agricoli e raggiungiamo il paese di Nonantola. Qui è sopratutto la Abbazia che merita una visita. Passato il centro storico entriamo nel parco della pace dove c'è un bar (solo estate). Un poco dopo siamo nella vicinanza del supermercato COOP.
Da Nonantola pedaliamo verso il Panaro che traversiamo su un ponte rimasto della construzione TAV. Dobbiamo raggiungere questo ponte tramite un piccolo sentiero che inizia sotto la ferrovia TAV. C'è un piccolo fossato qui. Questo è l'unico pezzo del percorso che è un po 'più difficile.
Proseguiamo per 2 chilometri sul argine del Panaro e torniamo verso Albareto sulla strada Munarola.

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Le origini della torre risalgono al 1261, quando a seguito di un lodo con il comune di Modena il rettore dell'abbazia di Nonantola perse il potere temporale e il borgo di Nonantola dovette ospitare una guarnigione di militari modenesi. La Torre del Modenesi nel 2016, messa in sicurezza dopo il terremoto La torre dei Modenesi era la principale fortificazione di Nonantola, tanto che già nel XIV secolo vennero ampliate le costruzioni circostanti: venne realizzato un rivellino indipendente con ponte levatoio per proteggere l'ingresso alla torre e la porta del borgo. Dal XVII secolo la torre divenne una prigione, con la casa del custode realizzata nel 1623. Le mura delle fortificazioni del borgo furono smantellate negli anni tra il 1920 e il 1925: la torre rimase si ritrovò così completamente isolata, dopo l'abbattimento degli edifici circstanti e la Porta Vecchia. Durante lo stesso secolo, la torre dei Modenesi divenne un ricovero per le persone povere e un rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, mentre successivamente ospitò iniziative culturali. La torre è stata danneggiata dal terremoto dell'Emilia del 2012 e ne ha reso necessaria la messa in sicurezza con un'ingabbiatura metallica. I lavori di ripristino e miglioramento antisismico, costati 800.000 euro, sono iniziati nell'ottobre 2016[2] e si sono conclusi dell'aprile 2017, con la librazione dai ponteggi.[3] Dal 2015 la torre dei Modenesi e la vicina torre dei Bolognesi, in cui è ospitato il museo civico, partecipa all'iniziativa culturale Wiki Loves Monuments Italia. Fonte: wikipedia
I maceri sono l'ultima testimonianza visibile di una fiorente attività agricola delle province dell'Emilia ormai in disuso: la lavorazione della canapa (Cannabis sativa). Tutto il territorio delle province di Bologna, Modena e Ferrara ne è punteggiato, una diversificazione del paesaggio rurale molto interessante perchè offre un ambiente naturale utile come rifugio a piante e animali legati all'acqua. (fonte: il giardino delle Naiadi)
La Basilica abbaziale costituisce – insieme al Duomo di Modena – uno dei più significativi esempi di arte romanica in Europa. Costruita nell’XI secolo sui resti di una chiesa precedente attribuibile all’VIII secolo, la struttura si presenta suddivisa in tre navate, come evidenziato dalla facciata a salienti. La facciata è dominata dal protiro, retto da due colonne su leoni stilofori, e fa da cornice allo splendido portale. Realizzato da Wiligelmo e dalle sue maestranze, riporta nello stipite sinistro sei formelle relative alla fondazione dell’Abbazia ed alla traslazione delle reliquie dei Santi nel monastero, in quello destro storie della natività ed infanzia di Cristo, prima testimonianza nella storia della Chiesa dell’ordine cronologico di questi episodi; nell’interno, fregio a tralcio abitato. Sopra l’architrave, la splendida lunetta – attribuibile senza dubbi allo stesso Wiligelmo – con le sculture del Cristo in trono affiancato da due angeli e circondato dai tradizionali simboli degli Evangelisti. Varcato il portale, l’occhio rimane colpito dall’interno, solenne ed austero nella sua semplicità, ritmato dai possenti pilastri che convergono verso l’altare. Il soffitto è a capriate. Nel presbiterio soprelevato troviamo l’altare maggiore, cuore della Divina Liturgia, che custodisce le reliquie di S. Silvestro I Papa all’interno di una teca in cristallo e bronzo. E’ ornato dalle preziosissime formelle di Jacopo Silla de’ Longhi illustranti episodi della vita del Santo, datate 1568. Opere d’arte degne di nota nell’interno della Basilica: statua in terracotta di S. Bernardo di Chiaravalle (sec. XVII), organo di Domenico Traeri (1743). Lungo la navata di destra, entro un arco gotico, il pregevolissimo affresco della scuola degli Erri, su tre fasce: in alto, la Crocifissione; al centro, l’Annunciazione; in basso teoria di santi. L’imponente Crocifisso sulla parete sud è del XIV secolo. Scendendo dal presbiterio maggiore si può accedere al gioiello architettonico della struttura: la cripta, con certezza la più estesa tra quelle delle chiese romaniche europee. Di singolare suggestione per il gioco della tenue luce tra la selva delle 64 colonnine, custodisce all’interno dell’altare le reliquie del fondatore dell’Abbazia, l’abate Sant’Anselmo, insieme a quelle di altri cinque Santi: le vergini Fosca e Anseride, i martiri Senesio e Teopompo, il Papa Adriano III. Degni di nota sono i capitelli della zona absidale, classificati dagli storici dell’arte capitelli longobardi nonantolani, unici nel loro stile, datati VIII secolo. Dal giardino abbaziale è possibile ammirare le imponenti absidi, reputate tra le più significative dell’età romanica, scandite da lesene ed archetti pensili. fonte: http://www.visitnonantola.it/?portfolio=labbazia-di-san-silvestro-di-nonantola

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