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Coordinate 113

Caricato 18 dicembre 2014

Recorded dicembre 2014

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vicino Monachino, Toscana (Italia)

Tratto da PAPERS XXV Valcamonica Symposium 2013
Testimonianze di graffiti rupestri tra emergenze storico archeologiche lungo un'antica via transappenninica, dalla Val di Bure a Treppio ( Toscana Centro - Settentrionale )
Pagine 407 - 408 - 409

Giancarlo Sani (Terre Alte - Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano, Italy)
Gianluca Cinquilli (Indipendents researchs, Italy)
Mirko Urso (Indipendents researchs, Italy)

1. Premessa e brevi cenni storico - geografici

L’area geografica in corso di studio si trova lungo la dorsale appenninica settentrionale che ha costituito fin dall’epoca preromana un’importante direttrice viaria tra il settentrione Padano e l’Italia centrale. Al centro del tratto Pistoia – Treppio sono ancora visibili i ruderi dell’Abbazia di S. Salvatore a Fontana Taona (documentata dal 1004) posta a circa 1100 metri di quota, a poca distanza dal crinale spartiacque che separa le valli delle tre Limentre da quelle meridionali della Bure e dell’Agna, L’importanza della fondazione del monastero in un luogo così isolato va ricercato nella possibilità di controllo della viabilità e fornire adeguata assistenza ai pellegrini e viandanti. In direzione Nord, una minuziosa ricerca sul territorio, compiuta dalla metà degli anni ‘90 del secolo scorso, ha portato alla scoperta di quattro siti di arte rupestre, prossimi tra loro e con migliaia di segni incisi. Le raffigurazioni di numerose croci di varia tipologia, i segni a “phi”, a reticolo, le figure alberiformi, i dischi solari e le coppelle testimoniano un’attività incisoria perdurata per molti secoli. Il Sasso alla Pasqua, il masso di Catirio e la grotta denominata Buca del Diavolo si trovano ai margini dell’antica via, mentre il Masso del Consiglio è posto in prossimità del fondovalle del torrente Limentra Orientale (quota 700 metri s.l.m.). Le nostre ricerche, effettuate dal 2011, si sono concentrate nel tratto che risalendo la Val di Bure conduce sul crinale in direzione di Badia a Taona. Oltre alla scoperta di un tratto di strada di epoca medievale, di croci di tipologia templare (croce delle Otto Beatitudini) incise su pietra e di un sito rupestre in località Pozzo del Bagno, è stata identificata una roccia fittamente incisa con simboli religiosi come la Triplice Cinta e il Centro Sacro e otto figure antropomorfe, strettamente associate ai segni sacri, di tipologia che non trova confronti con altre figure nella nostra penisola.

2.3 Masso del Consiglio

Alcuni anni fa Giuliano Toccafondi ha portato all’attenzione degli archeologi e degli storici alcune incisioni rupestri oramai sepolte nella memoria dei “vecchi del luogo”. E’ riuscito dopo varie ricerche a localizzare quattro siti le cui incisioni sono state studiate, analizzate e rilevate dall’archeologo Leonardo De Marchi che nel 2000 dette alle stampe i risultati delle sue ricerche. A circa 700 metri di quota, nel fondovalle della Limentra Orientale, nei pressi di un rudere denominato Casone del Consiglio, circondato da un bosco di conifere, si trovano tre massi di arenaria completamente ricoperti da segni e graffiti di varia tipologia. Nei pressi di questo importante sito rupestre si manifestano, soprattutto nella stagione invernale, i “Fumazzi”: fenomeno di vapori caldi che al freddo, condensando, si rendono visibili. E’ probabile che nei tempi antichi questo fenomeno geologico fosse visto come una manifestazione magica, tanto è vero che è proposta, per il Masso del Consiglio, la denominazione di “sito su frattura rocciosa sotterranea con scaturigine di vapori a funzione magico sacrale”. Sul masso più grande a forma semisferica sono concentrati centinaia e centinaia di segni. La fase incisoria più antica sono i segni a “phi” associati a figure antropomorfe e motivi a scacchiera. Recentemente sono state individuate, sull’abside della cappella romanica di Moragnano, incisioni in sostanza uguali a quelle del masso del Consiglio che datano tra il XII e XIV secolo. Al periodo tardo medievale sono riconducibili le croci (alcune con le coppelle all’estremità dei bracci) che ricoprono una buona parte del masso. Una tradizione orale recita che al Consiglio c’era un sasso dove era scritto “chi mi rigirerà sarà felice”, da cui si evince chiaramente che il Consiglio è un nome di un luogo che potrebbe avere le radici nell’idea di un antico oracolo legato, come già detto, ai vicini “Fumazzi”.

3. Documentazione storica della Petra Botiliaria et Petra Scripta

La prima menzione documentaria della Petra Botiliaria risale all’anno 1014. La troviamo in un diploma con cui l’imperatore Enrico II concedeva la protezione sui possessi che l’Abbazia di San Salvatore della Fontana Taona possedeva: circa 100 chilometri quadrati di territorio, dove la Petra indicava uno dei confini. In un successivo documento, datato 1400, si afferma che la stessa Petra si trovava su una strada di grande comunicazione denominata nientemeno che “strata della pietra Boctigliaria”, una via di comunicazione che da Badia a Taona collegava Torri per poi scendere nel territorio Bolognese. L’analisi di questo documento ci porta a identificare con una certa sicurezza la pietra Boctigliaria con il Sasso alla Pasqua. L’etimologia del toponimo bottilaria o simili è di difficile interpretazione. Renzo Zagnoni, studioso di storia dell’alta Valle del Reno, afferma “Il nostro tentativo di spiegazione si rifà al termine botta nel senso di colpo, da cui bottare o buttare come colpire con uno strumento puntiforme; da questo termine deriva anche il latino bottellus, che definisce vari tipi di vaso, tazza, da cioè l’idea di una concavità. In conclusione il toponimo Boctigliaria o simili potrebbe riferirsi ai segni incisi su di essa e in particolare alle cosiddette coppelle scavate con uno strumento a punta”. Della petra Scripta ne troviamo una prima traccia nelle carte dell’Abbazia di Montepiano (1081) che riferisce dei confini dei beni concessi a un certo Teuzo. L’attenta analisi della charta precariae porta alla conclusione che la suddetta petra indicasse il confine sud del territorio in oggetto. Tale roccia era evidentemente molto conosciuta da tutti, quindi ideale per un punto di riferimento importante e la sua posizione con molta probabilità coincide con il Masso del Consiglio dove sono presenti segni incisi riconducibili a un periodo compreso tra alto e basso medioevo. Nuovi studi potrebbero confermare tali ipotesi; in tal caso ci troveremmo davanti ad uno dei pochi casi dove dei siti con testimonianze d’incisioni rupestri sono documentate anche da fonti scritte medievali. L’unico altro caso presente sul territorio toscano è la cosiddetta “grotta delle Crocie”, situata a nord-ovest della regione, in provincia di Massa Carrara.

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