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Registrato luglio 2019

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vicino a San Vito, Friuli Venezia Giulia (Italia)

Giro turistico per la città di Trieste
punto di ormeggio

Molo Audace

Nel 1740 affondò nel porto di Trieste, vicino alla riva, la nave San Carlo. Invece di rimuovere il relitto, si decise di utilizzarlo come base per la costruzione di un nuovo molo, che venne costruito tra il 1743 ed il 1751 e fu intitolato appunto a San Carlo. Allora il molo era più corto di come si presenta oggi; misurava infatti solamente 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l'attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma. Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci. Il 3 novembre del 1918, alla fine della prima guerra mondiale, la prima nave della Marina Italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria. In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato nome al molo, chiamandolo appunto molo Audace, ed all'estremità del molo stesso nel 1925 venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l'approdo, e sul fianco la dicitura "Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV". La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale. Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace perse progressivamente la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo è rimasto così un frequentato luogo di passeggio, una passerella protesa sul mare dall'indubbio fascino, che completa la passeggiata sulle rive ed in piazza Unità d'Italia. «Per me al mondo non v'ha un più caro e fido luogo di questo. Dove mai più solo mi sento e in buona compagnia che al molo San Carlo, e più mi piace l'onda e il lido?» (Umberto Saba, Il molo, vv.1-4)
Religinė architektūra

Chiesa Greco Ortodossa di San Nicolò

Significativo punto d'incontro di diverse culture, alla fine del XVIII secolo, venne costituita la Comunità Greco-Orientale. Traccia importante di questo avvenimento fu, senz'altro, la fondazione della chiesa greco-ortodossa della città, a Piazza Niccolò Tommaseo, che risale alla prima metà del Settecento. Il tempio, dedicato a San Nicolò e alla Santissima Trinità, fu eretto sulle rive poiché a quei tempi Trieste era un florido emporio e al porto approdavano ogni anno migliaia di battelli. Inoltre, San Nicolò è il patrono dei marinai, degli armatori e di tutti coloro in generale lavorano con i traffici del mare. La chiesa, costruita in forma di basilica a navata unica, fu aperta ufficialmente il 18 febbraio 1787. La storia Le origini della comunità greca a Trieste risalgono al 1714, quando il primo mercante greco Liberale Baseo si stabilì da Nauplia nella città portuale di Trieste. Furono la dichiarazione di Trieste come porto franco nel 1719 e l'atteggiamento volutamente tollerante degli Asburgo nei confronti di altre religioni e nazioni che resero questa città attraente per i mercanti greci. Nicolò Mainti, giunto da Zante nel 1734, fondò a Trieste una comunità ortodossa intorno al 1750, la maggior parte dei cui membri erano greco-ortodossi, ma una percentuale minore erano illirici ortodossi (oggi chiamati serbi-ortodossi). Nel 1782 fu ufficialmente fondata la comunità greco-ortodossa, che nel 1784 iniziò a costruire la propria chiesa sul lungomare del Porto Vecchio. I lavori di costruzione furono completati nel 1795, ad eccezione della facciata esterna. Nello stesso anno, l'inaugurazione ufficiale ebbe luogo alla presenza del governatore di Trieste Pompeo de Brigido, e la chiesa venne consacrata a San Nicolò e alla Santissima Trinità. La storia della comunità greco-ortodossa di Trieste e la chiesa di San Nicolò La struttura La chiesa, a pianta regolare, è realizzata in stile impero nella struttura generale e in stile barocco nella decorazione. Essa è suddivisa in tre spazi liturgici: - il presbiterio a tre piccole absidi; - la navata; - le due balconate per il gineceo ed il coro. La magnifica iconostasi divide il presbiterio riservato ai celebranti dalla navata a cui accedono i fedeli. La navata con pavimento di marmo a riquadri bianchi e neri è ingentilita da scanni lungo le pareti. Al centro, tra grandi candelabri affiancano l’icona di San Nicolò. La grande tela raffigurante Cristo in gloria circondato da angeli ricopre tutto il soffitto piano ed è ricca di effetti prospettici con balaustre e scorci di architettura in stile classico. Nelle finestre troviamo, invece, immagini degli Evangelisti e degli Apostoli. Sulle pareti laterali due grandi quadri del piranese Cesare dell’Acqua raffiguranti a sinistra la Predicazione di Giovanni Battista, e a destra Cristo tra i fanciulli; invece il quadro sopra la porta di destra raffigura la Filoxenia, ovvero L’ospitalità di Abramo verso gli angeli, ed è attribuibile alla stessa mano della tela del soffitto. Appena entrati, la caratteristica che subito si nota è sicuramente l’iconostasi lignea splendente di intagli dorati e pitture, pure a fondo oro; sopra i battenti delle tre porte sono raffigurati i Santi Pietro e Paolo ed altri Padri della Chiesa. Ci sono poi nella parte superiore 21 dipinti a tempera su tavola con fondo oro, che raffigurano scene evangeliche. Nella parte inferiore ci sono 8 icone con copertura d’argento, San Nicola, la Madonna in Trono, il Cristo Re, la SS. Trinità, San Spiridione, la Madonna con Bambino, San Giovanni il Precursore; ai due lati le icone di San Giorgio e quella di Santa Caterina d’Alessandria. Più avanti si può ammirare la splendida tela che raffigura l’episodio biblico noto come “L’Ospitalità di Abramo”.
Waypoint

Borgo Teresiano

Il Borgo Teresiano è un quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo e voluto dall'allora’Imperatore d’Austria Carlo VI e, dopo la sua morte da Maria Teresa d' Austria. Il quartiere fu progettato per dare un po' di respiro e sviluppo alla città che stava assistendo al fiorire del commercio portuale. Venne ricavato dall'interramento delle saline della città, urbanizzando un'area al di fuori dalle mura. Con il suo asse viario a trama ortogonale, è uno dei primi esempi di piani regolatori cittadini moderni. Fulcro del quartiere è il Canal Grande, (1754-1756), canale navigabile perpendicolare al lungomare atto a far arrivare le merci direttamente in città. Il recente boom economico, dovuto alla proclamazione della città a porto franco da parte di Carlo VI nel 1719, e il conseguente afflusso di commercianti da vari Paesi (soprattutto Grecia e Serbia), portò, infatti, alla necessità di estendere la città oltre la cinta medievale che ancora la conteneva. Grazie alla politica tollerante di Maria Teresa, che decretò la libertà di culto e permise alle varie comunità religiose di costruire le proprie chiese, vengono edificati diversi luoghi di culto tuttora tra i più significativi dell’architettura triestina. È il caso del tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione, opera dell’architetto milanese Carlo Maciachini, che riflette un gusto bizantino e si caratterizza per una cupola più alta dei quattro campanili, e la chiesa di San Nicolò, della comunità greco ortodossa. La più grande chiesa cattolica di Trieste, Sant’Antonio Nuovo, è situata sull’omonima piazza a ridosso del Canal Grande ed è costruita in stile neoclassico su progetto dell’architetto ticinese Pietro Nobile. Nella pianificazione urbana del Borgo Teresiano sono state usate moderne linee guida: gli edifici commerciali presentano sempre un piano terra di altezza elevata, talvolta con porta centrale abbastanza grande da permettere l’accesso con la carrozza, e altezze ridotte nei piani superiori dedicati invece alle residenze. I costruttori, principalmente mercanti appunto, commissionarono famosi architetti ed artisti come Matteo Pertsch, Pietro Nobile e Cesare dell’Acqua per la progettazione dei loro futuri edifici commerciali e residenziali. Il risultato è un’architettura cosmopolita, con forti tratti italiani ma influenzata dall’architettura viennese del 19° secolo. Per circa cento anni l’unico ponte sul Canal Grande era il Ponte Rosso (1756) su cui si trova l’omonima piazza Ponterosso (1854), una delle prime piazze della “città nuova”, tuttora sede di un vivace mercatino all’aperto di frutta, verdura e fiori, che ospita la fontana del Giovannin, opera del 1753 di Giuseppe Mazzoleni voluta dall’imperatrice Maria Teresa. Dal 2009 il Borgo Teresiano fa parte di una serie di interventi atti a ridisegnare la città e moderare il traffico nel centro. La maggior parte delle vie saranno ripavimentate e rese pedonabili, trasformandole in zone chic orientate allo shopping e alla gastronomia. Il signorile quartiere Borgo Teresiano si estende dall’attrattivo lungomare di Trieste, con il porto per le navi e il turistico attracco per Yachts, a via Carducci, e da via Ghega a Corso Italia, costituendo, insieme a Borgo Giuseppino, uno dei più rappresentativi e famosi quartieri della città. Nel “Borgo” e nelle sue zone pedonali trovano spazio chic negozi e pittoresche piazze, oltre che una grande varietà di ristoranti, trattorie e Caffè. Il “Palazzo Teresiano” si trova in via della Zonta 4, via raggiungibile in auto passando per via di Torre Bianca, e sulla quale il Palazzo offre anche un affaccio. Grazie alla sua centralissima posizione, rispetto al quartiere e alla città stessa, la “città vecchia” è raggiungibile in pochi minuti e in soli 10 il lungomare. Il Canal Grande, cuore del quartiere, è proprio dietro l’angolo e, con la sua grande varietà di caffè e ristoranti con tavolini all’aperto, fa respirare l’atmosfera unica del quartiere. Raggiungibili a piedi, se non addirittura all’interno dello stesso stabile, troviamo anche locali e negozi di prima necessità.
Rovine

Teatro Romano

teatro romano di Trieste si trova a Trieste ai piedi del colle di San Giusto, in pieno centro della città, al limitare della città vecchia, tra via Donota e via del Teatro Romano. All'epoca della sua costruzione il teatro si trovava fuori dalle mura cittadine ed in riva al mare, che a quel tempo giungeva sino in quella zona. Sulle sue gradinate, costruite anche sfruttando la naturale pendenza del colle, potevano venir ospitati, a seconda delle varie fonti, dai 3.500 ai 6.000 spettatori. La costruzione del teatro viene datata alla fine del I secolo a.C. e ampliato all'inizio del II secolo d.C. Probabilmente fu costruito per volere del triestino Quinto Petronio Modesto, procuratore e flamine dell'imperatore Traiano, citato in diverse iscrizioni, che secondo altre fonti ne curò invece solamente degli interventi di rinnovamento. Nel corso dei secoli il teatro venne poi nascosto dalle case che vi sorsero sopra. Ritenuto perduto, venne individuato nel 1814 dall'architetto Pietro Nobile, ma solo nel 1938 venne riportato alla luce, durante la demolizione di una parte della città vecchia. Le statue e iscrizioni rinvenute negli scavi sono conservate presso il Lapidario Tergestino al Castello di san Giusto al Civico Museo del Castello. Al giorno d'oggi viene ancora saltuariamente utilizzato per spettacoli estivi all'aperto.
Rovine

Arco di Riccardo

L'Arco di Riccardo è secondo alcune fonti una delle porte romane di Trieste risalente I secolo a.C. costruito probabilmente sotto l'imperatore Ottaviano Augusto negli anni 33-32 a.C. Le forme della decorazione architettonica permettono di datare la forma attuale dell'arco nell'età claudio-neroniana o forse flavia (50-75 d.C.). Secondo altre fonti invece si tratta di uno degli ingressi al santuario della Magna Mater. Si tratta di un arco a un solo fornice, alto 7,2 m, largo 5,3 m e profondo 2 m. Presenta un coronamento superiore, privo di decorazione. Ai lati due lesene, di cui una sola attualmente visibile, a scanalature sormontate da capitelli di ordine corinzio. Il soffitto dell'arco era decorato a cassettoni. Una leggenda popolare ritiene che il nome derivi da Riccardo Cuor di Leone, il quale, di ritorno dalla Terra Santa, fu tenuto prigioniero anche a Trieste. Maggior credito ha la versione che fa derivare il nome dalla sua probabile posizione all'ingresso del cardo massimo, da cui il nome "Arco del Cardo" che si sarebbe progressivamente volgarizzato in "Arco di Riccardo". Secondo un'altra teoria il nome risale alla magistratura medievale del ricario la cui sede era nelle vicinanze.
World Heritage Site

Colle di San Giusto

Il colle di San Giusto è il centro storico di Trieste. Già nel primo secolo vi si trovava una grande basilica civile romana il che lascia presumere che sulla riva del mare sottostante esistesse già allora un abitato abbastanza grande. È situato come simbolo della città, sulla collina, la parte più antica di trieste. Nei secoli XIV e XV fu eretta una fortezza sul colle e la città fu cinta con mura. Dato che la cinta muraria comprendeva solo un versante della collina ed un pezzo di riva ai suoi piedi, la Trieste medievale si identifica con il colle di San Giusto. I più antichi reperti archeologici sul colle di San Giusto sono i resti di un propileo (antico portale monumentale greco) risalente al primo secolo. I resti sono oggi visibili, attraverso una grata, inglobati nel campanile della cattedrale omonima. Il propileo fu eretto in cima all'allora principale strada cittadina (l'odierna via della Cattedrale) che saliva dalla riva del mare fino al punto più elevato della città. Non è noto però che cosa si trovasse sulla sommità stessa del colle, cioè dietro tale ingresso monumentale che misurava ben 17,20 metri in larghezza e 5,28 metri in profondità. Verosimilmente si trattava di un tempio, oppure un complesso di templi, dedicati a Giove, Giunone e Minerva, smantellati durante i secoli. Le colonne oggi visibili nel campanile costituivano l'estremità anteriore sinistra del complesso, mentre si possono visitare i resti della parte destra e della scalinata che li collegava, scendendo sotto la chiesa attraverso l'adiacente Orto Lapidario. Per quanto si sa, questo è l'unico propileo romano conservatosi in Europa. Risalgono al primo secolo anche i resti di una basilica civile, di cui si vedono, a poca distanza dal campanile, i ceppi di varie colonne. Questo edificio, costruito in direzione nord-sud, era molto grande, più di 20 metri in larghezza e quasi 100 metri in profondità, il che fa presumere una certa consistenza della popolazione. Mentre il propileo, sebbene inglobato in costruzioni posteriori, è abbastanza conservato, della basilica civile rimangono solo due file di ceppi colonnari. Molto probabilmente tutto il resto fu riutilizzato nel secolo V come materiale per la costruzione della basilica paleocristiana, eretta a pochi metri di distanza, ma in direzione est-ovest, che incorporò anche il propileo utilizzandolo come base per il campanile. Non ci sono molti dati storici su questa chiesa che si presume andata demolita dalle incursioni barbare. Ciò che ne rimase, la parte posteriore e il campanile, fu utilizzato per ricavare una chiesa più piccola (cioè meno larga), consacrata a Santa Maria, Madre di Dio. Ma sono più che altro ricostruzioni storiche, dato che fino all'XI secolo non ci sono dati certi. Le uniche testimonianze sono i molti reperti archeologici, tra l'altro una pavimentazione musiva con pietre bianche rosse e nere, e un'iscrizione che testimonia il restauro della chiesetta avvenuto nel 547 per intervento del vescovo Frugifero, primo vescovo triestino conosciuto. Storicamente parecchio più tardo è il sacello di san Giusto, costruito appositamente per contenere le reliquie del santo patrono della città. Gli storici non concordano sull'esatta data della sua costruzione, ma la pongono comunque entro il secolo X, ad eccezione della cupola che risale al secolo XII, ed ai mosaici interni attribuibili al secolo XIII. In data imprecisata la cappella venne allungata fino a diventare una chiesa vera e propria, ma sembra certo che ciononostante venisse sempre considerata facente parte della chiesa di Santa Maria che si trovava di fronte, dall'altra parte della strada principale della città. La Cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso cattolico della città. Come riporta la maggior parte degli storici triestini, l'aspetto attuale della cattedrale deriva dall'unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire san Giusto, che vennero inglobate sotto uno stesso tetto dal vescovo Roberto Pedrazzani da Robecco tra gli anni 1302 e 1320, per provvedere la città di una cattedrale imponente. L'austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto dai maestri scalpellini. Sia il campanile che la facciata della chiesa sono generosamente coperti con reperti del periodo romano, con i quali si intendeva ingentilire la pesantezza della costruzione. Alla chiesa è addossato il basso campanile, sulla cui parete si trova la statua di San Giusto. La fortezza Come testimoniano le rovine di vari manufatti (la basilica, l'anfiteatro, l'acquedotto), già in epoca romana Trieste doveva essere un centro abitato notevole, in quanto certamente uno sperduto villaggio non avrebbe necessitato di costruzioni tanto imponenti. Si può parlare già di città, visto che fin dall'anno 33 a.C. l'imperatore Ottaviano la fece circondare da mura, come testimonia il Portale di Riccardo nella parte vecchia di Trieste. È possibile perciò presumere che sul colle di San Giusto si trovasse oltre alla basilica pure un tempio e sicuramente una postazione militare. Dalla sommità del colle si gode infatti un'eccellente vista sul mare che all'epoca costituiva un grande vantaggio strategico. Ma se la presenza di un tempio è suggerita dal propileo, la postazione militare rimane solo un'ipotesi, perché non esiste alcuna testimonianza in merito. Se ne parla appena dopo il 1369, anno in cui i Veneziani occuparono la città. Nel 1371 il Senato veneziano decretò la costruzione di due castelletti: il primo fu eretto a tempo di record, due anni, sul colle di San Giusto, ed il secondo (dopo un primo progetto non approvato) fu ricavato da tre torri delle mura cittadine sul mare e fu chiamato Ad marina (in quanto situato vicino al mare). Ma ambedue andarono distrutti già nel 1380 per opera dei genovesi. Tra gli interventi urbanistici del Ventennio spicca certamente la sistemazione del parco della rimembranza sul colle di San Giusto. Venne iniziata con la creazione della larga Via Capitolina, una strada panoramica che sale dolcemente attorno al colle fino a raggiungere la cattedrale. Tutto il versante del colle tra questa strada ed il castello venne consacrato alla memoria dei "caduti in tutte le guerre" e disseminato da grezzi cippi di pietra carsica con i nomi di combattenti noti ed ignoti. In cima si erge il grande monumento, opera di Attilio Selva, dedicato ai volontari triestini caduti nella prima guerra mondiale. Presente pure una targa ai caduti triestini della prima guerra mondiale che combatterono per l'Impero Asburgico, la maggioranza dei caduti triestini. Dall'altra parte del colle il parco si conclude con un'alta fontana, simile ad un obelisco. La fontana fu installata sulla sua sommità nel 1938 in occasione della visita di Mussolini, ed era originariamente illuminata da luci tricolori. Non era prevista la creazione di un'opera che durasse nel tempo, dato che la si intendeva abbattere dopo la dipartita del Duce. Ma così non fu e la snella fontana svetta tuttora sopra la lunghissima gradinata che scende verso piazza Goldoni (1907 - architetti Ruggero Berlam ed Arduino Berlam). Il parco della rimembranza La gradinata è costituita da due ali di scale che abbracciano un parco rettangolare, composto da piante multicolori disposte in modo da rappresentare lo stemma di Trieste, un'alabarda bianca su sfondo rosso, disegno che si vede molto chiaramente dalla piazza sottostante. La gradinata monumentale, denominata scala dei giganti, sbocca in piazza Goldoni ai lati dell'imboccatura della galleria che passa sotto il colle.

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