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vicino Cantoniera della Presolana, Lombardia (Italia)

Gli ultimi orsi scomparvero dalle valli bergamasche sul finire dell’Ottocento, Cacciatori e montanari ne avevano abbattuti, nel corso dei decenni precedenti, un gran numero. Si tratta in parte di superstizione, di antiche credenze che attribuivano a questi animali, alle loro carni, alla loro pelliccia, poteri straordinari e qualità incredibili.
Per il resto gli orsi venivano catturati perché considerati ferocissimi, sterminatori di greggi e nemici dell’uomo. Ad alimentare questa immagine crudele e l’inutile persecuzione dei plantigradi contribuivano diverse leggende.
Nelle lunghe notti invernali della valle Seriana, della Val di Scalve e della valle Camonica, si raccontava, ad esempio, delle “bacche rosse di Castelorsetto”.Una vicenda ambientata sulle pendici della Presolana, dove, si narra, avesse trovato rifugio un terribile orso bruno, scampato ad una battuta di caccia, assetato di sangue e in vena di scorribande tra le greggi della zona. “Gli alpigiani - scrive Giorgio Gaioni in Leggende di Val Camonica e Val di Scalve - ne erano atterriti e non osavano affrontarlo in campo aperto, limitandosi a tendergli trappole e lacci che il fiuto diabolico della belva riusciva sempre a scansare”. Solo un giovane più coraggioso degli altri, si decise a tenergli un agguato. Armato di scure si arrampicò tra gli altissimi campanili del Monte Scanapà e del Col di Lantana.
L’orso ebbe ancora una volta la meglio: il cacciatore non fece mai ritorno e di lui non si seppe più nulla. Gli amici sconcertati si riunirono nella baita di Val Fada, ma lo sconforto era tale che non avevano alcuna idea sul da farsi. All’improvviso un scoiattolo, dal pelo straordinariamente bianco e lungo, fece irruzione nella stanza in cui si trovavano i pastori e, tra lo stupore generale, cominciò a parlare: “Amici - disse lo scoiattolo - io sono l’anima di colui che non fece più ritorno.
Ebbene sappiate che c’è una sola maniera per far morire l’orso. Ascoltatemi bene! Preparate una ciotola di legno piena di latte di capra rossa, misto a radici di genziana secca e sangue di falco ucciso prima dello spuntare del sole; lasciatela ai piedi della rupe dell’orso in una notte di luna morta, quando tutti i campanili delle valli abbiano suonato l’Ave Maria. Guai a voi se vi sbaglierete in qualche modo o se farete ciò prima del tempo ! Guai a voi ! Guai a voi !” I pastori rispettarono tutto alla lettera.
Uccisero il falco, raccolsero le radici e dopo giorni e giorni di ricerche scovarono anche la capra dal pelo rosso, da cui ottennero il prezioso latte. Una volta preparato lo strano miscuglio, Martì, uno degli amici del giovane scomparso, si diresse verso la rupe dell’orso attraversando il bosco dell’Abetona.
Un viaggio terrificante: tutto sembrava trasformato ed il timore di vedersi comparire dinanzi l’orso da un momento all’altro ghiacciava il sangue nelle vene. Ciononostante il pastore depositò la tazza come stabilito. “Il giorno seguente - scrive ancora Gaioni - I pastori si recarono ai piedi della rupe, credendo di trovarvi l’orso morto. Ma non ne videro neppure la traccia. Solo che nel punto preciso dove era stata deposta la ciotola di legno era spuntato uno strano cespuglio di bacche rosse: il sorbo selvatico.
L’orso non fu più rivisto nemmeno nella vicina valle di Scalve, ne nella valle Seriana, ma la rupe che per tanto tempo era stata il suo regno odiato e temuto, si erge ancora a sinistra della strada della Cantoniera, poco sopra la Casera, porta in Vareno ed è ancora indicata col nome di Castel Orsetto, cioè “Castello dell’orso”. Attorno ai suoi fianchi crescono in grande copia i sorbi e poco lontano sorge una baita dal tetto rosso: la baita di Castelorsetto.
Località di partenza: Passo della Presolana
- Parcheggio: alla località di partenza (ampio – gratuito)
- Mezzi utilizzati: passeggino da trekking
-Tempo medio: cinquanta minuti
-Difficoltà: facile
Lasciata la nostra autovettura al Passo della Presolana (m. 1297), valico che collega la Val Seriana alla Val di Scalve, in provincia di Bergamo, ci si incammina lungo la statale ammirando le belle case in stile liberty di inizio ‘900: proprio in questo luogo i pionieri del turismo, i ricchi signori milanesi e non solo, avevano fissato le loro dimore vacanziere, rivaleggiando in bellezze e opulenza, e conseguentemente sorsero anche i primi alberghi e locande; fin dagli anni 30 del secolo scorso, qui già si sciava lungo le pendici del monte Scanapà ed i primi rudimentali impianti a fune furono sperimentati proprio in questi luoghi. Oggi chiaramente il comprensorio è stato ampliato ed i km di discesa sono diventati 15 (coperti anche con innevamento artificiale programmato), oltre a numerose altre attività, come il bob estivo, palestre di roccia, campi sportivi e molto altro.
Ma, riprendendo il nostro itinerario, poco oltre la sommità del passo, appena entrati in Val di Scalve, ecco che un sentierino si staglierà contro l’azzurro del cielo immerso in un prato di un colore verde irlandese: abbiamo iniziato la via verso Castello Orsetto, assolutamente in piano e senza alcuna fatica.
Dopo poco più di cinque minuti di strada, la nostra traccia si congiungerà con un’altra, e si potrà raggiungere il magnifico punto panoramico detto “Il salto degli Sposi“, dove si narra che, nel 1871, Massimo Prihoda, musicista polacco, venuto a vivere alla Presolana con la sua giovane moglie Anna Stareat, nota pittrice, venisse a trarre ispirazione per i suoi componimenti, attratto dalla bellezza del luogo; gli abitanti del posto iniziarono ad amare i due, pur stravaganti ma sempre molto gentili, tanto che appunto li chiamavano affettuosamente “gli sposi”. Un giorno di tempesta però non si sa per quale motivo, arrivarono sino al loro punto prediletto e, abbracciati (come furono poi ritrovati) si gettarono dal dirupo, forse per suggellare il loro amore come “eterno”; molti giovani oggi, salgono sin qui e lanciano fiori nello strapiombo, nel loro ricordo, come augurio affinchè la loro unione non abbia mai fine.
Lasciato questo scorcio davvero impareggiabile sulla Val di Scalve (dove la vista si spinge sino anche alla Val Camonica, in provincia di Brescia), si può riprendere la via forestale che, attraverso un rigoglioso bosco ci conduce sino a Castello Orsetto (m. 1293), una bella zona dove è possibile fare pic-nic: molti tavolini sono a disposizione, e anche un barbecue in muratura; si può anche raggiungere, in davvero due minuti, La Casa della Foresta (aperta dopo la seconda metà di luglio luglio), che al suo interno offre un mini-percorso didattico, una sala proiezioni, libri e giochi per bambini e le toilette: di fronte, campeggia una statua in legno di un orso, che un tempo popolava queste zone.
Questo è anche il punto di partenza per numerose altre escursioni, come al Colle di Lantana e al Monte Scanapà, lungo il Sentiero dei Carbonai (percorribile anche in mountain bike); coi passeggini, ma in salita, si potrebbe proseguire fino all’Agriturismo Roccolo, sul Colle Vareno, che sorge in panoramica posizione nei pressi del Monte Pora: qui i bimbi troveranno veramente tante cose da guardare ed ammirare, dal momento che vengono allevati molti animali come capre, maiali, vitelli, asini, ed è anche possibile prenotare escursioni a cavallo con istruttore; inoltre, sono a disposizione giochi come ping-pong, tappeti elastici e, per i genitori, è a disposizione una cucina tipica veramente da provare e gustare…insomma, una specie di paradiso per grandi e piccini!
Dopo aver giocato con la bella fontana di Castello Orsetto e coi suoi sassi, si può decidere di rientrare al Passo della Presolana, fermandosi ogni tanto ad ammirare i “Pinnacoli della Formazione di Castro“, magnifici speroni rocciosi risalenti alle antiche epoche geologiche, che si stagliano sopra gli abeti contro il cielo azzurro.
Waypoint

Castel Orsetto

Informazione

Parcheggio Cantoniera della Presolana

Informazione

Salto degli sposi

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