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vicino Abbateggio, Abruzzo (Italia)

COMUNE DI ABBATEGGIO
ECOMUSEO DEL PALEOLITICO
ABBATEGGIO: UNO DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA
IL PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA NATURALISTICA PARCO MAJELLA
ABBATEGGIO STORIA & NATURA
VALSIMI: LE MINIERE DELLA MAIELLA E IL RICORDO COLLETTIVO
GUIDA TURISTICA
DEPOSITI LACUSTRI DELLA VALLE GIUMENTINA
Abbateggio è un borgo della provincia di Pescara, situato a breve distanza dalla via Tiburtina Valeria, all'altitudine di 450 m s.l.m..
Il suo aspetto è quello di un piccolo paese montano arroccato all'ombra della Maiella; Le case del borgo sono costruite con la tipica pietra bianca della Majella, lavorata a mano secondo la fiorente tradizione degli scalpellini locali. Con i suoi circa 400 abitanti rappresenta un punto di riferimento nazionale per cultura, letteratura e tradizioni. Ogni anno infatti Abbateggio ospita il prestigioso "Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella" dedicato agli scrittori della penna verde.
Ma Abbateggio è importante anche per la sua natura e i suoi paesaggi unici, frutto della millenaria interazione fra uomo e ambiente: le tracce di questo connubio si perdono nella preistoria, come testimonia il sito Paleolitico di Valle Giumentina, e proseguono fino ai giorni nostri con l'architettura montana in pietra a secco e la tipica coltivazione del farro, che è al centro di una manifestazione volta alla riscoperta e alla tutela di questo antico cereale.
Abbateggio è anche una culla di spiritualità che ha dato i natali a Mariano di Abbateggio, uno dei monaci della cerchia di Celestino V.

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Percorso Letterario del Premio Majella e la chiesa della Madonna del Carmine

PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA NATURALISTICA PARCO MAJELLA Il "Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella" si svolge ad Abbateggio ogni anno nel mese di luglio. Durante le tre giornate della manifestazione vengono coinvolti i ragazzi delle scuole, le associazioni e sono organizzati diversi eventi e spettacoli fino alla premiazione dei finalisti, che avviene nel corso dell'ultima sera con la consegna del Tholos d'oro ai vincitori. Le categorie in concorso sono narrativa edita e inedita, saggistica, poesia edita e inedita, articoli giornalistici. In occasione della XX edizione il Premio Majella si è rinnovato con un nuovo logo, ma soprattutto è stata definita la Carta dei Valori, uno strumento che individua una linea programmatica per il futuro. Infine è stato realizzato un percorso letterario che raccoglie i vent'anni di premio in una sequenza di pannelli posizionati lungo le strade del borgo. Per partecipare al premio è necessario collegarsi con il sito istituzionale del Comune di Abbateggio e scaricare il bando con tutte le informazioni per effettuare l'iscrizione. Adiacente al "Percorso letterario nel Borgo" è la CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE. E' la chiesa più piccola del paese e alcuni documenti la citano nel 1743 come Chiesa della Madonna del Carmine extra moenia ad indicare la sua posizione fuori dal primo contesto urbano del paese già in antico. Realizzata in pietra ha una sola navata coperta con volte a botte terminante con un abside con copertura a semicupola. Nella chiesa esiste anche il culto di Sant'Antonio per cui non è chiaro se l'edificio è stato fondato con una intitolazione al Santo per poi essere dedicata alla Madonna del Carmelo quando si diffuse l'ordine carmelitano in Abruzzo.
Museo

Ecomuseo Valle del Lejo

Ad Abbateggio è stato realizzato un ecomuseo all'aperto chiamato “Ecomuseo Valle del Lejo”, nel quale sono stati collocati i macchinari impiegati per il trasporto e la lavorazione del bitume, oltre ad altri utensili in uso ai minatori. Sono stati ripristinati i sentieri che dal paese conducono alle miniere del Pilone e del Cusano attraverso tracciati che danno luogo ad un vero e proprio parco geominerario. Con il progetto VALSIMI è stato avviato il recupero della memoria della realtà industriale cessata da circa cinquant'anni.
Informazione

Palazzo Comunale

Dall'antica cronaca dell'abbazia di San Clemente a Casauria si apprendono notizie abbastanza attendibili sui castra fondati dal cenobio clementino: E' scritto che nel 983, anno in cui era abate Adamo, sui terreni di proprietà dell’abbazia di San Clemente furono realizzati una serie di castra grazie all’aiuto di un nobile laico devoto al cenobio clementino. Tresidio di Bucchianico, infatti, venne in soccorso dell’abate Adamo allorquando l’espansione dei Signori di Tocco verso la Val Pescara metteva a rischio le proprietà dell’abbazia. Tresidio, quindi, dispose attraverso l’incastellamento degli abitati sparsi uno sbarramento militare garantendo la salvaguardia dei possedimenti del monastero di San Clemente. I termini cronologici dell’azione portata avanti da Tresidio abbracciano un arco temporale che va dal 970 al 1020 circa, e la fondazione del castrum Abbatejum risale all’anno 990. COMUNE DI ABBATEGGIO
fotografia

Palazzo Simone

A partire dal ‘700 circa Abbateggio è stato interessato da una seconda fase di espansione dell’insediamento abitativo, che ha riguardato la porzione nord-ovest del centro storico. Si tratta di uno sviluppo non troppo omogeneo sia nell’impianto urbanistico che nella matrice stilistica. L’edificio di maggiore interesse è il Palazzo Simone, che si sviluppa su tre piani e testimonia la particolare tipologia di abitazione nobiliare campestre tipica dell'Abruzzo. Le decorazioni di questo palazzo rappresentano la più autentica celebrazione dell'attività legata alla lavorazione della pietra.
panoramica

Panorama sul quartiere medievale

Del Castrum Abbatejum oggi rimangono poche ma curiose tracce visibili. Di questo impianto è rimasto essenzialmente immutato il reticolo viario costituito da piccoli vicoletti, ma l’insieme degli edifici, sono stati rimaneggiati e incastonati nelle case ci sono capitelli, fregi e sculture a bassorilievo risalenti al Medioevo e utilizzati come materiale di spoglio. Attraverso i dati archeologici, toponomastici e documentali è stato possibile ricostruire la storia medievale del borgo. Abbateggio viene classificato come borgo, fortificazione e rocca. L’originaria funzione difensiva di questo insediamento medievale è confermata dalla toponomastica per la presenza di alcuni termini che ricorrono di norma nei centri fortificati. Castelluccio è un toponimo a base castellum con chiara allusione ad una struttura che emerge per l’imponenza delle dimensioni. Altre ricorrenze sono Inforzi con richiamo a sostegni o sbarramenti di difesa, e Le Chiuse che indicava recinzioni e strutture di contenimento non necessariamente aventi funzione militare. Ad Abbateggio è presente anche via Torrione considerato un toponimo legato alle strutture difensive a torre. L’avvio dello sviluppo urbano è stato individuato nella zona sud-est del paese, su un agglomerato roccioso prospiciente il fosso Raganelli dove sono state enucleate le tracce attorno alle quali si sono sviluppate le prime strutture abitative. Di questa prima fase non è rimasta alcuna testimonianza materiale. Dall’osservazione del contesto urbano, però, si è potuto individuare quello che un tempo doveva essere il nucleo medievale delineatosi con l’incastellamento da cui si è originato successivamente il resto del paese. Ai margini dell’impianto primitivo, delimitato dal fosso Raganelli, ci sono le case a schiera con due o tre piani, mentre più rare sono quelle del tipo a torre presenti negli avvallamenti aggettanti verso il fosso. Appare evidente che per l’individuazione del sito dove realizzare la fortificazione, oltre alle strategie difensive fu determinante anche la conformazione del territorio.Va sottolineato, però, che la posizione su cui Tresidio pose le basi del castello di Abbateggio non provocò una rottura con gli insediamenti sparsi nei dintorni, ma un compromesso tra la difesa della popolazione e quella degli spazi produttivi. In considerazione di quanto affermato, l’incastellamento non rappresentò soltanto la riorganizzazione degli spazi, ma sancì in via definitiva l’unione tra la proprietà rurale e l’esercizio dei poteri secolari da parte dei nobili. Le attività agricole e la popolazione ora venivano controllate in maniera più razionale in quanto le aree occupate in precedenza dalle case dislocate sul territorio potevano essere destinate all’agricoltura, mentre ai popolani riuniti nei centri fortificati poteva essere garantita maggiore sicurezza. Quanto appena delineato consente di definire per il centro storico di Abbateggio l’adesione al principio della “composizione dell’abitato stretto”. Questo, però, non significa che la scelta dell’abitato stretto veniva condizionata soltanto dalla caratteristiche naturali dei luoghi, ma anche da esigenze utilitaristiche per lo sfruttamento di servizi comuni come il forno per cuocere il pane o il pozzo per prelevare l’acqua. Inoltre un altro fattore che determinava la restrizione degli spazi era la mancanza della piazza, in quanto non si avevano esigenze di mercato: nei piccoli centri che si sono originati con l’incastellamento, infatti, il mercato si teneva fuori dal centro abitato. Questa caratteristica si riscontra anche ad Abbateggio dove la parte più antica del paese è caratterizzata, analogamente a gran parte dei centri medievali, da strette vie e dalla mancanza di una piazza.
parcheggio

Piazza Celestino V

Alla figura di Celestino V è stata dedicata una piazza. I piccoli borghi della Maiella e del Morrone sono molto legati alla figura del Santo. Pietro da Morrone fu eletto al soglio pontificio il 29 agosto del 1294 con un'incoronazione solenne, che avvenne nella città de L'Aquila, e scelse come nome quello di Celestino V. Il suo pontificato durò circa quattro mesi, in quanto il 13 dicembre del 1294 rifiutò l'incarico motivando nella Bolla Papale le sue decisioni: "...Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe (questa plebe), al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un Pastore la Chiesa Universale...". La presenza di Celestino V sulla Maiella ha incentivato ad una vita ascetica e di preghiera molti giovani che vivevano nei borghi circostanti. Nonostante l'intenzione di ritirarsi in isolamento, intorno alla sua figura venne a crearsi una cerchia di seguaci, e lo stesso Pietro si adoperò per fondare la congregazione poi conosciuta come Ordine dei celestini. Tra i monaci che si unirono all'Ordine monastico nato sulla Maiella spicca la figura di Mariano di Abbateggio. Il frate abbateggiano, teologo e filosofo, ricoprì importanti ruoli fino a diventare priore, e successivamente, nel 1317, fu nominato governatore della città dell'Aquila. L'azione e il lavoro dei monaci celestiniani fu costante tanto sulla montagna quanto a valle; se gli eremi furono il simbolo della vita ascetica, le chiese rurali sparse nelle campagne a ridosso dei villaggi fungevano da tramite tra gli abitanti del luogo e l'Ordine monastico di Celestino. Pietro da Morrone, infatti, intraprese il recupero di chiese e piccole cappelle dislocate sul territorio, alcune delle quali erano in condizioni di grave degrado strutturale. Ottenne da Roma e dal vescovato di Chieti varie concessioni e dispense dal pagamento delle decime. Anche la chiesa di San Martino ad Plebem concesse a Celestino dei privilegi: la collocazione di tale chiesa, poi andata distrutta, sarebbe stata individuata nei pressi dell'omonima contrada di Abbateggio. Sull'esistenza di questa pieve non si ha alcun dubbio: nella bolla papale di Alessandro III del 1173 viene citata per il territorio di Abbateggio la presenza della pieve di San Martino, anche se al 1324 sono documentate le decime papali di Abbatigio provenienti solo dalle chiese di San Lorenzo e di Santa Maria. Ciò sembrerebbe dovuto all'appartenenza di questa chiesa direttamente alla diocesi di Chieti già a partire dal XII secolo; San Martino ad Abbatejum, infatti, con la riorganizzazione territoriale attuata dai normanni, venne assegnata al vescovato di Chieti, e le sue decime elargite alla diocesi teatina. L'importanza istituzionale di San Martino ad Plebem sembra essere ancora confermata nel XIII secolo quando abate è Adenolfo, uno dei più stretti collaboratori del vescovo di Chieti. Nel 1278, infatti, sarà Adenolfo a comunicare ai monaci celestini la concessione di privilegi ed esenzioni sulle chiese della congregazione celestiniana situate sotto l'amministrazione parrocchiale di San Martino ad Plebem.
Religinė architektūra

Chiesa di San Lorenzo: il primo nucleo del Castrum Abatejum

LA NASCITA DEL CASTRUM ABATEJUM. La fonte di riferimento è il Chronicon Casauriense che fornisce, seppur con toni enfatici e indulgendo ad etimologie fantasiose, notizie abbastanza attendibili sui castra fondati dall’abbazia di San Clemente: Si apprende che nel 983, anno in cui era abate Adamo, sui terreni di proprietà dell’abbazia di San Clemente furono realizzati una serie di castra grazie all’aiuto di un nobile laico devoto al cenobio clementino. Tresidio di Bucchianico, infatti, venne in soccorso dell’abate Adamo allorquando l’espansione dei Signori di Tocco verso la Val Pescara metteva a rischio le proprietà dell’abbazia. Tresidio, quindi, dispose, attraverso l’incastellamento degli abitati sparsi, uno sbarramento militare, garantendo la salvaguardia dei possedimenti del monastero di San Clemente. I termini cronologici dell’azione portata avanti da Tresidio abbracciano un arco temporale che va dal 970 al 1020 circa, e la fondazione del castrum Abbatejum risale all’anno 990. L'ORIGINE DEL NOME ABBATEGGIO. Due sono le correnti di pensiero inerenti l'origine del toponimo attuale. Secondo M. De Giovanni, che si avvale di un'analisi prevalentemente linguistica, "Abbateggio" rappresenterebbe un indizio dell'influsso normanno con la presenza della radice di ab(b)ateis, derivata dal latino abbatt(u)ere: la giustificazione sarebbe nella presenza di macerie (quindi "edifici abbattuti") oppure di boschi destinati all'abbattimento di alberi. Una seconda ipotesi, sostenuta da studiosi locali come V. Morelli e maggiormente in linea con le testimonianze scritte, propone l'interpretazione del toponimo come derivante da abbas, abbatis e quindi indicante un'abbazia; verosimilmente questa potrebbe essere San Clemente a Casauria, da cui, secondo il Chronicon Casauriense, il castrum Abbatejum fu fondato per iniziativa dell'abate Adamo. CHIESA SAN LORENZO MARTIRE. E' situata nel quartiere medievale e occupa una posizione centrale rispetto alle case intorno secondo l'antico tracciato urbano. La pianta è rettangolare con una sola navata mentre la facciata risale al periodo rinascimentale classicheggiante. La struttura della chiesa di San Lorenzo è interamente in pietra locale e all'interno del campanile è stata realizzata una scala di forma elicoidale che rappresenta un'opera di pregevole maestria artigianale e di ingegno tecnico come è nella consuetudine della tradizionale scuola degli scalpellini della Maiella. L'apparato decorativo interno affidato a grosse colonne quadrangolari, rosoni e stucchi è in stile tardo barocco.
panoramica

Piazza IV Novembre

Sulla caratteristica piazza IV Novembre si affacciano le tipiche case in pietra che rendono assai peculiare il borgo. Ogni piazza di Abbateggio consente di poter ammirare panorami unici e da piazza IV Novembre si apre una bellissima veduta sul monte Morrone.
Informazione

Punto Informazioni Turistiche

Waypoint

Sala VALSIMI

Il progetto VALSIMI è volto al recupero della storia delle lavorazioni minerarie della vallata del Lavino e alla sua valorizzazione. Questo progetto è portato avanti dai Comuni di Abbateggio, Lettomanoppello, Manoppello Roccamorice, San Valentino in Abruzzo Citeriore e Scafa, dalla Provincia di Pescara e dalla Regione Abruzzo. Con il progetto VALSIMI si è avviato il recupero della memoria di questa realtà industriale cessata ormai da circa cinquant'anni. Ad Abbateggio è stato realizzato un ecomuseo all'aperto chiamato “Ecomuseo Valle del Lejo” nel quale sono stati collocati pezzi originali dei macchinari impiegati per il trasporto e la lavorazione del bitume oltre ad altri utensili impiegati dai minatori. Sono stati ripristinati alcuni sentieri che dal paese conducono alle miniere del Pilone e del Cusano attraverso suggestivi tracciati che danno luogo ad un vero e proprio parco geominerario.
Religinė architektūra

Santuario Madonna dell'Elcina con Panorama

SANTUARIO DELLA MADONNA DELL'ELCINA. Sorge su un'altura prospiciente il borgo che domina. La chiesa fondata in antico è stata più volte rimaneggiata fino al completo restauro avvenuto nel 1927 che ha rispettato la sua composizione in pietra locale e il suo impianto originale. All'interno dell'edificio sono custodite due pregevolissime opere: una statua della Madonna in terracotta databile alla fine del XV e l'inizio del XVI secolo opera di uno sconosciuto seguace di Paolo Aquilano, e un quadro olio su tela del raffigurante la Madonna col Bambino messo in relazione con l'apparizione che sarebbe avvenuta sul luogo dove sorge il santuario. Tuttora la Madonna dell'Elcina è al centro di rituali e festeggiamenti che si svolgono l'8 settembre di ogni anno. L'immagine viene riportata al santuario da una processione guidata da un corteo di donne, recanti sulla testa conche di rame decorate di spighe e piene di grano. Arrivati a destinazione si svolgono l'asta del grano e la cosiddetta "stanga", un'altra asta per aggiudicare il diritto di portare la statua. Questo rituale conclude annualmente il ciclo agrario del grano, festeggiando con la processione dei donativi il raccolto. Le feste di ringraziamento, tra cui quella appena descritta, rimarcano il delicato periodo di transizione tra la stagione estiva del raccolto e quella della semina, associata all'oscurità della germinazione.
panoramica

Via dell'Orologio-Piazza Falcone

Da piazza Falcone si scopre il panorama sulla vallata Pescara
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Via Filaseta

L'erudito Lorenzo Giustiniani nel suo Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli redatto tra il 1797 e il 1802 descrive alcuni tratti di Abbateggio all'epoca appartenente al Regno di Napoli. Di particolare interesse è il riferimento all'allevamento da parte degli abbateggiani dei bachi da seta che alimentavano con i frutti dei gelsi mori. Di questa antica pratica ormai scomparsa rimangono deboli tracce nella memoria della popolazione più anziana del paese e negli alberi di gelso moro presenti in alcuni giardini e nei viali del borgo. Tra gli scorci più suggestivi di Abbateggio merita una menzione particolare via Filaseta. Si tratta di un vicolo che raccorda la parte più antica del paese con l'abitato settecentesco inerpicandosi tra caratteristiche case sulle facciate delle quali sono murati fregi di spoglio risalenti all'epoca medievale. Il toponimo fa riferimento all'antica coltivazione dei bachi da seta e al prodotto che poi veniva lavorato e commercializzato nelle botteghe che si affacciavano su questo stretto vicolo.

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