Difficoltà tecnica   Molto impegnativo

Coordinate 1114

Uploaded 21 maggio 2017

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190,87 km

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vicino Surungo, Gilgit-Baltistan (Pakistan)

Resoconto del trekking
16-17 giugno: Italia-Islamabad
Partititi da diversi aeroporti italiani, i membri del gruppo si incontrano a Londra. Alle 17 si parte per Islamabad, arrivando alle ore 6 del giorno seguente. La rotta aerea sorvola all'alba l'area himalayana: è uno spettacolo indimenticabile. A Islamabad sono previste in mattinata delle formalità presso il Ministero del Turismo.
18 giugno: Islamabad-Chilas
Muniti di tutti i permessi necessari e accompagnati dal personale di un'agenzia locale si parte in auto di primo mattino verso la regione del Kashmir, sulla Karakoram Highway, arrivando in serata a Chilas (km 472 in circa 12 ore). La Karakoram highway, al di là del nome, non è una autostrada come siamo abituati a pensare: è a doppio senso di marcia e larga poco più di una corsia, passa nei villaggi, dove la gente attraversa di continuo, in diversi punti è percorribile a senso alternato, per giunta c'è molto traffico pesante; i camion sono una vera attrazione: modelli vecchissimi (penso non vadano oltre gli anni Sessanta) e tutti completamente decorati con colori sgargianti (rosso, giallo, verde ...).
19 giugno: Chilas - Skardu
Il viaggio prosegue per Skardu, costeggiando le rive dell'Indo e passando sotto i contrafforti del Nanga Parbat 8125 metri (km 281 in circa 8 ore), si passa nel punto di confluenza delle tre grandi catene montuose dell'area Himalaya, Karakorum e Indu Kush. La strada peggiora man mano che ci si addentra nella regione del Baltistan. Numerosi sono i posti di controllo incontrati. Arriviamo a Skardu (circa 2000 metri di altezza e capitale della regione) al tramonto, in una suggestiva e ampia ansa dell'Indo.
20 giugno: Skardu - Askole (2800 metri)
Il viaggio prosegue in jeep (circa 7 ore) e lungo il percorso, veramente mozzafiato, si rimpiange persino la strada precedente. Non mancano i momenti di apprensione, quando, per il forte vento, siamo investiti da una scarica di piccoli ciottoli che si staccano dalla parete detritica sovrastante, per fortuna senza nessuna conseguenza. Seguendo la valle di Shigar, entriamo nella valle del Braldu fino a raggiungere Askole nel pomeriggio, dove incontriamo il folto gruppo di portatori e troviamo già allestito il nostro primo campo. Al tramonto visitiamo il villaggio di Askole: colpiscono l'estrema povertà e le condizioni di vita che sembrano appartenere a secoli addietro. La popolazione sopravvive coltivando con mezzi rudimentali piccoli appezzamenti di terreno ricavati da terrazzamenti, si vedono pochi capi di bestiame. Le abitazioni sono un indistinto agglomerato di capanne a più piani, costruite con mattoni di fango e ricoperte di fango e paglia: in basso è ricoverato il bestiame, la parte superiore è abitata dalle persone, sopra la copertura finale sono messi ad essiccare i raccolti. In questo sperduto angolo di mondo il progresso è lento, ma qualche segnale positivo si incontra: è attivo, a opera dell'associazione italiana Lorenzo Mazzoleni, un dispensario per cure mediche, e c'è una scuola frequentata da molti ragazzi e ragazze.
21 giugno: Askole - Jula (3200 metri) Inizia il trekking. Lasciato Askole, si risale costeggiando il Braldu e si giunge a Jula in circa 7 ore. Contrariamente a quanto immaginato, durante il giorno fa molto caldo e l'ambiente sembra uno strano deserto roccioso contornato da montagne con le cime innevate.

22 giugno: Jula - Payù (3500 metri) È un lungo percorso di circa 7 ore che, sempre costeggiando il fiume Braldu, arriva all'oasi alberata di Payù: quattro alberi e tre cespugli, ma il paesaggio che si ammira è eccezionale! Da Payù si vede il fronte del ghiacciaio del Baltoro, sovrastato dalle cattedrali del Baltoro, Payù Peak (6600 metri), Torri di Trango (6617 metri), Uli Biaho (6527 metri).

23 giugno: Payù Giornata di riposo e di acclimatazione. A Jula, Payù e Urdukas il campo è attrezzato quasi come un campeggio, con servizi igienici prefabbricati, acqua corrente, lavabi e raccoglitori di rifiuti. La costruzione di questi campi fa parte del programma di salvaguardia dell'ambiente montano, molto sensibile all'inquinamento derivante dal numero crescente di visitatori. Approfittiamo della sosta per fare il bucato e provare l'ebbrezza di una doccia completa con l'acqua a temperatura prossima allo zero.

24 giugno: Payù - Urdukas (4050 metri) Lunga tappa di circa 20 km, percorsa in meno di 10 ore, si svolge sul ghiacciaio detritico del Baltoro (è un cosiddetto ghiacciaio nero), in mezzo a un gigantesco scenario di guglie rocciose. Dal fronte del ghiacciaio sgorga con una notevole pressione l'acqua che forma il Braldu. Il fronte e il ghiacciaio non si individuano subito poiché sono ricoperti da uno strato relativamente sottile di detriti: se non fosse per i crepacci, i rivoli e piccoli laghi che si formano in superficie da dove si vede il ghiaccio sottostante, sembra di camminare su una morena più che su un ghiacciaio (per approfondire: http://users.unimi.it/glaciol ).
Il campo di Urdukas è su un vasto pendio erboso disseminato di enormi massi granitici.

25 giugno: Urdukas - Gore (4500 metri) Il percorso prosegue sul ghiacciaio per circa 5 ore con la splendida vista delle cime del Masherbrum (7821 metri) e del Mustagh Tower (7237 metri), mentre sullo sfondo di fronte a noi si vede sempre più grande il Gasherbrum IV.

26 giugno: Gore - Concordia Circus (4750 metri) Finalmente arriviamo, dopo una breve tappa di meno di 5 ore, al Circo Concordia dove si apre una superba visione a 360° sulle vette del Karakorum: le poderose creste di Gasherbrum IV (7980 metri), Broad Peak (8048 metri), e K2 (8611 metri). Sulla destra è il Mitre Peak, meno alto ma particolare per il colore nero brillante. Tra il Mitre Peak ed il Gasherbrum si vedono i monti a confine con l'India, la cosiddetta zona contesa.
L'incomparabile bellezza del paesaggio contrasta con lo stato di degrado in cui si trova l'area degli accampamenti, dove sono ben visibili rifiuti, organici e non, accumulati nell'ultimo secolo. È evidente che la sensibilità per la salvaguardia dell'ambiente è una cosa molto recente e non completamente assimilata.
Il Circolo Concordia è l'area in cui si incontrano diversi ghiacciai che confluiscono a formare il ghiacciaio del Baltoro. La massa ghiacciata è molto tormentata, ricca di corrugamenti, con crepacci, laghi e torrenti superficiali, la cui orografia cambia di anno in anno.

27 giugno: Concordia - Campo Khalkhal glacier (4900 metri) Al mattino si riparte per andare alla conquista della nostra cima, il Pastore Peak (6206 metri). Lasciato il ghiacciaio del Baltoro si percorre per un tratto il Godwin Austen, quindi, circa all'altezza del campo base del Broad Peak si svolta a sinistra imboccando il Khalkhal Glacier, su cui viene allestito il campo, con stupenda vista sul Ciogolisa (7654 metri).

28 giugno: Khalkhal glacier - Pastore Peak (6206 metri) Ci si sveglia alle 2 e si parte in piena notte, con la luce delle lampade frontali. Dopo un primo tratto con poco dislivello, inizia la progressione in cordata. Verso le 8 del mattino arriviamo a un colle a quota circa 5900, da cui ci appare in tutta la sua grandiosità la vetta granitica del K2 e davanti al quale spicca il candore dell'Anghelus. Ripresa la salita verso la vetta, poco dopo io e la mia compagna di tenda ci fermiamo e torniamo al colle. All'inizio penso più al mio stato fisico che alla bellezza del posto, poi man mano che le condizioni si normalizzano mi guardo intorno e non posso nascondere la commozione. I compagni che riescono ad arrivare in cima descrivono l'impressionante vista dalla vetta: siamo proprio di fronte alle impressionanti pareti di Broad Peak e del K2 con incredibile vista sulle cime e sui ghiacciai: Baltoro, Godwin Austen e Savoia.

29 giugno: Campo Khalkhal glacier Giornata di riposo.

30 Giugno: Khalkhal glacier - Campo base K2 - Concordia Fino al giorno precedente il tempo è sempre stato splendido, ma al mattino ci svegliamo con il campo coperto di neve e con una copiosa nevicata ancora in corso. Decidiamo, a malincuore, di rinunciare alla vista del campo base del K2 per tornare direttamente al Concordia. Poco dopo la partenza, smette di nevicare, così decidiamo tutti insieme di dirigerci verso il K2. Arrivati al campo base, riusciamo a vedere a malapena la parte bassa davanti a noi mentre la cima è completamente avvolta nelle nuvole. Anche se nessuno sembra volerlo manifestare, si avverte in modo tangibile la commozione e nessuno rinuncia a una foto, anche se si vede poco o niente. Siamo ospitati al campo della spedizione ufficiale polacca, dove prendiamo un tè con biscotti e una minestra calda, mentre la nostra guida e la responsabile polacca rievocano le passate imprese sul K2. Lasciato il Campo Base del K2, con una lunga ed estenuante marcia facciamo ritorno al campo allestito al Concordia, arrivando al tramonto. Considerata la stanchezza accumulata decidiamo un giorno di riposo. Il tempo pare essersi guastato, e si discute sulla opportunità di procedere verso il Gondokhoro o di tornare lungo il percorso dell'andata, rimandando la decisione al giorno seguente.

1 luglio: Concordia Dopo il riposo, anche se il tempo non migliora, decidiamo di proseguire verso il Gondokhoro.

2 luglio: Concordia - Ali Camp (4600 metri) Aggirato il Mitre Peak, percorriamo il ghiacciaio Vigne fino a raggiungere Ali Camp. Partiti alle 4 del mattino arriviamo ad Ali Camp intorno alle 10. Si cerca di riposare per quanto possibile. Andiamo a dormire alle 5 del pomeriggio e alle 11,30 ci si alza per prepararci alla traversata.

3 luglio: Ali Camp - Gondokhoro Pass (5650 metri) - Khispang (4500 metri) Partiamo in cordata all'una di notte con le lampade frontali, mentre non ha mai spesso di nevicare dal giorno prima. Segnano il percorso due guide del Rescue Team, ma la neve caduta ha completamente ricoperto le tracce del passaggio, così che sembra di vagare senza meta. Infatti, poco prima delle ore 4, ammettono di aver perso il sentiero. Aspettiamo qualche minuto e, ai primi chiarori del mattino, con un temporaneo miglioramento della visibilità, si intravede sulla destra una parete di roccia ben caratterizzata che indica in modo inequivocabile la direzione da seguire.
Proseguiamo e si iniziano a intravedere i caratteristici seracchi e le corde fisse che proteggono la salita. Il tempo peggiora e la visibilità si riduce di nuovo, arriviamo al passo in piena bufera e purtroppo la bellezza del panorama e del luogo è rimasta un mistero.
Per affrontare la ripida discesa, sempre in due cordate, mettiamo i ramponi e ci assicuriamo alle corde fisse. Il tempo è così ostile che alcuni portatori tornano indietro, lasciando i bagagli al passo. Dopo il primo tratto il percorso diventa più facile e finalmente a mezzogiorno (dopo circa 12 ore di cammino) siamo al campo di Khispang. Nel pomeriggio tornano indietro alcuni portatori nel tentativo di recuperare parte del bagaglio perso: pernottare a 4500 metri, col brutto tempo senza sacco a pelo e senza potersi cambiare il vestiario bagnato è alquanto disagevole. Purtroppo non si riesce a recuperare tutto.

4 luglio: Khispang - Dalzampa (4300 metri) - Shayechu (3600 metri) Visto il disagio causato dalla perdita del bagaglio e il persistere del brutto tempo, decidiamo di affrettare il rientro unendo due tappe. Puntiamo quindi a raggiungere Skardu un giorno prima del previsto. Si parte verso le 9,30 del mattino. Nel primo tratto si scende rapidamente lungo la morena glaciale, con una stupenda vista sui ghiacciai del Masherbrum (7821 metri); poi la discesa continua nella splendida valle ricca di cedri, tamerici e rose canine lungo la via che conduce ai campi base di K6 e K7. Arriviamo al campo di Shayechu in ordine sparso tra le 16 e le 17.

5 luglio Shayechu - Hushe (3200 metri) - Skardu L'ultimo tratto di trekking segue la rive del fiume tra verdi campi e piccoli villaggi e termina a Hushe in circa 4 ore. Visitata la scuola e il dispensario locali, nel pomeriggio ci trasferiamo in jeep fino a Skardu.

6 luglio: Skardu Giornata di riposo.

7 -8 luglio: Skardu - Chilas - Islamabad Si ripercorre lentamente la strada già fatta all'andata. Benché soddisfatti della buona riuscita dell'avventura, lasciamo Skardu con un po' di malinconia.

9 luglio: Islamabad Il giorno trascorre lento e triste per la notizia della strage di Londra. Il grande caldo scoraggia la visita della città. In mattinata Martino, la nostra guida, si reca al Ministero del Turismo per il "debrifing": sembra che nessuno abbia registrato la conquista della vetta Pastore Peak, e così dà l'incarico all'agenzia locale che ci ha supportato nel viaggio di aprire la pratica per la registrazione ufficiale.

10 luglio: Islamabad -Londra- Roma Arriviamo in Italia in tarda serata.

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  • Foto di Concordia (4691)
  • Foto di Pastore peak
  • Foto di Campo base K2

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