Tempo  6 ore 50 minuti

Coordinate 1353

Caricato 20 ottobre 2018

Recorded ottobre 2018

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1.862 m
1.068 m
0
2,4
4,8
9,56 km

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vicino Vinca, Toscana (Italia)

Iniziai ad andare in mountain bike 20 anni fa, nel 1998...molto prima di fare trekking.
Allora non usava seguire i percorsi tramite le tracce gps e non credo che ancora ci fossero.
Io, come molti che conoscevo, si scaricavano i percorsi da internet e si stampavano i fogli da portarsi dietro.
Era tutto più avventuroso e la possibilità di perdersi era un fatto da tenere in considerazione in quanto poteva essere nel frattempo cambiato qualcosa e non corrispondere alle indicazioni scritte...bisognava avere spirito d'avventura, molto senso dell'orientamento, la mappa e la bussola per stare più tranquilli.
Il libro che tutti conoscevano e che era un punto di riferimento per gli appassionati era APUANE SUI PEDALI di Giorgio Perna e Fabrizio Girolami grazie al quale ho potuto conoscere le Apuane che prima per me erano un territorio sconosciuto.
Quando ho iniziato a fare trekking invece, visto che mi piace leggere e documentarmi sui posti che esploro, fra i libri cult (ormai introvabili) c'è sicuramente LE MONTAGNE IRRIPETIBILI sempre scritto da Perna e Girolami.
E' un libro che è stato per me fondamentale e di grande stimolo anche per uscire dai soliti percorsi preconfezionati e commerciali....non riuscivo a trovarlo finchè, con perseveranza e pazienza sono riuscito a reperirlo proprio dal Perna che sono riuscito a contattare e incontrare.
E' una persona di estrema sensibilità e di grande esperienza dalla quale c'è da imparare tutto e con il quale, essendo veramente alla mano, ci sono entrato in amicizia e ho avuto l'onore di farci insieme questa escursione bellissima....che sarebbe stata bellissima lo stesso ma che con lui è diventata ancor più bella e memorabile.

***
La partenza di questa escursione inizia dallo spiazzo vicino al campeggio che si trova poco dopo il Rifugio Val Serenaia da dove inizia il CAI 178 che prendiamo in modo da arrivare in salita costante e abbastanza sostenuta a Foce di Cardeto.
Giorgio ha 69 anni ma trotta come un ragazzino di 20 e si guarda intorno affascinato come se fosse la prima volta che ci viene...è bellissimo guardarlo!.
Arrivati a Foce di Cardeto (1642 metri) proprio nel punto in cui scolletta (non dove c' è il cartello con le indicazioni del CAI) si prende a destra in salita passando fra due massi puntando alla prima gobba del Cavallo da qui appena visibile.
I segni non ci sono ma la traccia a terra è ben visibile.
La salita della prima cima nord è decisamente la più impegnativa in quanto ripida su paleo e con alcuni passaggi su roccia di secondo grado piuttosto esposti che è bene fare con terreno asciutto anche per la presenza di foglie dei faggi a terra...alberi che solitamente sono presenti ad altezze inferiori ma che qui arrivano più in alto.
Si sale verso la prima gobba mantendosi prevalentemente a sinistra su terreno ripido, esposto e friabile; nell'ultimo tratto consiglio di rimanere al centro e salirla a dritto.
Una volta arrivati in cima (a 1889 metri) stupisce il panorama che abbiamo a 360° su tutto e vien da pensare pure come si deve salire la seconda gobba (la cima principale) che vista da qui appare quasi inaccessibile.
Come ha scritto sul suo libro il Perna la seconda gobba (ma poi tutte) sembra un onda di pietra...termine poi ripetuto da altre persone ma coniato da lui e a ben ragione!.
Si scende dalla prima gobba con attenzione per il fondo un po dietritico fino ad arrivare ad una selletta da dove scende, sulla nostra sinistra, il Canale Cambron possibile via di discesa ma anche di risalita dal sottostante CAI 179...deve essere una bella via di salita invernale su ghiaccio credo!.
Si risale l'esposta cresta mantenendo la sinistra finchè si trova un cavetto lungo una decina di metri che oltre a non servire a nulla è posto in un punto di risalita illogico infatti guardando più in basso si vede una traccia erbosa che va a dritto e che poi risale arrivando al punto che dobbiamo raggiungere facendo un disegno a terra logico che potrebbe fungere benissimo come sentiero da seguire.
Si risale su paleo e poi si mantiene la sinistra finche si arriva alla seconda gobba ovvero la vetta principale (1895 metri). Dalla cima si riscende sempre con attenzione si passa sopra un promontorio a gobba situato fra la seconda e terza cima, che non capisco perchè non venga considerato come cima vera e propria (in questo caso il Cavallo ne avrebbe 5 anzichè 4), e si risale verso la terza gobba.
La salita alla terza cima sempre in andamento a destra e poi sempre a sinistra non è banale in quanto ci sono passaggi esposti di secondo grado.
Arrivati sulla terza cima (1874 metri) la vista delle gobbe fatte in precedenza è magistrale...da qui il Cavallo più che Cavallo sembra un cammello....probabilmente non gli è stato dato quel nome perchè suonava male.
Si scende nuovamente e anzichè risalire sulla quarta gobba (1851 metri) che a detta di Giorgio e per quel che ho letto è meno interessante (anche perchè una volta salita si dovrebbe comunque tornare indietro), si decide di scendere su un bel prato in direzione Ovest.
La discesa è ripida e il paleo essendo alto copre le numerose buche che potrebbero causare qualche ditorsione per cui attenzione!.
Si scende mantenendo la destra e poi andando verso sinistra finche non si trovano due ometti in pietra posti sul CAI 167.
Si prende il CAI 167 in direzione Forcella di Porta e da li arriviamo al Bivacco Aronte e cava di Piastramarina (che è l'unica cosa brutta e da non fotografare di tutto il percorso).
Si passa dentro la cava, si prende la marmifera e si ritorna in direzione Foce di Cardeto facendo il CAI 179 che però abbiamo preso dopo perchè fra una chiacchera e l'altra non abbiamo visto da dove iniziava....anche perchè la via marmifera rende veramente difficile individuare il punto.
Si arriva a Foce di Cardeto in leggera salita dopo di che si riprende il CAI 178 per poi rifare rientro al punto di partenza dallo stesso percorso fatto all'andata.

Come prima volta consiglio di fare l'escursione con chi l'ha fatta e conosce il percorso e ovviamente evitare di farla con terreno bagnato e ancor di più se innevato a meno che si conoscano bene l'uso dei ramponi e della piccozza in quanto, con la neve, le difficoltà sono ben maggiori.

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